{"id":67794,"date":"2018-01-01T16:31:43","date_gmt":"2018-01-01T15:31:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67794"},"modified":"2018-01-08T08:45:39","modified_gmt":"2018-01-08T07:45:39","slug":"2018-anno-grandi-assenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/2018-anno-grandi-assenti\/","title":{"rendered":"Accadde Domani: 2018, l&#8217;anno dei Grandi Assenti"},"content":{"rendered":"<p>Il 2018 rischia di essere l\u2019anno dei <strong>Grandi Assenti<\/strong>. Quelli sicuri appartengono al mondo dello sport: i Giochi d\u2019inverno senza la Russia, i Mondiali di calcio senza l\u2019Italia. Quelli paventati, ma non scontati, sono europei: l\u2019<strong>Ue<\/strong> sulla scena mondiale, se rester\u00e0 impaniata nei negoziati sulla Brexit, nella litigiosit\u00e0 ispano-catalana e nelle contrapposizioni sui migranti; e l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/niger-missione-italiana-corso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> sulla scena europea, se la stasi pre-voto della campagna elettorale sfocer\u00e0, dopo il voto, in una fase d\u2019instabilit\u00e0 politica.<\/p>\n<p>Ci sono poi le assenze forse auspicabili, perch\u00e9 certe presenze rischiano di fare danni: gli Stati Uniti di Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/usa-tasse-trump-regalo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Trump<\/strong><\/a> potrebbero non rispondere, come gi\u00e0 accaduto nel 2017, all\u2019appello della governance globale, della lotta al cambiamento climatico, della ricerca della pace in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Certo, senza gli Stati Uniti, la scena mondiale presenta, al centro, un grande vuoto: il presidente Trump sottrae il suo Paese alle responsabilit\u00e0 da Grande Potenza e lo relega al ruolo di cerbero che ringhia ai propri confini, geografici o economico-commerciali. Mark Landler, sul New York Times, scrive che il Pianeta non vede pi\u00f9 agli Usa come un punto di riferimento dell\u2019ordine internazionale, ma piuttosto come un\u2019entit\u00e0 introversa e imprevedibile.<\/p>\n<p>Un\u2019irrilevanza americana era in parte gi\u00e0 emersa nel doppio mandato del riflessivo, auto-critico e poco assertivo Barack Obama, ma \u00e8 stata percepita con pi\u00f9 forza nel primo anno alla Casa Bianca di Donald Trump, \u2018twittatore in capo\u2019 impulsivo e iper-reattivo. Il voto all\u2019Onu contro la decisione \u2013 inutile e provocatoria &#8211; di trasferire l\u2019Ambasciata degli Usa in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme d\u00e0 una misura dell\u2019esiguit\u00e0 del consenso intorno alle scelte americane: con Trump, a parte Usa e Israele, solo Guatemala, Honduras, Togo, Micronesia, Nauru, Palau, le Isole Marshall, cio\u00e8 lo 0,3% della popolazione mondiale.<\/p>\n<p><strong>Gli appuntamenti elettorali 2018<br \/>\n<\/strong>Il 2017 nasceva segnato dal calendario elettorale europeo, Olanda, Francia, Germania, Austria, poi complicato dalla vicenda della Catalogna. Il 2018, invece, ha due soli appuntamenti elettorali a priori rilevanti \u2013 tre, in un\u2019ottica italiane ed europea -: ci sono il 18 marzo le presidenziali in Russia, quasi una formalit\u00e0, perch\u00e9 la rielezione a un quarto mandato di Vladimir <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/siria-equazione-putin-incognite\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Putin<\/strong><\/a> \u00e8 scontata (e non solo perch\u00e9 lo Zar esclude sistematicamente dalla competizione i suoi rivali, talora usando metodi legali); e il 6 novembre il voto di midterm negli Stati Uniti, che viene gi\u00e0 letto come un referendum su Trump, con i democratici all\u2019opposizione che cercheranno d\u2019ottenere il controllo di almeno un ramo del Congresso.<\/p>\n<p>Ovviamente, pure altrove si voter\u00e0 \u2013 ad esempio il 7 ottobre in Brasile: presidenziali tese e incerte \u2013 o ci saranno avvicendamenti al potere \u2013 in marzo, a Cuba, si far\u00e0 da parte Raul Castro \u2013 o si ricorderanno figure cardine della nostra Storia \u2013 il 18 luglio il Sud Africa celebrer\u00e0 Nelson Mandela nel centesimo anniversario della sua nascita -.<\/p>\n<p>Sciolte le Camere, l&#8217;Italia si prepara ad altri due mesi di campagna elettorale: una modalit\u00e0 costante per la nostra politica dall\u2019estate 2016, quando part\u00ec la campagna referendaria. E il voto politico non chiuder\u00e0 il cerchio: ci saranno quelli amministrativi di maggio e giugno.<\/p>\n<p>Eppure, il calendario degli impegni internazionali va avanti inalterato: Roma, che nel 2017 ha avuto la presidenza del G7, sar\u00e0 nel 2018 alla guida dell&#8217;Osce, puntando a ricalibrarne l&#8217;agenda sul tema delle migrazioni (oltre che sul dialogo fra Est e Ovest). Proprio sulla gestione dei flussi di migranti dalla Libia, l&#8217;Italia \u00e8 accusata di complicit\u00e0 nella violazione dei diritti umani di quelli ora \u2018ospitati\u2019 nei centri libici.<\/p>\n<p><strong>Tre scenari, tre leader, tanti problemi<br \/>\n<\/strong>I principali quadranti d\u2019attenzione geo-politica restano l\u2019Estremo Oriente, il Medio Oriente e, per quanto ci riguarda, l\u2019Unione europea. Il 2018 potr\u00e0 confermare l\u2019ascesa a leader globale del presidente cinese Xi Jinping e il pieno ritorno a quel ruolo del russo Putin, mentre sar\u00e0 una misura piena dell\u2019impatto e dell\u2019incisivit\u00e0 del presidente francese Emmanuel Macron.<\/p>\n<p>I principali problemi globali sono il cambiamento climatico, l\u2019economia e il lavoro, il sentimento d\u2019insicurezza \u2013 collegato al terrorismo e, da una politica della paura, alle migrazioni -, la crescita delle disuguaglianze. Nel flipper del Mondo, c\u2019\u00e8 poi la pallina impazzita di Donald Trump, le cui priorit\u00e0 variano al ritmo d\u2019un tweet (e al mutare delle convenienze personali).<\/p>\n<p><strong>Estremo Oriente<\/strong> \u2013 Qui, la variabile \u00e8 una sola: la Corea del Nord di Kim Jong-un, il Kim III dell\u2019anacronistica dinastia comunista, potenza nucleare e missilistica il cui arsenale \u00e8 progressivamente pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 affidabile (e, quindi, pi\u00f9 minaccioso e pi\u00f9 pericoloso), anche se resta modestissimo a confronto di quelli di Usa e Russia. L\u2019incognita \u00e8 se Kim e Trump porteranno avanti le loro gag alla Fratelli De Rege \u2013 innocue, fin quando restano verbali &#8211; o se l\u2019influenza, modesta, di Pechino e Mosca su Pyongyang e di Tokyo e Seul su Washington spinger\u00e0 al negoziato i due leader riottosi.<\/p>\n<p><strong>Medio Oriente<\/strong> \u2013 Qui, invece, le variabili sono talmente numerose da perderci la bussola: sunniti e sciiti continueranno a combattersi nello Yemen?, ed a farsi la guerra ovunque?; l\u2019Arabia Saudita avr\u00e0 un nuovo re (Mohamed bin Salman potrebbe succedere all\u2019anziano Feisal)?, o le dinamiche \u2013 gattopardesche &#8211; del rinnovamento non supereranno le resistenze?; l\u2019Iran continuer\u00e0 a rispettare, nonostante i fermenti interni e le intemperanze di Trump, il patto sul nucleare?; la Siria ritrover\u00e0 una stabilit\u00e0 sotto il presidente al-Assad, tenuto in piedi dall\u2019alleanza con russi e iraniani e sicuramente confermato alle prossime elezioni?; senza contare le ambizioni della Turchia, la conflittualit\u00e0 di Israele, la fragilit\u00e0 della Libia.<\/p>\n<p><strong>Unione europea<\/strong> \u2013 Il 2018 non sar\u00e0 l\u2019anno della Brexit, che diventer\u00e0 effettiva nel 2019, ma sar\u00e0 ancora un anno di trattative sulla Brexit, con un corredo di progressi verso una politica europea della difesa e della sicurezza e litigi sull\u2019immigrazione tra accoglienza e protezione dei confini, solidariet\u00e0 e \u2018aiutiamoli a casa loro\u2019. Sperando che Madrid e Barcellona trovino nel dialogo risposte legali e costituzionali alle aspettative catalane.<\/p>\n<p>L\u2019incognita, per l\u2019Ue, \u00e8 un elemento finora considerato acquisito: l\u2019affidabilit\u00e0 della Germania, che deve darsi un assetto di governo dopo il voto di settembre. Solo quando se lo sar\u00e0 dato, si capir\u00e0 se il motore franco-tedesco potr\u00e0 davvero girare a pieno regime: il presidente Macron \u00e8 straripante d\u2019idee e iniziative; la cancelliera tedesca Angela Merkel \u00e8 meno forte che un anno fa, ma \u00e8 ancora indispensabile. Nel 2018, come \u00e8 sempre stato da 60 anni in qua, Francia e Germania da sole non potranno fare il bello e il brutto tempo nell\u2019Ue; ma l\u2019Unione non riuscir\u00e0 a fare passi avanti senza una buona intesa tra Parigi e Berlino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 2018 rischia di essere l\u2019anno dei Grandi Assenti. 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