{"id":68446,"date":"2018-02-21T17:34:22","date_gmt":"2018-02-21T16:34:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68446"},"modified":"2018-03-02T00:11:09","modified_gmt":"2018-03-01T23:11:09","slug":"think-tank-illustri-sconosciuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/think-tank-illustri-sconosciuti\/","title":{"rendered":"Think tank: questi illustri sconosciuti"},"content":{"rendered":"<p>Nell\u2019ottobre 2015 la European Stability Initiative, think tank di Berlino con sedi anche a Vienna, Bruxelles e Istanbul, formulava in un documento la sua proposta per alleggerire il flusso di rifugiati diretti in Europa: da quella proposta sarebbe nato, pochi mesi dopo, l\u2019accordo tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-unione-economica-monetaria-2018\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Unione europea<\/strong><\/a> e Turchia per la gestione dell\u2019emergenza migranti. Nel 2016 l\u2019Istituto Affari Internazionali di Roma contribuiva alla stesura della Strategia globale dell\u2019Ue per la politica estera e di sicurezza comune, cha ha poi dato vita, lo scorso dicembre, alla cosiddetta \u201ccooperazione strutturata permanente\u201d (o Pesco), primo passo verso una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/difesa-squadra-europea-giocatori-forti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>difesa europea<\/strong><\/a>. Ed \u00e8 ancora in corso il dibattito, sempre in ambito Ue, sulla tanto richiesta riforma dell\u2019eurozona: a promuoverlo e ad alimentarlo &#8211; anche con un recente pacchetto di proposte concrete rivolto ai Vertici europei &#8211; gli illustri economisti di Bruegel, noto istituto di Bruxelles specializzato in economia.<\/p>\n<p>Questo fanno i <strong>think tank,<\/strong> serbatoi di pensiero, o pensatoi, comunque si voglia tradurre l\u2019espressione. \u00c8 il loro ruolo pi\u00f9 antico, e il pi\u00f9 importante: mettere le proprie idee a servizio dei decisori politici, orientarne il lavoro, fornire loro gli strumenti e le conoscenze per prendere provvedimenti su temi chiave. Il tutto a partire dallo studio e dalla <strong>ricerca<\/strong> sul campo, oltre che dall\u2019interazione costante con varie e diverse realt\u00e0: insieme alle istituzioni, le universit\u00e0, la societ\u00e0 civile, il mondo imprenditoriale.<\/p>\n<p>\u00c8 un ruolo importante soprattutto nel contesto europeo, dove spesso la classe politica non ha tempo n\u00e9 modo di fare, da sola, ricerca indipendente di lungo respiro. E dove, diversamente da quanto accade negli Stati Uniti, \u00e8 meno diffuso il sistema delle \u201crevolving doors\u201d, le cosiddette porte girevoli che introducono i ricercatori al mondo della politica, spostandoli dalle scrivanie dei think tank ai tavoli decisionali, per poi ritornare a fare ricerca nei \u201cpensatoi\u201d.<\/p>\n<p>Eppure &#8211; a dispetto della sua complessit\u00e0 &#8211; questo ruolo \u00e8 anche il meno tangibile, misurabile, percepibile dall\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p><strong>Think tank e opinione pubblica<br \/>\n<\/strong>I think tank non sono nati per comunicare con il grande pubblico, n\u00e9 per far conoscere la propria attivit\u00e0 ai non addetti ai lavori. C\u2019\u00e8 chi ancora non saprebbe dire cosa un think tank sia; e chi lo sa non necessariamente lega il suo lavoro alle decisioni politiche &#8211; nazionali e non &#8211; di cui ha notizia. Qualcosa \u00e8 cambiato negli ultimi anni, quando gli istituti di ricerca hanno preso a guadagnare una discreta fama anche presso il grande pubblico. Ma non per il loro classico ruolo di \u201cpensatoi\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019accesso continuo e senza filtri a notizie da tutto il mondo, la moltiplicazione delle fonti e quindi delle informazioni da verificare ha chiamato il settore della ricerca a ricoprire un nuovo ruolo. Chi meglio di un esperto, di uno studioso della politica estera, pu\u00f2 aiutare a spiegare i cambiamenti in atto nello scacchiere internazionale dandone una giusta interpretazione? Chi pu\u00f2 fornire ai meno informati gli strumenti per distinguere notizie vere da <strong>fake news<\/strong> e irrazionalismi da post-verit\u00e0?<\/p>\n<p>Da elitari pensatori i ricercatori dei think tank diventano oggi degli intermediari, molto pi\u00f9 vicini ai media e alla gente. Seduti al fianco dei giornalisti in tv, consultati dalla stampa, a volte direttamente dal singolo lettore, che di loro si serve per inquadrare i fatti nel loro contesto. Sono produttori di \u201csenso\u201d, fornitori di \u201cinformazioni ragionate\u201d in un mondo in cui la quantit\u00e0 di notizie a disposizione sembra essere inversamente proporzionale alla profondit\u00e0 della riflessione che le accompagna.<\/p>\n<p>Il tutto senza abbandonare le altre diverse declinazioni dell\u2019attivit\u00e0 di \u201cthinker\u201d: dai contributi forniti alle audizioni parlamentari alla stesura di testi di riferimento per la politica, alla collaborazione costante con analisti e istituti di altri Paesi.<\/p>\n<p><strong>Ricerca e comunicazione restano due cose diverse<br \/>\n<\/strong>Questo molteplicit\u00e0 di ruoli, questa responsabilit\u00e0 acquisita verso un pubblico pi\u00f9 vasto e diversificato, impone ai think tank e ai loro ricercatori di comunicare di pi\u00f9 e di comunicarsi meglio. Di prevedere linguaggi diversi, a seconda che il destinatario sia la classe dirigente del Paese o un\u2019opinione pubblica sempre pi\u00f9 attenta alle questioni internazionali. In quest\u2019ultimo caso, di comunicare in modo pi\u00f9 semplice e diretto.<\/p>\n<p>Ma non significhi questo snaturare i think tank, dirottarli su un terreno che non \u00e8 il loro. L\u2019avvicinamento al pubblico non deve allontanare dalla ricerca, quella pura e orientata alla definizione di strategie politiche. Gli istituti non devono sostituirsi ai media, n\u00e9 gli analisti ai giornalisti. Ma possono, e a questo punto devono, affiancarli nel tentativo di ridare valore a quel prezioso strumento che \u00e8 la <strong>competenza<\/strong>, nel ridare alle persone punti di riferimento basati sull\u2019affidabilit\u00e0 e la credibilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La necessit\u00e0 di essere indipendenti<br \/>\n<\/strong>Un requisito \u00e8 alla base di ciascuno di questi ruoli: l\u2019indipendenza, politica e finanziaria. Facile a dirsi, meno a farsi, specialmente in un momento storico in cui i finanziamenti pubblici vengono costantemente tagliati e il mondo privato tende a prediligere le singole consulenze alla ricerca pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Forse l\u2019indipendenza assoluta non esiste, anche semplicemente per quanto riguarda la scelta dei temi di ricerca. Il fatto stesso che molti studi si concentrino su materie molto specifiche &#8211; nell\u2019interesse di chi le commissiona &#8211; delimitando l\u2019attivit\u00e0 del ricercatore, d\u00e0 la misura di quanto il lavoro del think tank sia pi\u00f9 spesso subordinato che autonomo. Anche i finanziamenti europei \u2013 parte sostanziale del bilancio di molti centri studi \u2013 sono di frequente legati a progetti fin troppo specifici e circoscritti.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 fondamentale che queste fabbriche di idee \u2013 oltre 6.500 nel mondo, pi\u00f9 di 1.700 in Europa &#8211; siano libere di espandere i propri studi il pi\u00f9 possibile, di produrre ricerca sui temi che sentono pi\u00f9 urgenti e di farlo senza vincoli n\u00e9 secondi fini. Senza integrit\u00e0 e senza indipendenza i think tank non sono pi\u00f9 think tank, e se non lo sono non riescono pi\u00f9 efficacemente a contrastare gli stereotipi, le fake news e il pi\u00f9 generale disorientamento intellettuale e politico delle societ\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ottobre 2015 la European Stability Initiative, think tank di Berlino con sedi anche a Vienna, Bruxelles e Istanbul, formulava in un documento la sua proposta per alleggerire il flusso di rifugiati diretti in Europa: da quella proposta sarebbe nato, pochi mesi dopo, l\u2019accordo tra Unione europea e Turchia per la gestione dell\u2019emergenza migranti. 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