{"id":67960,"date":"2018-01-13T18:02:33","date_gmt":"2018-01-13T17:02:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=67960"},"modified":"2018-01-15T22:32:11","modified_gmt":"2018-01-15T21:32:11","slug":"sicurezza-diritti-stato-emergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/sicurezza-diritti-stato-emergenza\/","title":{"rendered":"Sicurezza e diritti: se lo stato di emergenza \u00e8 all\u2019ordine del giorno"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblichiamo l\u2019articolo vincitore della\u00a0<\/em>\u2018Local Essay Competition\u2019 <em>di ELSA Firenze su diritti umani e sicurezza internazionale, nel quadro della cooperazione stabilita tra l&#8217;Associazione e la nostra rivista. <\/em><\/p>\n<p>In un contesto internazionale e interno indubbiamente complesso, forte \u00e8 la coesione degli Stati nell\u2019adottare misure di contenimento dei flussi migratori, quasi uguale e contraria alla distanza dalle misure di attuazione del principio di <strong>solidariet\u00e0<\/strong>. Un attacco al concetto di \u201ctolleranza\u201d che non pu\u00f2 essere sottovalutato: la radice comune \u00e8 il rifiuto delle grandi trasformazioni degli ultimi anni che spingono verso una nostalgia per un passato che sembrava pi\u00f9 chiaro e in cui appariva pi\u00f9 semplice prendere posizione, mentre il conservatorismo rischia di scadere in reazione, cio\u00e8 in desiderio di ritorno a quel passato. Prova di ci\u00f2 \u00e8 il fallimento dell&#8217;emblematico programma di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/migranti-corte-giustizia-quote-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>ricollocazione<\/strong><\/a> dell&#8217;Unione europea, adottato nel settembre 2015 per distribuire la responsabilit\u00e0 di accogliere un gran numero di richiedenti asilo, e che prevedeva il trasferimento di 120 mila persone in tutta l&#8217;Ue entro due anni.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-ungheria-quote-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ungheria<\/strong><\/a> lo ha respinto, la sua quota \u00e8 stata riassegnata a <strong>Italia<\/strong> e <strong>Grecia<\/strong>. In sostanza, con la Carta dei diritti fondamentali dell\u2019Ue ormai parte a pieno titolo delle fonti del diritto europeo e le Corti di Strasburgo e Lussemburgo a elaborare sempre pi\u00f9 sofisticati frammenti di diritti, i governi europei non riescono ad assumere una posizione comune sui richiedenti asilo, spesso respinti alla frontiera o lasciati sulle spalle dei Paesi di primo approdo.<\/p>\n<p><strong>Particolarismi nazionali e allarme sicurezza<\/strong><br \/>\nSembra, cos\u00ec, che com\u2019era accaduto nel corso della prima globalizzazione, anche adesso la crescente attenzione ai <strong>diritti umani<\/strong> conviva con la sua continua violazione; ma, soprattutto, che convivano una spinta ad adeguare la cultura dei diritti all\u2019integrazione internazionale in corso e, come spinta opposta, il ricorrente desiderio a decidere da soli da parte di potenze grandi e piccole.<\/p>\n<p>Chi si sente affascinato dai corsi e ricorsi della storia non pu\u00f2 restare indifferente di fronte alla recrudescenza dei particolarismi ed egoismi nazionali, proprio mentre sono all\u2019ordine del giorno la necessit\u00e0 di un nuovo diritto internazionale e la riforma degli organismi che ne dovrebbero essere il fondamento, ricordando come, a cavallo tra Ottocento e Novecento, l\u2019approvazione delle prime convenzioni di Ginevra conviveva con il rafforzarsi del nazionalismo, che avrebbe vissuto il suo tragico trionfo nella prima guerra mondiale. Dietro a queste posizioni c\u2019\u00e8, banalmente, la paura di un\u2019identit\u00e0 debole di fronte a trasformazioni che non si \u00e8 in grado di controllare e di governare.<\/p>\n<p>Il tema della <strong>sicurezza<\/strong> a partire dall\u201911 settembre 2001 ha assunto una dimensione prioritaria a livello internazionale ed ha trovato una forte accentuazione nella sua ricaduta a livello nazionale. Come combattere il maggiore pericolo per la sicurezza europea, e cio\u00e8 il <strong>terrorismo<\/strong>? Vari studi hanno offerto un quadro dello sviluppo del fondamentalismo islamico, ma non sono stati capaci di cancellare un\u2019idea riduttiva del fenomeno che, insieme allo spaesamento causato dalla globalizzazione, ha fatto crescere il timore di un\u2019islamizzazione dell\u2019Europa e della perdita della sua \u2018identit\u00e0 cristiana\u2019. Posizione che ha accompagnato la richiesta di negare i diritti degli \u2018altri\u2019 con la pretesa di difendere la nostra sicurezza e i nostri interessi.<\/p>\n<p><strong>Leggi anti-terrorismo e compressione delle libert\u00e0<\/strong><br \/>\nAll\u2019indomani di una scia di orrendi attacchi, da Parigi a Berlino, sono state adottate <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/terrorismo-emergenza-promesse-macron\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">modifiche costituzionali<\/a> o nuove leggi che renderanno pi\u00f9 facile, in alcuni Paesi, dichiarare formalmente lo <strong>stato di emergenza<\/strong> o garantire poteri speciali ai servizi di sicurezza e d\u2019intelligence, spesso con scarsa o nulla supervisione giudiziaria. La nuova legislazione entrata in vigore in Ungheria attribuisce al governo, nel caso di dichiarato stato di emergenza, il potere di vietare le manifestazioni, ridurre la libert\u00e0 di movimento, congelare conti bancari.<\/p>\n<p>In Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito e Ungheria \u00e8 consentita una sorveglianza indiscriminata e di massa da parte dei servizi di sicurezza e d\u2019intelligence. La legge anti-terrorismo adottata dalla Polonia nel 2016 autorizza la sorveglianza segreta e senza supervisione giudiziaria per tre mesi di cittadini stranieri.<\/p>\n<p>In definitiva, risposte affrettate o sbagliate all\u2019interrogativo sembrano avere come conseguenza un generalizzato peggioramento della difesa dei diritti umani in Europa, mentre i comportamenti inumani e degradanti di cui sono vittime un numero incredibilmente alto di migranti nei nostri centri d\u2019accoglienza, sembrano ormai una prassi tollerata, una sorta di inevitabile prezzo da pagare al mantenimento delle quote d\u2019immigrazione e alla paura diffusa della criminalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Imperativo solidariet\u00e0<\/strong><br \/>\nSolo nel marzo scorso, l\u2019Ue ha approvato la direttiva 541\/2017 sulla lotta contro il terrorismo. L\u2019aspetto certamente pi\u00f9 problematico \u00e8 rappresentato dall\u2019assenza di una valutazione d\u2019impatto preventiva sui diritti fondamentali, nella sostanza, poi, si assiste a una vera e propria proliferazione di \u00abreati connessi ad attivit\u00e0 terroristiche\u00bb che comporta sia un notevole arretramento della soglia di punibilit\u00e0 di determinati comportamenti sia una significativa espansione dei comportamenti vietati. Sebbene sia da salutare positivamente la scelta di tornare sul tema, il contributo delle nuove norme allo sviluppo di una strategia rispettosa dei principi della comunit\u00e0 di diritto \u00e8 meno certo, cos\u00ec come anche quello legato alla loro efficacia.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, la stessa cultura dei diritti umani deve riuscire a compiere un salto di qualit\u00e0: se si vuole ricostruire una visione dell\u2019Europa proiettata nel futuro bisogna avere il coraggio di rilanciare una cultura che tuteli la sicurezza, ma il cui modello deve fondarsi sulla solidariet\u00e0, non affidando solo ai governi la garanzia formale dei diritti di ognuno, e favorendo l\u2019ausiliarit\u00e0 della <strong>societ\u00e0 civile<\/strong>.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 essere che la politica a segnare l\u2019agenda delle priorit\u00e0, ma deve farlo dismettendo il pi\u00f9 possibile ogni approccio ideologico e ogni interesse elettoralistico. A questo obiettivo deve necessariamente concorrere la societ\u00e0 civile nel suo insieme, senza dividersi al suo interno tra chi si contrappone frontalmente alla politica e chi l\u2019avalla acriticamente nelle scelte che riguardano la sicurezza e i diritti.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Peter Marshall\/ImagesLive via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo l\u2019articolo vincitore della\u00a0\u2018Local Essay Competition\u2019 di ELSA Firenze su diritti umani e sicurezza internazionale, nel quadro della cooperazione stabilita tra l&#8217;Associazione e la nostra rivista. 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