{"id":67854,"date":"2018-01-05T18:55:18","date_gmt":"2018-01-05T17:55:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67854"},"modified":"2018-01-06T23:44:21","modified_gmt":"2018-01-06T22:44:21","slug":"migranti-sbarchi-algerini-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/migranti-sbarchi-algerini-italia\/","title":{"rendered":"Migranti: dietro gli sbarchi dei giovani algerini in Italia"},"content":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi le agenzie stampa danno quotidianamente notizia di sbarchi di migranti algerini nel sud della <strong>Sardegna<\/strong>, tra le spiagge di Teulada, Porto Pino, Sant\u2019Antioco o Sant\u2019Anna Arresi. Si tratta della rotta Annaba-Sulcis, 200 chilometri o poco pi\u00f9 che gli algerini battono da oltre 10 anni. Ad ottobre 2017, secondo i dati del ministero dell\u2019Interno, gli algerini sbarcati in <strong>Italia<\/strong> sono stati 1.930 di cui 1.833 uomini, 50 donne, 5 minori accompagnati e 42 minori soli. Gli arrivi nel 2017 hanno toccato un picco che supera quello del biennio 2007-2008, quando arrivarono in media 1.500 algerini ogni anno.<\/p>\n<p>In\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/algeria-sistema-stabile-fiducia-calo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Algeria<\/strong><\/a>, il fenomeno \u00e8 noto come <em>harga<\/em>, letteralmente \u2018bruciatura\u2019, ma il termine oggi designa l\u2019<strong>emigrazione illegale<\/strong>, diffuso soprattutto tra i Paesi maghrebini. \u201c<em>Harga<\/em> condensa in s\u00e9 pi\u00f9 significati\u201d spiega Arianna Obinu, ricercatrice esperta di immigrazione algerina. \u201c\u00c8 una partenza, una partenza per vie illegali, una partenza che si vuole definitiva. Netta recisione di un prima e di un dopo, rappresenta l\u2019atto estremo di chi non ce la fa pi\u00f9 a continuare a vivere nelle condizioni in cui si trova\u201d.<\/p>\n<p><strong>Mercato del (non) lavoro e islamizzazione progressiva<\/strong><br \/>\nLe condizioni da cui si fugge sono quelle di un Paese che a fronte di un trend positivo di crescita presenta le criticit\u00e0 di una transizione sociale complessa e lontana dalla stabilizzazione. A nulla conta, infatti, la positivit\u00e0 del tasso di crescita reale del Pil, <a href=\"https:\/\/www.cia.gov\/library\/publications\/the-world-factbook\/geos\/ag.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pari al 3,3%<\/a> se, nei fatti, l\u2019economia algerina gravita attorno all\u2019industria degli idrocarburi. Il settore oggi non riesce ad assorbire una parte consistente del mercato occupazionale giovanile e per questo nutrite schiere di ventenni si trovano disoccupati e privi di prospettive.<\/p>\n<p>Per molti <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/migranti-ripresa-flussi-tunisia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">giovani<\/a> a queste difficolt\u00e0 si somma quella di vivere in una societ\u00e0 in progressiva islamizzazione a partire dalla fine della guerra civile nel 2002, quando gli islamisti riuscirono a legittimarsi a livello popolare aiutando materialmente la popolazione. <em>\u201c<\/em>Le moschee sostituivano il welfare\u201d spiega la Obinu, \u201cma oggi le nuove generazioni, sebbene la religione non sia in discussione, sono stufe di una gestione retrograda dell\u2019Islam\u201d.<\/p>\n<p>Il desiderio di emulazione degli europei, a partire dal modo di vestirsi fino al bisogno di vivere in un Paese democratico e laico struttura l\u2019esodo degli <em>harraga<\/em> &#8211; i bruciatori di confini &#8211; che dagli anni Duemila continuano a lasciare l\u2019Algeria alla volta dell\u2019Europa, sprovvisti di documenti, visti o passaporti, a bordo di piccole barche di legno o in vetroresina, muniti di salvagente e Gps e sfidando il mare e le leggi restrittive che in Algeria prevedono la detenzione anche per chi sia incriminato del reato di emigrazione clandestina.<\/p>\n<p><strong>Fuga di ragazzi senza studi n\u00e9 futuro<\/strong><br \/>\nIl fenomeno si \u00e8 evoluto negli anni. \u201cFino al 2009 questa nuova rotta migratoria aveva sedotto persone diplomate, ma anche nullafacenti, giovani e anziani. Gi\u00e0 dal 2009 le novit\u00e0 legislative in Italia e in Algeria innescano per\u00f2 un cambiamento: i minori hanno iniziato a partire sempre pi\u00f9 numerosi per ovvie ragioni di opportunit\u00e0, in quanto non espellibili. Dopo la Primavera araba ad Algeri, un nuovo cambiamento: l\u2019<em>harga<\/em> diventa un fenomeno generalizzato tra i ragazzi senza studi n\u00e9 futuro, che vivacchiavano di espedienti e che non avevano nulla da perdere. Prova di questo sono i numerosi atti di <strong>vandalismo<\/strong> verificatisi nella provincia di Cagliari, con il moltiplicarsi di denunce per furti e spaccio\u201d.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019<em>harrag<\/em> tipo \u00e8 un giovane uomo tra i 20 e i 35 anni, che sceglie di sfidare i rischi di una rotta non semplice per inseguire le promesse veicolate dai media e dai social network. Strumenti che contribuiscono a innescare la fuga, mentale ancor prima che effettiva, da una societ\u00e0 alla quale si sentono estranei.<\/p>\n<p>Per questi ventenni, il rifiuto della vita in Algeria \u00e8 tale che spesso l\u2019esigenza di abbandonarla trascende da uno specifico progetto migratorio. \u201cSulla meta da raggiungere\u201d aggiunge la Obinu \u201cforse vi \u00e8 stato un primo momento in cui la <strong>Francia<\/strong> era vista come punto d\u2019arrivo. Ma di fatto, davvero l\u2019unico scopo era arrivare in Europa, vedere con i propri occhi e con l\u2019ottimismo dello sprovveduto, guardarsi intorno e cercare una propria strada\u201d. Sistematizzare i fattori di spinta dietro la mobilit\u00e0 algerina resta tuttavia una sfida ardua<em>. <\/em>Nei fatti, i giovani migranti algerini sono dei rischiatutto pronti ad adattarsi a ogni circostanza pur di rispondere a quella sensazione di frustrazione descritta dai giovani algerini come <em>hogra<\/em>.<\/p>\n<p>Termine intraducibile in italiano, che i giovani algerini usano per descrivere il sentimento di impotenza e disadattamento che vivono in un contesto sociale percepito come distante e privo di prospettive.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi le agenzie stampa danno quotidianamente notizia di sbarchi di migranti algerini nel sud della Sardegna, tra le spiagge di Teulada, Porto Pino, Sant\u2019Antioco o Sant\u2019Anna Arresi. Si tratta della rotta Annaba-Sulcis, 200 chilometri o poco pi\u00f9 che gli algerini battono da oltre 10 anni. 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