{"id":67817,"date":"2018-01-04T00:06:05","date_gmt":"2018-01-03T23:06:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67817"},"modified":"2018-01-04T00:06:05","modified_gmt":"2018-01-03T23:06:05","slug":"iran-ahmad-ombra-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/iran-ahmad-ombra-diritti-umani\/","title":{"rendered":"Iran: nessuno tocchi Ahmad, linea d\u2019ombra sui diritti umani"},"content":{"rendered":"<p>La sentenza della Corte suprema iraniana che condanna a morte Ahmadreza <strong>Djalali<\/strong>, ricercatore universitario, residente in Svezia e detenuto in<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-trump-accordo-nucleare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> <strong>Iran<\/strong> <\/a>dall\u2019aprile 2016, riporta l\u2019attenzione sul rispetto dei <strong>diritti umani<\/strong> nella Repubblica islamica. Ogni anno, il regime degli ayatollah denuncia e colpisce con pesanti pene decine di scienziati e intellettuali, accusati d&#8217;essere spie reclutate dai servizi di intelligence stranieri per rivelare i piani strategici iraniani.<\/p>\n<p>Riflesso anche delle tensioni geopolitiche mediorientali, le <strong>proteste<\/strong> in atto nel Paese testimoniano, in qualche misura, l\u2019insofferenza verso le autorit\u00e0: al grido di \u201cNo Gaza, No Libano, No Siria. La nostra vita per l\u2019Iran\u201d, le strade si affollano di persone che protestano contro la crisi economica e le spese militari sostenute nei conflitti regionali.<\/p>\n<p><strong>Le ragioni della protesta e la risposta del governo<\/strong><br \/>\nIl governo censura siti web e social network, disponendo, nel piano di sicurezza nazionale, controlli pi\u00f9 pervasivi su attivisti e difensori dei diritti umani che, denuncia <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-italia-diritti-libia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Amnesty International<\/strong><\/a>, sono stretti \u201cnella ragnatela della repressione\u201d. La societ\u00e0 civile invoca una riforma della giustizia e provvedimenti per ridurre le diseguaglianze socio-economiche: da un alto, il numero complessivo di esecuzioni capitali \u00e8 in aumento dal 2015 (oltre 200 nel primo semestre del 2017), cos\u00ec come sono crescenti processi e condanne per falsi reati; dall\u2019altro, l\u2019effetto dei finanziamenti bellici agli alleati e il clientelismo della \u201cayatollah economy\u201d accrescono disoccupazione giovanile (intorno al 40%) e malcontento popolare, alimentato dall&#8217;aumento dei prezzi di beni di prima necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel 2013, l\u2019elezione dell\u2019attuale presidente Hassan <strong>Rohani<\/strong>, esponente moderato, distintosi per un approccio pi\u00f9 pragmatico e riformatore rispetto all\u2019ultra-conservatorismo del suo predecessore Ma\u1e25m\u016bd A\u1e25madine\u017e\u0101d, fece prospettare maggiori aperture rispetto al tema dei diritti umani e civili. La &#8216;Carta dei diritti civili&#8217;, sollecitata da cittadini e Ong, \u00e8 stata approvata nel dicembre 2016: un provvedimento importante che, tuttavia, resta confinato nel perimetro limitato delle leggi statali e della Costituzione, lontano dalle garanzie del Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966) dell\u2019Onu.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;accordo sul nucleare non ha prodotto benefici sociali<\/strong><br \/>\nCampagne propagandistiche magnificano riforme economiche e welfare state, perno delle politiche riformiste, sebbene il rispetto delle condizioni del Pacg (l&#8217;accordo sulla non proliferazione nucleare, siglato nel 2015) non abbia prodotto benefici sociali, erosi dal potere delle Bonyad, asfittiche fondazioni parastatali. Oscurantismo e ripiegamento interno conseguono l\u2019obiettivo di distogliere l\u2019attenzione della comunit\u00e0 internazionale dal monitoraggio sulle violazioni dei diritti umani.<\/p>\n<p>Vent\u2019anni dopo la Dichiarazione Onu sui difensori dei diritti umani (1998), \u201cla comunit\u00e0 internazionale, e soprattutto l\u2019Unione europea, non devono rimanere in silenzio rispetto all\u2019oltraggioso trattamento dei difensori dei diritti umani in Iran\u201d, sottolinea Philip Luther, direttore di Amnesty International per la ricerca e l\u2019advocacy su Medio Oriente e Africa del Nord.<\/p>\n<p>Al riguardo, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani (10 dicembre), si \u00e8 tenuta una conferenza presso il Parlamento europeo, dove associazioni ed esponenti politici sono intervenuti per sostenere le istanze democratiche avanzate negli anni dal popolo iraniano, condannando le azioni repressive del regime: Maryam Rajavi, presidente del Cnri (Consiglio nazionale della Resistenza iraniana), sottolinea l\u2019urgenza di presentare al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite un dossier che documenta le torture subite in Iran da 30.000 prigionieri politici dal 1988, invitando la comunit\u00e0 internazionale a perseguire gli autori dei crimini.<\/p>\n<p><strong>La vicenda di Ahmad, un paradigma iraniano, e altri<\/strong><br \/>\n\u201cInvece di blandire le autorit\u00e0 iraniane &#8211; prosegue Luther -, l\u2019Unione europea dovrebbe chiedere in maniera ferma il rilascio immediato e incondizionato di tutte le persone in carcere per il loro pacifico impegno in favore dei diritti umani e la cessazione del ricorso al potere giudiziario per ridurle al silenzio\u201d. Ahmad Djalali \u00e8 l\u2019ennesimo \u201ccorruttore sulla terra\u201d condannato dalla giustizia iraniana, dopo un iter processuale iniquo. Respinta dal tribunale la scelta del suo avvocato difensore (come consentito dall\u2019articolo 48 del codice di procedura penale iraniano), il ricercatore ha denunciato di aver subito pressioni psicologiche e maltrattamenti fisici affinch\u00e9 confessasse di essere una spia reclutata dal Mossad, l\u2019agenzia d\u2019intelligence israeliana, per fornire informazioni su basi militari e siti nucleari presenti in Iran. In isolamento nel carcere di Evin, dove sono rinchiusi altri presunti infiltrati, accusati dalle autorit\u00e0 iraniane di attentare alla sicurezza nazionale, Djalali continua a subire intimidazioni personali e minacce di morte nei confronti della sua famiglia.<\/p>\n<p>Dalla nascita della Repubblica islamica dell\u2019Iran (1979), le maglie della repressione contro dissidenti e attivisti non si sono mai allentate, in tutte le stagioni politiche: la presidenza di Mohammad Kh\u0101tami (1997-2005) ha inaugurato un dialogo incentrato sulla diversit\u00e0 culturale, favorito da maggiori aperture circa il tema dei diritti nel dibattito pubblico, cui ha fatto da contraltare il carattere oppressivo e liberticida dell\u2019esecutivo di Ma\u1e25m\u016bd A\u1e25madine\u017e\u0101d (2005-2013).<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che, tra le motivazioni dell\u2019arresto di Nazanin Zaghari-Ratcliffe, project manager di Thomson Reuters Foundation, vi sia \u201cil suo coinvolgimento nelle rivolte post-elettorali che hanno travolto Teheran e altre citt\u00e0 nel 2009\u201d, come riportato dall\u2019emittente iraniana Press Tv. La contestata vittoria elettorale di A\u1e25madine\u017e\u0101d, per l\u2019opposizione viziata da brogli, port\u00f2 alla cosiddetta &#8216;rivoluzione verde&#8217;: la protesta coinvolse molti giovani che sfruttarono le potenzialit\u00e0 di Internet e dei social network per coordinare le manifestazioni di dissenso contro il governo e informare i media internazionali.<\/p>\n<p>Il Guardian ha ricostruito gli sviluppi della vicenda di Nazanin: detenuta in Iran dall&#8217;aprile 2016, la cittadina britannico-iraniana \u00e8 stata condannata a cinque anni di carcere con l&#8217;accusa di &#8220;cospirazione contro il regime iraniano&#8221;, mentre, in realt\u00e0, stava svolgendo attivit\u00e0 di training nel campo del giornalismo. Come nel caso Djalali, riferisce Press Tv, Zaghari-Ratcliffe &#8220;\u00e8 responsabile di aver condotto attivit\u00e0 criminali sotto la direzione di media e servizi segreti di governi stranieri&#8221;.<\/p>\n<p>La petizione promossa dal marito Richard Ratcliffe nel maggio dello stesso anno ha raggiunto un milione di firme, spingendo l\u2019Onu a portare all\u2019attenzione dei media la sua storia e a condannare le violazioni dei diritti umani perpetrate in Iran. Nelle scorse settimane, l\u2019incontro tra Mohammad Zarif e Boris Johnson, ministri degli esteri di Iran e Regno Unito, ha lasciato spiragli circa la scarcerazione di Zaghari-Ratcliffe. L\u2019inerzia della comunit\u00e0 internazionale, di fronte alle posizioni iraniane sul rispetto dei diritti umani, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere tollerata: le storie di Ahmad e Nazanin devono rompere il muro dell\u2019indifferenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sentenza della Corte suprema iraniana che condanna a morte Ahmadreza Djalali, ricercatore universitario, residente in Svezia e detenuto in Iran dall\u2019aprile 2016, riporta l\u2019attenzione sul rispetto dei diritti umani nella Repubblica islamica. 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