{"id":67799,"date":"2018-01-01T15:50:45","date_gmt":"2018-01-01T14:50:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67799"},"modified":"2018-01-08T09:46:42","modified_gmt":"2018-01-08T08:46:42","slug":"osce-connubio-mediterraneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-connubio-mediterraneo\/","title":{"rendered":"Osce: connubio da realizzare con il Mediterraneo"},"content":{"rendered":"<p>Il rafforzamento della \u2018dimensione mediterranea\u2019 dell\u2019Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (<strong>Osce<\/strong>) \u00e8 uno sviluppo significativo almeno quanto la \u2018rinascita\u2019 dell\u2019organizzazione a seguito della crisi in Ucraina. Nonostante il nuovo clima di Guerra Fredda che tiene impegnati i 57 Paesi dell\u2019Organizzazione sul fronte europeo, il poco conosciuto <strong>Partenariato Mediterraneo<\/strong> dell\u2019Osce \u00e8 infatti cresciuto apprezzabilmente negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Nel 2017, la presidenza italiana del <strong>Gruppo di contatto<\/strong> Mediterraneo ha segnato senza dubbio un altro passo in avanti. Ma si pu\u00f2 davvero parlare di un nuovo connubio tra Osce e Mediterraneo? La sensazione \u00e8 che si tratti di una relazione non ancora consumata. Pertanto, la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/presidenza-italiana-dellosce\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">presidenza italiana<\/a> dell\u2019Osce potrebbe non limitarsi a dare lustro ai risultati gi\u00e0 ottenuti, cercando di imprimere un cambio di marcia. Per farlo sarebbe necessario riprendere la traccia originaria che ha legato l\u2019Osce alla <strong>sponda sud<\/strong> e che non pu\u00f2 prescindere dall\u2019aspirazione a estendere il <a href=\"mailto:https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/osce-riscoperta-spirito-helsinki\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u2018metodo Helsinki\u2019<\/a> &#8211; messo a dura prova ma non fuori gioco in Europa &#8211; alla sicurezza mediterranea e mediorientale.<\/p>\n<p><strong>Una lunga storia che rischia di sbiadire<\/strong><br \/>\nPochi sanno o si ricordano che fu nel contesto della Csce (<em>Conference on Security and Cooperation in Europe<\/em>, Osce dal 1995) che l\u2019Europa strinse i primi rapporti di dialogo multilaterale in ambito politico e di sicurezza con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo, aprendo la strada a iniziative dell\u2019Unione europea pi\u00f9 strutturate e certo meglio conosciute come il <strong>\u2018processo di Barcellona\u2019<\/strong> del 1995.\u00a0 Su insistenza di un pugno di Paesi \u2013 in particolare l\u2019allora non-allineata Malta, ma anche l\u2019<strong>Italia<\/strong> &#8211; l\u2019Atto Finale di Helsinki del 1975 riconobbe l\u2019indivisibilit\u00e0 della sicurezza euro-mediterranea. Fu un fatto piuttosto innovativo per il tempo.<\/p>\n<p>Questo avvenne anche se le due superpotenze dell\u2019Organizzazione &#8211; Stati Uniti e Unione sovietica \u2013 erano allora unite nell\u2019osteggiare l\u2019allargamento del processo di distensione al di fuori del gi\u00e0 complesso contesto europeo. Dal canto loro, i Paesi della sponda sud videro nell\u2019Osce non tanto un foro di dialogo fra Est e Ovest quanto una sorta di nuovo concerto europeo su pi\u00f9 vasta scala di quello di ottocentesca memoria. Sin dagli anni \u201970, numerosi Paesi arabi cercarono con questo nuovo soggetto un dialogo Nord-Sud pi\u00f9 paritario e votato alla risoluzione pacifica dei conflitti secondo l\u2019allora originale nozione di una sicurezza \u2018cooperativa\u2019 e \u2018comprensiva\u2019.<\/p>\n<p>I decenni che seguirono videro il dialogo euro-mediterraneo intensificarsi. Ma fu solo con il tramonto della Guerra Fredda che la relazione fu rivalutata alla luce del mutato quadro strategico. Fu in quegli anni che l\u2019idea variamente formulata di una <em>Conference on Security and Co-operation in the Mediterranean <\/em>(Cscm) sul modello della Csce fu avanzata, in particolare su iniziativa italiana e spagnola, non riuscendo tuttavia a suscitare il sostegno internazionale necessario. Fallita questa prospettiva, il Partenariato Mediterraneo si \u00e8 progressivamente rafforzato nell\u2019era post-bipolare, mentre paradossalmente si allentavano gli elementi distintivi che lo legavano all\u2019esperienza tutta particolare del processo multilaterale Csce\/Osce.<\/p>\n<p><strong>Una Helsinki della sponda sud<\/strong><br \/>\nCos\u00ec facendo, il Partenariato si \u00e8 in larga misura ridotto a fungere da foro di dialogo \u2013 uno tra i tanti \u2013 in cui affrontare tematiche sempre pi\u00f9 imprescindibili per la sicurezza euro-mediterranea e internazionale, su tutte la lotta al <strong>terrorismo<\/strong>. Come si \u00e8 evidenziato sulla questione delle <strong><a href=\"mailto:https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/osce-ponte-potenziali-avversari\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">migrazioni<\/a><\/strong>, come su quella delle transizioni post \u2018Primavere Arabe\u2019, il Partenariato ha offerto un contributo minore in campi in cui erano gi\u00e0 in corso iniziative ben pi\u00f9 corpose dell\u2019Ue e di altre organizzazioni (l\u2019Osce non ha uffici regionali, non fa\u00a0<em>grant-making\u00a0<\/em>n\u00e9 prestiti, concentrandosi invece su piccole attivit\u00e0 di <em>capacity-building <\/em>e condivisione di esperienze, quasi sempre organizzate su territorio europeo).<\/p>\n<p>Il reale valore aggiunto della dimensione mediterranea dell\u2019Osce non sta probabilmente nel dare ulteriore corpo alla pur utile \u201ccooperazione pratica\u201d gi\u00e0 esistente, quanto piuttosto nel riscoprire la vocazione dell\u2019Organizzazione come piattaforma multilaterale plurale ed inclusiva e la sua funzione di <em>bridge builder. <\/em><\/p>\n<p>Il ritorno in auge dell\u2019idea di una \u2018Helsinki del Mediterraneo\u2019 (formula tra l\u2019altro usata dal presidente del Consiglio Paolo <strong>Gentiloni<\/strong> nella sua precedente veste di ministro degli Esteri) sembra sottolineare la necessit\u00e0 di legare i prossimi passi del Partenariato a una certa visione del multilateralismo che miri non tanto alla convergenza &#8211; o addirittura all\u2019integrazione -, quanto alla coesistenza pacifica tra realt\u00e0 di un Mediterraneo sempre pi\u00f9 globale e globalizzato, ma non per questo pi\u00f9 stabile o pi\u00f9 uniforme.<\/p>\n<p><strong>Il Mediterraneo nella presidenza italiana<\/strong><br \/>\nNel 2018, l\u2019Italia potrebbe dunque concentrarsi su alcuni obiettivi che segnerebbero un &#8216;ritorno al futuro&#8217; per la dimensione mediterranea dell\u2019Osce. Il primo sarebbe portare i temi del Mediterraneo fuori dal Gruppo di contatto e dentro il Consiglio permanente, l\u2019organo di discussione e decisione dell\u2019Osce che settimanalmente si riunisce a Vienna a livello di ambasciatori. Stati Uniti e Russia, ancora restii ad aprirsi completamente al Mediterraneo in ambito Osce, si troverebbero cos\u00ec costretti ad affrontare in modo aperto i sempre pi\u00f9 evidenti e pericolosi legami tra le tensioni Est-Ovest e le dinamiche Nord-Sud.<\/p>\n<p>Un secondo obiettivo sarebbe quello di promuovere la nomina di un rappresentante speciale Osce per il Mediterraneo. Questa nuova figura aumenterebbe la visibilit\u00e0 del Partenariato Mediterraneo conferendogli al contempo maggiore spessore politico. Il compito del rappresentante speciale non sarebbe quello di intromettersi nel conflitto israelo-palestinese o di interferire con l\u2019operato dei vari inviati speciali dell\u2019Onu per Siria o Libia.<\/p>\n<p>Dovrebbe piuttosto portare avanti &#8211; in parallelo ad un programma di cooperazione settoriale di medio termine (al momento ogni presidenza di turno tende a ricominciare da zero) &#8211; un dialogo rilanciato sulle possibili articolazioni extra-europee dell\u2019esperienza Csce\/Osce. Al centro dovrebbe senza dubbio stare il rebus, difficile ma ineludibile, di come sviluppare in ambito mediterraneo\/mediorientale delle\u00a0<em>confidence and security building measures (<\/em>Csbm)<em>\u00a0\u2013 <\/em>almeno in parte ispirate a quelle Osce &#8211; in grado di disinnescare un sempre pi\u00f9 possibile conflitto armato regionale.<\/p>\n<p>Infine, questo approccio pi\u00f9 politico dovrebbe accompagnarsi a una prospettiva strategica di pi\u00f9 ampio raggio del Partenariato attuale, che abbracci quello che gi\u00e0 anni fa era stato descritto come il Mediterraneo allargato, dal <strong>Golfo<\/strong> al <strong>Sahel<\/strong>. Oltre a rilanciare il progetto di un partenariato Osce con la <strong>Libia<\/strong>, l\u2019Italia potrebbe individuare metodi innovativi per coinvolgere rappresentanti dei Paesi del Golfo e, a certe condizioni, anche dell\u2019Iran. A tale scopo, potrebbero essere esplorate in una prima fase forme di dialogo non formali, attraverso il cosiddetto \u2018secondo binario\u2019.<\/p>\n<p><em>Le posizioni qui espresse sono strettamente personali e non riflettono quelle dell&#8217;Osce n\u00e9 quelle di altre entit\u00e0 o istituzioni.<\/em><\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Antonio Melita\/Pacific Press via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rafforzamento della \u2018dimensione mediterranea\u2019 dell\u2019Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) \u00e8 uno sviluppo significativo almeno quanto la \u2018rinascita\u2019 dell\u2019organizzazione a seguito della crisi in Ucraina. 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