{"id":68468,"date":"2018-02-23T08:06:05","date_gmt":"2018-02-23T07:06:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68468"},"modified":"2018-03-21T06:15:38","modified_gmt":"2018-03-21T05:15:38","slug":"russia-arma-spuntata-gas","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-arma-spuntata-gas\/","title":{"rendered":"Russia: l&#8217;arma (spuntata) del gas"},"content":{"rendered":"<p>Dopo le crisi del gas con l\u2019<strong>Ucraina<\/strong> nel 2006 e nel 2009, e soprattutto in seguito all\u2019annessione della Crimea, la cosiddetta \u201carma energetica\u201d di Mosca \u00e8 diventata un tema cruciale nel dibattito\u00a0 europeo sui rapporti con la Federazione russa, nonch\u00e9 nella definizione di politiche mirate ad aumentare la sicurezza dell\u2019approvvigionamento energetico in Europa.<\/p>\n<p>Ad oggi, tuttavia &#8211; mentre la <strong>Russia<\/strong>\u00a0si prepara alle presidenziali del 18 marzo e all&#8217;annunciata riconferma di Vladimir <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/la-russia-putin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Putin<\/a> &#8211;\u00a0nonostante la costante vigilanza della Commissione europea sulle questioni pi\u00f9 critiche (tra cui il gasdotto <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/09\/nord-stream-2-tra-i-due-litiganti-il-terzo-gode\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nord Stream 2<\/a><\/strong>), i motivi di preoccupazione sembrano essersi sostanzialmente ridotti. A fronte di un aumento, in termini assoluti, dell\u2019export di <strong>gas<\/strong> russo sul mercato europeo, il dibattito pubblico e i timori in materia di sicurezza energetica in Europa appaiono stabili, se non in diminuzione, anche alla luce di un\u2019azione pi\u00f9 cauta di Mosca su questi temi.<\/p>\n<p><strong>Stabilit\u00e0 nel cambiamento<\/strong><br \/>\nIl gas russo continua ad essere un elemento chiave del mix energetico europeo. Dal 2015 al 2016 le esportazioni di <strong>Gazprom<\/strong> in Europa sono aumentate del 13%, passando da 158 a 178 miliardi di metri cubi (bcm), rappresentando circa un terzo dei consumi totali. Germania e <strong>Italia<\/strong> continuano a rimanere i principali mercati di destinazione, ai quali Mosca destina circa il 42% del suo export europeo.<\/p>\n<p>E se le quote di gas russo nei mercati tedesco e italiano continuano a crescere, i Paesi dell\u2019Europa centro-orientale sono quelli che rimangono tuttora pi\u00f9 dipendenti dalle forniture di Gazprom, come nel caso della Slovacchia e della Bulgaria.<\/p>\n<p>A dispetto di queste tendenze, alcuni fattori rendono la minaccia energetica russa in Europa meno concreta rispetto al passato. Fra i principali elementi che attualmente caratterizzano il mercato europeo del gas ci sono l\u2019eccesso di offerta rispetto alla domanda, nonch\u00e9 la concorrenza da parte del gas naturale liquefatto (Lng) e la realizzazione di nuove infrastrutture in paesi come Lituania e Polonia.<\/p>\n<p>A questi elementi si aggiungono trasformazioni strutturali del mercato del gas che sfidano il modello tradizionale applicato da Gazprom, basato su contratti a lungo termine, <em>take-or-pay<\/em> e in cui il prezzo del gas \u00e8 legato a quello del petrolio. Al contrario, oggi in Europa \u00e8 sempre pi\u00f9 diffuso lo <em>spot-trading<\/em>, in cui il prezzo \u00e8 basato sulla <em>hub indexation<\/em>, e la durata media dei contratti \u00e8 in forte diminuzione.<\/p>\n<p><strong>Diffidenze europee<\/strong><br \/>\nNonostante queste dinamiche incoraggianti, i tentativi europei di ridurre la dipendenza dalla Russia rimangono vivi. Il principale nodo del contendere \u00e8 il futuro del transito attraverso l\u2019Ucraina e il destino di Nord Stream 2. La realizzazione del gasdotto \u00e8 emersa negli ultimi anni come un elemento fortemente divisivo non solo tra Bruxelles e Mosca, ma anche all\u2019interno della stessa Unione europea.<\/p>\n<p>I Paesi dell\u2019Europa orientale, e la stessa Kiev, temono di perdere il loro ruolo (politico ed economico) di transito degli approvvigionamenti energetici, ma soprattutto di finire stretti in una morsa tra Russia e Germania, quest\u2019ultima destinata a diventare &#8211; in caso di realizzazione &#8211; l\u2019unico punto di approdo del gas russo sul continente europeo.<\/p>\n<p>Per far fronte a tali criticit\u00e0, la Commissione sta provando a rafforzare il suo ruolo nei confronti di Mosca, trovando tuttavia forti resistenze in seno al Consiglio, il cui servizio legale si \u00e8 espresso in modo negativo di fronte alla richiesta di un mandato negoziale perch\u00e9 discutesse della realizzazione del gasdotto direttamente con Mosca.<\/p>\n<p>Diniego che ha spinto l\u2019esecutivo europeo ad accelerare sulla revisione della <em>Security of Gas Supply Directive<\/em>, inserendo un emendamento che estende l\u2019applicazione della cornice regolatoria del mercato interno anche ai gasdotti provenienti da Paesi terzi: una mossa per colpire Nord Stram 2, ma che ha forti implicazioni su tutto il sistema di importazioni europeo, come sottolineato anche dall\u2019associazione industriale Eurogas.<\/p>\n<p><strong>Le strategie dell\u2019Orso<\/strong><br \/>\nIn questo contesto, l\u2019azione di Mosca appare quanto mai cauta, anche alla luce di alcune criticit\u00e0 strutturali interne. Il tentativo di riorientare il proprio export di materie prime energetiche verso i mercati asiatici &#8211; anzitutto attraverso l\u2019accordo firmato con la cinese Cnpc nel 2014 per la fornitura trentennale di 38 bcm annui &#8211; sta incontrando infatti alcune difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>La partnership energetica con la<strong> Cina<\/strong> ha infatti dei limiti importanti: in primo luogo i prezzi di vendita, significativamente pi\u00f9 bassi di quelli generalmente ottenuti sulle vendite europee. Inoltre, riorientare completamente l\u2019export dal mercato europeo a quello asiatico non \u00e8 difficilmente sostenibile dal punto di vista economico, dal momento che al contrario di quella verso l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-pivot-euroasiatico-putin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Asia<\/a>, l\u2019infrastruttura per l\u2019export energetico in Europa \u00e8 gi\u00e0 in essere (e ampiamente ammortizzata) e non richiede significativi investimenti.<\/p>\n<p>Inoltre, il settore energetico russo si trova ad affrontare enormi problemi strutturali. In particolare, ci\u00f2 che risulter\u00e0 pi\u00f9 problematico nel medio termine \u00e8 l\u2019esaurimento dei bacini pi\u00f9 economici, il cui sfruttamento \u00e8 cominciato ancora in epoca sovietica. Per mantenere costante il livello di produzione, le compagnie energetiche russe dovranno fare affidamento su altri tipi di risorse, molto pi\u00f9 costose da sfruttare, quali lo shale gas e i giacimenti offshore nell\u2019<strong>Artico<\/strong>. Tutto ci\u00f2 richieder\u00e0 investimenti immensi, che al momento sono ostacolati dalla crisi economica e dalle sanzioni occidentali che bloccano l\u2019accesso ai capitali.<\/p>\n<p>In ultimo, ma non certo per importanza, va considerato il forte processo di riassetto del mercato energetico russo, con l\u2019emergere di \u201cnuovi\u201d attori industriali, le cui mosse stanno modificando gli equilibri interni di potere, e in un certo senso erodendo la percezione di un monolite russo del gas consolidato attorno a Gazprom.<\/p>\n<p>Se infatti il gigante russo mantiene il monopolio sull\u2019export via gasdotto, l\u2019avvio delle forniture di Lngdi Novatek dalla penisola di <strong>Yamal<\/strong> lo scorso dicembre e la crescente intraprendenza di <strong>Rosneft<\/strong> nel quadrante mediterraneo e mediorientale (ingresso nel megagiacimento Zohr in primis), contribuiscono all\u2019evoluzione del settore in senso pi\u00f9 pluralistico e competitivo, e potenzialmente meno controllabile dallo stesso Cremlino. Che in questo contesto, non ha alcun interesse ad alimentare tensioni energetiche con i partner europei.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Kremlin Pool\/Planet Pix via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo le crisi del gas con l\u2019Ucraina nel 2006 e nel 2009, e soprattutto in seguito all\u2019annessione della Crimea, la cosiddetta \u201carma energetica\u201d di Mosca \u00e8 diventata un tema cruciale nel dibattito\u00a0 europeo sui rapporti con la Federazione russa, nonch\u00e9 nella definizione di politiche mirate ad aumentare la sicurezza dell\u2019approvvigionamento energetico in Europa. 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