{"id":68036,"date":"2018-01-21T12:10:05","date_gmt":"2018-01-21T11:10:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68036"},"modified":"2018-01-25T00:08:51","modified_gmt":"2018-01-24T23:08:51","slug":"siria-exit-strategy-guerra-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/siria-exit-strategy-guerra-continua\/","title":{"rendered":"Siria: tra exit strategy russa e &#8216;la guerra continua&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>In <strong>Siria<\/strong>, tutto pareva filare liscio per <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/siria-equazione-putin-incognite\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Putin<\/a>. Tanto che l\u201911 dicembre aveva annunciato trionfalmente al personale militare della base di Hmeimin \u201cmissione compiuta\u201d (ricorda qualcosa?) e imminente ritiro di una consistente parte del contingente russo. La convocazione di un\u2019Assemblea nazionale siriana, che dovrebbe riunire a Sochi oltre un migliaio di delegati delle componenti governativa e delle opposizioni per fissare i termini degli assetti transitori e finali del territorio, era\u00a0gi\u00e0 programmata per fine novembre. In sostanza, smobilitazione militare e conclusione del processo di Astana in\u00a0 tempo utile per le presidenziali di marzo. Persino il saudita Jubeir, dopo l\u2019interruzione dei pur modesti aiuti all&#8217;opposizione moderata decisa da Trump nelle scorse settimane, segnalava a un gruppo di oppositori l\u2019opportunit\u00e0 di predisporsi al negoziato dismettendo le armi.<\/p>\n<p><strong>Uno scenario cambiato nel giro di poche settimane: chi contro chi?<\/strong><br \/>\nA distanza di qualche settimana, lo scenario \u00e8 cambiato. Del resto era nelle carte: una volta sgombrato il campo dal sedicente Stato islamico, l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/terrorismo-isis-terreno-letale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Isis<\/strong><\/a>, e mano a mano che la trama dell\u2019organizzazione del territorio in \u00a0\u201csfere di influenza\u201d \u00e8 andata precisandosi, \u00e8 emersa tutta la fragilit\u00e0 della triade russo-turco-iraniana: in particolare, l\u2019insoddisfazione di Ankara per non essere riuscita ad ottenere n\u00e9 dai due partner n\u00e9 dagli <strong>Stati Uniti<\/strong> sufficienti garanzie sulla invulnerabilit\u00e0 delle proprie frontiere e cio\u00e8 una zona cuscinetto in funzione anti-curda &#8211; <em>donde, l&#8217;operazione in atto &#8216;Ramo d&#8217;ulivo&#8217;, ndr<\/em> -.<\/p>\n<p>Sono ripresi infatti i combattimenti nelle cosiddette de-conflicting zones ove avrebbe dovuto istallarsi una tregua ai sensi del memorandum concluso in maggio ad Astana. Particolarmente investita l\u2019area di<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/siria-buoni-cattivi-diverse-facce-jihad\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> Idlib<\/strong><\/a>, la pi\u00f9 vasta delle zone designate in Siria, situata al centro-nord sulla direttrice Turchia.<\/p>\n<p>Chi combatte chi? Idlib \u00e8 al contempo un capoluogo dell\u2019opposizione moderata e una sacca di resistenza residuale degli jihadisti di Hayat Tahir Al-Sham, derivazione di Al-Qaida. La dinamica dei combattimenti \u00e8 analoga a quella registratasi ad Aleppo nel 2016, assedi, impossibilit\u00e0 di accesso per gli aiuti umanitari internazionali, bombardamenti a tappeto dell\u2019aviazione di Assad sostenuta da Mosca, vittime, esodo precipitoso dei civili (quasi 100.000 secondo Unocha).<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica di Ankara, che \u00e8 presente al nord della Siria con un proprio contingente militare oltre-frontiera ad Al Bab e punta ad estendere la propria influenza verso sud per le ragioni sopraddette, trattasi del tentativo di Assad di conquistare il controllo di territori attualmente retti dall&#8217;opposizione filo-turca. Secondo Assad e i suoi alleati russi, per contro, gli jihadisti restano la presenza dominante in quell&#8217;area e vanno abbattuti: una riserva in tal senso era stata annunciata da parte russa \u00a0gi\u00e0 ad Astana.<\/p>\n<p><strong>La battaglia di Idlib e un&#8217;incrinatura nella triade Russia-Turchia-Iran<\/strong><br \/>\nNessuno forse avrebbe rilevato il contrasto in parola, se da met\u00e0 dicembre Ankara non avesse ripetutamente denunciato bombardamenti governativi e russi nell&#8217;area e se il 31 dicembre la stessa base russa di Hmeimin non fosse stata colpita, con notevoli danni a un numero imprecisato di velivoli russi, e se il 6 gennaio entrambi le basi di Hmeimin e Tartous non avessero subito attacchi mediante droni. Droni sbrigativamente attribuiti da Mosca a forniture americane o ucraine ai ribelli, e poi identificati come provenienti da una postazione dell\u2019opposizione a Muazzara nei pressi di Idlib. Il 9 gennaio, Ankara convocava i due ambasciatori russo e iraniano segnalando irritazione per l\u2019avanzata di Assad e chiedendo un fermo intervento per fermarlo, in nome del ruolo di garanti della tregua tecnicamente assunto ad Astana.<\/p>\n<p>La &#8216;battaglia di Idlib&#8217; segnala che l\u2019intesa della triade si \u00e8 chiaramente incrinata, con la dissociazione della<strong> Turchia<\/strong>. Non solo. Vi \u00e8 chi malignamente sospetta che agli episodi in parola non sia estraneo lo stesso Assad, il quale non potrebbe vedere di buon occhio un ritiro militare russodalla Siria\u00a0 e riuscirebbe cos\u00ec ad allontanare quel momento, compromettendo la exit strategy messa a punto da Putin ora che i suoi obiettivi sono pressoch\u00e9 raggiunti. Non sarebbe la prima volta che Assad preme su Mosca, vera garanzia della sua sopravvivenza politica e probabilmente fisica. \u00a0Altri punti caldi da settimane sono Goutha Est (Damasco), Homs \u00a0e Hama (centro), anch\u2019esse teoricamente de-conflicting zones.<\/p>\n<p><strong>Neppure il negoziato \u00e8 senza intoppi: incertezze da ogni dove<\/strong><br \/>\nAnche sotto il profilo politico-negoziale, il disegno di Putin sta subendo contraccolpi. L\u2019 Assemblea nazionale siriana riprogrammata per il 29-30 gennaio a Sochi \u00e8 nettamente contestata dall&#8217;opposizione che rivendica a gran voce il rientro nel processo a guida Onu, manifestando totale sfiducia per Mosca e criticando tra l\u2019altro la selezione non imparziale degli invitati. La stessa Turchia minaccia di non aderire ove i curdi del Pyg fossero presenti.<\/p>\n<p>L\u2019incertezza serpeggia tra le stesse fila newyorkesi, ove il segretario generale dell&#8217;Onu Antonio Guterres propenderebbe per condizionare la partecipazione a Sochi all&#8217;assenso della membership e il suo delegato Staffan De Mistura (presente ad Astana in precedenti occasioni) sarebbe piuttosto dell\u2019idea di non mancare l\u2019evento per far valere la voce dell\u2019Onu stessa nell&#8217;assise, considerando che i risultati dovrebbero in ogni caso acquisire l\u2019avvallo del Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p>Divisioni trapelano anche negli Stati Uniti, che nel passato hanno assicurato una presenza seppur di medio livello ad Astana: formalmente, Tillerson, Mattis, McMaster insisterebbero sul processo di Ginevra, mantenendo tuttavia un certo distacco dalla questione, visto che da tempo le priorit\u00e0 americane \u00e8 l\u2019abbattimento della residua presenza dell\u2019Isis, cui si \u00e8 aggiunto il contrasto all&#8217;Iran. Un appoggio pi\u00f9 chiaro alla ripresa del processo di Ginevra e alle istanze dell\u2019opposizione potrebbe venire dalle capitali europee, in occasione del giro di visite dell\u2019opposizione che dovrebbe comprendere anche Roma, dopo Londra e Parigi e prima di Berlino.<\/p>\n<p>Manca per ora la voce di Teheran. Che notoriamente persegue i propri piani sulla direttrice del Mediterraneo, ma che avrebbe verosimilmente interesse a che Mosca rimanga coinvolta nel territorio in vista di una prossima crisi che la contrapponga alla nuova triade in fieri Stati Uniti-Israele-Arabia Saudita. Del resto, Washington non nasconde che la sua recente decisione di rimanere militarmente attivi in Siria e di addestrare 30.000 curdo-siriani al nord &#8211; nonostante l\u2019 &#8216;effetto collaterale&#8217; di accentuare l\u2019irritazione di Erdogan alimentandone la tentazione di espandere, come sta avvenendo, l\u2019intervento militare turco \u00a0&#8211; sia uno dei modi per contrastare l\u2019influenza di Teheran oltre che il perdurante appoggio di Mosca ad Assad. In tali circostanze, non solo la exit strategy russa sarebbe a rischio, ma l\u2019intera vicenda siriana non sarebbe certo prossima ad una conclusione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Siria, tutto pareva filare liscio per Putin. Tanto che l\u201911 dicembre aveva annunciato trionfalmente al personale militare della base di Hmeimin \u201cmissione compiuta\u201d (ricorda qualcosa?) e imminente ritiro di una consistente parte del contingente russo. 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