{"id":67949,"date":"2018-01-14T21:15:12","date_gmt":"2018-01-14T20:15:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67949"},"modified":"2018-01-18T08:25:00","modified_gmt":"2018-01-18T07:25:00","slug":"cina-evoluzione-galassia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/cina-evoluzione-galassia\/","title":{"rendered":"Cina: evoluzione d&#8217;una galassia, tra opportunit\u00e0 e criticit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><u><\/u>A fine anno 2017, la pubblicistica anglofona \u2013 il settimanale inglese <em>The Economist<\/em> nel mese di ottobre e quello americano <em>Time<\/em> nel mese di novembre \u2013 ha enfatizzato i risultati pi\u00f9 recenti raggiunti dalla <strong>Cina<\/strong>. Il primo evidenziando la straordinaria concentrazione di potere nelle mani del presidente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/cina-xi-potere-amici\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Xi<\/strong> <\/a>Jinping, il secondo titolando in caratteri (anche) cinesi la propria copertina.<\/p>\n<p>Stiamo assistendo dunque davvero ad una transizione dal Washington <em>consensus<\/em> al Pechino <em>consensus, <\/em>al di l\u00e0 dei pi\u00f9 recenti proclami cartacei d\u2019oltremare e d\u2019oltremanica? Da una osservazione sommaria, appaiono esserci in realt\u00e0 sia opportunit\u00e0 che criticit\u00e0 per una <em>grand strategy<\/em> cinese vincente nel periodo 2018-2049, anno in cui si celebrer\u00e0 il <em>centenary goal<\/em> della fondazione della Repubblica popolare.<\/p>\n<p><strong>Tra cantieri navali e fabbriche di sogni<br \/>\n<\/strong>Le opportunit\u00e0 sono ampiamente note. Scambi commerciali, flussi di capitali, connettivit\u00e0, anche attraverso la cosiddetta diplomazia delle infrastrutture. Nel 2012 lo storico scozzese Nial Ferguson affermava tra lo stupefatto e il sorpreso<em>: Quando ho visitato il pi\u00f9 grande cantiere navale di Shanghai, nel 2010, sono rimasto sbalordito dalle gigantesche dimensioni delle navi in cantiere. Lo spettacolo che avevo davanti agli occhi faceva impallidire i docks di Glasgow dei miei ricordi di infanzia<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><strong>[1]<\/strong><\/a>. <\/em><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 2014 per\u00f2, in modo forse pi\u00f9 disincantato e cinico, il giornalista Federico Rampini \u2013 problematizzando la questione \u2013 rifletteva sul fatto che \u201c<em>affinch\u00e9 la Cina diventi potenza (gramscianamente ed autenticamente) egemone, da fabbrica manifatturiera del pianeta deve trasformarsi in una fabbrica di idee e di sogni\u201d. <\/em>Detto in altri termini: \u00e8 questione (anche) di soft power, bellezza. E Hollywood per il momento risiede ancora a Los Angeles, nonostante gli incendi e le note e recenti turbative emerse nel mondo cinematografico statunitense.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><strong>Lanterne rosse e ombre cinesi. Alcuni possibili shock strategici<br \/>\n<\/strong>Venendo all\u2019oggi, se \u00e8 lecito affermare che il <em>Belt and Road Forum for International Cooperation <\/em>tenutosi a Pechino il 14 e 15 maggio 2017 \u00e8 stato un grande successo diplomatico cinese, possibili shock strategici e cigni neri sono pur sempre\u00a0 potenzialmente in agguato.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Una lettura e una descrizione fortemente caratterizzata del progetto Obor\/Bri (One Belt One Road, poi rinominata Belt and Road Initiative), la Nuova Via della Seta, l\u2019ha ad esempio recentemente espressa Charles William Parton, gi\u00e0 diplomatico britannico in Cina, dalle pagine del <em>Financial Times<\/em>. Secondo Parton il progetto sarebbe in estrema sintesi \u201c<em>a domestic policy with geostrategic consequences rather than a foreign policy<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Uno degli scopi fondanti del progetto sarebbe &#8211; in quest\u2019ottica &#8211; quello di favorire la crescita delle regioni interne cinesi, che non godono dello stesso sviluppo di altre aree del Paese. Diverse parti della Cina muovono e crescono in modo assai diverso tra di loro (si pensi alle difficolt\u00e0 economiche affrontate dal Nord-Est cinese negli ultimi anni) e armonizzare la crescita delle diverse aree non sar\u00e0 operazione agevole nel breve periodo.<\/p>\n<p>Venendo ad un altro possibile shock strategico interno, \u00e8 un fatto che su territorio cinese le sfide ambientali non sono pi\u00f9 differibili, anche per i costi sociali e sanitari sul sistema cinese. Una battuta triste, ma in parte vera, recita che in Cina il cielo \u00e8 stato azzurro solo per le Olimpiadi del 2008. \u00a0Altri ancora evidenziano l\u2019ineludibile e relativamente precoce invecchiamento della popolazione cinese, considerando una massa critica di oltre quattrocento milioni di pensionati nel Paese da qui a due\/tre decadi, laddove la piramide demografica Usa appare ancora ben bilanciata nel medio periodo.<\/p>\n<p>Proprio da una prospettiva a stelle e strisce, vi \u00e8 chi &#8211; come lo studioso Graham T. Allison &#8211;\u00a0 ha ripreso l\u2019antico concetto della trappola di Tucidide, gi\u00e0 attiva al tempo di Sparta e Atene, per mettere in guardia sui rischi indesiderati di dinamiche involutive e nuove conflittualit\u00e0 tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/usa-great-again-grazie-alla-cina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Usa<\/strong> <\/a>e Cina. E chi, come l\u2019ex ambasciatore Zalmay Khalilzad, ha utilizzato l\u2019espressione <em>congagement<\/em> (fusione dei termini <em>containment<\/em> ed <em>engagement<\/em>) per enfatizzare i nuovi equilibrismi politici da ricercare oggi tra le due potenze.<\/p>\n<p><strong>La difficolt\u00e0 di comprendere a fondo il Paese e le linee di azione (e di pensiero)<br \/>\n<\/strong>Tornando sul Vecchio Continente, il sinologo francese Francois Jullien, docente all\u2019Universit\u00e0 Paris VII- Denis Diderot e profondo conoscitore del territorio \u201cantropico\u201d cinese, afferma come non sia certo una operazione intellettualmente agevole staccarsi mentalmente dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/11\/il-maoismo-e-leuropa-ieri-e-oggi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Europa<\/strong><\/a> \u201cdagli antichi parapetti\u201d, leggendo ad esempio il divenire degli eventi come propensione naturale delle cose (ottica cinese) e non in chiave dialettica, in una logica frontale di tesi antitesi e sintesi hegeliana (ottica occidentale).<\/p>\n<p>In particolare Jullien, comparando il pensiero occidentale e quello cinese in 20 contrasti, vede un caposaldo di scarto concettuale nella differenza tra pensare le cose in termini di causalit\u00e0, proprio della tradizione europea, e pensare le cose in termini di propensione e implicazione interna, in una logica continua e correlata, indefinitamente intricata, dei processi.<\/p>\n<p>A un livello puramente linguistico (e dunque pre-filosofico), il docente di lingua e cultura cinese Daniele Brigadoi Cologna ha inoltre osservato \u2013 prendendo ad esempio il caso italiano &#8211; come la maggior parte dei laureati che hanno frequentato un corso triennale di lingua cinese all&#8217;universit\u00e0 in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/africa-cina-italia-europa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Italia<\/a><\/strong> dispone di un livello certificato di competenza nella lingua cinese molto basso. Solo un\u2019esigua minoranza (meno del 10%) ottiene una certificazione di livello comparabile al B1 o al B2.<\/p>\n<p>Pur considerando queste limitazioni, da una prospettiva nazionale Confindustria ha creato recentemente una <em>task force <\/em>interna dedicata alla Bri, suggerendo anche un approccio <em>top down <\/em>con il pi\u00f9 alto coinvolgimento istituzionale (Presidenza del Consiglio, Ministero degli Esteri, Ministero dello Sviluppo economico e Istituto per il commercio estero) per canalizzare l\u2019interesse del Sistema Paese. Auspicando una strategia condivisa pubblico-privata al fine di considerare sinergicamente i progetti di Pechino.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni: Obor\/Bri e le perle da gestire<br \/>\n<\/strong>Al di l\u00e0 della lettura e della rappresentazione che si vuole adottare\u00a0sul progetto Obor\/Bri\u00a0e sulle difficolt\u00e0 di comprensione dell\u2019universo-pensiero cinese, per certo il Mediterraneo \u00e8 considerato da Pechino un punto di snodo qualificato della Nuova Via della Seta marittima, attraendo nuove navi cargo cinesi provenienti da Suez, che con il raddoppio del 2015 \u00e8 ora idoneo anche al traffico del\u00a0cosiddetto neo-gigantismo navale.<\/p>\n<p>In questo contesto, come sottolineato tra gli altri da Shaun Breslin dell\u2019Universit\u00e0 di Warwick, il limite forse pi\u00f9 insidioso per le progettualit\u00e0 cinesi potrebbe essere quello di \u201c<em>tenere a freno pretese (<\/em>e narrative, nda<em>) eccessive quando si prospetta un futuro sino-centrico, che rischiano di allontanare potenziali alleati\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Con la difesa delle rotte commerciali, i reef armati in Asia e la prima base fuori dalla Cina a Gibuti, progetto economico e progetto militare tendono a fondersi. Fondamentale sar\u00e0 dunque una chiara e ben bilanciata modalit\u00e0 di interlocuzione con i nuovi (possibili) adepti del dragone.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Li Yibo\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine anno 2017, la pubblicistica anglofona \u2013 il settimanale inglese The Economist nel mese di ottobre e quello americano Time nel mese di novembre \u2013 ha enfatizzato i risultati pi\u00f9 recenti raggiunti dalla Cina. 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