{"id":68305,"date":"2018-02-12T15:52:54","date_gmt":"2018-02-12T14:52:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68305"},"modified":"2018-03-21T06:16:29","modified_gmt":"2018-03-21T05:16:29","slug":"russia-dilemma-europa-occidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-dilemma-europa-occidente\/","title":{"rendered":"Russia: un dilemma per l&#8217;Europa e l&#8217;Occidente"},"content":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 nella storia russa una caratteristica che dura ormai da qualche secolo: l\u2019irresistibile pulsione di avere ambizioni e obiettivi spropositati rispetto alle proprie forze, con risultati sistematicamente negativi. \u00c8 un atteggiamento che riscontriamo nella storia di molti Paesi, ma che per la <strong>Russia<\/strong> sembra essere una costante.<\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento perse il \u201cgrande gioco\u201d con la Gran Bretagna ai confini con l\u2019India solo per buttarsi nell\u2019avventura suicidaria di una guerra con il Giappone. Invece di riflettere sulle ragioni della sconfitta, cerc\u00f2 compensazioni in un avventurismo balcanico che fu fra le cause principali della Prima guerra mondiale e che condusse alla sconfitta e alla rivoluzione del 1917. Uscita vittoriosa a prezzo di venti milioni di morti dalla guerra successiva, l\u2019Unione sovietica s\u2019illuse di poter superare l\u2019Occidente, disperse le proprie forze nei teatri pi\u00f9 disparati, dall\u2019Asia all\u2019Africa, sino all\u2019America Latina e perse rovinosamente la Guerra Fredda.<\/p>\n<p><strong>L\u2019avventurismo di Putin<\/strong><br \/>\nOra Vladimir <strong>Putin<\/strong> \u2013 che si prepara alla quarta riconferma al Cremlino &#8211; sta lanciando il suo Paese in una nuova avventura il cui scopo sembra essere ancora una volta di approfittare delle debolezze e delle apparenti divisioni dell\u2019Europa e dell\u2019Occidente per riconquistare un ruolo di grande potenza. I fatti sono sotto gli occhi di tutti: violazione flagrante del diritto internazionale in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/osce-missione-ucraina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Ucraina<\/strong><\/a>, continue provocazioni ai confini della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-futuro-incerto-nato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Nato<\/strong><\/a>, intervento spericolato in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/siria-exit-strategy-guerra-continua\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Siria<\/strong><\/a> e ora nel Mediterraneo, plateale interferenza nei meccanismi politici dei nostri Paesi.<\/p>\n<p>Cosa spinge Putin, peraltro statista abile e accorto, verso un simile avventurismo? In primo luogo la sicurezza ereditata dalla storia che il Paese per la sua stessa mole geografica \u00e8 di fatto non conquistabile da un esercito straniero: lo dovettero capire i mongoli, poi i polacchi, poi Napoleone e infine i tedeschi. E poi la sua indubbia potenza militare, accompagnata da un\u2019indiscussa capacit\u00e0 diplomatica. Il fatto di poter contare sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-richiamo-ordine-putin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>nazionalismo<\/strong><\/a> di un popolo avvezzo ai pi\u00f9 duri sacrifici. Infine, la recente disponibilit\u00e0 di grandi risorse energetiche.<\/p>\n<p>Putin vive per\u00f2 in uno stato di ebbrezza che gli fa dimenticare fattori strutturali ben pi\u00f9 importanti. La Russia ha dimostrato di non sapere uscire da un sistema politico autocratico che al contrario di quello cinese \u00e8 incapace di modernizzare e sviluppare l\u2019economia. Il Paese ha oggi un Pil di poco inferiore a quello italiano, con una crescita asfittica ritrovata di recente solo grazie alla ripresa del prezzo degli idrocarburi.<\/p>\n<p>La sua forza militare, rilanciata dopo la cattiva prova data nella guerra in <strong>Georgia<\/strong>, \u00e8 incontestabile. Tuttavia, la Russia spende per la difesa oltre il 3% del Pil e difficilmente potrebbe fare di pi\u00f9. Se la sola Germania raggiungesse l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/nato-vertice-verso-roadmap-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">obiettivo Nato<\/a> del 2% di spese militari, avrebbe un bilancio di gran lunga superiore a quello russo. Helmut Schmidt, famoso per i suoi giudizi icastici, definiva l\u2019Urss \u201cGabon con l\u2019arma atomica\u201d; la realt\u00e0 non \u00e8 molto cambiata.<\/p>\n<p><strong>L\u2019errore di strategia degli europei<\/strong><br \/>\nPoich\u00e9 n\u00e9 la strategia di Putin, n\u00e9 i problemi strutturali del Paese sono destinati a cambiare nel prevedibile futuro, cosa devono fare l\u2019Europa e l\u2019Occidente? Per prima cosa, dobbiamo essere coscienti degli errori commessi. Il pi\u00f9 importante \u00e8 stato strategico. Ci convincemmo che i russi condividevano la nostra analisi sulla fine della Guerra Fredda e che &#8211; come Germania, Italia e Giappone dopo la Seconda guerra mondiale &#8211; avessero un solo desiderio: diventare europei e occidentali.<\/p>\n<p>La reazione russa \u00e8 invece stata un diffuso desiderio di rivincita e senso di umiliazione. L\u2019errore di analisi ci ha condotto a essere troppo arroganti nella caotica transizione dell\u2019era Eltsin, quando forse un\u2019altra evoluzione sarebbe stata possibile. Ci sono poi stati altri errori pi\u00f9 concreti come un allargamento della Nato troppo frettoloso e l\u2019improvvida promessa d\u2019inclusione anche di Georgia e Ucraina. Riconoscerlo non deve tuttavia farci credere che il film avrebbe potuto essere sostanzialmente diverso. Ci\u00f2 che spinge Putin all\u2019avventura \u00e8 pi\u00f9 profondo e non modificabile.<\/p>\n<p>Bisogna quindi abbandonare l\u2019illusione che sia possibile con la Russia un accordo globale. Ci\u00f2 che vogliamo da lui Putin non pu\u00f2 e non vuole darcelo perch\u00e9 un popolo inebriato di nazionalismo lo considererebbe una capitolazione. N\u00e9 possiamo noi dargli ci\u00f2 che chiede: il riconoscimento di una zona di influenza in Europa orientale e nel Mediterraneo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 in particolare rende nell\u2019immediato impossibile una soluzione stabile per l\u2019Ucraina, anche se \u00e8 importante continuare a premere perch\u00e9 gli accordi di Minsk siano rispettati.<\/p>\n<p><strong>Spiragli di dialogo<\/strong><br \/>\nLa Russia resta per\u00f2 un interlocutore inevitabile in molti campi. Bisogna quindi continuare a discutere su ogni questione dove \u00e8 possibile trovare un\u2019intesa sia pure provvisoria e parziale. \u00c8 il caso della Siria, del futuro dell\u2019accordo nucleare con l\u2019<strong>Iran<\/strong> e, pi\u00f9 in generale, del Mediterraneo. Bisogna per\u00f2 essere consapevoli che ogni eventuale accordo avr\u00e0 meno la caratteristica di uno scambio, ma piuttosto della presa d\u2019atto di una puntuale convergenza di interessi.<\/p>\n<p>Per il resto, bisogna continuare gli sforzi per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia, mantenere la pressione e soprattutto le sanzioni. Negli anni passati, Barack Obama appalt\u00f2 di fatto il problema ucraino all\u2019Europa, e in particolare alla Germania. Dobbiamo sperare che la politica ondivaga dell\u2019attuale inquilino della Casa Bianca, Donald <strong>Trump<\/strong>, non complichi le cose. La capacit\u00e0 di tenuta dell\u2019Europa su questo fronte \u00e8 pi\u00f9 grande di quanto fosse un paio di anni fa.<\/p>\n<p>Nel frattempo, c\u2019\u00e8 stato l\u2019inizio &#8211; sperando che duri &#8211; del riflusso delle forze euroscettiche che in tutti i Paesi europei esprimono una vistosa simpatia e spesso anche legami organici con la Russia. Dobbiamo soprattutto mantenere la consapevolezza che il prezzo che paghiamo nel breve periodo \u00e8 incomparabilmente inferiore a quello che paga la Russia nel medio periodo. Senza accesso alla tecnologia europea e al nostro contributo al suo sviluppo, la Russia non ha nessuna speranza di modernizzarsi in modo endogeno.<\/p>\n<p>La cosiddetta \u201ccarta cinese\u201d che viene spesso agitata \u00e8 in realt\u00e0 vuota perch\u00e9 comporterebbe per la Russia un prezzo di lungo periodo di gran lunga superiore. Ci vorr\u00e0 tempo, ma la conseguenza \u00e8 inevitabile, come lo fu a suo tempo per l\u2019Urss. Possiamo poi sempre sperare che l\u2019anima europea del Paese, nei secoli sempre sconfitta, trovi un giorno modo di trionfare.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Russian Look via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C\u2019\u00e8 nella storia russa una caratteristica che dura ormai da qualche secolo: l\u2019irresistibile pulsione di avere ambizioni e obiettivi spropositati rispetto alle proprie forze, con risultati sistematicamente negativi. \u00c8 un atteggiamento che riscontriamo nella storia di molti Paesi, ma che per la Russia sembra essere una costante. 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