{"id":68252,"date":"2018-02-11T10:51:59","date_gmt":"2018-02-11T09:51:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68252"},"modified":"2018-02-13T12:18:19","modified_gmt":"2018-02-13T11:18:19","slug":"migranti-fattore-rischi-impatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/migranti-fattore-rischi-impatto\/","title":{"rendered":"Migranti: fattore demografico dei rischi ambientali, l&#8217;impatto"},"content":{"rendered":"<p>Governare gli effetti del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/nucleare-clima-giudizio-universale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>cambiamento climatico<\/strong><\/a> sulla vita della popolazione mondiale \u00e8 la <strong>sfida globale<\/strong> del XXI secolo. L\u2019equilibrio instabile dell\u2019ecosistema complica la lettura degli scenari di rischio sociale posti dallo sfruttamento intensivo dell\u2019ambiente e dagli effetti climatici. Stando alle rilevazioni dell&#8217;Unep, l\u2019Agenzia per l\u2019ambiente delle Nazioni Unite, \u201cil principale impatto sociale dei cambiamenti climatici sar\u00e0 probabilmente l\u2019incremento dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/migranti-usa-strage-nei-deserti-della-morte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>fenomeni migratori<\/strong><\/a> e rappresenter\u00e0 forse la sfida pi\u00f9 importante in termini di sicurezza\u201d.<\/p>\n<p>Fattori destabilizzanti in un\u2019ottica geopolitica: le migrazioni possono esacerbare conflitti in aree interessate da aspre contese per l\u2019approvvigionamento di risorse naturali e mezzi di sussistenza. Uno studio condotto dal <em>Center for strategic and international studies<\/em> individua Asia del Sud, Africa sub-sahariana ed Europa mediterranea come le principali aree interessate da flussi migratori interni ed esodi extra-continentali.<\/p>\n<p>Le prospettive di lungo periodo osservate nel rapporto <em>The human cost of weather related disasters 1995-2015 <\/em>di Unidsr, chiariscono il nesso tra le conseguenze dei cambiamenti climatici e l\u2019azione antropica: dal monitoraggio, emerge il pesante impatto di inondazioni, tempeste e siccit\u00e0 nelle aree pi\u00f9 sotto-sviluppate del Pianeta. Disparit\u00e0 d\u2019accesso alle risorse naturali ed incidenza degli eventi meteorologici minano la solidit\u00e0 delle infrastrutture e dei servizi essenziali per la popolazione. In vent&#8217;anni, l\u2019 impatto delle alluvioni, nel solo continente asiatico, ha coinvolto circa 2,3 milioni di persone, con rilevanti conseguenze per la mobilit\u00e0 e la produttivit\u00e0 economica. Si registra inoltre un incremento di quasi 242.000 vittime di catastrofi naturali rispetto al periodo 1975-1995, la maggior parte residente in Paesi a basso reddito (89%).<\/p>\n<p><strong>La complicata sostenibilit\u00e0 delle migrazioni ambientali<br \/>\n<\/strong>Nel messaggio di apertura alla COP23 di Bonn (2017), <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/06\/lattivismo-pacifista-di-francesco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Papa Francesco<\/strong><\/a> ha affermato: &#8220;Non ci si pu\u00f2 limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: \u00e8 essenziale e doveroso tenere attentamente in considerazione anche l&#8217;aspetto e l&#8217; impatto etici e sociali del nuovo paradigma di sviluppo e di progresso nel breve, medio e lungo periodo&#8221;.<\/p>\n<p>Impatto dell\u2019antropizzazione, disagio socio-economico diffuso ed elevata sensibilit\u00e0 climatica sono elementi che accomunano le aree geografiche pi\u00f9 instabili. Le principali ricerche condotte a partire dai primi Anni Duemila, stimano entro il 2050 un numero compreso tra 200 e 250 milioni di \u201ceco-profughi\u201d.<\/p>\n<p>Come spiega Alexandra Bilak, direttrice dell\u2019<em>Internal Displacement Monitoring Center<\/em>: &#8220;Dobbiamo capire che, senza il giusto tipo di supporto e protezione,\u00a0una persona che oggi \u00e8 sfollata interna, domani potrebbe diventare un rifugiato, un richiedente asilo o un migrante internazionale&#8221;. L\u2019ultimo rapporto Grid (2017) tratteggia una mappa degli sfollati entro i confini nazionali. Nel 2016, circa 24,2 milioni di persone hanno lasciato le loro abitazioni in fuga da disastri naturali: tra gli Stati pi\u00f9 colpiti, molti scontano le annose conseguenze dei conflitti bellici, come Siria, Iraq e Afghanistan (oltre 2 milioni), mentre altri, tra cui Cina, India e Filippine (15,9 milioni) scontano il pesante impatto delle calamit\u00e0 naturali.<\/p>\n<p>Maggiori criticit\u00e0, comprendenti entrambi i fattori, guerra e clima, si riscontrano in Africa, &#8220;come nel caso della Repubblica democratica del Congo, che &#8211; sostiene la Bilak &#8211; mostra come il fallimento nell&#8217;affrontare le cause sottostanti a un conflitto e a una crisi riconduca poi a una ricomparsa ciclica degli sfollati&#8221;.<\/p>\n<p>Problematico il fenomeno dei <em>displaced for &#8216;development&#8217;<\/em>, causato dallo sfruttamento intensivo delle risorse naturali da parte delle <em>corporations, <\/em>dall\u2019inquinamento da attivit\u00e0 antropiche delle acque e del suolo e dall&#8217;espropriazione delle terre (<em>land grabbing<\/em>) destinate all&#8217;agricoltura e all&#8217;allevamento. Servono strumenti d\u2019intervento che, sottolinea la Bilak, contrastino con &#8220;l\u2019indifferenza internazionale, la mancanza di responsabilit\u00e0 e il fallimento degli Stati nella protezione della propria gente&#8221;. La Convenzione di Ginevra (1951) non riconosce nel suo ordinamento lo status giuridico di rifugiato ai profughi in fuga da calamit\u00e0 naturali e avversit\u00e0 climatiche. L\u2019estensione della protezione umanitaria ai migranti ambientali divide <em>policy makers<\/em> e organizzazioni non governative.<\/p>\n<p><strong>Le conseguenze locali del riscaldamento globale<br \/>\n<\/strong>Anote Tong, ex presidente di Kiribati, mostra scetticismo circa le soluzioni finora proposte per fronteggiare le migrazioni ambientali. &#8220;La realt\u00e0 che dobbiamo affrontare \u00e8 che qualsiasi cosa facciamo per creare pi\u00f9 resilienza sulle nostre isole resta comunque improbabile che riusciremo a realizzare un\u2019area in grado di accogliere tutta la popolazione, senza considerare i successivi aumenti demografici&#8221;.<\/p>\n<p>Gli effetti del riscaldamento globale, provocato dall&#8217;emissione di gas serra, in larga parte imputabile all&#8217;attivit\u00e0 umana, stanno causando importanti perdite di ghiaccio, con un aumento del livello del mare conseguente allo scioglimento delle calotte polari. &#8220;Gli ultimi rapporti di analisi sono stati chiari: isole come le Kiribati, Tuvalu, le isole Marshall e le Maldive, nell&#8217;oceano Indiano, saranno sommerse entro la fine del secolo&#8221;.<\/p>\n<p>L\u2019accordo raggiunto nella COP21 di Parigi (2015), vincolante a partire dalla ratifica di almeno 55 Paesi responsabili del 55% dell\u2019emissioni globali di gas serra, pone l\u2019obiettivo di \u201climitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2\u00b0C rispetto ai livelli pre-industriali\u201d. Lo squilibrio termico induce le popolazioni residenti nelle zone rurali ad emigrare verso i centri urbani: nei primi Anni Duemila, la crisi alimentare nello Zimbabwe, causata da scarse riserve idriche e persistente siccit\u00e0, ha indotto circa \u00bc della popolazione (circa 3 milioni di persone) a lasciare le campagne per spostarsi in Sud-Africa.<\/p>\n<p>La complicata gestione, da parte delle autorit\u00e0 sud-africane, dell\u2019imponente afflusso di lavoratori stranieri ha esacerbato le rivalit\u00e0 etniche e acuito gli squilibri nei principali settori del mercato del lavoro, facendo registrare numerosi episodi di discriminazione e violenza nei confronti della minoranza immigrata. Necessario dunque cogliere, attraverso un approccio integrato, la complessit\u00e0 del fenomeno migratorio nelle sue concause, strettamente collegate ai fattori di rischio ambientale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Governare gli effetti del cambiamento climatico sulla vita della popolazione mondiale \u00e8 la sfida globale del XXI secolo. L\u2019equilibrio instabile dell\u2019ecosistema complica la lettura degli scenari di rischio sociale posti dallo sfruttamento intensivo dell\u2019ambiente e dagli effetti climatici. 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