{"id":6790,"date":"2007-12-10T00:00:00","date_gmt":"2007-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/dalema-per-litalia-un-ruolo-nuovo-in-medioriente\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:09","slug":"dalema-per-litalia-un-ruolo-nuovo-in-medioriente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/dalema-per-litalia-un-ruolo-nuovo-in-medioriente\/","title":{"rendered":"D&#8217;Alema: per l&#8217;Italia un ruolo nuovo in Medioriente"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha svolto un ruolo importante nella preparazione della Conferenza di Annapolis per il rilancio del processo di pace tra Israele e palestinesi. Si \u00e8 adoperata in particolare, per la partecipazione dei Paesi arabi, che \u00e8 stata senza precedenti. Oggi la diplomazia italiana \u00e8 di nuovo al lavoro in vista dell\u2019appuntamento del 17 dicembre a Parigi, dove si incontreranno i Paesi donatori per la Palestina. \u00c8 dunque un ruolo attivo quello che, in questa intervista, il ministro degli Esteri Massimo D\u2019Alema rivendica all\u2019Italia in campo internazionale. D\u2019Alema tocca tutti i temi pi\u00f9 attuali, dal Medio Oriente al Mediterraneo, dall\u2019Iran alla Russia, dal Pakistan all\u2019Afghanistan, delineando i compiti della politica estera italiana su tutti gli scenari pi\u00f9 complessi di un mondo \u201cche presenta certo molti rischi, ma anche grandi opportunit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p><b>Ministro, come valuta i risultati della Conferenza internazionale sul Medio Oriente che si \u00e8 appena svolta ad Annapolis e quale \u00e8 stato il ruolo dell\u2019Italia? <\/b><br \/>\nL\u2019Italia ha preso parte alla Conferenza e ha giocato un ruolo attivo alla vigilia per favorirne il successo, anche sul piano della partecipazione dei paesi arabi che \u00e8 stata assai ampia, come noi volevamo. Va dato il merito alla diplomazia americana, a Bush e a Condoleezza Rice, per l\u2019impegno profuso e il coraggio dimostrato. Ma se il processo di pace dopo sette anni di stasi \u00e8 tornato al centro dell\u2019agenda internazionale \u00e8 anche merito dell\u2019Italia e dell\u2019Europa. Abbiamo sempre sostenuto che senza una soluzione del problema palestinese sarebbe stato difficile pensare di stabilizzare il Medio Oriente. I fatti ci hanno dato ragione.<\/p>\n<p><b>Quali nuovi elementi sono emersi per sperare di avviare a soluzione la complessa questione israelo-palestinese?<\/b><br \/>\nSar\u00e0 importante, anzi decisivo, assicurare un \u2018follow up\u2019 concreto ed immediato a quanto \u00e8 stato deciso ad Annapolis. Dovremo tutti assumerci le nostre responsabilit\u00e0, gli Usa, l\u2019Europa, la Russia, in quanto membro del \u201cQuartetto\u201d. Il 17 dicembre si svolger\u00e0 a Parigi una Conferenza donatori per la Palestina e anche la Russia si \u00e8 impegnata ad ospitare un evento agli inizi dell\u2019anno prossimo. C\u2019\u00e8 una rinnovata volont\u00e0 internazionale di dare una svolta al negoziato senza per\u00f2 &#8211; ed \u00e8 questa la novit\u00e0 positiva di Annapolis &#8211; cadere nuovamente nella trappola di un processo \u2018open- ended\u2019 che, in quanto tale, \u00e8 intrinsecamente fragile: le due parti hanno consentito, infatti, di cercare i termini di un accordo entro la fine del 2008.<\/p>\n<p><b>Ritiene che il mondo arabo si senta sufficientemente coinvolto e responsabilizzato rispetto al percorso che si \u00e8 deciso di avviare ad Annapolis?<\/b><br \/>\nGuardi, l\u2019altro elemento positivo che oggi gioca in favore di una possibile soluzione \u00e8 la coesione dei paesi arabi sunniti che guardano con preoccupazione all\u2019ascesa dell\u2019Iran sciita e sono interessati a ricercare, tramite la soluzione del problema palestinese, una normalizzazione dei loro rapporti con Israele. Naturalmente il cammino \u00e8 ancora lungo e difficile e le incognite sono numerose. I possibili \u201cfattori frenanti\u201d che potrebbero interferire sono molti: le divisioni irrisolte nel campo palestinese, l\u2019atteggiamento della Siria (la cui partecipazione ad Annapolis \u00e8 comunque un fatto positivo), la crisi istituzionale in Libano. Ci sar\u00e0 bisogno nei prossimi mesi di una costante presenza diplomatica da parte di tutti i membri del Quartetto per evitare il rischio che il processo di Annapolis deragli.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia, insieme a Francia e Spagna, \u00e8 anche attivamente coinvolta nella ricerca di una soluzione alla crisi libanese. Qual \u00e8 il suo bilancio dell\u2019attivit\u00e0 della missione Unifil II, nel Sud del paese, e quale crede che potr\u00e0 essere la sua funzione in futuro?<\/b><br \/>\nIl bilancio \u00e8 estremamente positivo. Parlano i fatti. La missione \u00e8 riuscita a consolidare la pace al confine tra Israele e Libano. Senza questa pace sarebbe stato impossibile pensare a una ripresa del processo negoziale israelo-palestinese. Il bilancio \u00e8 positivo anche per l\u2019Italia e per l\u2019Europa. Abbiamo dimostrato come europei di essere pronti ad assumerci responsabilit\u00e0 di sicurezza. Non siamo pi\u00f9 soltanto \u2018payers\u2019 in Medio Oriente, ma anche, e finalmente, \u2018players\u2019. La missione ha un suo mandato ben preciso (la ris. 1701). Ma la sua presenza pu\u00f2 avere riflessi positivi pi\u00f9 ampi per la regione nel suo complesso. E ci\u00f2 sar\u00e0 particolarmente rilevante nei prossimi mesi in cui si dovr\u00e0 dare seguito concreto agli impegni di Annapolis.<\/p>\n<p><b>Sullo sfondo della Conferenza di Annapolis c\u2019\u00e8 stato anche, come lei ha ricordato, il tema dei rapporti con l\u2019Iran. Ritiene che il nuovo round di sanzioni all\u2019Iran, di cui si discute in sede europea, possa avere un ruolo politico positivo per rallentare il programma nucleare, o sarebbero pi\u00f9 efficaci altre strade? <\/b><br \/>\nLe sanzioni sono uno strumento di pressione politica che pu\u00f2 contribuire nel tempo ad alterare il calcolo costi\/benefici del regime che le subisce e spingere quindi a una maggiore flessibilit\u00e0 negoziale. In questo senso, la loro efficacia dipende soprattutto dall\u2019ampiezza del numero dei paesi che le applicano. Noi non siamo in linea di principio contrari a sanzioni europee, ma le sanzioni pi\u00f9 efficaci sono quelle adottate dal Consiglio di Sicurezza. Per riuscire a cambiare il comportamento del regime le sanzioni devono essere accompagnate anche da incentivi. Questi ultimi servono infatti ad aumentare il costo di un comportamento non cooperativo. L\u2019Iran \u00e8 interessato a un riconoscimento del suo ruolo regionale. Teheran dovrebbe rendersi conto che otterr\u00e0 pi\u00f9 facilmente questo riconoscimento attraverso la cooperazione sul dossier nucleare che servirebbe a rassicurare anche i paesi della regione. \u00c8 pi\u00f9 vantaggioso e meno costoso per l\u2019Iran stesso guadagnarsi questo riconoscimento regionale attraverso il rispetto dei vicini anzich\u00e9 con la minaccia.<\/p>\n<p><b>Mentre la comunit\u00e0 internazionale si interroga su come affrontare la proliferazione nucleare in Iran, si \u00e8 diffuso il timore che la crisi in Pakistan possa aggravarsi, sconvolgendo ulteriormente i gi\u00e0 precari equilibri regionali. Cosa stanno facendo l\u2019Italia e l\u2019Unione Europea per cercare di evitarlo? <\/b><br \/>\nDopo le apprensioni delle scorse settimane, gli ultimi sviluppi in Pakistan ci appaiono incoraggianti. Le pressioni internazionali esercitate da pi\u00f9 parti, Italia e Ue incluse, vi hanno certamente contribuito e il presidente pakistano sembra aver sostanzialmente recepito gli inviti alla ripresa di un processo democratico che gli sono stati rivolti da pi\u00f9 parti. Dopo essersi dimesso da Comandante delle Forze Armate e aver giurato da Presidente in abiti civili, Musharraf ha infatti dichiarato che il prossimo 16 dicembre verr\u00e0 revocato lo stato d&#8217;emergenza. Mentre il Governo sostiene di aver liberato gran parte dei prigionieri politici arrestati nelle scorse settimane, il Presidente ha assicurato il suo massimo affinch\u00e9 le elezioni dell&#8217;8 gennaio si svolgano in maniera trasparente, invitando le opposizioni a prendervi parte.<br \/>\nL&#8217;Italia e l&#8217;Ue rimangono molto attente agli sviluppi di una situazione che appare ancora molto delicata. Una riconciliazione nazionale tra il Governo e le opposizioni democratiche deve essere incoraggiata in ogni modo. La comunit\u00e0 internazionale deve dunque continuare nei suoi sforzi coordinati, ponendo particolare attenzione affinch\u00e9 le elezioni siano effettivamente libere e trasparenti. Anche alla luce della cruciale rilevanza strategica del Pakistan in Asia meridionale, e dei complessi rapporti di Islamabad con Afghanistan e India, dovremo ancora adoperarci per favorire la stabilit\u00e0 della regione.<\/p>\n<p><b>Quali conseguenze pu\u00f2 avere la crisi in Pakistan sull\u2019Afghanistan? Se il conflitto dovesse allargarsi e ci venisse richiesto di aggiornare le nostre regole di ingaggio, che tipo di risposta saremmo in grado di dare?<\/b><br \/>\nLa situazione in Pakistan dimostra la fondatezza dell\u2019approccio regionale sull\u2019Afghanistan sostenuto da tempo dal governo italiano. Abbiamo sempre detto che in una regione cos\u00ec interconnessa \u00e8 difficile pensare di poter stabilizzare singolarmente l\u2019Afghanistan se non si stabilizzano anche i vicini, in primis il Pakistan, e se non si crea una cornice di co-responsabilizzazione regionale che impegni tutti i paesi vicini. Era questo il senso della nostra idea di una Conferenza internazionale. Un\u2019idea che resta a mio avviso valida e che bisogner\u00e0 mantenere in agenda e realizzare al momento opportuno e che abbiamo approfondito qualche giorno fa sia con il Ministro degli Esteri tedesco Steinmeier che con quello francese Kouchner. Nell\u2019ipotesi di un allargamento del conflitto si richiederebbe una risposta politica collettiva della comunit\u00e0 internazionale, e delle Nazioni Unite in primo luogo. La Nato \u00e8 in Afghanistan su mandato delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p><b>Passiamo alla Russia. Alla luce dei gravi fatti che hanno caratterizzato la recente tornata elettorale e delle pesanti posizioni assunte da Putin su diversi dossier interni ed internazionali, quali sono a suo avviso le prospettive del rapporto tra i paesi occidentali e il Cremlino?<\/b><br \/>\nNon c\u2019\u00e8 dubbio che i rapporti tra la Russia e l\u2019Occidente attraversino oggi una fase non facile. La Russia sta cercando in tutti i modi, e con una nuova assertivit\u00e0, di recuperare il terreno perduto negli anni Novanta; l\u2019Occidente d\u2019altra parte non si \u00e8 ancora abituato a questa nuova situazione. Credo che vi siano responsabilit\u00e0 reciproche alla base delle recenti difficolt\u00e0. L\u2019Europa non \u00e8 riuscita finora a esprimersi con una voce unica nei confronti della Russia e l\u2019Occidente in generale non ha trovato un linguaggio coerente, chiaro e realistico nei confronti di Mosca. D\u2019altra parte la Russia dovrebbe anch\u2019essa capire che \u00e8 poco utile cercare di definirsi contro l\u2019Occidente per affermare il suo rango: \u00e8 un grande paese, membro del G8, del Gruppo di Contatto, che ha stabilito un rapporto paritario con la Nato tramite il Consiglio Nato-Russia. Ed \u00e8 soprattutto un paese europeo con cui l\u2019Europa e l\u2019Occidente vogliono stabilire un rapporto di stretta e reciprocamente vantaggiosa collaborazione.<br \/>\nSi tratta quindi di superare un certo deficit di fiducia che ancora esiste. In ogni caso, al di l\u00e0 dell\u2019ottimo rapporto bilaterale italo-russo, la realt\u00e0 \u00e8 che Europa e Russia hanno bisogno l\u2019una dell\u2019altra, sono fortemente interdipendenti sul piano dell\u2019energia, del\u2019economia e della soluzione dei problemi della sicurezza globale, dalla non proliferazione al terrorismo. \u00c8 un problema di tempo, ma il rapporto con la Russia ha buone prospettive di consolidamento. Due processi mi sembrano particolarmente importanti: l\u2019ingresso della Russia nell\u2019Omc e la sua piena integrazione nel sistema di regole comuni dell\u2019economia mondiale; e il fatto che l\u2019Unione Europea rinnovi su basi pi\u00f9 solide, con un nuovo Trattato, il suo rapporto con la Russia.<\/p>\n<p><b>Lei ha pi\u00f9 volte affermato che l\u2019Italia deve esercitare fino in fondo il suo ruolo regionale nel Mediterraneo. Quali passi concreti sta compiendo l\u2019Italia e cosa pensa del progetto di Unione mediterranea avanzato da Sarkozy?<\/b><br \/>\nL\u2019Italia ha ovviamente l\u2019interesse a vedere un\u2019Europa con una forte vocazione e dimensione mediterranee, in grado di svolgere un ruolo attivo sul piano globale, rivolta quindi non solo ad Est, ma anche a Sud. In questo senso vediamo positivamente le iniziative che valorizzano il Mediterraneo e la cooperazione concreta con i paesi di quell\u2019area. Stiamo studiando i dettagli della proposta francese. Riteniamo che qualsiasi nuova iniziativa debba comunque servire a rafforzare quanto l\u2019Unione Europea sta gi\u00e0 facendo verso i paesi del Mediterraneo nel quadro del processo di Barcellona e della politica di vicinato, ma ci\u00f2 senza inficiare la prospettiva europea della Turchia. Riteniamo infatti che un\u2019Europa con forte dimensione mediterranea e protagonista sulla scena globale possa solo trarre vantaggio dall\u2019 avere la Turchia tra i suoi membri.<\/p>\n<p><b>Un\u2019ultima domanda: quali sono gli obiettivi della nuova \u201cUnit\u00e0 di riflessione strategica\u201d che \u00e8 stata appena costituita all\u2019interno del Ministero degli Esteri? <\/b><br \/>\nL\u2019obiettivo del Gruppo di Riflessione Strategica &#8211; guidato da Marta Dass\u00f9 come responsabile scientifico e da Maurizio Massari, capo dell\u2019Unit\u00e0 di Analisi e Programmazione, come coordinatore &#8211; \u00e8 quello di svolgere un approfondimento sugli interessi nazionali strategici dell\u2019Italia in un\u2019ottica di medio e lungo periodo. Si tratta di riflettere sul ruolo e le opzioni internazionali per l\u2019Italia in un mondo sempre pi\u00f9 complesso e in rapida trasformazione, che presenta allo stesso tempo forti rischi ma anche grandi opportunit\u00e0. \u00c8 un approfondimento per il quale sono necessari gli input dei vari settori della societ\u00e0 italiana, dalla diplomazia, al mondo economico, a quello accademico, alla societ\u00e0 civile. Il Gruppo di Riflessione Strategica ha il compito di mettere insieme questi input e di presentare delle proposte operative. Un esercizio assai simile lo stanno conducendo in questi mesi anche altri paesi europei, in particolare francesi e inglesi, con i quali ci consultiamo costantemente. I problemi internazionali sono sempre pi\u00f9 comuni e richiedono soluzioni comuni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia ha svolto un ruolo importante nella preparazione della Conferenza di Annapolis per il rilancio del processo di pace tra Israele e palestinesi. Si \u00e8 adoperata in particolare, per la partecipazione dei Paesi arabi, che \u00e8 stata senza precedenti. 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