{"id":6810,"date":"2007-12-10T00:00:00","date_gmt":"2007-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-kosovo-banco-di-prova-per-lunione-europea\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:09","slug":"il-kosovo-banco-di-prova-per-lunione-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/il-kosovo-banco-di-prova-per-lunione-europea\/","title":{"rendered":"Il Kosovo banco di prova per l\u2019Unione europea"},"content":{"rendered":"<p>Per l\u2019Unione Europea, questo dicembre sar\u00e0 un mese di prove difficili, a cominciare dalle possibili decisioni da prendere in merito allo status finale del Kosovo. Come preservare l\u2019unit\u00e0 fra i 27; evitare un\u2019escalation di atti di violenza nella provincia; prevenire un eventuale effetto-domino in Bosnia o Macedonia; e mantenere un equilibrio credibile fra i propri principi e la necessit\u00e0 di trovare una soluzione che possa alla fine essere accettata dalle parti e dalla comunit\u00e0 internazionale \u2013 questi i fattori dell\u2019equazione quasi irrisolvibile a cui l\u2019Europa si trover\u00e0 di fronte nelle prossime settimane.<\/p>\n<p><b>Questioni importanti<\/b><br \/>E tutto questo avverr\u00e0 con l\u2019Italia alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu, assunta il 1&#730; dicembre scorso fino alla fine dell\u2019anno: una posizione di grande influenza, con la possibilit\u00e0 di indirizzare almeno in parte l\u2019agenda dei lavori, di porre all\u2019ordine del giorno questioni ritenute tanto importanti quanto trascurate (sar\u00e0 probabilmente il caso del Corno d\u2019Africa), e di facilitare la formazione del consenso e delle decisioni fra i 15 membri del collegio. Ma anche una posizione di grande responsabilit\u00e0, alla quale la diplomazia italiana si \u00e8 preparata per tutto il 2007, da quando cio\u00e8 \u00e8 iniziato il suo mandato biennale come membro non permanente del Consiglio (assieme al Belgio) per il gruppo \u201cEuropa occidentale e altri\u201d.<\/p>\n<p>Il fulcro dell\u2019azione italiana in Consiglio di Sicurezza \u00e8 consistito finora appunto nel dare alla propria presenza un\u2019impronta il pi\u00f9 possibile europea. L\u2019Ue, com\u2019\u00e8 noto, non ha uno status autonomo alle Nazioni Unite: la Comunit\u00e0 in quanto tale \u00e8 accettata come \u201cosservatore\u201d, ma i soli a poter votare nell\u2019Assemblea Generale e sedere in Consiglio sono gli Stati, due dei quali (Francia e Gran Bretagna) come membri permanenti. Oltre ad essi, all\u2019Italia e al Belgio, in dicembre l\u2019Ue avr\u00e0 un altro membro: la Slovacchia, eletta due anni fa per il gruppo \u201cEuropa orientale\u201d, e a cui succeder\u00e0 da gennaio la Croazia.<\/p>\n<p>L\u2019art. 19 del Trattato Ue, a sua volta, invita i paesi membri dell\u2019Unione a presentare e difendere le posizioni comuni (quando esistono), e a consultarsi e coordinarsi sia in Assemblea Generale che in Consiglio di Sicurezza, ma \u201csenza pregiudizio\u201d rispetto alle loro responsabilit\u00e0 in base alla Carta Onu: un caveat che \u00e8 stato sempre interpretato in modo molto restrittivo da Londra e Parigi. Di qui una storica difficolt\u00e0 a trasferire in Consiglio di Sicurezza la compattezza politica che si manifesta ormai regolarmente in Assemblea Generale, e che spesso coinvolge anche i paesi candidati all\u2019adesione e i nostri vicini.<\/p>\n<p><b>Consultazione reciproca<\/b><br \/>Dal 2001 ad oggi, grazie soprattutto all\u2019iniziativa di Germania e Spagna nel biennio 2003\/04, i processi di informazione e consultazione reciproca fra i paesi Ue che siedono in Consiglio e gli altri partner sono migliorati, sia a livello di capi missione \u2013 i briefing del marted\u00ec \u2013 che nel cosiddetto gruppo \u201carticolo 19\u201d, a livello di consiglieri (dal 2002 tutti i paesi membri hanno un coordinatore per il Consiglio). Il coordinamento politico vero e proprio \u00e8 ancora modesto per\u00f2, anche se proprio l\u2019Italia ha creato una figura di \u201cfocal point\u201d per tenere i contatti con la Presidenza di turno Ue, che non siede in Consiglio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 stato, insomma un progresso incrementale e contenuto, anche se tangibile, nel modo in cui l\u2019Ue si presenta in Consiglio di Sicurezza. Permangono ostacoli giuridici e pratici, e anche una sostanziale reticenza dei P-2 \u2013 Francia e Gran Bretagna \u2013 a farsi costringere in un ruolo puramente o principalmente europeo. Il nuovo Trattato Ue, che sar\u00e0 firmato a Lisbona il 13 dicembre prossimo, non altera in modo sostanziale questo quadro, anche se prevede un ruolo pi\u00f9 visibile e definito per il futuro Alto Rappresentante e vicepresidente della Commissione anche in Consiglio. Neppure il riconoscimento della personalit\u00e0 giuridica autonoma dell\u2019Unione  dovrebbe cambiare molto, almeno in un primo tempo. <\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante sar\u00e0 invece vedere l\u2019impatto che avr\u00e0 l\u2019abolizione della presidenza di turno Ue in politica estera, che dovrebbe rafforzare il ruolo anche di coordinamento dell\u2019ufficio dell\u2019Alto Rappresentante a New York, creato all\u2019inizio di quest\u2019anno con uno staff di appena una decina di funzionari, ma la cui crescita appare tanto inevitabile quanto desiderabile. Dovrebbe fra l\u2019altro permettere un migliore coordinamento non solo a New York ma anche fra New York e Bruxelles, dove anche il Comitato Politico e di Sicurezza sar\u00e0 presieduto da un rappresentante dell\u2019Alto Rappresentante. <\/p>\n<p>Il progresso ancora fragile e modesto registratosi finora, e quello pi\u00f9 marcato atteso per il 2009, saranno messi alla prova dal delicatissimo dossier Kosovo, innanzitutto, ma anche dal modo in cui la Francia giocher\u00e0 all\u2019Onu, nella seconda parte del 2008, il suo ruolo di presidente di turno dell\u2019Ue. E un poco anche da chi verr\u00e0 eletto, fra un anno, a succedere a Italia e Belgio. Allo stato attuale, infatti, i candidati sono tre: Austria, Islanda e Turchia. Se l\u2019Austria non dovesse passare, a rappresentare l\u2019Europa in Consiglio nel 2009 si troveranno (oltre ai due membri permanenti, ben poco inclini a farsi \u201ccoordinare\u201d) tre paesi non-Ue \u2013 il che potrebbe rallentare il progresso avvenuto negli ultimi anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per l\u2019Unione Europea, questo dicembre sar\u00e0 un mese di prove difficili, a cominciare dalle possibili decisioni da prendere in merito allo status finale del Kosovo. 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