{"id":67504,"date":"2017-12-08T05:20:27","date_gmt":"2017-12-08T04:20:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67504"},"modified":"2017-12-12T18:01:05","modified_gmt":"2017-12-12T17:01:05","slug":"gerusalemme-annuncio-trump-storia-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/gerusalemme-annuncio-trump-storia-diritto\/","title":{"rendered":"Gerusalemme capitale: l\u2019annuncio di Trump tocca storia e diritto"},"content":{"rendered":"<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald <strong>Trump<\/strong> ha annunciato l\u2019intenzione di voler trasferire l\u2019ambasciata americana da Tel Aviv a <strong>Gerusalemme<\/strong><em>,<\/em> riconoscendo di fatto la citt\u00e0 come capitale dello Stato di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/israele-intreccio-minacce\/\">Israele<\/a>.<\/p>\n<p>La decisione giunge settant\u2019anni dopo la dichiarazione che sanc\u00ec la nascita del Paese, proclamata unilateralmente il 14 maggio 1948 da David Ben-Gurion. Al tempo &#8211; cos\u00ec come nei decenni a seguire &#8211; non furono stabiliti i confini del nuovo Stato. Anche per questa ragione, l\u2019ammissione di Israele alle Nazioni Unite assunse ben presto i caratteri di una priorit\u00e0 strategica. L\u2019ammissione all\u2019Onu costituiva infatti il \u201c<a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=5IYtDgAAQBAJ&amp;pg=PA65&amp;dq=admission+to+the+UN+international+cognition&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjh_qn2-PTXAhUJEewKHdZoDFQQ6AEIKjAA#v=onepage&amp;q=admission%20to%20the%20UN%20international%20cognition&amp;f=false\">modo pi\u00f9 sicuro e rapido<\/a>\u201d per ottenere un riconoscimento ampio e universale.<\/p>\n<p>Il primo tentativo di ammissione di Israele all\u2019Onu fu respinto dal Consiglio di Sicurezza il 17 dicembre 1948. Il secondo, quello che ebbe successo, risale al 24 febbraio del 1949. \u201cI negoziati &#8211; garant\u00ec al tempo il ministro degli Esteri israeliano Abba Eban, parlando all\u2019Assemblea generale dell\u2019Onu &#8211; non influiranno tuttavia sullo status giuridico di Gerusalemme, che dovr\u00e0 essere determinato sulla base del consenso internazionale\u201d.<\/p>\n<p>Queste garanzie &#8211; vincolanti per l\u2019ammissione del Paese all\u2019Onu &#8211; vennero fornite circa un anno dopo lo scoppio della guerra del 1947-48 (si veda \u201c<a href=\"http:\/\/zope.gush-shalom.org\/home\/en\/channels\/avnery\/1308952216\">sacred mantras<\/a>\u201d di Uri Avnery sulla questione del \u201crejectionism\u201d): nessuno degli eventi storici &#8211; e relative interpretazioni &#8211; occorsi nei successivi sette decenni \u00e8 in grado di minare la valenza giuridica di quelle garanzie.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 rilevante se si considera che quando nel 1980 Israele eman\u00f2 la \u201c<a href=\"https:\/\/www.knesset.gov.il\/laws\/special\/eng\/basic10_eng.htm\">Basic Law<\/a>\u201d attraverso cui Gerusalemme \u201ccompleta e unita\u201d venne dichiarata come \u201ccapitale di Israele\u201d, il Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu reag\u00ec adottando la Risoluzione 476, nella quale venne notato che \u201cle misure che hanno alterato il carattere e lo status geografico, demografico e storico della Citt\u00e0 Santa di Gerusalemme sono nulle e prive di validit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Queste affermazioni erano peraltro in linea con lo spirito dei principi affermati 35 anni prima. Nel giugno del 1945, infatti, la Conferenza di San Francisco stipul\u00f2 nell\u2019<a href=\"http:\/\/www.e-ir.info\/2014\/02\/14\/the-palestinian-territories-and-the-selflegitimizazion-of-the-settlements\/\">Articolo 80<\/a> della Carta dell\u2019Onu che l\u2019organizzazione era rivestita dell\u2019autorit\u00e0 necessaria per concludere \u201ctrusteeship agreements\u201d volti ad alterare i diritti giuridici che erano stati sanciti dalla Societ\u00e0 delle Nazioni nel contesto del Mandato per la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/palestina-quale-stato\/\">Palestina<\/a>. La formula \u201cinternational trusteeship regime\u201d venne poi utilizzata nel piano di spartizione (Risoluzione 181) suggerito dall\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu il 29 novembre 1947.<\/p>\n<p><strong>Il peso della Storia<\/strong><br \/>\nPer quanto rilevanti, gli aspetti giuridici non sono in grado da soli di spiegare le ragioni per le quali le decisioni unilaterali alle quali stiamo assistendo non possono che generare ulteriore violenza e iniquit\u00e0. \u00c8 infatti solo volgendo lo sguardo alla complessa storia di questi luoghi che le problematiche legate alle decisioni del presidente <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/trump-cento-giorni-nel-medio-oriente\/\">Trump<\/a>\u00a0<\/strong>emergono nella loro evidenza.<\/p>\n<p>Nonostante le diffuse e crescenti tesi assolutistiche espresse da tutte le parti in causa, \u201cUru-Shalem\u201d (ovvero la citt\u00e0 \u201cfondata da Shalem\u201d, una divinit\u00e0 venerata dagli antichi cananiti), fondata circa 5.000 anni fa, non \u00e8 appartenuta a un singolo popolo o gruppo religioso nella sua intera storia. \u00c8 questa una ulteriore ragione per la quale, proprio per la sua natura, Gerusalemme non pu\u00f2 che essere internazionalizzata o condivisa.<\/p>\n<p>Ben prima delle tre religioni monoteistiche, la Spianata delle Moschee, sito su cui si ergeva il Tempio di Salomone, rappresentava un luogo sacro per i cananiti. \u00c8 opportuno ricordare che nella tradizione biblica la citt\u00e0 \u00e8 sovente menzionata con il nome di \u201cSion\u201d, l\u2019altura sulla quale i suoi primi abitanti costruirono la fortezza originaria dell\u2019attuale citt\u00e0. <em>\u1e62<\/em><em>iy\u00f4n<\/em> \u00e8 per l\u2019appunto un termine di derivazione cananita traducibile come \u201ccollina\u201d o \u201caltura\u201d.<\/p>\n<p>Ancora all\u2019inizio del secolo scorso quasi l\u201980 per cento degli abitanti della citt\u00e0 viveva in quartieri ed edifici misti. Ya\u2019acov Yehoshua, padre del celebre scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua, testimoni\u00f2 nelle sue memorie intitolate <em>Yaldut be-Yerushalayim hayashena<\/em>, (\u201cFanciullezza nella citta vecchia di Gerusalemme\u201d) che nella citt\u00e0 \u201cvi erano edifici abitati da ebrei e musulmani. Eravamo come una famiglia [\u2026] I nostri bambini giocavano con i loro nel cortile e, se i bambini del quartiere ci facevano male, quelli musulmani che vivevano nel nostro complesso ci proteggevano. Erano nostri alleati\u201d.<\/p>\n<p><strong>Rapporti ben pi\u00f9 complessi<\/strong><br \/>\nCi\u00f2 non mira a negare l\u2019assenza di scontri di natura religiosa o confessionale. Violenze di questo genere sono documentabili gi\u00e0 a partire dall\u2019Alto Medio Evo. Esse, tuttavia, non rappresentano che una frazione di un millenario vissuto locale e non riflettono la complessa storia della citt\u00e0. N\u00e9, pi\u00f9 in generale, quella della regione.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che, in particolare nel periodo tardo ottomano, questa \u201ccomplessa storia\u201d e i relativi equilibri locali non venissero interpretati allo stesso modo da tutti gli osservatori, a cominciare da quelli esterni. Nel 1839, William T. Young, primo vice-console britannico a Gerusalemme, scrisse ad esempio che un ebreo a Gerusalemme non era considerato \u201cmolto al di sopra di un cane [much above a dog]\u201d. Anche Young dovette tuttavia ammettere che nel caso di necessit\u00e0 un ebreo avrebbe trovato riparo \u201cprima in una casa di un musulmano che in quella di un cristiano\u201d.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunga che molti \u201cosservatori esterni\u201d erano soliti fornire opinioni assai diverse, nonch\u00e9 sovente contraddittorie. Nel 1857, pochi anni dopo Young, il console Britannico a Gerusalemme James Finn not\u00f2 ad esempio che vi erano \u201cpochi paesi al mondo dove, sebbene l\u2019apparenza suggerisca il contrario, si possa riscontrare una &#8220;cos\u00ec concreta tolleranza religiosa come in Palestina&#8221;.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><sup>[2]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>In nessun luogo pi\u00f9 che nei registri della corte della Shari\u2018ah di Gerusalemme \u00e8 possibile comprendere fino a che punto, tanto ai tempi di Finn quanto in altri periodi della storia ottomana, le diverse comunit\u00e0 locali si percepissero come elementi costruttivi del <em>milieu<\/em> locale. Lo storico americano Amnon Cohen, che per anni ha studiato i documenti conservati nelle corti gerosolimitane, riscontr\u00f2 mille casi presentati da ebrei tra il 1530 e il 1601.<\/p>\n<p>Cohen giunse alla conclusione che gli ebrei gerosolimitani preferissero ricorrere alle corti della Shari\u2018ah piuttosto a che quelle rabbiniche: \u201cGli ebrei ottomani\u201d, <a href=\"http:\/\/www.pomeranzbooks.com\/A-World-Within-Part-Two_1755_p.html\">scrisse<\/a> Cohen, \u201cnon avevano motivo di lamentarsi del proprio status o delle loro condizioni di vita. Gli ebrei della Gerusalemme ottomana [&#8230;] rappresentavano un costruttivo e dinamico elemento dell\u2019economia e della societ\u00e0 locale, e potevano contribuire \u2013 come effettivamente fecero \u2013 al suo funzionamento\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il passato nel presente<\/strong><br \/>\nArthur Balfour, che diede il nome alla celebre Dichiarazione del 1917, visit\u00f2 la Palestina nel 1925: fu la prima visita della sua vita in Terra Santa. In quella occasione presiedette, con Chaim Weizmann e sua moglie Vera, l\u2019apertura dell\u2019Universit\u00e0 ebraica di Gerusalemme.<\/p>\n<p>Pur avendo una conoscenza molto limitata della realt\u00e0 locale, Balfour era stato a lungo mosso dalla granitica convinzione che le azioni e le idee da lui sostenute fossero radicate \u201cin antiche tradizioni, in bisogni attuali e in speranze future ben pi\u00f9 importanti dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che abitano al momento quella terra antica\u201d.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><sup>[3]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Ogni lettore e ogni storico pu\u00f2 avere un\u2019opinione differente su queste considerazioni, nonch\u00e9 sull\u2019approccio di Balfour. \u201cLa verit\u00e0\u201d, parafrasando Oscar Wilde, \u201c\u00e8 raramente pura e mai semplice\u201d. La questione di fondo tuttavia rimane: il presidente Trump, come Balfour un secolo fa, ha scelto di imporre una visione unilaterale della realt\u00e0 locale senza conoscere molte sfumature del suo complesso passato e presente. I movimenti pi\u00f9 oltranzisti, dentro e fuori la regione, hanno tutto da guadagnare da questa decisione. A pagarne il prezzo pi\u00f9 alto saranno invece quanti credono ancora in una pace equa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/gerusalemme-annuncio-trump-storia-diritto\/iltrasloco\/#main\" rel=\"attachment wp-att-67554\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-67554 size-full aligncenter\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/iltrasloco.jpg\" alt=\"\" width=\"512\" height=\"372\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/iltrasloco.jpg 512w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/iltrasloco-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/iltrasloco-125x91.jpg 125w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><sup>[1]<\/sup><\/a> The National Archives (TNA) FO 78\/368 &#8211; Young a Palmerston, 25 maggio 1839.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><sup>[2]<\/sup><\/a> Israel State Archives (ISA) RG 160\/2881-P. Finn, Gerusalemme, 1 gennaio 1857.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><sup>[3]<\/sup><\/a> TNA FO 371\/4185. Balfour a Curzon, 11 agosto 1919.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l\u2019intenzione di voler trasferire l\u2019ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme, riconoscendo di fatto la citt\u00e0 come capitale dello Stato di Israele. La decisione giunge settant\u2019anni dopo la dichiarazione che sanc\u00ec la nascita del Paese, proclamata unilateralmente il 14 maggio 1948 da David Ben-Gurion. 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