{"id":6820,"date":"2007-12-10T00:00:00","date_gmt":"2007-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-ruolo-dellitalia-nel-rafforzamento-dellonu\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:09","slug":"il-ruolo-dellitalia-nel-rafforzamento-dellonu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/il-ruolo-dellitalia-nel-rafforzamento-dellonu\/","title":{"rendered":"Il ruolo dell\u2019Italia nel rafforzamento dell\u2019Onu"},"content":{"rendered":"<p>Eletta con votazione plebiscitaria (186 voti su 192) come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il periodo 2007-2008, l\u2019Italia \u00e8 ora a met\u00e0 del guado, cio\u00e8 del biennio di presenza nel massimo organo delle Nazioni Unite: se \u00e8 presto per tentare un bilancio del suo ruolo e del suo operato, \u00e8 utile e opportuno fare qualche considerazione basata sull\u2019esperienza acquisita per trarne alcuni insegnamenti.<\/p>\n<p><b>Presenza coerente<\/b><br \/>\nLe Nazioni Unite si collocano nel codice genetico della democrazia italiana fino dalla scelta dell\u2019ambito multilaterale per la tutela della sicurezza e dell\u2019ordine internazionale che i Padri Fondatori consacrarono nella Costituzione del 1947, nell\u2019articolo 11 che consente le limitazioni di sovranit\u00e0 necessarie a un diritto che miri alla pace e alla giustizia tra le nazioni. Il ruolo dell\u2019Italia potrebbe ritrovare un rinnovato dinamismo proprio nell\u2019attuale clima di crisi e di sfiducia che caratterizza le Nazioni Unite.<\/p>\n<p>L\u2019Onu e il Consiglio di Sicurezza in particolare appaiono molto spesso paralizzati dalle contraddizioni del \u201cdisordine internazionale\u201d. Vivono con affanno la crescente complessit\u00e0 delle nuove crisi internazionali, amplificata dalle dinamiche di interdipendenza tra gli Stati, dalla presenza attiva sulla scena internazionale di potenti attori mondiali non statuali, dal proliferare di minacce interne agli Stati stessi (fallimento delle istituzioni, guerre civili, conflitti etnici, rivolte, violazione dei diritti umani).<\/p>\n<p>Le principali critiche rivolte al sistema societario sottolineano la scarsa incisivit\u00e0 della sua azione nelle crisi, lo scarso controllo delle spese spesso infruttuose o immotivate, la burocrazia gonfiata e nominata sulla base delle pretese dei paesi membri piuttosto che del merito. I recenti scandali sono anche serviti agli avversari delle Nazioni Unite \u2013 gli unilateralisti e i neocon \u2013 per negare la legittimit\u00e0 dell\u2019Organizzazione che talora sembra aver esaurito le sue capacit\u00e0 di gestione della governance globale. Da qui discende l\u2019urgenza di un comune impegno degli Stati membri, in primo luogo dei membri del Consiglio di Sicurezza, di organizzarne la riforma.<\/p>\n<p>Il Consiglio di Sicurezza, pur nelle ricorrenti crisi di fiducia che hanno punteggiato la seconda parte del secolo scorso, continua infatti a rappresentare il punto focale delle Nazioni Unite, non solo come guida politica della sicurezza internazionale, ma anche come centro nevralgico della raggiera degli organismi collegati con compiti specifici di natura economica e sociale, assistenziale e scientifica. Eppure, proprio nella struttura statutaria del Consiglio di Sicurezza, nell\u2019immobilismo determinato dalla sua composizione che non rappresenta pi\u00f9 gli equilibri del pianeta e dai poteri di veto garantiti ai cinque membri permanenti, si pu\u00f2 rintracciare la prima causa della paralisi delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p><b>Maggiore partecipazione<\/b><br \/>\nDalla posizione assunta dall\u2019Italia in merito alla riforma del Consiglio di Sicurezza &#8211; in particolare come paese promotore del movimento <i>United for Consensus <\/i>avviato nel 2005 &#8211; emerge in primo luogo la ferma opposizione a un aumento dei seggi permanenti, che finirebbe inevitabilmente col penalizzarla. La spinta verso una maggiore partecipazione nella composizione del Consiglio si sostanzia nel supporto per l\u2019allargamento a favore di nuovi membri non permanenti, in particolare ai paesi in via di sviluppo e alle regioni sottorappresentate. L\u2019Italia sottolinea inoltre l\u2019esigenza di dare riconoscimento sul piano istituzionale al ruolo crescente assunto dalle organizzazioni regionali con un approccio flessibile alla loro rappresentanza e con il riconoscimento della centralit\u00e0 dei raggruppamenti regionali unito alla valutazione dell\u2019effettivo contributo dei membri candidati al sistema Onu.<\/p>\n<p>In prospettiva, l\u2019obiettivo di lungo periodo \u00e8 quello del seggio permanente europeo, o comunque di un approccio genuinamente europeo da parte dei membri dell\u2019Ue alle questioni affrontate in sede di Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p>Durante questo primo anno in Consiglio di Sicurezza, l\u2019Italia ha intrapreso una serie di iniziative per dare una dimensione europea al proprio seggio: richiamando costantemente il punto di vista europeo negli interventi in Consiglio di Sicurezza; istituendo un <i>focal point <\/i>presso la propria delegazione a New York in costante contatto con le rappresentanze degli altri paesi membri dell\u2019Unione, con la Presidenza di turno e con il Segretariato del Consiglio; stimolando maggiore coordinamento tra i membri europei del Consiglio di Sicurezza e tra questi e gli altri paesi europei.<\/p>\n<p>In questo quadro l\u2019Italia \u00e8 attiva in numerosi organi delle Nazioni Unite: oltre ad essere stata eletta come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza, l\u2019Italia \u00e8 membro del Consiglio per i diritti umani per il periodo 2007-2010 e fa parte della neonata <i>Peacebuilding Commission <\/i>in qualit\u00e0 di membro del gruppo dei maggiori finanziatori del bilancio Onu. Rappresentanti italiani siedono nei Tribunali internazionali per la ex-Jugoslavia e per il Ruanda e nella Corte Penale Internazionale, nella Commissione per i diritti dell\u2019infanzia e nella Commissione per l\u2019eliminazione della discriminazione delle donne.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale, l\u2019azione dell\u2019Italia in ambito Onu si \u00e8 qualificata attraverso un impegno molto significativo in termini di uomini e mezzi in numerose operazioni di peacekeeping condotte a vario titolo sotto l\u2019egida dell\u2019Onu. Infine, l\u2019Italia contribuisce al bilancio ordinario delle Nazioni Unite per una quota pari quasi al 5%, collocandosi al sesto posto nella classifica dei contribuenti.<\/p>\n<p><b>Presenza qualificata<\/b><br \/>\nTuttavia, come scriveva Andreatta nel 1993, \u201cnelle nuove condizioni internazionali non basta appartenere, occorre operare, dimostrare, qualificarsi con la propria presenza e il proprio peso\u201d. A met\u00e0 del biennio di presenza italiana in Consiglio di Sicurezza e all\u2019inizio del mese di presidenza di turno dell\u2019Italia del massimo organo Onu, vale la pena ricordare che l\u2019identit\u00e0 politica e il capitale diplomatico di un paese restano nella sua capacit\u00e0 di proporre idee nuove e percorribili e, insieme, di contribuire alla loro attuazione e sostenibilit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo senso \u00e8 importante la battaglia identitaria per la moratoria alle esecuzioni capitali. Il contributo, gi\u00e0 importante, dell\u2019Italia alle Nazioni Unite dovrebbe essere ora potenziato e tradotto in maniera pi\u00f9 efficace in un peso politico altrettanto rilevante nelle grandi discussioni e decisioni nell\u2019ambito del Consiglio di Sicurezza. L\u2019Italia potrebbe giocare un ruolo di primo piano per il rafforzamento dell\u2019approccio multilaterale agli scenari di crisi e conflitto, dal Kosovo al Sudan\/Darfur, dall\u2019Afghanistan alla Somalia.<\/p>\n<p>Un aspetto determinante per accrescere la capacit\u00e0 dell\u2019Italia di orientare le decisioni del Consiglio, soprattutto quando si parla di aree del Terzo mondo, \u00e8 quello del concreto impegno finanziario a sostegno dello sviluppo. A questo riguardo, l\u2019Italia deve migliorare l\u2019insoddisfacente livello di performance tra i paesi ricchi del globo e tra i grandi paesi membri dell\u2019Ue in termini di finanziamenti.<\/p>\n<p>Infine, il contributo italiano all\u2019approccio multilaterale potrebbe esplicarsi nei due campi cruciali della lotta al terrorismo e alla proliferazione nucleare, rinnovando l\u2019impegno per un ruolo forte delle Nazioni Unite e dell\u2019Aiea, in particolare appoggiando l\u2019azione di El Baradej e, per la lotta al terrorismo, svolgendo un ruolo nella task force istituita dal Segretario Generale nel settembre 2005 e nell\u2019attuazione della Strategia globale per la lotta al terrorismo adottata dall\u2019Assemblea Generale un anno dopo.<\/p>\n<p><b>La credibilit\u00e0 e le ambizioni<\/b><br \/>\nLa presenza in Consiglio di Sicurezza per un paese eletto per un biennio finisce con l\u2019essere una vetrina, breve nel tempo, ma foriera di conseguenze, della sua capacit\u00e0 di gestire una politica estera non pi\u00f9 soltanto episodica e occasionale. \u00c8 una cartina di tornasole della credibilit\u00e0 delle sue ambizioni e della capacit\u00e0 di assumere continuativamente e con coerenza un ruolo nell\u2019ordine internazionale, oppure, al contrario, la dimostrazione della quieta scelta di navigare di conserva svegliandosi quando una sollecitazione brusca lo richiama ai doveri della sua tradizione e del suo stato. In quest\u2019ottica deve vedersi l\u2019insistenza italiana per una realistica riforma della governance internazionale.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, se la riforma del Consiglio di Sicurezza non sembra destinata a realizzarsi almeno nel presente e probabilmente nel prossimo futuro, occorre tenere la guardia alta avvertendo per tempo i segnali di pericolo e conquistando posizioni di sostanza pi\u00f9 che di apparenza, ma non rifugiarsi in una strategia di retroguardia. In questa prospettiva, un\u2019interessante alternativa potrebbe essere rappresentata dal rafforzamento del ruolo e delle competenze del G8. L\u2019allargamento e il rafforzamento del ruolo politico del G8 potrebbero ovviare alla distorsione determinata dall\u2019esclusione delle nuove maggiori potenze a partecipazione globale dall\u2019assise societaria e quindi mirare al loro coinvolgimento come parte attiva della governance mondiale.<\/p>\n<p>Nella fiduciosa attesa che un giorno una vera riforma possa fare del Consiglio di Sicurezza lo strumento che i Fondatori avevano disegnato a San Francisco per tutelare la pace e la sicurezza, un G8 che rappresenti sin d\u2019ora il fulcro della governance mondiale costituirebbe uno strumento efficace per associare i maggiori attori della vita internazionale all\u2019azione comune in un periodo di grave turbamento, e restituire intanto all\u2019Organizzazione mondiale l\u2019efficienza che tutti i membri richiedono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eletta con votazione plebiscitaria (186 voti su 192) come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il periodo 2007-2008, l\u2019Italia \u00e8 ora a met\u00e0 del guado, cio\u00e8 del biennio di presenza nel massimo organo delle Nazioni Unite: se \u00e8 presto per tentare un bilancio del suo ruolo e del suo operato, \u00e8 utile e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[96,103],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6820"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6820"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6820\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":64565,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6820\/revisions\/64565"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6820"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6820"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6820"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}