{"id":67870,"date":"2018-01-06T06:06:33","date_gmt":"2018-01-06T05:06:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67870"},"modified":"2018-01-10T12:06:26","modified_gmt":"2018-01-10T11:06:26","slug":"iran-politica-estera-rohani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/iran-politica-estera-rohani\/","title":{"rendered":"Iran: se la politica estera diventa un fattore penalizzante"},"content":{"rendered":"<p>Le proteste iraniane sono anche la conseguenza, non calcolata, della politica regionale di Teheran: una strategia di successo, ma dal forte impatto, diretto e indiretto, sull\u2019economia nazionale. Ci\u00f2 che avviene in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-curdi-usa-arabia-saudita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a> \u00e8 in parte indecifrabile. Per\u00f2, pi\u00f9 passano i giorni, pi\u00f9 lo scontro fra le storiche fazioni interne al sistema della Repubblica islamica (il presidente riformatore Hassan <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/iran-riconferma-rohani-strategia-siria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Rohani<\/strong><\/a> vs Qassem <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/07\/iraq-equilibrio-precario\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Suleimani<\/strong><\/a>, il <em>pasdaran<\/em> capo degli Al-Quds) assume contorni netti, restituendo la tradizionale dualit\u00e0 dell\u2019Iran post-1979.<\/p>\n<p>Sui media occidentali prevalgono le semplificazioni cognitive (\u201cgiovani contro <em>mullah<\/em>\u201d) e qualche lettura critica di stampo &#8216;neoliberale&#8217;. Una riflessione incentrata sull\u2019analisi e l\u2019impatto della <strong>politica estera<\/strong> iraniana, come quella qui proposta, pu\u00f2 offrire un altro spunto interpretativo.<\/p>\n<p><strong>Rohani e la politica estera &#8216;rubata&#8217;<\/strong><br \/>\nDopo il 2003, la mutata struttura del sistema inter-statale mediorientale ha favorito l\u2019ascesa dell\u2019Iran. Ma Teheran \u00e8 stata, al contempo, artefice del nuovo (dis)ordine regionale, polarizzato dalla competizione egemonica fra sauditi e iraniani. Di fatto, la politica estera della presidenza Rohani non corrisponde alle intenzioni programmatiche dello stesso Rohani: e questo non \u00e8 dovuto, come spesso accade, a un pragmatico &#8216;cambio di rotta&#8217;. In un articolo-manifesto del 2014, redatto su <a href=\"https:\/\/www.foreignaffairs.com\/articles\/iran\/2014-04-17\/what-iran-really-wants\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Foreign Affairs<\/em><\/a> dal ministro degli esteri Mohammed Zarif, la presidenza iraniana delineava le direttrici di politica estera, vere precondizioni alla ripresa economica: ricostruzione dell\u2019economia, risoluzione della questione nucleare, fine dell\u2019isolamento internazionale.<\/p>\n<p>Il secondo e il terzo obiettivo sono stati raggiunti, mentre il rilancio economico nazionale (nonostante Rohani sia riuscito ad abbassare l\u2019inflazione dal 40% al 10%) \u00e8 stato schiacciato proprio dalla politica regionale di Teheran. Il \u201ccorridoio sciita\u201d che adesso collega l\u2019Iran alle coste del Mediterraneo orientale (Libano) via Iraq e Siria, disegnato dai <em>pasdaran<\/em> grazie a una strategia di <em>interventismo informale<\/em>, assai diversa dal nuovo <em>interventismo<\/em> <em>diretto<\/em> dei sauditi (vedi Yemen), \u00e8 la vera ragione di ostilit\u00e0 da parte dell\u2019Amministrazione <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-trump-accordo-nucleare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Trump<\/a><\/strong>, che ha disseminato di ostacoli burocratici e bancari il percorso post-sanzioni degli iraniani.<\/p>\n<p><strong>L\u2019interventismo di Suleimani<\/strong><br \/>\nL\u2019<em>interventismo informale<\/em>, poich\u00e9 affidato ai gruppi paramilitari e non all\u2019esercito regolare, \u00e8 il metodo della politica estera degli Al-Quds di Suleimani, quindi dei <em>pasdaran<\/em>, non del presidente Rohani, che ha poteri strategici assai limitati. La suddivisione dei compiti fra la presidenza e l\u2019ala paramilitare ha prodotto risultati nel primo mandato (2013-2017): il rassicurante presidente ha negoziato l\u2019accordo nucleare e ha riaperto l\u2019Iran agli investitori, mentre i Guardiani della Rivoluzione islamica tessevano sul campo ardite trame geopolitiche, fra Mesopotamia e Levante.<\/p>\n<p>Ma qualcosa \u00e8 cambiato. Paradossalmente, \u00e8 stato proprio un contesto regionale troppo favorevole all\u2019Iran (specie con la crisi e la caduta territoriale dell&#8217;autoproclamato Califfato) a generare un corto-circuito fra i due binari paralleli di politica interna: il riformatore-negoziale di Rohani e l\u2019espansionista-militare di Suleimani. E a farne adesso le spese \u00e8 l\u2019ala pi\u00f9 centrista, insieme alla ripresa economica.<\/p>\n<p><strong>Austerit\u00e0 interna, spese estere<\/strong><br \/>\nLa legge di bilancio 2018 presentata da Rohani il 10 dicembre scorso ha evidenziato questa dicotomia di governo, forse dando involontariamente il l\u00e0 alla diffusione del malcontento popolare. Il presidente ha dovuto aumentare i prezzi della benzina e dei principali generi alimentari, mentre gli stanziamenti per le fondazioni religiose (le <em>bonyad<\/em>, gi\u00e0 esentate dalle tasse), autentici contenitori clientelari che detengono il 60% dell\u2019economia nazionale, sono invece cresciuti. Si aggiungono poi i costi delle operazioni degli Al-Quds (in Siria e in Iraq), le sovvenzioni alla galassia transnazionale sciita (Hezbollah in Libano, Hamas, in parte gli huthi in Yemen) e quelle per l\u2019Afghanistan in ricostruzione. Durante il mandato Rohani, le spese militari sono aumentate del 145%, sebbene Teheran abbia in percentuale del PIl un budget der la difesa (3%) molto inferiore a quello di Riad (9,8%).<\/p>\n<p>Certo, quando il sedicente Stato islamico ha issato la bandiera nera su Mosul, gli iraniani hanno subito sostenuto l\u2019impegno militare dei <em>pasdaran<\/em> contro gli <em>jihadisti<\/em>. Tuttavia, c\u2019\u00e8 differenza fra la <em>protezione dei confini<\/em> in chiave anti-Daesh e la <em>proiezione oltre i confini<\/em>, inclusa la ricostruzione della Siria e la creazione di nuove, costose, reti di <em>patronage<\/em> siriane e irachene.<\/p>\n<p><strong>Legittimit\u00e0 politica e repressione<\/strong><br \/>\nLa sensazione \u00e8 che la percezione interna della politica estera disegnata dai Guardiani della Rivoluzione stia cambiando: questo pu\u00f2 aprire faglie sociali impreviste, forse \u00e8 gi\u00e0 accaduto. Dal momento che l\u2019attuale postura regionale iraniana appare meno ideologica del solito (a parte la consueta retorica anti-imperialista), ma \u00e8 pi\u00f9 prosaicamente dettata da una logica di potenza volta al sostegno dei gruppi transnazionali sciiti filo-Teheran, essa non produce sufficiente legittimit\u00e0 politica, quindi non pu\u00f2 assicurare &#8211; a differenza di ieri &#8211; la stabilit\u00e0 del regime.<\/p>\n<p>Rohani voleva limitare lo \u201cstato di sicurezza\u201d. Invece, le proteste di questi giorni peggioreranno la situazione delle periferie iraniane in cui vivono le minoranze discriminate, anche sunnite e di etnia curda e araba: i <em>pasdaran <\/em>si sono dispiegati proprio nelle province di Hamadan (curdi), Luristan (lur) e Isfahan. Dopo lo shock dell\u2019attentato di Teheran, rivendicato da Daesh lo scorso giugno, l\u2019Iran si riscopre vulnerabile, dall\u2019interno.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Thierry Roge\/Belga via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le proteste iraniane sono anche la conseguenza, non calcolata, della politica regionale di Teheran: una strategia di successo, ma dal forte impatto, diretto e indiretto, sull\u2019economia nazionale. Ci\u00f2 che avviene in Iran \u00e8 in parte indecifrabile. 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