{"id":67890,"date":"2018-01-06T23:53:01","date_gmt":"2018-01-06T22:53:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67890"},"modified":"2018-01-11T19:23:34","modified_gmt":"2018-01-11T18:23:34","slug":"ue-male-oscuro-tenuta-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-male-oscuro-tenuta-democrazia\/","title":{"rendered":"Ue: il male oscuro, la tenuta della democrazia"},"content":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 un male oscuro nel futuro dell\u2019<strong>Ue<\/strong>. Non si tratta tanto dell\u2019economia o della Brexit o dei difficili rapporti con Donald Trump. E\u2019 la tenuta della natura democratica dell\u2019Unione europea e della <strong>democrazia<\/strong> in alcuni suoi Stati membri a preoccuparci. Da questo punto di vista il 2018 si apre con alcuni eventi significativi.<\/p>\n<p>A Budapest si precipita il nuovo primo ministro della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-quote-ue-tusk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Polonia<\/strong><\/a> Mateusz Morawiecki a cercare e ricevere il pieno sostegno del suo collega Viktor Orban nella difesa dalla procedura di sanzione aperta dalla Commissione per violazione dell\u2019art. 7 del Trattato. La politicizzazione del sistema giudiziario voluta da Varsavia si pone contro qualsiasi modello di separazione dei poteri, vero cardine della democrazia occidentale. L\u2019intervento di Bruxelles era quindi inevitabile. Ma perch\u00e9 la sanzione, fra cui l\u2019esclusione dal voto nelle sedi comunitarie, diventi operativa occorre l\u2019unanimit\u00e0 da parte degli altri Stati membri. Come c\u2019era da aspettarsi, il leader ungherese ha promesso al premier polacco di opporre il veto dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-ungheria-quote-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ungheria<\/strong><\/a>, Paese, anch\u2019esso, in odore di atteggiamenti liberticidi nei confronti della stampa e con un accentramento eccessivo di potere esecutivo nelle mani di Orban.<\/p>\n<p>In parallelo scoppia un profondo dissidio fra Slovenia e Croazia sull\u2019applicazione di un arbitrato da parte della Corte permanente dell\u2019Aja relativo alla definizione di una vecchia disputa di confine sul Golfo di Pirano nell\u2019Adriatico. A Zagabria l\u2019attribuzione di tre quarti della costa a Lubiana non va bene. Non basta la sentenza \u201csuper partes\u201d della Corte. La contesa viene quindi riportata in modo provocatorio in sede di Commissione europea, ben sapendo che sul tema dei confini essa \u00e8 molto riluttante a intervenire, anche in considerazione del fatto che si tratta di due Stati membri dell\u2019Unione e che questioni del genere non dovrebbero pi\u00f9 esistere o quasi.<\/p>\n<p><strong>Due presidenze: Bulgaria e Austria<\/strong><br \/>\nSullo sfondo del 2018 si profilano poi due presidenze di turno. La prima, da poco avviata, \u00e8 della <strong>Bulgaria<\/strong>. Il nuovo presidente Rumen Radev \u00e8 certamente molto fiero di assumere questo importante compito. Peccato che, proprio nei giorni iniziali della presidenza Ue, Radev abbia deciso di porre il veto su una legge anticorruzione votata a dicembre dal suo Parlamento. A tale proposito va forse ricordato che in termini di corruzione la Bulgaria si colloca al 109\u00b0 posto su 180 paesi scrutinati da <em>Reporters Without Borders<\/em> e che la Commissione di Bruxelles si occupa della questione con grande preoccupazione attraverso una procedura di cooperazione e verifica per aiutare questo Paese ad uscire dalla sua una galoppante corruzione. Anche in questo caso, poi, sussistono molti dubbi sullo stato della libert\u00e0 di stampa e sul ruolo della legge.<\/p>\n<p>Il secondo semestre di presidenza Ue si prospetta in modo ancora pi\u00f9 ambiguo, allorquando le redini del Consiglio passeranno sotto la guida dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/austria-kurz-renzi-orban\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Austria<\/strong><\/a>, dove, come \u00e8 ben noto, il partito estremista di destra (Fpoe) detiene oggi le leve di tre ministeri chiave: Esteri, Difesa e Interno. A differenza del 2000, quando una simile coalizione di governo cre\u00f2 una fortissima reazione di ripulsa nei confronti dell\u2019Austria da parte dell\u2019Ue, in questa occasione le preoccupazioni di Bruxelles sono state molto pi\u00f9 caute, anche perch\u00e9 ormai la destra fascista e\/o estremista alligna nell\u2019intera Unione, con partiti molto vicini a conquistare il potere, come si \u00e8 pi\u00f9 volte rischiato nel 2017.<\/p>\n<p>Meglio quindi cercare di assorbire lo shock contrastando queste tendenze con un rilancio delle politiche dell\u2019Unione, come proposto dal presidente Emmanuel Macron in Francia. Ma non vi \u00e8 dubbio che questo fortissimo disagio politico europeo non si limiti al puro e semplice risultato di questa o quella elezione nazionale. Riguarda invece il ruolo dell\u2019Ue come \u00e0ncora di democrazia e di rispetto della legge.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;illusione del binomio automatico Ue\/democrazia<\/strong><br \/>\nCi eravamo illusi che il binomio Ue\/Democrazia fosse quasi automatico. Negli importanti allargamenti degli Anni \u201980 l\u2019adesione alla Comunit\u00e0 da parte di paesi appena usciti da regimi dittatoriali, Grecia, Spagna e Portogallo, aveva come significato quello di consolidare il ritorno alla democrazia e di fare prevalere il ruolo della legge sull\u2019arbitrio e la sopraffazione. Nel 2004 con il grande allargamento all\u2019Est si pensava di avere ottenuto un analogo risultato: ormai, si diceva, la nascente democrazia nei paesi ex-sovietici avrebbe trovato uno straordinario incentivo ed ancoraggio nella partecipazione diretta ai processi decisionali tipici di una istituzione sovranazionale quale si riteneva fosse l\u2019Unione.<\/p>\n<p>Purtroppo cos\u00ec non \u00e8 stato e l\u2019atteggiamento su temi cruciali come l\u2019immigrazione e la richiesta di solidariet\u00e0 fra gli stati membri non ha trovato ascolto n\u00e9 nel gruppo di Visegrad (cui oggi si aggiunge anche l\u2019Austria) e neppure negli altri membri balcanici. Ma non \u00e8 solo il tema dell\u2019immigrazione a segnare un solco fra Est ed Ovest dell\u2019Unione, bens\u00ec l\u2019atteggiamento generale nei confronti della democrazia europea.<\/p>\n<p>Le ragioni di tale difficolt\u00e0 sono pi\u00f9 di una, ma un paio giocano un ruolo chiave. La prima \u00e8 che il nazionalismo ad est tende a prevale sulla ricerca della democrazia: i confini hanno riacquistato una grande importanza nella definizione e consolidamento delle varie identit\u00e0 nazionali, anche a costo di violare i processi democratici importati dalle esperienze dell\u2019Ovest. La seconda e pi\u00f9 consistente ragione ha a che fare con la degenerazione del processo decisionale comunitario, ormai completamente sbilanciato sul metodo intergovernativo: metodo che rimette in gioco il ruolo fondamentale degli stati nazionali all\u2019interno dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>A perdere in entrambe i casi \u00e8 il ruolo della democrazia, dal voto a maggioranza alla distinzione e bilanciamento di ruoli fra le diverse istituzioni. Ci vorr\u00e0 quindi ben altro slancio, rispetto ai vari problemi oggi sul tappeto dell\u2019Unione (dal completamento dell\u2019Unione bancaria a una nuova politica dell\u2019asilo) per rivitalizzare la natura valoriale di un processo di integrazione che sta perdendo gradualmente il suo significato originario di democrazia sovranazionale a vantaggio dei propri membri statuali. Se questa sfida non verr\u00e0 presto affrontata ci troveremo a rimediare malamente, giorno dopo giorno, ai guasti del nazionalismo e dei fascismi risorgenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi \u00e8 un male oscuro nel futuro dell\u2019Ue. Non si tratta tanto dell\u2019economia o della Brexit o dei difficili rapporti con Donald Trump. E\u2019 la tenuta della natura democratica dell\u2019Unione europea e della democrazia in alcuni suoi Stati membri a preoccuparci. Da questo punto di vista il 2018 si apre con alcuni eventi significativi. 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