{"id":68019,"date":"2018-01-18T07:17:58","date_gmt":"2018-01-18T06:17:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68019"},"modified":"2018-01-25T00:10:21","modified_gmt":"2018-01-24T23:10:21","slug":"osce-roma-sprone-oggi-ieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-roma-sprone-oggi-ieri\/","title":{"rendered":"Osce: Roma sprona l&#8217;Organizzazione, oggi come ieri"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019inaugurazione della presidenza italiana dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/presidenza-italiana-dellosce\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Osce<\/strong><\/a>, l\u2019Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, giunge al termine di un percorso storico di lunga durata e notevole interesse. I rapporti tra Roma e l\u2019Osce risalgono infatti alla fase propositiva della Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, la Csce, che avrebbe poi condotto all\u2019esperienza di Helsinki.<\/p>\n<p>Nel novembre 1954, la prima nota sovietica che prospettava l\u2019opportunit\u00e0 di dare luogo ad un incontro sulla sicurezza collettiva nel Vecchio continente fu tuttavia respinta anche da Roma, perch\u00e9 contrastante con la costituenda Unione europea occidentale (Ueo). L\u2019<strong>Italia<\/strong> fu per\u00f2 il primo Paese occidentale a considerare con attenzione l\u2019ipotesi di una conferenza paneuropea avanzata da Mosca circa un decennio dopo, sul finire degli anni Sessanta. Complice un clima internazionale meno teso rispetto al recente passato, dai colloqui romani dell\u2019aprile 1966 il commissario del popolo per gli Affari esteri Andrej Gromyko trov\u00f2 nel capo del governo Amintore Fanfani l\u2019attento interlocutore di una proposta che nei mesi successivi avrebbe compiuto il suo corso.<\/p>\n<p><strong>Le radici del focus Mediterraneo<\/strong><br \/>\nSebbene ne percepisse i rischi per la coesione euro-atlantica, il nostro Paese intravide nella struttura peculiare del nuovo forum egualitario l\u2019opportunit\u00e0 di guadagnare un maggiore spazio nello scenario internazionale. Un obiettivo che poteva essere perseguito utilizzando l\u2019ipotizzata Csce come cassa di risonanza di problemi (e aree) di interesse nazionale, come il <strong>Mediterraneo<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019Italia prese dunque parte alle fasi preparatorie (1972-75) e a quella finale istitutiva della Conferenza, svoltasi nella capitale finlandese nell\u2019agosto 1975 e terminata con le firme di 35 capi di Stato e di governo sull\u2019Atto Finale, del quale gli italiani curarono l\u2019annessa \u201cDichiarazione sul Mediterraneo\u201d. Tuttavia, il successivo tramonto della <em>D\u00e9tente<\/em> &#8211; che della Csce era stata ideale terreno di coltura &#8211; e l\u2019approssimarsi di una nuova fase di contrapposizione bipolare non consentirono all\u2019Italia quel grado di influenza inizialmente auspicato, sebbene nell\u2019ambito delle riunioni sui Seguiti della Csce e di altri appuntamenti specifici Roma mantenesse un vivo interesse per il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/osce-riscoperta-spirito-helsinki\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">processo di Helsinki<\/a> e alcuni dei suoi temi principali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 emerse in occasione del seminario di Venezia dell\u2019ottobre 1984, quando il ministro degli Esteri Giulio Andreotti identific\u00f2 nelle aree limitrofe al perimetro Csce lo scenario di future sfide alla sicurezza europea, con l\u2019esortazione ad una maggiore sinergia e cooperazione regionale.<\/p>\n<p><strong>Da Conferenza a Organizzazione<\/strong><br \/>\nNella seconda met\u00e0 del decennio, insieme a quella della Csce, anche l\u2019azione dell\u2019Italia speriment\u00f2 un periodo di eclissi, tanto che si dovr\u00e0 attendere la conclusione della Guerra Fredda per ritrovare Roma coinvolta in prima fila all\u2019interno del consesso multilaterale. Fu anzi in questo scenario che nel 1994 l\u2019Italia guid\u00f2 una prima volta la Presidenza in esercizio (Pie). Si trov\u00f2 allora davanti un\u2019Organizzazione nei cui confronti si nutrivano pressanti dubbi di ordine politico: tra questi, quelli relativi ad un assetto interno ancora incerto, con l\u2019avvertita esigenza di dotarsi di strutture e organi permanenti che ne assicurassero la persistenza dell\u2019attivit\u00e0.<\/p>\n<p>In tale ambito, l\u2019Italia si fece alfiere dell\u2019istituzionalizzazione della Conferenza in Organizzazione, avvenuta con il Vertice di Budapest del dicembre 1994, al termine di lunghi lavori volti all\u2019istituzione del Segretariato viennese, del Consiglio permanente dei rappresentanti dei Paesi membri e dell\u2019azione politica a sostegno delle iniziative dell\u2019Alto commissario per le minoranze nazionali e dell\u2019Odihr, l\u2019Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani.<\/p>\n<p>La Csce\/Osce fu anche oggetto di aspre critiche per gli insuccessi nel prevenire il deterioramento della crisi in Jugoslavia nel 1993. Ed in questo clima la presidenza italiana si spese per rilanciare l\u2019immagine dell\u2019Organizzazione, a cominciare dai <strong>Balcani<\/strong>, che furono oggetto di una serie di operazioni atte a disinnescare le principali situazioni d\u2019attrito, specie tra Albania, Grecia e Macedonia. L\u2019Italia, inoltre, promosse l\u2019avvio di nuovi missioni sul campo, portandole ad otto; tra queste, si ricordano l\u2019invio nell\u2019estate del 1994 di una missione in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-missione-ucraina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ucraina<\/strong><\/a>, in seguito alla proclamazione di un\u2019assemblea parlamentare in Crimea, e soprattutto la positiva mediazione svolta tra i Paesi baltici e la <strong>Russia<\/strong> nell\u2019agosto 1994.<\/p>\n<p><strong>Sfide e prospettive dell\u2019agenda italiana<\/strong><br \/>\nSotto il profilo teorico, la guida italiana del 1994 promosse quel concetto di <em>comprehensive security<\/em>, che accanto ai tradizionali aspetti di sicurezza politico-militare, sommava altri fattori di natura economica e sociale, in ossequio alla struttura di cooperazione multi-tematica dei <em>tre cesti <\/em>codificata nell\u2019Atto Finale.<\/p>\n<p>Sulla base di tale interpretazione, fu infatti possibile dare rilievo a nuovi temi e aree sino ad allora marginali. \u00c8 il caso della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/osce-ponte-potenziali-avversari\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">questione migratoria<\/a>, che inizi\u00f2 ad essere maggiormente considerata quale aspetto della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/presidenza-italiana-dellosce\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">dimensione umana<\/a>, rispetto alla quale la presidenza italiana si fece portavoce delle possibilit\u00e0 di dialogo con i paesi mediterranei non partecipanti alla CSCE. Questa azione port\u00f2 a un primo risultato concreto con la partecipazione al vertice di Roma del 1993 di Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia e Israele \u2013 che oggi, insieme alla Giordania, fanno parte dell\u2019<em>Osce Mediterranean Partnership for Cooperation <\/em>\u2013 facendo riecheggiare l\u2019idea di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-connubio-mediterraneo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Helsinki del Mediterraneo<\/a> caldeggiata da Aldo Moro.<\/p>\n<p>Da quanto precede si pu\u00f2 dedurre che alcune delle linee d\u2019azione passate saranno dei <em>leitmotiv<\/em> anche della presidenza italiana 2018. Roma si trova a dover affrontare una panoplia di questioni, differenti per natura e complessit\u00e0. \u00c8 questo il caso della situazione ucraina, che vede l\u2019Osce operare nella regione con la sua missione pi\u00f9 consistente, nella quale l\u2019Italia pu\u00f2 far valere specifiche <em>expertise<\/em> nel dialogo con Mosca; o l\u2019area mediterranea, oggetto di interesse specifico anche al fine di riequilibrare gli ambiti d\u2019azione dell\u2019Organizzazione.<\/p>\n<p>Infine, la coincidenza della presidenza italiana dell\u2019Osce e della presidenza bulgara del Consiglio dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, sommata all\u2019attenzione che il Servizio europeo per l\u2019azione esterna riserva ai Balcani occidentali, attraverso il piano di implementazione della Strategia globale dell\u2019Ue, riporteranno nel 2018 il focus sulla delicata regione del vicinato europeo.<\/p>\n<p>Tali sinergie possono dare una spinta decisiva verso l\u2019integrazione europea attraverso il raggiungimento di standard europei nelle aree di giustizia e sicurezza. Non bisogna difatti dimenticare, nell\u2019analisi del lavoro svolto sul campo dall\u2019Osce, che la presenza internazionale maggiore \u00e8 proprio nei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/balcani-tarlo-la-sicurezza-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sei Paesi<\/a> dei Balcani, dove l\u2019Organizzazione viennese ha sul campo cinque missioni e una \u201cpresenza\u201d (quest\u2019ultima in Albania).<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo duplice della presidenza pu\u00f2 quindi essere di contribuire da un lato al riordino della \u00abstabile instabilit\u00e0\u00bb del bacino mediterraneo, e dall\u2019altro del rafforzamento del fianco est europeo, che alla luce delle vecchie e nuove sfide asimmetriche alla sicurezza oggi esistenti, giungono a minacciare la stessa struttura comunitaria e di sicurezza dell\u2019Unione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019inaugurazione della presidenza italiana dell\u2019Osce, l\u2019Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa, giunge al termine di un percorso storico di lunga durata e notevole interesse. 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