{"id":6840,"date":"2007-12-10T00:00:00","date_gmt":"2007-12-09T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-dalai-lama-tra-cina-e-democrazie\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:10","slug":"il-dalai-lama-tra-cina-e-democrazie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/il-dalai-lama-tra-cina-e-democrazie\/","title":{"rendered":"Il Dalai Lama tra Cina e democrazie"},"content":{"rendered":"<p>La visita in Italia di Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, viene salutata con fervore da migliaia di fedeli e simpatizzanti. Ma ha anche sollevato polemiche ed imbarazzi istituzionali, in quanto dietro la sua visita si staglia l\u2019ombra della potenza cinese.<\/p>\n<p>Ogni visita del Dalai Lama ripropone inevitabilmente la questione delle libert\u00e0 religiose e politiche in Cina. Non a caso, al leader spirituale tibetano fu assegnato il premio Nobel per la pace nel 1989, all\u2019indomani del massacro di piazza Tiananmen. Oggi, per\u00f2, la Cina \u00e8 una potenza. Nel 2008, si prevede che sar\u00e0 Pechino a trainare l\u2019economia mondiale. E saranno i suoi capitali a far tirare un sospiro di sollievo a Wall Street e alle grandi banche europee. L\u2019attuale visita del Dalai Lama va pertanto inserita nel pi\u00f9 ampio contesto che caratterizzer\u00e0 sempre pi\u00f9 gli anni a venire: quale atteggiamento adottare nei confronti della potenza cinese? Una sfida che pu\u00f2 dividere le democrazie.<\/p>\n<p><b>La visita<\/b><br \/>Il culmine della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?id=686\"><b><u>visita italiana del Dalai Lama sar\u00e0 l\u2019incontro a Roma di gioved\u00ec 13 dicembre<\/u><\/b><\/a>, in occasione del summit dei premi Nobel per la pace. Il governo italiano ha fatto sapere che non ricever\u00e0, in tale occasione, il leader spirituale tibetano. Il 16 dicembre il Dalai Lama parler\u00e0, comunque, all\u2019Assemblea Regionale piemontese. In quell\u2019occasione ricever\u00e0 anche la cittadinanza onoraria. Il governo cinese ha gi\u00e0 comunicato al nostro Ministero degli Affari Esteri le \u201cperpessit\u00e0\u201d e il \u201cdisappunto\u201d per queste iniziative definite \u201cinopportune\u201d. Perch\u00e9 incontrare il Dalai Lama in veste ufficiale \u00e8 un gesto politico che i dirigenti cinesi leggono come un\u2019indebita interferenza negli affari interni del loro paese.<\/p>\n<p><b>Tra Tibet e Cina<\/b><br \/>Il Tibet, nella sua quasi totale interezza, costituisce dal 1965 una Regione Autonoma all\u2019interno della Repubblica Popolare Cinese (Rpc). La regione era stata invasa dall\u2019esercito di liberazione popolare di Mao nel 1950. Nove anni dopo (1959) il Dalai Lama abbandona Lhasa e ripara in India, a Dharamsala, dove costituisce il governo tibetano in esilio che viene subito dichiarato illegale da Pechino.<\/p>\n<p>Per la dirigenza cinese, l\u2019irredentismo tibetano minaccia l\u2019integrit\u00e0 territoriale dell\u2019Impero di Mezzo. In quanto potrebbe innescare altre spinte separatiste. In primis nello X&#299;nji&#257;ng, abitato in maggiornaza da popolazioni musulmane di origine turcomanna, la pi\u00f9 numerosa delle quali \u00e8 l\u2019etnia Uyghura. Da anni le popolazioni dello X&#299;nji&#257;ng chiedono una maggiore autonomia, se non proprio l\u2019indipendenza. Richieste sovente soppresse nel sangue, come ricorda l\u2019ultimo <a href= \"http:\/\/ec.europa.eu\/external_relations\/human_rights\/doc\/report_06_en.pdf\" target= \"blank\"><b><u> rapporto dell\u2019Unione Europea sui diritti umani  <\/u><\/b><\/a>. L\u2019integrit\u00e0 della Cina \u00e8 un dogma per la dirigenza cinese. Soprattutto ora che l\u2019ideologia maoista ha lasciato il posto al nazionalismo come collante per l\u2019ordine politico e sociale. L\u2019odierno <a href= \"http:\/\/www.routledge.com\/shopping_cart\/products\/product_detail.asp?sku=&#038;ppid=114112&#038;isbn=9780415182669\" target= \"blank\"><b><u> nazionalismo cinese<\/u><\/b><\/a> trova piena manifestazione sulla questione di Taiwan e l\u2019insistenza con la quale il governo di Pechino cerca in tutti i modi di impedire ogni azione che possa essere letta come una dichiarazione di indipendenza dell\u2019isola. La Cina considera Taiwan una sua provincia e ogni cinese considererebbe una grave offesa alla dignit\u00e0 del proprio paese se il presidente taiwanese venisse accolto all\u2019estero come un capo di stato. Non c\u2019\u00e8 da stupirsi, allora, che i dirigenti cinesi minaccino ritorsioni diplomatiche e commerciali contro quanti appoggiano la causa del Dalai Lama. Ma se per Pechino il leader spirituale tibetano attenta all\u2019integrit\u00e0 del paese, per l\u2019occidente il Dalai Lama \u00e8 diventato il simbolo pi\u00f9 potente della lotta per le libert\u00e0 e i diritti umani in Cina.<\/p>\n<p><b>Democrazie e i diritti umani <\/b><br \/>In ottobre, durante la sua ultima visita negli Stati Uniti, il Dalai Lama \u00e8 stato ricevuto con tutti gli onori e Gorge W. Bush lo ha insignito della medaglia d\u2019oro del Congresso, la pi\u00f9 alta onorificenza civile statunitense. <\/p>\n<p>In settembre, Angela Merkel aveva ricevuto il Dalai Lama nella Cancelleria, a Berlino. Rispondendo alle pressioni del governo cinese, che insistevano perch\u00e9 non ci fosse un tale incontro, la Merkel apostrof\u00f2 che decideva lei chi ricevere e dove. E anche dopo le rimostranze della confindustria tedesca che lamentava ripercussioni economiche da parte di Pechino, la Merkel rispose durante un\u2019interpellenza al Bundestag che la sua politica estera sarebbe stata incentrata sui valori. Ma la Germania non \u00e8 sempre stata cos\u00ec virtuosa. Il predecessore della Merkel, Gerhard Schroeder, aveva fatto delle buone relazioni con Pechino un tratto distintivo del suo cancellierato. Durante la sua permanenza in carica (1997-2005), Schroeder si era ben guardato dal ferire la sensibilit\u00e0 cinese su temi quali il Tibet o Taiwan. E la Francia, culla della dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo, ha adottato, negli anni, posizioni ambivalenti. Nell\u2019ultimo decennio, il governo di Parigi \u00e8 diventato il paese occidentale pi\u00f9 vicino, politicamente, a Pechino. Nella sua ultima visita di stato in Cina a fine novembre, Nicolas Sarkozy, \u00e8 riuscito a portare a casa molti lucrativi contratti per le grandi imprese francesi. Anche perch\u00e9 aveva lasciato a casa il suo ministro per i Diritti Umani.<\/p>\n<p>La tensione tra interessi economici e valori ha attraversato tutta la storia delle <a href= \"http:\/\/www.iss-eu.org\/occasion\/occ64.pdf\" target= \"blank\"><b><u> relazioni UE-Cina<\/u><\/b><\/a> dell\u2019ultimo decennio. E sta ora coinvolgendo le grandi democrazie asiatiche. Il Giappone innanzitutto. Dove Yasuo Fukuda, l\u2019attuale primo ministro, ha vietato a ogni membro del suo governo di incontrare il Dalai Lama durante la sua ultima visita nel paese avvenuta nella seconda met\u00e0 di novembre. Un prezzo da pagare al miglioramento delle relazioni sino-giapponesi. E al fatto che la Cina \u00e8 diventata il primo partner commerciale di Tokyo nel 2007. Relegando gli Stati Uniti, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, al secondo posto. E nemmeno l\u2019India, che ospita il governo tibetano in esilio, \u00e8 immune dalla potenza cinese. All\u2019inizio di dicembre, il governo indiano ha vietato ai propri ministri di partecipare a una cerimonia organizzata dai sostenitori del Dalai Lama. Anche in questo caso, la causa tibetana \u00e8 stata sacrificata sull\u2019altare delle relazioni sino-indiane. In continuo miglioramento. Soprattutto sul versante economico.<\/p>\n<p><b>Tra potenza e diritti<\/b><br \/>In questo contesto si inserisce la visita del Dalai Lama in Italia. Che al di l\u00e0 di polemiche e strumentazioni di parte, non \u00e8 altro che uno dei tanti tasselli del mosaico. Il mosaico delle democrazie. Occidentali e non. Che devono fare i conti con l\u2019ascesa del gigante cinese. Che se da una parte traina l\u2019economia mondiale, dall\u2019altra divide sull\u2019atteggiamento da adottare di fronte alle plateali violazioni dei diritti umani. Una sfida complessa. Tra principi che dovrebbero essere inderogabili per le democrazie. E il sostegno a una  Cina in grande trasformazione. La cui dirigenza sta sovrintendendo al pi\u00f9 grande cambiamento socio-economico che la storia ricordi, togliendo dalla povert\u00e0 centinaia di milioni di cinesi.<\/p>\n<p>Una sfida multiforme. Dove pi\u00f9 che il bianco e il nero contano le sfumature. Ying e yiang, i due poli. Opposti, ma complementari, in cerca di un\u2019armonia  che metta insieme le parti. E le varie visioni del mondo. Pace e armonia sono stati i messaggi centrali dell\u2019Insegnamento del Dalai Lama alle migliaia di fedeli e simpatizzanti accorsi a Milano. Il leader spirituale ha illustrato testi della tradizione buddhista che mirano a estinguere alla radice le premesse dell\u2019ostilit\u00e0. Un Insegnamento di grande respiro. Per tempi e uomini che dovranno trovare i modi per conciliare una Cina sempre pi\u00f9 potente con i valori della democrazia e del rispetto dei diritti umani.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La visita in Italia di Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, viene salutata con fervore da migliaia di fedeli e simpatizzanti. Ma ha anche sollevato polemiche ed imbarazzi istituzionali, in quanto dietro la sua visita si staglia l\u2019ombra della potenza cinese. 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