{"id":68182,"date":"2018-02-03T10:07:41","date_gmt":"2018-02-03T09:07:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68182"},"modified":"2018-03-21T06:17:08","modified_gmt":"2018-03-21T05:17:08","slug":"russia-richiamo-ordine-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-richiamo-ordine-putin\/","title":{"rendered":"Russia: \u2018richiamo all\u2019ordine\u2019 in risposta al nazionalismo di Putin"},"content":{"rendered":"<p><em>Tra poche settimane, Vladimir Putin sar\u00e0 rieletto presidente della\u00a0Russia\u00a0e gli europei, come gli americani, dovranno decidere quale politica avere nei confronti di un interlocutore insieme necessario e preoccupante, che ha dimostrato una straordinaria mancanza di scrupoli e la tendenza ad infrangere barriere considerate intoccabili (ad esempio intervenendo nelle campagne elettorali dei nostri Paesi con metodi sia aperti, sia coperti).<\/em><em><br \/>\nAffarInternazionali, con questo articolo dell&#8217;ambasciatore Antonio Armellini, inizia la pubblicazione di una serie di interventi volti a tentare di capire meglio <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/la-russia-putin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">la Russia di Putin<\/a>\u00a0e ad esplorare le scelte che ci si propongono.<\/em><\/p>\n<p>E se cominciassimo dalla \u201cfine della storia? Con la caduta del Muro di Berlino e il crollo dell\u2019impero sovietico era sembrato potesse aprirsi l\u2019era della vittoria definitiva delle democrazie liberali. Alla nuova <strong>Russia<\/strong> sarebbe toccato un ruolo di importante attore nel coro, impegnata com\u2019era a trasformare la propria economia secondo le regole del mercato e a sostituire ai vecchi canoni ideologico-politici della tradizione sovietica quelli sanciti dal nuovo unipolarismo a trazione americana. Per un po\u2019 sembr\u00f2 che le cose potessero andare cos\u00ec; ma non per molto.<\/p>\n<p>Era illusorio ritenere che la Russia si sarebbe adattata senza colpo ferire a un cos\u00ec drastico ridimensionamento: la Gran Bretagna, dopo oltre sessant\u2019anni, non ha metabolizzato appieno la perdita del suo impero; difficile pensare che Mosca potesse rassegnarsi di colpo alla caduta del suo. I boiardi della nuova Russia ricordano per pi\u00f9 versi i <em>robber barons<\/em> che, a cavallo fra Ottocento e Novecento, fecero dell\u2019America una grande potenza industriale; ma qui il sistema si \u00e8 rivelato troppo sclerotico e corrotto per reggere un\u2019operazione paragonabile, a vantaggio dello sviluppo economico, mentre la globalizzazione si \u00e8 incaricata di fare giustizia dell\u2019ipotesi.<\/p>\n<p><strong>Nostalgia del passato<\/strong><br \/>\nA un Paese sconfitto, attraversato da una profonda crisi e in cui le aspettative di futuro si mescolavano alla <strong>nostalgia<\/strong> per il passato, un <strong>nazionalismo<\/strong> dal forte carattere identitario poteva offrire la chiave per recuperare immagine e affrontare le difficolt\u00e0. \u00a0\u00c8 quanto ha fatto Vladimir <strong>Putin<\/strong>, con una politica che ha interpretato il sentimento di una parte significativa della popolazione e corrisponde, con ogni probabilit\u00e0, alle le sue personali inclinazioni.<\/p>\n<p>Quella russa non \u00e8 una democrazia liberale, a riprova del fatto che fra di essa e il capitalismo la coincidenza non \u00e8 automatica; \u00e8 un ibrido in costante evoluzione (non necessariamente positiva) che raccoglie consenso nel Parlamento e nel Paese. Robert Blackwill e Philip Gordon hanno parlato di <a href=\"https:\/\/www.cfr.org\/event\/containing-russia-how-respond-moscows-intervention-us-democracy-and-growing-geopolitical\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">\u201cnuova Guerra Fredda\u201d<\/a> a proposito dei rapporti russo-americani di oggi: il confronto \u00e8 tornato ma c\u2019\u00e8 una differenza di peso. Allora si poneva in termini di scontro ideologico fra \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d; oggi si svolge all\u2019interno di un \u201cnoi\u201d cui, per quanto slabbrato, tutti continuano a riferirsi.<\/p>\n<p>Il progressivo disimpegno di Obama ha aperto delle falle nella proiezione mondiale degli Stati Uniti, evidenti gi\u00e0 prima che le intemperanze di Trump le rendessero pi\u00f9 esplosive. Le difficolt\u00e0 dell\u2019Europa, fra crisi finanziaria e frammentazione del quadro politico dell\u2019Unione, l\u2019hanno resa pi\u00f9 vulnerabile a pressioni, in particolare sotto il profilo energetico. Putin ha saputo sfruttare un vantaggio che comunque gli era stato dato.<\/p>\n<p>Con la fine dell\u2019Urss, la <strong>Turchia<\/strong> si \u00e8 trasformata da guardiano efficiente e silenzioso della periferia sud-orientale della <strong>Nato<\/strong>, in protagonista di un\u2019area in cui ha esercitato per secoli una forte influenza. L\u2019Occidente avrebbe fatto bene a riconoscerle tale ruolo e invece tanto l\u2019Alleanza Atlantica come (per altrui versi) l\u2019Ue hanno continuato a dare per scontata l\u2019affidabilit\u00e0 occidentale di Ankara, fidando nell\u2019anima kemalista delle sue \u00e9lites e sottovalutando gravemente l\u2019impatto del nazionalismo neo-ottomano rappresentato da Erdo\u011fan. Con il risultato che, dopo un secolo, la fine del patto Sykes-Picot viene gestita in un quadro di collaborazione antagonistica fra Ankara e Mosca.<\/p>\n<p><strong>Rapporto paritario e consenso interno<\/strong><br \/>\n<em>Russiagate<\/em>, cyberspionaggio e <em>hacking<\/em> elettorale hanno creato un allarme comprensibile ovunque, ma soprattutto negli Stati Uniti, per cui la semplice idea che il territorio nazionale possa essere in qualche modo violato \u00e8 inaccettabile tanto politicamente per qualsiasi governo, quanto psicologicamente per l\u2019opinione pubblica. L\u2019osservazione che chi di <em>hacking <\/em>ferisce prima o poi di <em>hacking <\/em>perisce, con gli Usa non tiene; se davvero Putin ha organizzato una simile operazione, si \u00e8 trattato di un errore politico grave, reso ancor pi\u00f9 intrattabile dai rumors sul <em>Russiagate<\/em> che \u2013 aldil\u00e0 di quanto potr\u00e0 incidere sulla presidenza Trump e sull\u2019uso che ne faranno l\u2019opposizione interna repubblicana e i democratici \u2013 rendono un suo superamento complesso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_68183\" aria-describedby=\"caption-attachment-68183\" style=\"width: 389px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-68183\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/putin3-300x185.jpeg\" alt=\"\" width=\"389\" height=\"240\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/putin3-300x185.jpeg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/putin3-768x474.jpeg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/putin3-1024x632.jpeg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/putin3-125x77.jpeg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/putin3.jpeg 1880w\" sizes=\"(max-width: 389px) 100vw, 389px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-68183\" class=\"wp-caption-text\">Putin alla celebrazione del 75esimo anniversario della vittoria della Battaglia di Stalingrado (\u00a9 Russian Look via ZUMA Wire)<\/figcaption><\/figure>\n<p>All\u2019affermazione americana di un\u2019egemonia capace di garantire l\u2019invulnerabilit\u00e0 sul suo territorio, si contrappone quella di Vladimir Putin, secondo cui il rango e la potenza della Russia \u2013 per quanto con vistosi rattoppi \u2013 legittimano l\u2019uso paritario di tutti gli strumenti di pressione disponibili. Questo del rapporto paritario \u00e8 una costante della politica putiniana: in termini assoluti pu\u00f2 apparire scarsamente fondata, ma dal punto di vista della costruzione del suo consenso interno no.<\/p>\n<p>I confini delle vecchie repubbliche sovietiche erano stati tracciati, e modificati, in maniera spesso proditoria, con grande indifferenza per <strong>minoranze<\/strong> perseguitate. Ridisegnarle dopo la fine dell\u2019Urss appariva politicamente improponibile: sarebbe dovuto toccare alla nuova comunit\u00e0 di Stati europei che si andava creando, assicurare un quadro multilaterale di cooperazione in cui inserire anche la nuova collocazione degli ex Paesi satelliti.<\/p>\n<p>L\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/nato-montenegro-segnale-positivo-balcani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">allargamento<\/a> della Nato e il Consiglio Nato-Russia avrebbero fornito il quadro per un corretto svolgimento di un processo accettato da Mosca pi\u00f9 per necessit\u00e0 che con entusiasmo. Il riapparire di problemi territoriali che si pensavano rimossi, come le posizioni assunte da alcuni Paesi una volta recuperata la piena indipendenza, non hanno tardato a mettere in crisi il meccanismo: cavalcare l\u2019onda dei micro-nazionalismi rinfocolando vecchie nostalgie \u00e8 sembrato a Putin un buon modo per riequilibrare almeno in parte un baricentro che si andava spostando pericolosamente in direzione opposta. Il tutto senza scossoni ingovernabili finch\u00e9 si \u00e8 rimasti nelle periferie ma, nel momento in cui con l\u2019<strong>Ucraina<\/strong> si \u00e8 toccata la vecchia linea di faglia del confronto Est-Ovest, le cose sono cambiate.<\/p>\n<p><strong>Contenimento di Mosca<\/strong><br \/>\nE allora? Come pu\u00f2 e deve essere il nuovo <em>limes <\/em>europeo?<\/p>\n<p>Parlando di nuova Guerra Fredda, Blackwill e Gordon propongono una strategia di doppio binario: risposta dura e di contenimento su tutti i fronti (anche con lo strumento militare); apertura a contatti atti a smorzare la tensione nel reciproco interesse. Un <em>mix<\/em> che richiama gli schemi del vecchio confronto Est-Ovest, anche se il quadro \u00e8 diverso: non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la garanzia di stabilit\u00e0 implicita data dall\u2019equilibrio del terrore e ad essa si \u00e8 sostituita una volatilit\u00e0 dovuta alla pluralit\u00e0 di attori non sempre affidabili.<\/p>\n<p>Gli accordi sulla riduzione degli armamenti in Europa avrebbero dovuto costituire il fondamento della nuova realt\u00e0 cooperativa e sono andati invece progressivamente sbiadendo nella percezione collettiva. Ora che si torna a parlare concretamente di minacce militari e si profilano all\u2019orizzonte armi letali, ad un tempo sofisticatissime e di impiego pi\u00f9 agile, \u00e8 imperativo richiamare Mosca al loro rispetto uscendo dall\u2019ambiguit\u00e0. Allo stesso titolo, se \u00e8 vero che il termine democrazia rappresentativa viene coniugato sempre pi\u00f9 in termini diversi e spesso preoccupanti, non per questo perdono di efficacia gli strumenti destinati ad assicurarne il funzionamento, a partire da quello elettorale. Anche qui si impone un energico richiamo all\u2019ordine.<\/p>\n<p>La Russia non pu\u00f2 pretendere di modificare unilateralmente l\u2019equilibrio europeo, n\u00e9 pu\u00f2 ragionare in termini espliciti di aree di influenza. Ci\u00f2 detto, che si tratti di un grande Paese il cui ruolo \u00e8 importante per la stabilit\u00e0 del continente, \u00e8 un fatto. La sovranit\u00e0 dell\u2019Ucraina non deve essere messa in discussione e le violazioni del suo territorio storico non possono essere condonate: al tempo stesso \u00e8 anche un fatto che questo Paese \u00e8 attraversato dalla linea di faglia di cui si parlava prima: resta da capire se l\u2019Ucraina nella Nato sarebbe una componente essenziale della sicurezza dell\u2019Occidente. Toccare la questione delle minoranze e dei confini nel territorio ex sovietico \u00e8 come entrare in un nido di vespe: ci\u00f2 detto, sulla situazione della <strong>Crimea<\/strong>, sovietica sino a quando fu \u201cdonata\u201d da Khrushev, vi pu\u00f2 essere spazio per approfondire.<\/p>\n<p><strong>Coesistenza pi\u00f9 che collaborazione<\/strong><br \/>\nL\u2019Atto Finale di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/osce-riscoperta-spirito-helsinki\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Helsinki<\/a> della Csce aveva definito il recinto entro il quale i due blocchi potevano collaborare, senza porre in gioco i rispettivi interessi fondamentali. Funzion\u00f2, perch\u00e9 si applicava a un conflitto ormai consolidato, in cui si inseriva uno scambio politico basato sul riconoscimento dell\u2019influenza sovietica in Europa centrale da un lato, e una apertura in materia di diritti umani e libert\u00e0 individuali dall\u2019altro. La successiva Carta di Parigi avrebbe dovuto governare il superamento definitivo della logica dei blocchi, Non ce ne fu bisogno perch\u00e9, complice la crisi jugoslava, la transizione dur\u00f2 mesi e non anni. Ora che il confronto riappare \u2013 sia pure in altre vesti \u2013 quella logica e quegli strumenti possono tornare di attualit\u00e0.<\/p>\n<p>La Russia non \u00e8 pi\u00f9 la nazione sconfitta della fine del secolo scorso. Ritiene di avere buon diritto di recuperare, in una logica paritaria da potenza globale, quanto pi\u00f9 possibile degli spazi perduti. Prendere atto che l\u2019unipolarismo \u00e8 morto non significa accettare la logica espansionistica di Mosca: essa va respinta definendo i paletti di un rapporto che si annuncia pi\u00f9 di coesistenza che di collaborazione.<\/p>\n<p>La carta geopolitica dell\u2019Europa \u00e8 cambiata e deve essere accettata da tutti, ma ci\u00f2 non esclude che al margine possano essere ricercati spazi di stabilizzazione. Lo si pu\u00f2 fare in una logica di contrapposizione dura, lasciando ad essa la fissazione dei termini; lo si pu\u00f2 fare anche \u2013 se del caso in parallelo \u2013 con altri strumenti. Le \u201cambiguit\u00e0 costruttive\u201d del sistema Csce e oggi <strong>Osce<\/strong>, si fondavano sull\u2019interpretazione dinamica del nesso fra sovranit\u00e0 da un lato, e diritti democratici e sicurezza dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Capire quanto esse siano riproponibili oggi per individuare nuove e sempre pi\u00f9 necessarie \u201cregole del gioco\u201d potrebbe dare il destro alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/presidenza-italiana-dellosce\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>presidenza italiana<\/strong><\/a> dell\u2019Osce nel 2018 per svolgere un\u2019azione non banale.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Russian Look via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra poche settimane, Vladimir Putin sar\u00e0 rieletto presidente della\u00a0Russia\u00a0e gli europei, come gli americani, dovranno decidere quale politica avere nei confronti di un interlocutore insieme necessario e preoccupante, che ha dimostrato una straordinaria mancanza di scrupoli e la tendenza ad infrangere barriere considerate intoccabili (ad esempio intervenendo nelle campagne elettorali dei nostri Paesi con metodi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":68185,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[536,799,800,424,108,130,432],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68182"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=68182"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68182\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":68195,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/68182\/revisions\/68195"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/68185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=68182"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=68182"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=68182"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}