{"id":67907,"date":"2018-01-11T08:13:51","date_gmt":"2018-01-11T07:13:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67907"},"modified":"2018-01-16T06:37:55","modified_gmt":"2018-01-16T05:37:55","slug":"corea-giochi-kim-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/corea-giochi-kim-trump\/","title":{"rendered":"Corea: con la &#8216;mossa dei Giochi&#8217;, vantaggio a Kim su Trump"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>Kim<\/strong> Jong-un si \u00e8 detto e scritto a ragione tutto il male possibile. Si mostra del tutto indifferente alle regole della convivenza fra nazioni. Il modo con cui destina gran parte delle magre risorse del suo Paese a un arsenale che potrebbe presto comprendere sottomarini nucleari la dice lunga su come si prenda cura di una popolazione, per cui la mobilitazione nazionalista appare un ben misero rimedio alla fame. La reale consistenza del suo arsenale nucleare deve essere dimostrata, ma la semplice minaccia basta per mettere in discussione gli equilibri nella regione, lanciando una sfida alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/corea-nord-kim-fronte-orientale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Corea<\/strong><\/a> del Sud, dando un forte avvertimento al <strong>Giappone<\/strong>, facendo capire alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/corea-impasse-cina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Cina<\/strong><\/a> di essere un alleato con cui \u00e8 necessario fare i conti. Lo sviluppo di missili intercontinentali in grado di colpire gli <strong>Usa<\/strong> gli permetterebbe di chiudere strategicamente il cerchio, ponendolo al centro di una riedizione in chiave asiatica dell\u2019equilibrio del terrore cui legare, al pari di quello fra i due blocchi all&#8217;epoca della Guerra Fredda, i destini della pace mondiale.<\/p>\n<p><strong>Kim: lucidit\u00e0 e capacit\u00e0 di manovra, pi\u00f9 che imprevedibilit\u00e0 e irrazionalit\u00e0<\/strong><br \/>\nL\u2019imprevedibilit\u00e0 e l\u2019apparente irrazionalit\u00e0 di molte sue posizioni sono state spesso liquidate come quelle di una personalit\u00e0 psicotica, disposta a trascinare il mondo in una tragedia insensata. Ma una simile lettura sarebbe semplicistica. Il suo disegno \u00e8 pericolosissimo, ma non \u00e8 a una guerra che segnerebbe la fine del regime che pensa. Il suo obiettivo appare quello di garantirsi da un lato l\u2019invulnerabilit\u00e0, cercata invano da suo nonno e da suo padre; e, dall&#8217;altro, di conseguire una sorta di forzosa legittimazione internazionale. La retorica bellicista e la capacit\u00e0 <strong>nucleare<\/strong> fanno parte di una strategia &#8211; cinica e perversa quanto si vuole, ma lucida &#8211; volta ad innalzare l\u2019asticella del confronto sino al punto di rendere improponibili soluzioni militari. Sar\u00e0 molto difficile che possa rinunciare alla bomba, visto che il suo possesso gli garantisce di non fare la fine di Gheddafi o Saddam e contribuisce a mettere in dubbio la seriet\u00e0 della garanzia di sicurezza americana tanto nei confronti di Seul come, in senso lato, dell\u2019intera regione.<\/p>\n<p>Kim conosce le regole che governano le democrazie occidentali, poich\u00e9 ha avuto modo di studiarle negli anni di permanenza dorata in Svizzera, e l\u2019andamento della vicenda per la partecipazione di Pyongyang ai <strong>Giochi<\/strong> olimpici invernali di Pyeonchang fornisce la riprova di una abilit\u00e0 tattica \u2013 unita alla capacit\u00e0 di sfruttare a proprio vantaggio i meccanismi politico-psicologici dell\u2019Occidente \u2013 che pochi erano disposti a riconoscergli. Dichiarandosi disponibile ad inviare suoi atleti (e magari, come nel pattinaggio artistico, conquistare medaglie), egli \u00e8 riuscito a uscire dal <em>cul de sac<\/em> in cui rischiava di finire, annunciando misure di apertura in materia di comunicazione e di contatti militari tutte da verificare, ma subito accolte da una Corea del Sud interessata a fare delle sue Olimpiadi un successo planetario. Cos\u00ec facendo, egli ha dichiarato di volersi porre allo stesso livello di tutti nel rispettare lo spirito decoubertiniano, lasciando ad altri il compito di ricordarne la veste di paria internazionale. Resta da vedere quanto, Olimpiadi a parte, le aperture saranno confermate. Ma al momento la mano tattica di Kim appare vincente, con Seul disposta a seguire il gioco per massimizzare da parte sua il vantaggio che deriva alla sua proiezione internazionale.<\/p>\n<p><strong>Trump: tra manifestazioni &#8216;muscolari&#8217; e ricerca di mediazioni<\/strong><br \/>\nDavanti alla capacit\u00e0 manovriera di Kim, la posizione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/trump-asia-america-opportunita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Trump<\/strong><\/a> ha oscillato fra manifestazioni &#8216;muscolari&#8217; e ricerca di mediazioni, soprattutto verso la Cina. Pechino \u00e8 sicuramente preoccupata, ma Xi non ha grande interesse a muoversi sino a che il degrado della situazione non gli consentisse di estrarre il massimo vantaggio nei confronti di Washington. Trump pu\u00f2 far fare dichiarazioni bellicose ai suoi generali, ma pu\u00f2 permettersi una guerra al buio ancor meno del suo avversario: pesano i meccanismi di controllo del governo e del Congresso che in una democrazia contano eccome. La mossa olimpica di <em>Rocket Man<\/em> lo ha spiazzato, costringendolo ad accodarsi di malavoglia al corteo di quanti inneggiano alla riduzione delle tensioni, in attesa di sviluppi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che quello di una denuclearizzazione totale improbabile, un obiettivo potrebbe essere quello di una limitazione delle capacit\u00e0 di offesa strategica di Kim, con una garanzia internazionale di ferro. Qui entra in gioco un altro elemento. Per gli americani, la sola idea di un attacco nucleare capace di colpire New York o Los Angeles \u00e8 inaccettabile psicologicamente, prima ancora che politicamente. L\u201911 Settembre, con tutto il suo orrore, fu un\u2019altra cosa e l\u2019unica volta in cui un rischio del genere si profil\u00f2, durante la crisi dei missili di Cuba del 1962, il panico non esplose perch\u00e9 il sangue freddo di Kennedy (e di Krusciov) permise di chiudere la cosa in tempo (nell\u2019Universit\u00e0 in California dove mi trovavo si pens\u00f2 seriamente a una evacuazione generale, perch\u00e9 era all&#8217;interno del raggio d\u2019azione dei missili russi). Stavolta sono diversi il contesto e la qualit\u00e0 dei protagonisti, ma il pericolo rimane e il sangue freddo non abbonda. Se le cose dovessero volgere nuovamente al brutto e Kim ritornasse ad agitare la sua minaccia, potrebbe innescare una reazione contraria nell&#8217;opinione pubblica americana, alimentandone la \u201ccorda pazza\u201d della paura, rendendo problematico qualsiasi compromesso e spingendo Trump a sottovalutare a sua volta il margine di manovra a disposizione dell\u2019avversario.<\/p>\n<p><strong>Una partita ancora aperta<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 detto che debba andare cos\u00ec. In questa partita, uno dei due sta facendo un gioco al limite, anche criminale, per assicurarsi la sopravvivenza. L\u2019altro, deve saper governare una situazione in cui razionalit\u00e0 e sicurezza potrebbero entrare in conflitto. Le carte del primo appaiono a prima vista tatticamente forti; il secondo ha dalla parte sua il vantaggio di una democrazia matura. La percezione esatta della psicologia rispettiva sar\u00e0 fondamentale e i margini per una soluzione positiva ci sono, anche se la possibilit\u00e0 di errori, come ha spiegato Stefano <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/nucleare-tecnologia-uccide-dissuasione\/\"><strong>Silvestri<\/strong><\/a> su questa rivista, \u00e8 sempre dietro l\u2019angolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Kim Jong-un si \u00e8 detto e scritto a ragione tutto il male possibile. Si mostra del tutto indifferente alle regole della convivenza fra nazioni. 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