{"id":67675,"date":"2017-12-21T12:36:02","date_gmt":"2017-12-21T11:36:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67675"},"modified":"2017-12-26T17:14:48","modified_gmt":"2017-12-26T16:14:48","slug":"niger-missione-italiana-corso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/niger-missione-italiana-corso\/","title":{"rendered":"Niger: la missione militare italiana, un nuovo corso"},"content":{"rendered":"<p>Al margine del vertice del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/ue-africa-aiuti-sviluppo-scambio\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>G5 Sahel<\/strong> <\/a>di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/libia-muore-sogno-politica-estera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Celle-Saint-Cloud,<\/a> vicino a Parigi, Paolo Gentiloni ha annunciato l\u2019invio di una missione militare in <strong>Niger<\/strong> con compiti di addestramento delle forze anti-<strong>terrorismo<\/strong> congiunte G5 Sahel. L\u2019<strong>Italia<\/strong> sta approfittando dell\u2019arretramento del sedicente Stato islamico, l\u2019<strong>Isis<\/strong>, per alleggerire il suo impegno in <strong>Iraq<\/strong> e mandare circa 470 uomini nel terreno africano.<\/p>\n<p><strong>Il tavolo europeo della politica di difesa e sicurezza<\/strong><br \/>\nSi tratta di una mossa notevole per la collocazione internazionale dell\u2019Italia, che mette uomini sul campo in Africa, potendo cos\u00ec stare al tavolo europeo della politica di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/ue-difesa-pesco-parte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>difesa<\/strong> e <strong>sicurezza<\/strong><\/a>. Sia la Francia che la Germania sono molto attive sulla riforma della politica europea della difesa, un comparto che da un paio di anni sta conoscendo una serie di accelerazioni importanti sollecitate dall&#8217;instabilit\u00e0 geopolitica e pure dalla politica volontarista delle Istituzioni europee voluta dall&#8217;alto rappresentante Federica Mogherini.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi il dialogo fra Francia e Germania si \u00e8 intensificato e l\u2019Italia vuole essere nel nocciolo duro delle riforme in corso, come \u00e8 stato evidente all&#8217;avvio della cooperazione rinforzata (Pesco) nel campo della difesa. E&#8217; uno sviluppo importante per un Paese che, dal 2011, aveva una posizione di forte divergenza strategica con la Francia. Partendo dall&#8217;intervento del 2011 della Francia in Libia, fortemente criticato dall&#8217;Italia e fonte di incomprensioni, fino al mancato sostegno italiano all&#8217;intervento francese in Mali nel 2013, si poteva rilevare freddezza, se non ostilit\u00e0, fra Parigi e Roma, per quanto riguardava lo scacchiere nord-africano-sahariano.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;andamento delle relazioni di sicurezza franco-italiane<\/strong><br \/>\nDopo l\u2019attentato al Bataclan del 2015 Parigi aveva attivato la clausola di solidariet\u00e0 europea chiedendo aiuto agli Stati membri dell\u2019Ue per le missioni militari in corso in modo tale da poter rimpatriare soldati per rinforzare il dispositivo anti-terrorissmo sul territorio nazionale. La risposta italiana, che presentava il suo impegno in Iraq come un contributo in tal senso, era stata recepita con freddezza a Parigi ed era stata fonte di ulteriori incomprensioni.<\/p>\n<p>Questa situazione si \u00e8 prolungata fino all&#8217;estate scorsa quando il presidente Emmanuel Macron, dopo averlo annunciato nella sua intervista al Journal du Dimanche del 14 luglio, aveva convocato vicino a Parigi i leader libici Haftar e Serraj, suscitando in un primo tempo l\u2019ira del governo di Roma che si sentiva escluso su un dossier vissuto con estrema sensibilit\u00e0 e seguito con costante attenzione in Italia.<\/p>\n<p>Il dialogo fra Macron e Gentiloni, nonch\u00e9 l\u2019accordo raggiunto a fine settembre sull&#8217;altro dossier controverso del momento, la joint-venture STX-Fincantieri, avevano permesso di abbassare la tensione. Le ultime settimane hanno poi visto un\u2019accelerazione nel campo della politica di difesa europea, con il lancio di una cooperazione rafforzata segnata dalla simbiosi decisionale fra Francia e Germania.<\/p>\n<p><strong>Roma vuole avere voce in capitolo tra Francia e Germania<\/strong><br \/>\nPer l\u2019Italia \u00e8 fondamentale aver voce in questo capitolo. La partnership fra Francia e Germania per le questioni di difesa \u00e8 cresciuta parecchio dopo l\u2019impegno tedesco in Africa. Pur con i limiti di una costituzione relativamente pacifista, Berlino sta contribuendo dal 2013 allo sforzo di stabilizzazione della zona sahariana sia con forze sul terreno sia con un sostegno politico alle iniziative in corso.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista si pu\u00f2 osservare come Berlino condivida gli obiettivi strategici di Parigi che vuole stabilizzare la zona in chiave anti-terrorismo, ma anche per mantenere le condizioni di uno sviluppo locale che possa contrastare con le logiche dell\u2019emigrazione.<\/p>\n<p>Va pure rilevata l\u2019importanza della cooperazione strategico-militare fra Francia e Stati Uniti nella zona, ben illustrata dal recente attacco contro truppe americane in Niger dove missioni americane e francesi erano operativamente integrate.<\/p>\n<p><strong>Il Niger come elemento di saldatura<\/strong><br \/>\nL\u2019Italia, era rimasta relativamente assente dallo scenario africano, concentrata quasi esclusivamente sul caso libico. La nuova missione italiana in Niger rappresenta per l\u2019Italia la saldatura fra questi concetti, con un interesse nazionale essenzialmente rivolto alla Libia ma che viene inserito nella visione francese, tedesca e statunitense di stabilizzazione dell\u2019intera zona saheliana, con un connubio fra lotta al terrorismo, stabilit\u00e0 delle frontiere, contrasto all&#8217;emigrazione clandestina e sviluppo locale.<\/p>\n<p>Ma soprattutto, Roma accetta di contribuire allo sforzo militare in corso nel Niger con uomini e mezzi, dando sostegno a truppe francesi spesso logorate dall&#8217;ampiezza dall\u2019operazione Barkhane che vede 3500 uomini impegnati dal 2014 per il controllo di un territorio enorme che va dalla Mauritania al Ciad. Si tratta di una mossa moto apprezzata a Parigi, che rinnova la solidariet\u00e0 concreta tra i due Paesi aumentando anche il credito politico dell\u2019Italia in un momento in cui la presidenza Macron prosegue spedita sia nella politica interna che nello scenario internazionale.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019Italia porta un bagaglio interessante in termini di politica africana: quello della vicinanza con il Vaticano e con attori civili come la Caritas o la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, particolarmente impegnati per lo sviluppo e la stabilizzazione dell\u2019Africa, ma anche quello dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/africa-italia-classifiche-investimenti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Eni<\/a>, azienda globale con importanti interessi africani. Inserita nelle pieghe di fine legislatura, questa mossa da parte del governo Gentiloni pu\u00f2 riverlarsi un vero colpo strategico che riavviciner\u00e0 Roma a Parigi e dunque anche a Berlino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al margine del vertice del G5 Sahel di Celle-Saint-Cloud, vicino a Parigi, Paolo Gentiloni ha annunciato l\u2019invio di una missione militare in Niger con compiti di addestramento delle forze anti-terrorismo congiunte G5 Sahel. 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