{"id":68146,"date":"2018-02-01T23:16:57","date_gmt":"2018-02-01T22:16:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68146"},"modified":"2018-02-05T17:37:13","modified_gmt":"2018-02-05T16:37:13","slug":"yemen-prova-secessionisti-aden","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/yemen-prova-secessionisti-aden\/","title":{"rendered":"Yemen: la prova di forza dei secessionisti di Aden"},"content":{"rendered":"<p>Tre governi, (quasi) due golpe: lo <strong>Yemen<\/strong> ha compiuto un altro passo verso la disgregazione totale. Dopo <a href=\"http:\/\/www.iai.it\/en\/pubblicazioni\/uae-backed-militias-maximize-yemens-fragmentation\">mesi di tensioni<\/a>, i secessionisti del Consiglio di Transizione del Sud (Stc), fin qui sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (<strong>Eau<\/strong>), hanno sferrato e vinto la prova di forza militare contro le unit\u00e0 delle istituzioni riconosciute,\u00a0 appoggiate dall\u2019<strong>Arabia Saudita<\/strong>. In tre giorni di combattimenti, tra il 28 e il 30 gennaio, i separatisti hanno preso il controllo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/yemen-saleh-ucciso-huthi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Aden<\/strong><\/a>, circondando persino il palazzo presidenziale (il presidente Abd Rabu Mansur Hadi \u00e8 sempre a Riad, ma dentro c\u2019era il governo). Dopo il colpo di stato degli insorti <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/yemen-fronti-spaccano-contro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong><em>huthi<\/em><\/strong><\/a> a Sana\u2019a (gennaio 2015), l\u2019esecutivo yemenita si \u00e8 infatti trasferito nella seconda citt\u00e0 del Paese, nonch\u00e9 suo fulcro commerciale.<\/p>\n<p><strong>Strategie parallele<br \/>\n<\/strong>Per ora, i secessionisti hanno scelto di negoziare &#8211; da una posizione di forza &#8211; con la Coalizione militare araba: tregua (per quanto?) in cambio di maggior autonomia e forze militari indipendenti, con appoggio formale alla presidenza Hadi. Emissari sauditi ed emiratini, qui rivali a causa di strategie parallele divenute insostenibili, sono ad Aden per monitorare l&#8217;applicazione dell&#8217;accordo. D\u2019altronde, Riad e Abu Dhabi hanno avuto, da subito, priorit\u00e0 diverse in Yemen: la lotta agli <em>huthi<\/em>, quindi all\u2019Iran, nel confinante nord per i sauditi, il contrasto a Fratelli musulmani e jihadisti per gli emiratini, che intrecciano nel sud interessi commerciali (porti) e militari (profondit\u00e0 strategica) dal respiro regionale.<\/p>\n<p><strong>Fisionomia dei secessionisti<br \/>\n<\/strong>Il Stc, fondato nel maggio 2017 dall\u2019ex governatore di Aden, Aidarous Al-Zubaidi, aveva lanciato un ultimatum all\u2019esecutivo, accusato di malgoverno e corruzione: una settimana per dimettersi. Quando gli indipendentisti hanno cercato di entrare ad Aden per manifestare contro il governo (a ultimatum scaduto), la Guardia presidenziale pro-Hadi \u00e8 intervenuta e sono iniziati gli scontri. Il premier Ahmed bin Dagher ha chiesto, invano, l\u2019intervento militare della Coalizione contro i separatisti, denunciando il tentativo di \u201csecondo golpe\u201d.<\/p>\n<p>Chi sono i secessionisti? Il Stc nasce dalla lunga stagione di protesta del Movimento Meridionale (<em>Al-Hiraak Al-Janubi<\/em>), forza popolare e pacifica fondata nel 2007, quando i militari sudisti, licenziati dall&#8217;esercito unitario dopo la sconfitta nella guerra civile del 1994, occuparono le piazze contro il regime a monopolio settentrionale di Ali Abdullah Saleh.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo degli Emirati<br \/>\n<\/strong>I separatisti non avrebbero potuto diventare cos\u00ec forti senza l\u2019aiuto degli emiratini. Infatti, proprio Abu Dhabi ha organizzato, addestrato, armato e finanziato numerose milizie su base regionale, poi formalmente affiliate al ministero dell\u2019Interno o all\u2019esercito yemenita, ma che di fatto rispondono agli Eau (anche in Hadhramaut, Shabwa e Al-Mahra).<\/p>\n<p>Protagoniste ad Aden sono le <em>Security Belt Forces<\/em>, incaricate di contrastare <em>huthi<\/em> e jihadisti di Al-Qaida nella Penisola arabica (Aqap), nonch\u00e9 di stabilizzare il territorio. Composte da secessionisti, salafiti ed ex militari della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (PdrY), queste forze sono ora al centro della lotta indipendentista contro Hadi e i filo-sauditi. Il Stc le ha appena raggruppate nelle Forze di Resistenza del Sud (<em>Southern Resistance Forces<\/em>), un proto-esercito: a guidarlo \u00e8 il generale Munir Al-Yafa\u2019i, dell\u2019omonima e influente confederazione tribale.<\/p>\n<p><strong>Conseguenze della crisi<br \/>\n<\/strong>La crisi di Aden potrebbe avvantaggiare <em>huthi<\/em> e jihadisti, che potranno recuperare territori persi o controllare zone finora contese: filo-governativi e secessionisti convoglierebbero le loro forze sulla citt\u00e0, lasciando sguarnite le tante linee del fronte. Oggi, l\u2019Islam politico yemenita \u00e8 sempre pi\u00f9 polarizzato, con confini fluidi e confusi tra Fratelli musulmani, salafiti, jihadisti. In particolare, i salafiti sono meno quietisti e pi\u00f9 politicizzati, in alcuni casi militarizzati, come ad Aden, citt\u00e0 sunnita. Con i fronti in progressiva frantumazione, la risoluzione 2216 delle Nazioni Unite non pu\u00f2 pi\u00f9 essere la base negoziale: approvata nell&#8217;aprile 2015, essa racconta di attori e alleanze che non ci sono pi\u00f9 (compreso il defunto presidente Ali Abdullah Saleh). Il\u00a0 cambio dell\u2019inviato Onu in Yemen, previsto alla fine di febbraio, potrebbe dare un input in questa direzione.<\/p>\n<p><strong>Micro-poteri locali<br \/>\n<\/strong>Lo Yemen non \u00e8 mai stato uno Stato, nel senso westphaliano del termine: Saleh amava definire le istituzioni come \u201ctrib\u00f9 di trib\u00f9\u201d. Tuttavia, dopo la rivolta del 2011, si assiste alla <em>disgregazione formale<\/em> della contestata unit\u00e0 yemenita, con l\u2019insorgere delle periferie: prima gli <em>huthi<\/em> nel nord pi\u00f9 tribale, ora i secessionisti in quella porzione di sud che fu socialista, con i clan tribali che pesano meno rispetto alle identit\u00e0 regionali. Sarebbe miope credere che un nuovo &#8216;Yemen del sud&#8217; possa essere coeso: gli yemeniti meridionali sono uniti contro le istituzioni centrali e i nordisti, ma assai divisi fra loro su risorse, leadership e <em>power-sharing<\/em> (come l\u2019Hadhramaut e Al-Mahra nell\u2019est, ma anche Abyan e Lahj nel sud tribale). La guerra civile del Sud, datata 1986, lo ha gi\u00e0 dimostrato: i capi politico-tribali di oggi sono ancora quelli. Pi\u00f9 armati di ieri e con generosi <em>sponsor <\/em>regionali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tre governi, (quasi) due golpe: lo Yemen ha compiuto un altro passo verso la disgregazione totale. Dopo mesi di tensioni, i secessionisti del Consiglio di Transizione del Sud (Stc), fin qui sostenuti dagli Emirati Arabi Uniti (Eau), hanno sferrato e vinto la prova di forza militare contro le unit\u00e0 delle istituzioni riconosciute,\u00a0 appoggiate dall\u2019Arabia Saudita. 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