{"id":68009,"date":"2018-01-18T10:32:06","date_gmt":"2018-01-18T09:32:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68009"},"modified":"2018-01-22T23:33:52","modified_gmt":"2018-01-22T22:33:52","slug":"tunisia-proteste-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/tunisia-proteste-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Tunisia: nuove proteste a sette anni dalla Rivoluzione"},"content":{"rendered":"<p>A sette anni dalla Rivoluzione, celebrati lo scorso 14 gennaio, in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/migranti-ripresa-flussi-tunisia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Tunisia<\/strong><\/a> si riaccendono le <strong>proteste<\/strong> di carattere economico e sociale contro il governo, in particolare contro la recente legge finanziaria 2018. Il 6 gennaio, in un villaggio vicino al confine algerino, un suicidio ha riaperto le contestazioni che hanno visto una vittima due giorni dopo. Il governo riconduce il decesso a complicazioni asmatiche, sebbene circolino in rete video che mostrano forme di violenza esercitata dalla polizia.<\/p>\n<p>Le proteste, organizzate informalmente tramite reti di solidariet\u00e0, erano rivolte contro la grande coalizione al governo e contro le recenti scelte economiche di aumentare la tassazione indiretta. Si sono diffuse al resto del Paese, provocando scontri talvolta anche violenti tra manifestanti e polizia.<\/p>\n<p><strong>Una transizione difficile<br \/>\n<\/strong>Dopo l\u2019indipendenza dichiarata nel 1956, la neonata Repubblica tunisina mosse i suoi primi passi sotto la dittatura del presidente <strong>Bourguiba<\/strong>, che govern\u00f2 fino al 1987, quando il primo ministro <strong>Ben Ali<\/strong> prese il suo posto tramite un colpo di stato &#8216;medico&#8217;, facendo dichiarare Bourguiba incapace di agire come presidente. Ben Ali continu\u00f2 la sua politica di repressione e si ebbero diversi episodi di protesta gi\u00e0 nel 1983-&#8217;84 (a causa dell\u2019aumento del prezzo del pane), nel 1998 in favore dei diritti umani, nel 2005 e nel 2008 con uno sciopero dei minatori.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 nel dicembre 2010 che, in seguito all&#8217;atto di protesta del giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco, le mobilitazioni in Tunisia assunsero una dimensione che port\u00f2 non solo alla caduta del regime di Ben Ali (che scapp\u00f2 in Arabia Saudita), ma anche all&#8217;inizio della prima delle cosiddette <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-connubio-mediterraneo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Primavere arabe<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>La Tunisia celebr\u00f2, dunque, le prime <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2011\/10\/il-voto-che-premia-la-tunisia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">elezioni<\/a> del Paese considerate democratiche dalla comunit\u00e0 internazionale nel 2011. La transizione fu tuttavia messa a repentaglio da alcuni episodi, come l\u2019uccisione di due esponenti dell\u2019opposizione (Mohamed Brahimi e Chokri Belaid) nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/10\/la-tunisia-ci-riprova\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">2013<\/a>. Nell\u2019ottobre 2014, il nuovo Parlamento tunisino viene eletto nelle elezioni politiche generali, dove il partito laico Niida Tounes vince mentre gli islamisti di Ennahda arrivano secondi. Nel novembre dello stesso anno Beji Caid Essebsi (Niida Tounes) viene eletto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/10\/la-tunisia-al-voto-tra-polarizzazione-e-consenso\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">presidente<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Motivazioni socio-economiche alla base delle mobilitazioni<br \/>\n<\/strong>Furono la mancanza di una diversificazione economica, l\u2019alta disoccupazione e le forti disuguaglianze economiche a fare scattare le proteste del 2011. Sette anni dopo, sono le stesse cause socio-economiche a riaccendere gli animi tunisini. Infatti, buona parte della popolazione si \u00e8 sentita tradita dalle promesse dei partiti al governo, ma soprattutto del perpetrarsi della corruzione e delle pratiche scorrette adottate a volte dalle istituzioni, nonch\u00e9 delle scelte in politica economica.<\/p>\n<p>A livello macroeconomico, lo scontento si pu\u00f2 ricondurre non solo alla mancanza di posti di lavoro, ma anche all&#8217;inflazione e ai salari stagnanti nel Paese. Anche la svalutazione del dinaro ha ridotto il potere di acquisto dei tunisini, i quali contestano le scelte del governo poich\u00e9 considerate come dettate dalle istituzioni finanziarie internazionali. In effetti, sin dagli anni \u201980 e \u201990, molti Stati arabi hanno implementato molte riforme neo-liberiste con il supporto del Fondo monetario internazionale. Tali politiche hanno avuto l\u2019effetto di distruggere il contratto implicito tra istituzioni e societ\u00e0, dove i cittadini rinunciavano a un\u2019effettiva partecipazione politica in ritorno di generose sovvenzioni sociali (Mullin, 2015).<\/p>\n<p>Con la riduzione dei posti di lavoro pubblici e del ruolo dello Stato come datore di lavoro, molti giovani tunisini si sono visti senza possibilit\u00e0 in un contesto dove il mercato del lavoro privato non offriva molte opportunit\u00e0 d&#8217;occupazione qualificate. Ma ci\u00f2 \u00e8 riconducibile anche a un sistema d\u2019istruzione non adatto a fornire le qualifiche necessarie ad affrontare un mercato del lavoro sempre pi\u00f9 competitivo. Le proteste hanno infatti visto i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2013\/05\/la-tunisia-e-la-gioventu-perduta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">giovani<\/a> in prima fila, i quali hanno utilizzato i social media come veicolo principale per l\u2019organizzazione delle proteste.<\/p>\n<p><strong>Quale futuro per la giovane democrazia tunisina?<br \/>\n<\/strong>E\u2019 difficile dire ad oggi se le proteste tunisine rappresentano il fallimento della transizione democratica tunisina o una fisiologica espressione della stessa democrazia. Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che le istituzioni devono farsi carico delle richieste espresse dalla popolazione, se vogliono porre fine al malcontento e alle proteste. L\u2019approccio securitario alla gestione dei disordini non \u00e8 nell&#8217;interesse del governo, in quanto non farebbe altro che nutrire le proteste e farle dilagare nel Paese.<\/p>\n<p>Al fine di garantire pace ed equit\u00e0 sociale, la Tunisia deve fronteggiare le sfide interne: disuguaglianze economiche e regionali, forte disoccupazione giovanile e inflazione devono essere combattute al fine di far uscire la Tunisia rafforzata da questi disordini. Non \u00e8 certamente un compito facile per un Paese che, a differenza di altri Paesi arabi, non pu\u00f2 contare su grandi risorse naturali e ha visto ridotte le sue entrate nel settore del turismo a seguito della situazione di sicurezza precaria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A sette anni dalla Rivoluzione, celebrati lo scorso 14 gennaio, in Tunisia si riaccendono le proteste di carattere economico e sociale contro il governo, in particolare contro la recente legge finanziaria 2018. 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