{"id":68105,"date":"2018-01-29T15:47:58","date_gmt":"2018-01-29T14:47:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68105"},"modified":"2018-02-01T23:16:47","modified_gmt":"2018-02-01T22:16:47","slug":"usa-iran-ritorno-nucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/usa-iran-ritorno-nucleare\/","title":{"rendered":"Usa\/Iran: ritorno alla logica della contrapposizione"},"content":{"rendered":"<p>A poco pi\u00f9 di un anno dall&#8217;insediamento del presidente Donald Trump alla Casa Bianca, appare evidente che l\u2019approccio della sua Amministrazione alla questione iraniana diverge radicalmente da quello del suo predecessore Barack Obama. Laddove quest\u2019ultimo aveva promesso all&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-trump-accordo-nucleare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong><\/a> una maggiore integrazione economica e politica con la comunit\u00e0 internazionale, se avesse ottemperato agli obblighi dell\u2019intesa <strong>nucleare<\/strong>, l\u2019attuale Amministrazione ha apertamente <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/iran-trump-accordo-nucleare\/\">scoraggiato<\/a> tale integrazione mettendo in forse il futuro dell\u2019accordo. E ci\u00f2 sebbene l\u2019Agenzia internazionale per l\u2019energia atomica (Aiea)\u00a0abbia ripetutamente confermato il pieno rispetto iraniano del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), com\u2019\u00e8 ufficialmente definita l\u2019intesa.<\/p>\n<p>Il recente viaggio del segretario di Stato Rex Tillerson in <strong>Europa<\/strong> ha segnato l\u2019avvio di consultazioni con Gran Bretagna, Francia e Germania per &#8216;emendare&#8217; l\u2019accordo nucleare, malgrado la ferma opposizione di Teheran.<\/p>\n<p>La politica di &#8216;sabotaggio&#8217; del Jcpoa sta emergendo progressivamente come un elemento chiave di una pi\u00f9 ampia strategia di contenimento dell\u2019Iran da parte dell\u2019Amministrazione americana, non solo come un\u2019ossessione esclusiva del presidente. L\u2019altro pilastro di tale strategia \u00e8 rappresentato dal contrasto (anche con mezzi militari) all&#8217;ascesa iraniana in Paesi come Siria, Iraq e Yemen.<\/p>\n<p><strong>Affossare il Jcpoa senza uscire dall\u2019accordo<br \/>\n<\/strong>Trump \u00e8 stato l\u2019unico ad affermare apertamente di voler annullare l\u2019intesa nucleare, ma altri esponenti del governo statunitense ugualmente ostili a Teheran non sono affatto contrari a una sua ridefinizione, pur volendo evitare un\u2019azione unilaterale da parte americana (la quale rischierebbe di isolare gli <strong>Stati\u00a0Uniti<\/strong> a livello internazionale).<\/p>\n<p>Ne \u00e8 nato un gioco delle parti in cui gli \u201cadults in the room\u201d (espressione cara alla stampa americana per indicare figure come Tillerson, il segretario alla Difesa James Mattis e il consigliere per la Sicurezza nazionale H.R. McMaster, che dovrebbero frenare gli istinti pi\u00f9 irrazionali del presidente) esortano i partner europei a revisionare il Jcpoa per scongiurarne l\u2019abrogazione da parte di Trump.<\/p>\n<p>La conseguenza \u00e8 un generale clima di incertezza che ha in gran parte annullato i benefici dell\u2019accordo per l\u2019Iran, scoraggiando gli investimenti europei nel Paese. Nel frattempo, l\u2019apertura di una consultazione con Gran Bretagna, Francia e Germania risparmia a Trump l\u2019onere di uscire unilateralmente dall&#8217;intesa macchiando la reputazione statunitense.<\/p>\n<p><strong>Il nodo del programma missilistico iraniano<br \/>\n<\/strong>Nel quadro dell\u2019eventuale rinegoziato dell\u2019accordo, e della pi\u00f9 ampia strategia americana di contenimento dell\u2019Iran, si inserisce l\u2019insistenza della Casa Bianca a limitare il programma iraniano di <strong>missili<\/strong> balistici convenzionali \u2013 un ambito attualmente non coperto dall&#8217;accordo nucleare. La risoluzione 2231, con cui l\u2019Onu ha ufficialmente adottato il Jcpoa nel 2015, semplicemente \u201cesorta\u201d l\u2019Iran a non sviluppare missili capaci di alloggiare testate nucleari. Da tale esortazione, comunque non vincolante, sono teoricamente esclusi i missili balistici convenzionali.<\/p>\n<p>Dal canto suo, l\u2019Iran difficilmente rinuncer\u00e0 al proprio programma missilistico convenzionale, considerandolo un elemento difensivo imprescindibile per due ragioni. In primo luogo, a differenza di molti suoi vicini, Teheran non dispone di una moderna aviazione militare a causa dell\u2019embargo subito in questi anni. Un arsenale di missili a medio raggio viene considerato dagli strateghi iraniani come un elemento di deterrenza che pu\u00f2 sopperire a tale carenza. Secondariamente, anche nel settore missilistico l\u2019Iran sta semplicemente tentando di colmare un divario con Paesi come Arabia Saudita, Israele e Pakistan, che gi\u00e0 possiedono questi armamenti (spesso, come nel caso saudita, grazie alla possibilit\u00e0 \u2013 preclusa all&#8217;Iran \u2013 di acquistarli sul mercato internazionale).<\/p>\n<p>La vendita da parte americana di ingenti quantitativi di armi tecnologicamente avanzate alle monarchie del Golfo, la decisione della Casa Bianca di rafforzare l\u2019alleanza con l\u2019Arabia Saudita in chiave anti-iraniana, le dichiarazioni pi\u00f9 o meno ostili nei confronti di Teheran da parte di esponenti dell\u2019amministrazione come Tillerson, McMaster e l\u2019ambasciatore all\u2019Onu Nikki Haley, non fanno che rinfocolare le paure iraniane.<\/p>\n<p><strong>La nuova Strategia di sicurezza nazionale statunitense<br \/>\n<\/strong>Il governo iraniano si sta progressivamente convincendo che la parentesi di dialogo aperta dall&#8217;Amministrazione Obama, gi\u00e0 di per s\u00e9 fragile e incompleta, si stia rapidamente chiudendo e che Washington stia tornando a una logica dello scontro che richiama i tempi di George W. Bush.<\/p>\n<p>La Strategia di sicurezza nazionale pubblicata lo scorso dicembre \u2013 un documento tradizionalmente emanato da ogni nuova Amministrazione, la cui stesura \u00e8 stata supervisionata da McMaster \u2013 definisce l\u2019Iran un \u201cregime canaglia\u201d, accomunandolo alla Corea del Nord e accusandolo di sponsorizzare il terrorismo a livello mondiale. Ancora una volta si tratta di una terminologia che richiama i toni del predecessore di Obama, il quale aveva inserito entrambi questi Paesi nel cosiddetto \u201casse del male\u201d.<\/p>\n<p>Alle definizioni retoriche si accompagnano poi scelte concrete come la recente decisione di mantenere la presenza militare americana in Siria, a sostegno di uno staterello curdo di fatto nel nord-est. L\u2019obiettivo \u2013 ha recentemente dichiarato Tillerson \u2013 non solo \u00e8 impedire la rinascita dello Stato Islamico, ma anche contrastare l\u2019influenza iraniana nel Paese.<\/p>\n<p>Il governo di Teheran ha inoltre preso nota delle manifestazioni statunitensi di aperto sostegno alle proteste scoppiate in Iran a cavallo di capodanno. Tali dichiarazioni, formulate da numerose figure dell\u2019establishment di Washington oltre che da esponenti dell\u2019Amministrazione, sono state talvolta accompagnate dal pi\u00f9 o meno esplicito augurio che il malcontento popolare possa portare a un cambio di regime nel Paese.<\/p>\n<p><strong>Fino a quando prevarr\u00e0 la moderazione a Teheran?<br \/>\n<\/strong>Di fronte a queste prese di posizione da parte americana, l\u2019Iran ha finora mantenuto un atteggiamento di &#8216;autocontrollo&#8217;, riducendo i test missilistici, diradando i pericolosi incontri ravvicinati fra imbarcazioni militari iraniane e navi della marina americana nel Golfo, e limitando l\u2019uso della forza nel contenere le proteste popolari scoppiate nel Paese.<\/p>\n<p>Teheran cerca di assicurarsi l\u2019appoggio dell\u2019Europa a difesa dell\u2019accordo nucleare, ma sembra determinata a non rinunciare ai propri interessi in paesi come Iraq, Siria e Libano.<\/p>\n<p>Le numerose aree di conflitto in cui tali interessi si scontrano direttamente con quelli statunitensi, e un\u2019eventuale ridefinizione dei termini del Jcpoa da parte occidentale, rischiano di far degenerare le attuali tensioni in un nuovo scontro aperto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A poco pi\u00f9 di un anno dall&#8217;insediamento del presidente Donald Trump alla Casa Bianca, appare evidente che l\u2019approccio della sua Amministrazione alla questione iraniana diverge radicalmente da quello del suo predecessore Barack Obama. 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