{"id":68056,"date":"2018-01-23T01:19:10","date_gmt":"2018-01-23T00:19:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68056"},"modified":"2018-01-27T12:49:08","modified_gmt":"2018-01-27T11:49:08","slug":"catalogna-incognita-governo-impasse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/catalogna-incognita-governo-impasse\/","title":{"rendered":"Catalogna: incognita governo, impasse difficile da risolvere"},"content":{"rendered":"<p>Il 17 gennaio \u00e8 finalmente arrivato: si \u00e8 costituita la <em>Mesa <\/em>del Parlamento catalano e i giorni cominciano a scorrere verso fine mese, quando scadr\u00e0 il termine per la designazione del presidente della Generalitat. Proprio nelle ore in cui l\u2019autoesiliatosi Carles <strong>Puigdemont<\/strong>, lasciato il Belgio, arrivava a Copenaghen per una serie d\u2019incontri (e la Corte suprema spagnola respingeva la richiesta di arresto), il neoeletto presidente dell\u2019assemblea catalana Roger <strong>Torrent<\/strong>, annunciava il nome dell\u2019ex leader catalano come l\u2019unico emerso dal giro di consultazioni per la guida della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/catalogna-indipendenza-assenza-diritto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Comunit\u00e0 autonoma<\/a>.<\/p>\n<p>La fine anno e il principio del 2018 sono stati marcati, anche nel dibattito pubblico spagnolo, da una certa stanchezza nei confronti della questione catalana. Le urne, a cui il governo \u00e8 ricorso dopo aver sospeso l\u2019autonomia della regione ricorrendo \u2013 con l\u2019appoggio dell\u2019opposizione socialista \u2013 all\u2019ormai noto articolo 155, hanno infatti replicato \u2013 ma con una maggiore partecipazione e mobilitazione dell\u2019elettorato \u2013 sostanzialmente gli stessi risultati per schieramento del <em>Parlament<\/em> precedentemente eletto, sospeso e sciolto per la dichiarazione dell\u2019indipendenza catalana.<\/p>\n<p><strong>L\u2019immobilismo prodotto dalle urne<\/strong><br \/>\nSebbene il partito pi\u00f9 votato sia risultato <em>Ciutadans <\/em>(C\u2019s), con oltre 1 milione 100 mila voti (25% dei consensi, pari a 36 seggi), i due partiti indipendentisti <em>Junts per Catalunya<\/em> (JxC, ex <em>Converg\u00e8ncia<\/em>, di Carles Puigdemont), con circa 950 mila voti (quasi il 26% e 34 seggi) e <em>Esquerra Republicana de Catalunya<\/em> (Erc, di Oriol Junqueras), con 935 mila voti (21% e 32 seggi), ricostituiscono il blocco parlamentare precedente alle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/catalogna-indipendentisti-unionisti-voto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">consultazioni<\/a> del 21 dicembre, capace con i seggi della formazione di estrema sinistra <em>Candidatura d\u2019Unitat Popular<\/em> (Cup, 4,5% e 4 seggi) di avere di nuovo una maggioranza numerica: 70 seggi sui 135 totali del <em>Parlement<\/em>.<\/p>\n<p>Con soli 600 mila voti (quasi il 14% e 17 seggi) per i socialisti catalani, infatti, la sinistra costituzionalista non \u00e8 in grado di sostenere un governo unionista dal momento che i voti raccolti da C\u2019s sono sottratti alle altre formazioni unioniste, soprattutto al Partito popolare di Mariano Rajoy, praticamente svuotato dal successo della formazione centrista e rimasto con soli 4 seggi (185 mila voti, pari al 4%). L\u2019ago della bilancia, sebbene schiacciato dalla divaricazione tra indipendentisti e unionisti, sono i <em>Comunes <\/em>di Podemos (con circa 325 mila voti, pari al 7,5%, e 8 seggi), che in Catalogna hanno come punto di riferimento il sindaco di Barcellona Ada Colau.<\/p>\n<p>Formalmente arruolati all\u2019interno del fronte unionista, sono al fianco degli indipendentisti, oltre che per il diritto al referendum, anche contro la sospensione dell\u2019autonomia e il ricorso al carcere per i leader del movimento secessionista.<\/p>\n<p><strong>Geometrie variabili sul controllo diretto<\/strong><br \/>\nSostanzialmente, dunque, i voti si sono ridistribuiti s\u00ec, ma all\u2019interno dei blocchi: rispettivamente quello costituzionalista unionista, e quello indipendentista secessionista.<\/p>\n<p>Se per lo schieramento indipendentista \u2013 nonostante gli esponenti mantenuti in arresto preventivo e gli autoesiliatisi a Bruxelles \u2013 sembra comunque un buon risultato mantenere lo stesso numero di seggi e dunque la possibilit\u00e0 di una seppur ristretta maggioranza parlamentare, per l\u2019arco dei partiti unionisti il mancato raggiungimento di un numero di seggi sufficiente a proporre una maggioranza alternativa rivela tutta la fragilit\u00e0 della soluzione del ricorso alla forza da parte di Madrid: l\u2019applicazione dell\u2019articolo 155 presupponeva infatti, nelle intenzioni del governo, che la maggioranza reale nella societ\u00e0 catalana potesse riflettersi in un\u2019alternativa costituzionalista e dunque in una differente maggioranza politica e parlamentare.<\/p>\n<p>La sospensione dell\u2019autonomia della regione ha invece aperto uno scenario difficile da gestire: votato con il sostegno socialista, l\u2019attivazione del controllo diretto \u00e8 per\u00f2 invisa agli altri nazionalisti regionali spagnoli, come i baschi del Pnv, che hanno condizionato il proprio via libera al voto sul budget statale nel Parlamento nazionale proprio al ripristino delle prerogative di autogoverno della Catalogna. Si sono create dunque maggioranze variabili pro e anti articolo 155: e anche a livello locale <em>Podemos<\/em> \u00e8 passata dalla difesa del referendum alla mobilitazione contro il controllo diretto.<\/p>\n<p><strong>Incertezze\u00a0attorno all\u2019investitura di Puigdemont<\/strong><br \/>\nEcco quindi che al primo appuntamento per la costituzione del tavolo di presidenza parlamentare si \u00e8 arrivati con una curiosit\u00e0 pi\u00f9 di maniera che reale: nonostante le promesse di In\u00e9s Arraimadas, la carismatica leader catalana di C\u2019s, di candidarsi alla presidenza del <em>Parlement<\/em> in quanto a capo del partito pi\u00f9 votato, gli indipendentisti hanno eletto \u2013 come prevedibile \u2013 Torrent, giovane esponente di Erc emerso dopo la rinuncia della precedente <em>presidenta<\/em>, Carme Forcadell.<\/p>\n<p>Ora lo schema degli accordi con <em>JxC<\/em> prevede la designazione di Carles Puigdemont a presidente della Generalitat: ma ecco che si riaprono scenari imprevedibili.<\/p>\n<p>Torrent porterebbe infatti la presidenza del Parlamento a considerare valido il voto per delega non solo di coloro i quali si trovano ancora in arresto preventivo \u2013 come autorizzato dal giudice Pablo Llarena per gli esponenti indipendentisti Oriol Junqueras, Joaquim Forn e Jord\u00ed S\u00e0nchez \u2013, ma anche degli auto-esiliatisi all\u2019estero, esponendosi al rischio di una forzatura che sarebbe probabilmente impugnata davanti al Tribunale supremo. Il fallimento dell\u2019elezione del candidato Puigdemont riaprirebbe tutti gli scenari possibili: la ricerca frettolosa di un nome alternativo e il pericoloso scorrimento del tempo verso nuove elezioni, che \u2013 <em>Ciutadans<\/em> a parte \u2013 nessuno in questo momento auspicherebbe.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Jordi Boixareu via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 17 gennaio \u00e8 finalmente arrivato: si \u00e8 costituita la Mesa del Parlamento catalano e i giorni cominciano a scorrere verso fine mese, quando scadr\u00e0 il termine per la designazione del presidente della Generalitat. 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