{"id":67732,"date":"2017-12-27T16:32:52","date_gmt":"2017-12-27T15:32:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67732"},"modified":"2018-01-05T09:24:02","modified_gmt":"2018-01-05T08:24:02","slug":"migranti-italia-diritti-libia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-italia-diritti-libia\/","title":{"rendered":"Migranti: l&#8217;Italia e i loro diritti umani violati in Libia"},"content":{"rendered":"<p>In un rapporto del 12 dicembre, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/tortura-legge-passo-avanti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Amnesty International<\/strong><\/a> ha accusato i Paesi dell&#8217;Unione europea, e in particolare l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/minniti-italia-partita-mediterraneo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a>, di essere complici nelle gravi violazioni dei <strong>diritti umani<\/strong> commesse nei confronti dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/video\/bonino-diritto-europeo-migranti-prospettive-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>migranti<\/strong><\/a> recuperati in mare dalla Guardia costiera libica (Gcl) e trasferiti nei centri di detenzione del Dipartimento per la lotta all&#8217;immigrazione illegale libico (Dliil).<\/p>\n<p>Migliaia di migranti (inclusi quelli meritevoli di protezione internazionale) sono reclusi in questi centri per periodi di tempo indefiniti, senza alcuna possibilit\u00e0 di ricorso contro la detenzione, in condizioni gravemente al di sotto degli standard umanitari minimi, come gi\u00e0 denunciato nel dicembre 2016 dalla Missione Onu di supporto in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/libia-personalismo-state-building\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Libia<\/strong><\/a> e dall&#8217;Ufficio dell&#8217;Alto Commissario Onu per i diritti umani.<\/p>\n<p><strong>Le misure adottate dall&#8217;Italia<br \/>\n<\/strong>Ciononostante, fin dai giorni successivi alla sua nomina, il Governo Gentiloni si \u00e8 impegnato nella definizione e attuazione, con il sostegno politico e finanziario dell&#8217;Ue, di una serie di misure volte a rafforzare la capacit\u00e0 di azione della Gcl e del Dliil, nell&#8217;intento di porre un freno al flusso di migranti provenienti dalla Libia. \u00c8 stata innanzitutto deliberata una missione di assistenza alla Gcl, comportante (1) l&#8217;addestramento del suo personale a bordo di quattro motovedette temporaneamente cedute dal Governo Berlusconi a Gheddafi e in seguito ritrasferite in Italia per essere riparate, nonch\u00e8 (2) la manutenzione ordinaria delle stesse. Le motovedette sono state riconsegnate al Governo di riconciliazione nazionale libico ad aprile e maggio scorsi.<\/p>\n<p>Con il Memorandum Gentiloni-Serraj del 2 febbraio 2017, poi, sono state previste ampie forme di cooperazione finalizzate ad arginare i flussi migratori illegali. In particolare, l&#8217;Italia si \u00e8 obbligata a fornire supporto tecnico e tecnologico alla Gcl e al Dliil e a cooperare all&#8217;adeguamento e finanziamento di quelli che sono definiti in maniera pi\u00f9 che edulcorata \u00abcentri di accoglienza\u00bb per migranti illegali in Libia.<\/p>\n<p>Nel quadro della cooperazione prevista dal Memorandum, alla fine di luglio scorso, su richiesta del Governo Serraj, \u00e8 stata deliberata una missione aeronavale incaricata di: (1) proteggere e difendere i mezzi della Gcl impegnati nel contrasto dell&#8217;immigrazione illegale; (2) fornire consulenza alla Gcl e alla Marina libica; (3) collaborare alla creazione in Libia di un centro operativo per la sorveglianza marittima e il coordinamento delle attivit\u00e0 marittime congiunte; e (4) contribuire a ripristinare l&#8217;efficienza delle infrastrutture e dei mezzi da impiegare nel contrasto all&#8217;immigrazione illegale.<\/p>\n<p>Infine, negli stessi giorni, \u00e8 stato adottato un codice di condotta per le Ong attive nel salvataggio dei migranti in mare che impegna quelle che lo sottoscrivono a non entrare nelle acque territoriali libiche, tranne in situazioni che richiedano un&#8217;assistenza immediata, e a non ostacolare l&#8217;attivit\u00e0 di ricerca e salvataggio della Gcl, la quale sistematicamente trasferisce i migranti salvati o comunque intercettati in mare nei centri di detenzione gestiti dal Dliil.<\/p>\n<p><strong>I risultati conseguiti e le complicit\u00e0 italiane<br \/>\n<\/strong>L&#8217;insieme delle suddette misure ha comportato una consistente riduzione dei migranti sbarcati in Italia (33.288 tra luglio e novembre 2017, il 67% in meno dello stesso periodo del 2016, secondo Amnesty International), ma anche un significativo aumento di quelli recuperati in mare dalla Gcl e trasferiti nei centri di detenzione gestiti dal Dliil (19.900 migranti detenuti all&#8217;inizio di novembre, secondo il Dliil). Le condizioni di questi centri sono di conseguenza ulteriormente peggiorate. Sovraffollamento, scarsa ventilazione, malnutrizione, assenza di cure mediche e violenze sistematiche da parte delle guardie rendono la vita al loro interno un vero inferno.<\/p>\n<p>In considerazione di quanto sopra, l&#8217;accusa di complicit\u00e0 dell&#8217;Italia nelle violazioni dei diritti umani fondamentali dei migranti commesse in Libia non \u00e8 infondata. Secondo il diritto internazionale consuetudinario, uno Stato \u00e8 complice, e perci\u00f2 soggetto a responsabilit\u00e0 internazionale, quando presta aiuto o assistenza a un altro Stato nella commissione di un illecito internazionale se (1) \u00e8 consapevole delle circostanze che rendono il comportamento di quest&#8217;ultimo illecito; e (2) esso stesso commetterebbe un illecito, qualora tenesse lo stesso comportamento (art. 16 del Progetto di articoli sulla responsabilit\u00e0 internazionale degli Stati).<\/p>\n<p>Nel caso di specie, entrambe le condizioni appaiono soddisfatte. Il Governo italiano \u00e8 certamente a conoscenza delle condizioni inumane in cui sono detenuti i migranti. Inoltre, la detenzione arbitraria e la sottoposizione a tortura e a trattamenti inumani o degradanti costituirebbero illeciti internazionali anche qualora fossero commessi direttamente dall&#8217;Italia.<\/p>\n<p>Non vale ad escludere la responsabilit\u00e0 internazionale di quest&#8217;ultima un preteso stato di necessit\u00e0, implicitamente richiamato dal ministro dell&#8217;Interno Marco Minniti, il quale ha evocato \u00abun rischio per la tenuta democratica del Paese\u00bb. Per quanto concerne la violazione del divieto di tortura, lo stato di necessit\u00e0 non \u00e8 invocabile, data la natura cogente della norma (art. 26 del Progetto).<\/p>\n<p>Riguardo alla violazione di altre norme internazionali, questa pu\u00f2 essere giustificata dallo stato di necessit\u00e0 solo quando (1) sia l&#8217;unico mezzo per salvaguardare un interesse essenziale dello Stato da un pericolo grave e imminente; e (2) non pregiudichi gravemente un interesse essenziale dello Stato o degli Stati nei cui confronti l&#8217;obbligo sussiste o della comunit\u00e0 internazionale nel suo complesso (art. 25 del Progetto).<\/p>\n<p><strong>Necessaria un&#8217;inversione di rotta<br \/>\n<\/strong>Nel caso in esame, l&#8217;interesse dell&#8217;Italia alla sua sicurezza \u00e8 senz&#8217;altro qualificabile come un interesse essenziale dello Stato; \u00e8 tuttavia discutibile che, prima dell&#8217;adozione delle misure descritte, esso fosse minacciato da un pericolo grave e imminente. Inoltre, misure alternative al trasferimento dei migranti in Libia erano certamente esplorabili, in collaborazione con l&#8217;Ue e gli altri Stati membri, al fine di alleggerire la pressione migratoria sull&#8217;Italia, come ad esempio la piena attuazione e l&#8217;ampliamento del programma di ricollocazione dei richiedenti protezione internazionale deciso dall&#8217;Ue nel 2015. Infine, la detenzione arbitraria, la sottoposizione a trattamenti inumani o degradanti e le altre gravi violazioni nei confronti di migliaia di migranti sono chiaramente in contrasto con l&#8217;interesse essenziale della comunit\u00e0 internazionale alla tutela dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Il contenimento del flusso migratorio verso l&#8217;Italia non pu\u00f2 avvenire a scapito della protezione dei diritti umani dei migranti. Questa deve ritornare al centro della politica migratoria italiana. Come richiesto dal Comitato contro la tortura, occorre stabilire un meccanismo che subordini qualsiasi forma di supporto e assistenza agli organi libici competenti in materia di immigrazione illegale al rispetto dei diritti umani fondamentali dei migranti, emendando di conseguenza il Memorandum Gentiloni-Serraj.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un rapporto del 12 dicembre, Amnesty International ha accusato i Paesi dell&#8217;Unione europea, e in particolare l&#8217;Italia, di essere complici nelle gravi violazioni dei diritti umani commesse nei confronti dei migranti recuperati in mare dalla Guardia costiera libica (Gcl) e trasferiti nei centri di detenzione del Dipartimento per la lotta all&#8217;immigrazione illegale libico (Dliil). 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