{"id":68075,"date":"2018-01-26T07:50:05","date_gmt":"2018-01-26T06:50:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68075"},"modified":"2018-03-11T23:13:05","modified_gmt":"2018-03-11T22:13:05","slug":"ue-balcani-allargamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-balcani-allargamento\/","title":{"rendered":"Ue\/Balcani: si torna a parlare di allargamento, pro e contro"},"content":{"rendered":"<p>Lo scorso settembre, nell&#8217;ormai classico discorso sullo stato dell&#8217;Unione che il presidente della Commissione europea tiene ogni anno, Jean-Claude <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-juncker-peprogramma-ambizioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Juncker<\/strong><\/a> ha presentato la visione della sua Istituzione sulle questioni pi\u00f9 urgenti dell&#8217;Unione europea. A distanza di quattro mesi, cosa resta di quel discorso? I passaggi sui migranti, con l\u2019omaggio all&#8217;Italia salvatrice dell\u2019onore europeo, e sulla necessit\u00e0 di preservare i legami con il Regno Unito, nonostante la Brexit, avevano riempito le pagine dei giornali nei giorni seguenti, lasciando in sordina quello che forse \u00e8, almeno storicamente, il tema pi\u00f9 ricorrente per l\u2019Unione europea, quello del suo allargamento.<\/p>\n<p>Juncker ha infatti affermato che \u00e8 giunto il momento di riportare l\u2019\u00a0<strong>allargamento<\/strong> dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-riforma-macron-juncker\/\"><strong>Ue<\/strong>\u00a0<\/a>ai <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/balcani-occidentali-sfida-democrazia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Balcani<\/strong><\/a> occidentali fra le priorit\u00e0 dell\u2019Unione, dopo che nel 2014 aveva chiarito che non ci sarebbero stati allargamenti nei successivi cinque anni. Proprio in questi giorni, il tema sta tornando in auge anche giornalisticamente, causa il semestre di presidenza del consiglio dell\u2019Ue della <strong>Bulgaria<\/strong> e dell&#8217;imminente pubblicazione a febbraio di un piano per l&#8217;ingresso nell&#8217;Ue dei Paesi dei Balcani.<\/p>\n<p><strong>Quali sono le prospettive?<br \/>\n<\/strong>Senza calarsi in un&#8217;analisi approfondita delle possibilit\u00e0 di ingresso di ognuno degli Stati dell\u2019ex-Jugoslavia, oltre che dell\u2019Albania, cerchiamo di vedere quali sono gli scenari possibili, quali le tempistiche pi\u00f9 probabili e quali i fattori pro e contro.<\/p>\n<p>Tutti gli Stati della regione sono, dalla Conferenza di Salonicco del 2003, considerati una priorit\u00e0 per l\u2019 allargamento dell\u2019Unione. L\u2019unico che non ha ancora presentato una candidatura ufficiale \u00e8 il Kosovo, che dalla nascita concentra i suoi sforzi diplomatici prima di tutto sull&#8217;essere riconosciuto internazionalmente come stato sovrano ed indipendente.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 due delle repubbliche che facevano parte della Federazione jugoslava sono entrate nell\u2019Unione europea, la Slovenia nel 2004 e la Croazia nel 2013, rendendo evidenti i vantaggi sia in termini economici che di stabilit\u00e0 politica di cui potranno godere gli altri Stati della regione una volta entrati.<\/p>\n<p>In termini economici l\u2019accesso al mercato comune sarebbe un sicuro vantaggio per le repubbliche balcaniche. L\u2019integrazione economica fra Ue e Balcani \u00e8 gi\u00e0 in parte una realt\u00e0: l&#8217;area \u00e8 &#8216;circondata&#8217; dal 2007 da Paesi membri dell\u2019Unione europea, che ne sono i maggiori partner commerciali, ed ha la maggior parte dei suoi scambi con Italia e Germania, rispettivamente la terza e la prima economia della zona Euro.<\/p>\n<p>Inoltre, molti Stati europei (Italia in primis) ospitano importanti comunit\u00e0 balcaniche. E nei Balcani vivono importanti gruppi etnicamente o linguisticamente affini a popolazioni dell&#8217;Ue (croati in Bosnia, ungheresi in Serbia, greci in Albania).<\/p>\n<p><strong>Le incognite sui tempi delle adesioni<\/strong><br \/>\nPer quanto riguarda le tempistiche, i due Stati che hanno gi\u00e0 fatto la maggior parte dei passi necessari a diventare membri a tutti gli effetti dell&#8217;Ue sono la Serbia ed il Montenegro, per i quali Juncker considera probabile l&#8217;0adesione gi\u00e0 nel 2025.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante, la strada verso l\u2019Unione, in particolare per la Serbia, rimane ancora lunga. Molti dubbi sollevano, infatti, le situazioni relative alle minoranze etniche e allo statuto del Kosovo &#8211; questione recentemente acuita dall\u2019omicidio di Oliver Ivanovic<em>,<\/em> uno dei leader dell\u2019etnia serba nella repubblica kossovara -.<\/p>\n<p>Un importante cambio di rotta politica ha recentemente portato anche la Macedonia a essere considerata un buon candidato nel medio periodo. La vittoria del socialdemocratico Zoran Zaev nelle elezioni del maggio scorso ha infatti posto fine al decennale governo nazional-conservatore guidato da Nikola Gruevski<em>,<\/em> che s&#8217;era dimesso in seguito a un&#8217;intesa, mediata proprio dall\u2019Unione europea, per porre fine alle tensioni di piazza innescate dalle accuse del premier a Zaev.<\/p>\n<p>Sotto la guida del giovane socialdemocratico, la Macedonia ha ripreso il dialogo con la Grecia per risolvere la disputa legata al nome dello Stato. Macedonia, infatti, \u00e8 pure il nome di una delle regioni del nord della Grecia. Anche per questo, il nome ufficiale della repubblica balcanica \u00e8 Repubblica ex-Jugoslava di Macedonia, e non semplicemente Macedonia. Una soluzione di questo problema potrebbe finalmente portare la repubblica slava nell&#8217;orbita europea in modo stabile, con la fine del veto che la Grecia di fatto impone all&#8217;ingresso nell\u2019Ue nella Nato.<\/p>\n<p><strong>Un vantaggio per l\u2019Europa? Pro e contro<br \/>\n<\/strong>Nonostante i vantaggi che le imprese dell\u2019Europa occidentale potrebbero ricavare dall&#8217;accesso dei Balcani occidentali all&#8217;Unione europea, in primis manodopera a basso costo e nuovi mercati in cui espandersi, l\u2019 allargamento a Stati cos\u00ec arretrati a livello economico potrebbe causare ulteriori problemi di stabilit\u00e0 a un&#8217;Unione gi\u00e0 tutt&#8217;altro che coesa.<\/p>\n<p>Il paradosso, come in un gioco a somma zero, \u00e8 che la maggiore stabilit\u00e0 politica che potrebbe essere garantita ai Balcani sarebbe controbilanciata da un&#8217;Unione ancora pi\u00f9 precaria. L\u2019arrivo di nuovi migranti dall&#8217;Est Europa, unito alla delocalizzazione dei posti di lavoro verso aree a buon mercato, rischia di sortire l\u2019effetto di benzina sul fuoco dei populismi che gi\u00e0 oggi minano dall&#8217;interno il futuro dell&#8217;integrazione.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque legittimo domandarsi se Juncker abbia fatto bene a rilanciare in un momento cos\u00ec delicato la tematica dell\u2019 allargamento Ue. Chi scrive, nonostante le legittime preoccupazioni, crede di s\u00ec, poich\u00e9 il senso ultimo dell\u2019Unione europea \u00e8 sempre stato quello dell&#8217;inclusivit\u00e0. Rinunciarvi in nome di un tornaconto politico di breve periodo significherebbe rinunciare all&#8217;essenza stessa dell&#8217;Unione euroea. Ben vengano dunque gli sforzi interni ed esterni per rendere l\u2019 EU34 una realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso settembre, nell&#8217;ormai classico discorso sullo stato dell&#8217;Unione che il presidente della Commissione europea tiene ogni anno, Jean-Claude Juncker ha presentato la visione della sua Istituzione sulle questioni pi\u00f9 urgenti dell&#8217;Unione europea. A distanza di quattro mesi, cosa resta di quel discorso? 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