{"id":67498,"date":"2017-12-08T00:15:27","date_gmt":"2017-12-07T23:15:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67498"},"modified":"2017-12-08T13:41:34","modified_gmt":"2017-12-08T12:41:34","slug":"africa-ue-vertice-abidjan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/africa-ue-vertice-abidjan\/","title":{"rendered":"Africa\/Ue: Vertice Abidjan, pi\u00f9 problemi elusi che risolti"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Dai!, ragazzi: ma di che cosa stiamo parlando?&#8221;. Con una sola frase, Mohammed \u2018Mo\u2019 <strong>Ibrahim<\/strong>, il filantropo multimiliardario sudanese, \u00e8 riuscito a screditare tutta una serie di promesse e di dichiarazioni che i rappresentanti europei e africani avevano fatto, prima di lui, durante la conferenza ad alto livello &#8216;Per un nuovo partenariato con l\u2019Africa&#8217; organizzata dal Parlamento europeo il 22 novembre, a una settimana del quinto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-ue-abidjan-migranti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Vertice<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-mugabe-padre-patria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Africa<\/strong><\/a>&#8211;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-africa-aiuti-sviluppo-scambio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ue<\/strong> <\/a>di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africaue-vertice-la-volta-sub-sahariana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Abidjan<\/strong><\/a>. &#8220;Noi africani siamo consapevoli delle nostre responsabilit\u00e0. Sappiamo che questa \u00e8 la nostra battaglia, ma da parte vostra abbiamo bisogno di pi\u00f9 trasparenza. Un politico africano di certo non si corrompe da solo, no?&#8221;.<\/p>\n<p>Convinto che senza una buona <em>governance<\/em> l\u2019Africa non ha futuro, \u2018Mo\u2019 Ibrahim ha spiegato che se l\u2019Europa non decide di combattere l\u2019esistenza dei paradisi fiscali dove i governanti africani nascondono i propri soldi (si stima che ogni anno i politici africani trafughino decine di miliardi di dollari) e il fatto che alcuni &#8220;businessman europei&#8221; corrompano quegli stessi politici, un partenariato tra Europa e Africa \u00e8 praticamente inutile. Nonostante le pi\u00f9 buone intenzioni.<\/p>\n<p><strong>Buona governance, paradisi fiscali e corruzione<\/strong><br \/>\nDurante le tre tavole rotonde su pace e sicurezza, sviluppo economico e migrazioni, i dubbi sul fatto che questo partenariato Africa-Ue sia in grado di dare benessere e stabilit\u00e0 &#8220;ai giovani&#8221; (come vuole uno dei tanti slogan) di un continente che entro il 2050 avr\u00e0 2,5 miliardi di persone sono emersi da entrambe le parti: africani e europei. Durante gli interventi della tavola rotonda su &#8216;Democrazia, <em>governance<\/em> e diritti dell\u2019uomo&#8217;, il congolese Denis Mukwege, vincitore del premio Sacharov per la libert\u00e0 di pensiero nel 2014, ha dichiarato che sebbene &#8220;gli Stati africani siano coscienti che devono perseguire la lotta per la democrazia, l\u2019Unione europea e le Nazioni Unite devono sostenerli&#8221;.<\/p>\n<p>E uno dei modi per sostenerli sarebbe, come ha spiegato l\u2019antropologo Jason Hickel subito dopo l\u2019intervento di Muckege, attraverso una democratizzazione delle istituzioni internazionali per far s\u00ec che i Paesi africani abbiano lo stesso peso decisionale degli altri. Ancora oggi, per esempio, al Fondo Monetario Internazionale il potere decisionale riflette la posizione dei Paesi membri nell&#8217;economia globale. Inoltre, l\u2019antropologo Hickel ha continuato la sua critica sulla stessa scia di \u2018Mo\u2019 Ibrahim sostenendo che &#8220;la lotta contro la povert\u00e0 africana, che non \u00e8 diminuita di molto se considera che il reddito pro capite si \u00e8 alzato di poco rispetto agli Anni Settanta, passa anche attraverso una battaglia contro i flussi illeciti. Ci sono troppi soldi che partono dall&#8217;Africa e finiscono nei paradisi fiscali&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un Vertice che ha eluso i veri problemi<\/strong><br \/>\nE se secondo alcuni &#8220;le Afriche non sono povere&#8221;, come ha spiegato Padre Albanese durante la conferenza di Bruxelles, &#8220;ma si sono impoverite&#8221;, il Vertice di Abidjan non ha affrontato alcune dei temi emersi durante la conferenza di Bruxelles n\u00e9 tanto meno ha posto al centro del dibattito una delle questioni pi\u00f9 spinose sul partenariato Africa-Ue.<\/p>\n<p>E&#8217; la questione che riguarda gli accordi di partenariato economico (Ape) che, lo scorso febbraio, sono stati definiti dal presidente della Tanzania Magufuli come &#8220;una forma di colonialismo&#8221; e che sono, da quasi vent&#8217;anni, al centro delle critiche di politici, intellettuali e membri della societ\u00e0 civile africana. Questi accordi di partenariato \u2013 che sanciscono il libero commercio tra l\u2019Ue e i Paesi africani firmatari, eliminando quasi totalmente i dazi doganali sui beni (e non sulle armi e servizi) \u2013 sono l\u2019esito dell\u2019accordo di Cotonu (Benin) firmato nel 2000 dall\u2019Ue e da 79 Paesi in via di sviluppo dell\u2019Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp).<\/p>\n<p><strong>La vicenda degli accordi di partenariato economico<\/strong><br \/>\nPresentato dall\u2019Ue come un accordo che mira a &#8220;ridurre e in definitiva eliminare la povert\u00e0&#8221; ed a fare definitivamente entrare i Paesi Acp nell&#8217;economia mondiale, l&#8217;intesa di Cotonu Africa-Ue ha messo fine alla convenzione di Lom\u00e9 del 1975, la convenzione che aveva inaugurato un nuovo modello di politica dello sviluppo attraverso nuovi meccanismi e istituzioni che rispondevano parzialmente alle richieste dei Paesi del Terzo Mondo. Lom\u00e9 prevedeva infatti che i Paesi delle ex colonie europee potessero esportare le loro merci in territorio europeo, senza praticamente dovere pagare dazi (a eccezione di qualche prodotto sensibile per i produttori europei come lo zucchero o le banane). Ma a met\u00e0 degli Anni Novanta, l\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Wto) ha chiesto il suo smantellamento perch\u00e9 troppo favorevole ai Paesi africani rispetto a quelli latino-americani, chiedendo di stipulare accordi fondati sulla reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p>Per una decina d\u2019anni i capi di Stato dell\u2019Africa si sono rifiutati di firmare gli accordi bilaterali finali necessari per mettere in atto gli Ape. Ma, a a partire dal 2009, con l\u2019adesione del Camerun e dell\u2019Africa Centrale, diversi Stati africani si sono piegati. Nel 2014, 16 Paesi dell\u2019Africa occidentale e dell\u2019Africa australe hanno avviato i negoziati (il processo di firma \u00e8 ancora in corso) e si sono conclusi positivamente i negoziati con quattro Paesi dell\u2019Africa orientale. Tra questi, c\u2019\u00e8 anche il Kenya che, inizialmente s&#8217;era rifiutato di concludere l\u2019accordo. Ma l\u2019Ue aveva mostrato i muscoli minacciando di aumentare i dazi doganali sulle esportazioni del caff\u00e8, del the e dei fiori keniani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Dai!, ragazzi: ma di che cosa stiamo parlando?&#8221;. 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