{"id":68166,"date":"2018-02-02T08:14:22","date_gmt":"2018-02-02T07:14:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68166"},"modified":"2018-02-02T08:25:42","modified_gmt":"2018-02-02T07:25:42","slug":"cina-accordi-may-hong-kong","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/cina-accordi-may-hong-kong\/","title":{"rendered":"Cina: accordi con la May, ma Hong Kong \u00e8 nell\u2019angolo"},"content":{"rendered":"<p>Ben arrivata in <strong>Cina<\/strong>, \u201cZia May\u201d. Cos\u00ec i media di Stato e gli internauti dei social media hanno dato il benvenuto, il 31 gennaio scorso, alla premier britannica Theresa <strong>May<\/strong> nell\u2019ex impero di mezzo. Con un appellativo che solitamente viene riservato agli alleati chiave di Pechino, i media cinesi hanno accolto la May in quello che \u00e8 il fertile\u00a0terreno di trattative economiche, investimenti finanziari e scambi culturali, durante la tre giorni della visita ufficiale della premier con tappa a Wuhan, <strong>Pechino<\/strong> e Shanghai.<\/p>\n<p>Con lo sguardo puntato al 2019, anno dell\u2019uscita della <strong>Gran Bretagna<\/strong> dall\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, Theresa May si presenta in Cina con l\u2019obiettivo di &#8220;intensificare l&#8217;epoca d&#8217;oro&#8221; della relazione tra i due Paesi, riecheggiando il linguaggio che il suo predecessore David Cameron aveva usato per corteggiare il presidente Xi Jinping nel 2015 a Londra.<\/p>\n<p>I primi due giorni sono stati proficui per Pechino e Londra, che hanno firmato una dozzina di accordi commerciali dal valore di oltre 9 miliardi di sterline, in settori fra cui finanza, innovazione, agricoltura e tecnologia.<\/p>\n<p><strong>La visita della premier<\/strong><br \/>\nTheresa May ritorna in Cina dopo il G20, tenutosi ad Hangzhou nel 2016, con la consapevolezza di dover affrontare le preoccupazioni internazionali per una Gran Bretagna che si appresta a uscire dal blocco europeo.<\/p>\n<p>La premier britannica \u00e8 arrivata in Cina con al seguito una nutrita delegazione commerciale composta da rappresentanti di multinazionali ma anche di piccole imprese e universit\u00e0, proprio per confermare la sua volont\u00e0 di espandere le relazioni commerciali e culturali tra Gran Bretagna e la Cina.<br \/>\nLe basi per nuove iniziative di carattere economico sono state poste proprio a Wuhan, prima tappa del viaggio, dove Theresa May ha incontrato il premier cinese Li Keqiang. Nella citt\u00e0 della Cina centrale, parte delle discussioni tra i due omologhi si sono concentrate sull\u2019approvazione di accordi di oltre 500 mila sterline che prevedono il miglioramento e l\u2019implementazione di scambi e programmi culturali, come il lancio del programma \u201cEnglish is great\u201d, finalizzato all\u2019insegnamento della lingua inglese agli studenti cinesi.<\/p>\n<p>Tuttavia, la premier di Sua Maest\u00e0, come gi\u00e0 mormorava il <em>Financial Times<\/em>, ha evitato di firmare un memorandum d&#8217;intesa che d\u00e0 il sostegno ufficiale della Gran Bretagna alla Belt and Road Initiative, la <strong>Nuova Via della Seta<\/strong> lanciata da Pechino, a testimonianza della pressione che la Casa Bianca esercita su Downing Street.<\/p>\n<p><strong>Fra intese commerciali e diritti umani<\/strong><br \/>\nLa distanza fra i paradigmi incarnati da Washington e Pechino \u00e8 stata confermata dall\u2019incontro che la May ha avuto con il presidente della Repubblica popolare cinese <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/cina-evoluzione-galassia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Xi<\/a> Jinping<\/strong>, il 1\u00b0 febbraio a Pechino. Nella <em>Diaoyutai State Guesthouse<\/em>, Xi si \u00e8 proposto nuovamente come la risposta alternativa al protezionismo degli Stati Uniti di Donald <strong>Trump<\/strong> e ha posto l\u2019accento sulle questioni di sicurezza globale, minaccia nordcoreana, inquinamento, commercio, economia e sulla politica estera.<\/p>\n<p>Theresa May torno a Londra soddisfatta, con la consapevolezza che la Cina pu\u00f2 diventare una fonte ancora pi\u00f9 importante di investimenti per la Gran Bretagna. Basti pensare che dal 2010 si \u00e8 registrato un incremento del 60% del commercio britannico con Pechino e, solo nel 2016, alla Cina \u00e8 stato destinato il 3.1% delle esportazioni di beni e servizi, mentre il 43% \u00e8 andato ad altri Stati membri dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p>La May e Xi hanno parlato anche di politica estera, ad eccezione di <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/hong-kong-ventanni-infelici-pechino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Hong Kong<\/a><\/strong>. Perch\u00e9 l\u2019ex colonia britannica ha sub\u00ecto un amaro ko, nonostante l\u2019appello dell\u2019ex leader della <strong>Rivoluzione degli ombrelli<\/strong>, Joshua Wong, e la lettera inviata alla May dall\u2019ultimo governatore britannico di Hong Kong, Chris Patten.<\/p>\n<p>A poco \u00e8 servito il flebile impegno della May a sollevare la questione delle violazioni dei <strong>diritti umani<\/strong> e politici a Hong Kong nei suoi incontri con il premier Li Keqiang: il discorso \u00e8 stato chiuso con la promessa cinese di continuare a rispettare il mantra \u201cun Paese, due sistemi\u201d, la formula che garantisce piena libert\u00e0 politica e sociale all\u2019ex colonia britannica fino al 2047.<\/p>\n<p>Ma sicuramente sar\u00e0 un\u2019altra promessa mancata per gli hongkonghesi e per i candidati democratici alle elezioni suppletive del Legislative Council del prossimo marzo.<\/p>\n<p><strong>Censura contro Demosisto<\/strong><br \/>\nDa sabato 27 gennaio, i rappresentati del partito <strong>Demosisto<\/strong>, che riconosce i suoi natali nel movimento della Rivoluzione degli ombrelli del 2014, denunciano l\u2019esclusione della candidata Agnes Chow Ting dalla corsa al prossimo turno delle elezioni per il consiglio legislativo dell\u2019ex colonia britannica.<\/p>\n<p>La candidatura dell\u2019attivista democratica, intenzionata a correre per sostituire il compagno di partito Nathan Law Kwun-chung (decaduto dall\u2019assemblea nel 2016 per giuramento improprio), \u00e8 stata dichiarata invalida a causa della sua affiliazione al partito Demosisto che sostiene l\u2019autodeterminazione per il popolo di Hong Kong.<\/p>\n<p>Secondo quanto riportato da un <u><a href=\"http:\/\/www.info.gov.hk\/gia\/general\/201801\/27\/P2018012700291.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">comunicato<\/a><\/u> rilasciato dai funzionari della Commissione per gli affari elettorali incaricati di approvare le candidature, \u201cchi propone l\u2019autodeterminazione o l\u2019autonomia di Hong Kong non rispetta i punti sanciti dalla <em>Hong Kong Basic Law<\/em> e non pu\u00f2 quindi concorrere per essere un legislatore\u201d.<br \/>\nL\u2019affare interno, per\u00f2, sta ricevendo attenzione mediatica e politica globale, non solo per gli slogan delle proteste che ancora echeggiano dal 2014, ma anche per l\u2019ammonizione giunta dall\u2019Ue, che considera l\u2019esclusione di una candidata sulla base della sua affiliazione politica non in linea con il rispetto dei diritti civili e politici contenuti nella formula \u201cun Paese, due sistemi\u201d, oltre a essere un rischio per la reputazione internazionale della societ\u00e0 libera di Hong Kong.<\/p>\n<p>Dura \u00e8 stata la replica della <em>chief executive<\/em> in carica <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/hong-kong-la-preferita-pechino-sul-trono\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Carrie Lam<\/a>, che ha respinto le accuse rivolte di repressione della voce democratica e dell\u2019autonomia della citt\u00e0 rivolte a Pechino, mentre Agnes Chow Ting \u2013 la candidata esclusa \u2013 ha ricordato, in un\u2019intervista alla <em>Hong Kong Free Press<\/em>, come Demosisto sia s\u00ec promotore dell\u2019autodeterminazione dell\u2019ex colonia e dell\u2019estensione del suffragio universale, ma che il programma del partito non propone l\u2019indipendenza da Pechino.<\/p>\n<p>Al posto della Chow, correr\u00e0 un altro attivista democratico, ma non \u00e8 improbabile che altri candidati saranno squalificati, mentre la May \u2013 che proprio a Pechino avrebbe potuto far valere la voce dell\u2019ex colonia britannica, portando sul tavolo la questione dell\u2019erosione dei diritti civili e politici dei suoi abitanti \u2013 ha sacrificato la libert\u00e0 di Hong Kong sull\u2019altare elle intese commerciali con la Repubblica popolare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ben arrivata in Cina, \u201cZia May\u201d. 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