{"id":6800,"date":"2007-12-10T00:00:00","date_gmt":"2007-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/litalia-i-tre-grandi-e-il-trattato-di-lisbona\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:09","slug":"litalia-i-tre-grandi-e-il-trattato-di-lisbona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/litalia-i-tre-grandi-e-il-trattato-di-lisbona\/","title":{"rendered":"L\u2019Italia, i Tre Grandi e il Trattato di Lisbona"},"content":{"rendered":"<p>Si rifirma. Dopo il fallito Trattato costituzionale \u00e8 ora la volta del Trattato di riforma: i capi di Stato e di Governo lo sottoscriveranno solennemente il 13 dicembre a Lisbona, per poi consegnarlo al calvario delle ratifiche nazionali. Quello che ingiustamente si chiamer\u00e0 <a href= \"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=687\" target= \"blank\"><b><u> Trattato di Lisbona<\/u><\/b><\/a> (sarebbe stato pi\u00f9 appropriato chiamarlo di Berlino, visto il ruolo decisivo giocato da Angela Merkel) non \u00e8 poi tanto diverso da quello Costituzionale. In sintesi, vi sono in pi\u00f9 alcune dichiarazioni che ribadiscono il ruolo primario giocato dagli Stati nazionali, in meno dei simboli sopranazionali e il richiamo alla superiorit\u00e0 del diritto comunitario, ma nel complesso la struttura portante \u00e8 quella firmata a Roma poco pi\u00f9 di tre anni fa.<\/p>\n<p><b>Un\u2019Unione diversa<\/b><br \/>Tuttavia ci si rende conto che, anche nel caso di ratifica unanime di questo testo, l\u2019Unione europea che ne uscir\u00e0 non sar\u00e0 pi\u00f9 quella che abbiamo conosciuto in questi decenni: il suo volto, a 27 Stati membri, non avr\u00e0 pi\u00f9 il carattere complessivamente unitario fino ad ora mostrato. Gi\u00e0 oggi esistono numerosi <i>opting out<\/i> e cooperazioni rafforzate, l\u2019Euro e Schengen fra tutte; il nuovo Trattato le estende in modo quasi parossistico, soprattutto nel campo della sicurezza e difesa, dove si contano cooperazioni rafforzate, strutturate e flessibilit\u00e0 di vario tipo, sulla base del criterio guida dei paesi \u201cwilling and able\u201d. Ci\u00f2 che pi\u00f9 preoccupa, tuttavia, \u00e8 che le difficolt\u00e0 politiche e procedurali a mettere in pratica tali meccanismi di cooperazione a geometria variabile, finiscano per favorire accordi extra-trattato fra i governi non solo pi\u00f9 \u201cwilling\u201d, ma anche pi\u00f9 \u201cable\u201d.<\/p>\n<p><b>L\u2019Italia, l\u2019incubo dei Tre Grandi e i loro limiti<\/b><br \/>Per il nostro paese, in particolare, che spesso deve arrancare per dimostrarsi \u201cable\u201d, si profila ancora pi\u00f9 netto l\u2019incubo del triumvirato Germania, Francia e Gran Bretagna, che gi\u00e0 in questi ultimi anni ha creato non pochi imbarazzi ai nostri Governi, di qualsiasi colore fossero. L\u2019Italia, in effetti, ha sempre vissuto come dramma nazionale la sindrome dell\u2019esclusione, dalla nascita del Vertice dei Sette (inizialmente a Cinque) al recentissimo Trattato di Pruem sulla cooperazione fra polizie. Ma sui Tre Grandi \u00e8 forse bene non farsi prendere da isterismi prematuri e valutarli per quello che realmente valgono. Vi sono almeno tre buone ragioni per non sopravvalutarne il ruolo.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che i Tre non hanno mai saputo o potuto portare a termine le loro iniziative, un po\u2019 per le resistenze che hanno suscitato all\u2019interno dell\u2019Ue, un po\u2019 perch\u00e9, al di l\u00e0 di fatti contingenti, i loro interessi non sempre coincidono. Neppure nei confronti dell\u2019Iran, i Tre pi\u00f9 Uno (Solana) sono riusciti ad ottenere risultati positivi. Ed il resto, come la recente lettera di allarme sulla crisi dei subprime, ha lasciato scarse tracce. Soprattutto sugli obiettivi di fondo dell\u2019integrazione europea i Tre non concordano ed essi non rappresentano davvero una replica del vecchio ed efficace tandem franco-tedesco, che tanti benefici ha portato all\u2019Ue.<\/p>\n<p>La seconda ragione \u00e8 che, come abbiamo visto, le regole per agire in gruppi limitati di Paesi sono previste dallo stesso Trattato di Lisbona: soprattutto nel campo della sicurezza \u00e8 possibile per i willing and able condurre missioni, anche militari, in numero ristretto e in nome dell\u2019intera Unione. Basta avere la volont\u00e0 politica di attivare le necessarie procedure, per quanto complicate esse possano apparire.<\/p>\n<p>E, infine, le nuove figure del Presidente del Consiglio Europeo, eletto per due anni e mezzo (rinnovabili) e quella potentissima dell\u2019Alto Rappresentante, allo stesso tempo Presidente del Consiglio esteri e Vicepresidente della Commissione, cercheranno di imporre il proprio ruolo senza farsi anticipare dal Trio dei Grandi, anche se ne cercheranno il sostegno politico.<\/p>\n<p><b>I compiti dell\u2019Italia<\/b><br \/>Tutto semplice quindi per l\u2019Italia? Ovviamente no. A parte il fatto che il nuovo Trattato dovr\u00e0 prima di tutto diventare operativo, cio\u00e8 ratificato all\u2019unanimit\u00e0 dai 27 Stati membri, con i rischi normalmente connessi a tale processo, l\u2019atteggiamento del nostro paese non dovr\u00e0 mai essere passivo. L\u2019Italia, in altre parole, non potr\u00e0 in ogni caso sfuggire al compito di migliorare la propria \u201ccapacit\u00e0\u201d nazionale: dovr\u00e0 perfezionare il coordinamento a livello di Governo, rendere pi\u00f9 efficace ed europea la nostra amministrazione, orientare il bilancio nazionale in chiave europea, a cominciare dalle spese nel campo della difesa. La nuova Europa che sortir\u00e0 dal Trattato di Lisbona richieder\u00e0 infatti maggiore <i>capacit\u00e0 di partecipazione<\/i> di quella che ci lasciamo alle spalle. Ma soprattutto, affinch\u00e9 l\u2019incubo dei Tre Grandi non si materializzi, occorre anche <i>capacit\u00e0 di iniziativa<\/i>: proporre cio\u00e8 cooperazioni rafforzate e politiche nei settori di prioritario interesse per l\u2019Italia, dall\u2019immigrazione alle missioni di pace nei Balcani e Vicino Oriente. \u00c8 bene quindi ricordarsi del significativo titolo di un libro di Altiero Spinelli, \u201cl\u2019Europa non cade dal cielo\u201d, ed adottarlo come viatico alla nostra azione quotidiana nell\u2019Europa che verr\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si rifirma. Dopo il fallito Trattato costituzionale \u00e8 ora la volta del Trattato di riforma: i capi di Stato e di Governo lo sottoscriveranno solennemente il 13 dicembre a Lisbona, per poi consegnarlo al calvario delle ratifiche nazionali. 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