{"id":67579,"date":"2017-12-14T22:42:41","date_gmt":"2017-12-14T21:42:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67579"},"modified":"2017-12-15T10:29:40","modified_gmt":"2017-12-15T09:29:40","slug":"medio-oriente-nebbia-guerra-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/medio-oriente-nebbia-guerra-pace\/","title":{"rendered":"Medio Oriente:\u00a0la nebbia della guerra e della pace"},"content":{"rendered":"<p>In principio fu Clausewitz, il generale e teorico prussiano che nel testo pubblicato postumo nel 1832 <em>Von Kriege<\/em> (della guerra) approcci\u00f2 il fenomeno della <strong>guerra<\/strong> in termini dubitativi, qualitativi e relazionali, cercando di comprenderne la natura ultima dopo la tempesta napoleonica, al di l\u00e0 della sua superficie apparentemente razionale.<\/p>\n<p>Dopo di lui Robert S McNamara, gi\u00e0 segretario alla Difesa di J.F. Kennedy e Lyndon Johnson, d\u00e0 alle stampe nel 1995 un testo &#8211; testamento e autocritica &#8211; sul concetto di guerra. Si tratta di <em>In retrospect: the tragedy and lessons of Vietnam<\/em>, dal quale verr\u00e0 poi sviluppato il documentario premio Oscar del 2003 <em>The Fog of War<\/em> diretto da Errol Morris.<\/p>\n<p>Da ultimo, il diplomatico francese J.M. Gu\u00e9henno, gi\u00e0 a capo del Dpko dell\u2019Onu dal 2000 al 2008, in un contesto internazionale post-bipolare completamente mutato, pubblica nel 2015 le sue memorie da peacekeeper, dal titolo <em>The fog of peace<\/em>, <em>a memoir of International Peacekeeping in the 21th century.<\/em><\/p>\n<p>Tre autori apparentemente lontani tra di loro per geografia, epoca storica, inclinazioni e vissuti personali. Cosa li accomuna? Esistono invarianti nei loro testi? Di seguito alcuni possibili spunti comparativi utili ad una visione attualizzata delle loro riflessioni, al tempo del centenario della Dichiarazione Balfour e delle nuove agitazioni che scuotono <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/gerusalemme-capitale-due-stati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Gerusalemme<\/strong><\/a> e <strong>Medio Oriente<\/strong>. Ibridando simultaneamente stadi di <strong>pace<\/strong> e di guerra.<\/p>\n<p><strong>L\u2019illusione delle certezze informative, in guerra come in pace<br \/>\n<\/strong>Le informazioni in guerra secondo Clausewitz sono una tela tendenzialmente opaca e dallo scarso potere diagnostico e predittivo. Si legge ad esempio nel libro I del <em>Von Kriege<\/em> che \u201c<em>una grande parte delle informazioni che si ottengono in guerra \u00e8 contraddittoria, una parte ancora pi\u00f9 grande \u00e8 falsa e la parte di gran lunga maggiore \u00e8 incerta<\/em>\u201d. Verosimilmente Clausewitz avrebbe visto al rialzo e forse in modo meno pessimistico questa sua tripartizione sulle informazioni in guerra se fosse nato in un\u2019epoca successiva, con pieno sviluppo di osservazione satellitare e ricognizioni aero-fotografiche di droni.<\/p>\n<p>Pur tuttavia \u00e8 innegabile che ancora oggi, tra inganni, disinformazione, fake news e intrinseca imprevedibilit\u00e0 di azioni e retro-azioni individuali e collettive in sistemi umani complessi, il dominio informativo e previsionale a livello strategico rimane spesso aleatorio. Ci sar\u00e0 una nuova forma di Intifada diffusa e persistente su scala regionale? Quali le conseguenze nel 2018 del Vertice di Istanbul dei Paesi dell\u2019Oic tenutosi il 13 dicembre? Nebbia. Valga su tutte l\u2019amara riflessione della Regina Elisabetta II nel novembre 2008 durante la sua visita alla London School of Economics sulla crisi finanziaria globale: \u201d<em>If these things were so large, how come everyone missed them<\/em>?\u201d.<\/p>\n<p>Scrive ancora Clausewtiz nel libro II: \u201c<em>Una difficolt\u00e0 peculiare \u00e8 la grande incertezza di tutti i dati nella guerra, perch\u00e9 ogni azione si compie in un certo senso in una luce crepuscolare che spesso come un chiarore di nebbia o di luna d\u00e0 alle cose un contorno esagerato. E\u2019 il talento o il favore del caso cui si deve fare affidamento in mancanza di una saggezza oggettiva<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>La storia del XX secolo ha confermato in taluni casi la realt\u00e0 di questa affermazione. Si pensi solo per fare un esempio al tenente colonnello dell\u2019Armata Rossa Stanislav Petrov, che nel 1983 interpret\u00f2 correttamente come falso allarme un presunto lancio di missili statunitensi verso l\u2019Urss, evitando cos\u00ec il possibile escalation nucleare tra le due superpotenze dell\u2019epoca. Nel 2018 avremo attori levantini capaci di interrompere catene negative di eventi e <em>un-intended consequences<\/em>?<\/p>\n<p><strong>Le lezioni di Mcnamara e le osservazioni di Gu\u00e8henno<br \/>\n<\/strong>Nel suo libro del 1995 e nel documentario ad esso collegato, McNamara individua 11 lezioni tratte dalla sua esperienza. Tra queste, due appaiono avere valore trasversale alle diverse epoche e portata generale. La lezione n.8 ci dice che in quanto esseri umani non siamo omniscienti e anche la vista dall&#8217;osservatorio (potenzialmente) privilegiato della Casa Bianca pu\u00f2 soffrire di miopie e rifrazioni. La lezione n.10 insegna che ci possono essere problemi per i quali non esistono soluzioni immediate, nonostante una volont\u00e0 risolutiva immediata. A volte possiamo dovere convivere con un mondo imperfetto e disordinato come minore dei mali, smussando angoli invece di appuntirli.<\/p>\n<p>Parallelamente, le riflessioni di Gu\u00e9henno sviluppate nel suo testo del 2015 sulle missioni Onu in Paesi quali &#8211; tra gli altri &#8211; Congo, Sudan, Darfur e Costa d\u2019Avorio sembrano collimare concettualmente con le osservazioni di McNamara. Osserva il diplomatico francese nel prologo al testo: <em>\u201cWho are we to decide for others when to compromise and when not to compromise?&#8221;.\u00a0<\/em>E altrove afferma \u201cT<em>he need to accept imperfect outcomes and compromises\u201d.<\/em><\/p>\n<p>In ultima analisi, le distorsioni cognitive, le frizioni e gli attriti reali fanno s\u00ec che le intenzioni, i piani e gli end-state desiderati <em>ab origine<\/em> siano spesso distorti <em>ex post<\/em>. La teoria dei giochi e il modello di attore razionale rispetto allo scopo, l&#8217;<em>homo oeconomicus<\/em>, non coprono la gamma completa delle azioni umane, laddove valori culturali specifici e agire affettivo e irrazionale giocano ancora oggi tanta parte nella dialettica delle volont\u00e0 tra opponenti e nella determinazione degli eventi del mondo. Medio Oriente docet.<\/p>\n<p>Forse anche per queste ragioni, McNamara affermava nell&#8217;epilogo del documentario a lui dedicato come spesso \u201c<em>our judgement and our understanding are not adequate<\/em>\u201d per una comprensione piena e profonda delle variabili che agiscono sulla scena del globo terracqueo. Meglio dunque cercare di avere attento rispetto delle storie locali, evitando di provocare fiumi di rabbia nascosta tra la nebbia del tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In principio fu Clausewitz, il generale e teorico prussiano che nel testo pubblicato postumo nel 1832 Von Kriege (della guerra) approcci\u00f2 il fenomeno della guerra in termini dubitativi, qualitativi e relazionali, cercando di comprenderne la natura ultima dopo la tempesta napoleonica, al di l\u00e0 della sua superficie apparentemente razionale. 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