{"id":68509,"date":"2018-02-25T23:32:59","date_gmt":"2018-02-25T22:32:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68509"},"modified":"2019-01-20T15:00:52","modified_gmt":"2019-01-20T14:00:52","slug":"russia-grattacapo-consiglio-deuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-grattacapo-consiglio-deuropa\/","title":{"rendered":"Russia: grattacapo Consiglio d&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p>Lo scenario peggiore sembra scongiurato. Dopo 22 anni di adesione, la Federazione russa continuer\u00e0 ad essere membro del <strong>Consiglio d\u2019Europa<\/strong>. A metterlo in chiaro ci ha pensato, lo scorso dicembre, Valentina Matvienko, presidente del Consiglio federale (la Camera alta del Parlamento russo), secondo la quale l\u2019abbandono dell\u2019organizzazione internazionale con sede a Strasburgo non rientra nell\u2019interesse russo. Al contrario, sembrano quasi tutti d\u2019accordo nel negoziare una via d\u2019uscita dall\u2019impasse.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Esclusione dei parlamentari e tagli al budget <\/strong><br \/>\nI 18 parlamentari russi che compongono la delegazione russo all\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa (Pace) si sono visti sospendere il diritto di voto il 10 aprile 2014, un mese dopo l\u2019annessione illegale della <strong>Crimea<\/strong>. La sanzione \u00e8 stata rinnovata nel 2015, e dunque Mosca ha deciso di rispondere in tre modi.<\/p>\n<p>Innanzitutto, per tre anni di fila non sono state presentate le credenziali per accreditare la propria delegazione alla Pace, ripetendo lo schiaffo diplomatico da ultimo anche lo scorso gennaio. In secondo luogo, nel dicembre 2015, e anche se non in diretta risposta alla sospensione del voto, il Parlamento russo ha approvato una legge che permette alla Corte costituzionale di ribaltare le decisioni, altrimenti vincolanti, della <strong>Corte europea dei diritti dell\u2019uomo<\/strong>\u00a0(Cedu) &#8211; organo giurisdizionale istituito dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell\u2019uomo e delle libert\u00e0 fondamentali adottata dai Paesi del Consiglio d\u2019Europa -. Infine, lo scorso luglio, il ministro degli Esteri Sergej <strong>Lavrov<\/strong> ha annunciato la sospensione della contribuzione russa al Consiglio d\u2019Europa, circa 33 milioni di euro dei 454 totali di budget a disposizione dell\u2019organizzazione.<\/p>\n<p>Di sicuro a Strasburgo si comincia a temere per la tenuta dei conti. Un aspro report dello scorso aprile che condannava le violazioni della <strong>Turchia<\/strong> in tema di libert\u00e0 d\u2019espressione, e il conferimento in ottobre del premio sui diritti umani a un attivista considerato vicino a un\u2019organizzazione gulenista, hanno provocato la decisione di Ankara di ridurre il contributo turco. La Turchia ha cos\u00ec abbandonato lo stato di \u2018grande contribuente\u2019 che aveva assunto solo nel 2016, accanto proprio a Russia, <strong>Italia<\/strong>, Francia, Germania e Regno Unito. Da notare che i sei Paesi da soli, fino alla crisi estiva, coprivano il 65 % delle spese di un\u2019organizzazione composta da 47 paesi.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Chi non vuole Mosca fuori da Strasburgo<\/strong><br \/>\nLa Russia ha inoltre rafforzato la sua strategia difensiva compiendo una forte pressione su membri influenti del circolo di Strasburgo. Tra essi spicca il deputato Michele Nicoletti, neo-eletto Presidente della Pace, che nel suo discorso inaugurale ha rilevato la necessit\u00e0 di un attivo coinvolgimento di tutte le 47 delegazioni, esprimendo rammarico per l\u2019assenza anche nel 2018 di una richiesta di accreditamento da parte della delegazione russa. In spirito conciliante, Nicoletti ha sottolineato che il dialogo coi parlamentari russi continua, in pieno rispetto dei regolamenti interni.<\/p>\n<p>Ma altri supporter di un ritorno russo non mancano. Lo stesso Segretario generale del Consiglio d\u2019Europa, Thorbj\u00f8rn Jagland, ha ricevuto pesanti critiche lo scorso autunno, dopo che il <em>Financial Times<\/em> aveva dato conto del giro di capitali compiuto proprio per di scongiurare l\u2019abbandono da parte di Mosca. Jagland ha passato un messaggio chiaro e semplice: bisogna difendere il diritto di 140 milioni di russi di adire la Corte di Strasburgo, anche in considerazione del fatto che quegli stessi cittadini hanno depositato negli anni circa un terzo del numero totale di ricorsi.<\/p>\n<p>E dello stesso parere \u00e8 anche la direttrice per la Russia dell\u2019organizzazione non governativa <em>Human Rights Watch<\/em> (Hrw), Tanya Lokshina, la quale ha dichiarato che la\u00a0Cedu \u00e8 risultata lo strumento che ha difeso al meglio i diritti dei cittadini russi in questo ultimo ventennio. I numeri, infatti, parlano di oltre 7000 ricorsi solo nel 2016, di cui 645 ammessi e 228 arrivati a sentenza: e in 222 di esse la Corte ha individuato violazioni della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo da parte della Russia. Tra queste bisogna includere i sette arresti condotti tra il 2012 e il 2014 nei confronti dell\u2019oppositore politico Alexey<strong> Navalny<\/strong>, considerati \u201csproporzionati [rispetto] ad assemblee politiche pacifiche\u201d, condannando Mosca al pagamento di 64.000 euro per danni morali all\u2019avvocato russo.<\/p>\n<p>L\u2019ultima trovata del fronte pro-russo \u00e8 la <a href=\"http:\/\/assembly.coe.int\/nw\/xml\/XRef\/Xref-XML2HTML-en.asp?fileid=24210&amp;lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">risoluzione 2186<\/a> dell\u201911 ottobre 2017, con la quale si mira ad armonizzare la rappresentanza statale nei due organi statutari della Pace e del Comitato dei ministri. Prendendo ad esempio il caso della Russia (presente al momento a livello ministeriale ma non in seno all\u2019Assemblea parlamentare), la risoluzione richiama gli Stati membri a metter in funzione un gruppo di lavoro <em>ad hoc<\/em> per armonizzare le regole che governano la partecipazione e la rappresentazione degli Stati membri in entrambi gli organi al fine di \u201crafforzare il senso di appartenenza a una comunit\u00e0\u201d. Il gruppo di lavoro si \u00e8 incontrato per la prima volta a fine gennaio e ha visto la partecipazione di Pyotr Tolstoy, vicepresidente della Duma (la Camera bassa) e di Konstantin Kosachev, presidente della commissione Affari esteri del Consiglio Federale. Il prossimo incontro \u00e8 previsto in marzo a Parigi.<\/p>\n<p><strong>Le pressioni dell\u2019Ucraina<\/strong><br \/>\nI media, la diplomazia e i politici ucraini sono da mesi in ebollizione nel tentativo di bloccare, anche nell\u2019opinione pubblica, il risorgere della volont\u00e0 dei membri del Consiglio d\u2019Europa di sollevare la Russia dalla condizione di paria in cui si \u00e8 cacciata. Kiev \u00e8 arrivata a minacciare il proprio ritiro dalla Pace se i russi dovessero far ritorno nell\u2019emiciclo.<\/p>\n<p>L\u2019<strong>Ucraina<\/strong> pu\u00f2 contare su numerose risoluzioni dell\u2019Assemblea parlamentare che richiamano la Russia ad abbandonare l\u2019occupazione del Donbass e della Crimea, ad evitare le minacce nei confronti dei leader tatari di Crimea e a rilasciare gli ostaggi del conflitto. Ultima, in ordine temporaneo, la <a href=\"http:\/\/assembly.coe.int\/nw\/xml\/XRef\/Xref-XML2HTML-en.asp?fileid=24432&amp;lang=en\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">risoluzione 2198<\/a> che nel gennaio scorso ha sollecitato, tra le altre cose, il Cremlino a \u201ccessare il finanziamento alle forze armate illegali nelle regioni di Donetsk e Luhansk\u201d.<\/p>\n<p>Qualunque sia l\u2019epilogo di questa ennesimo tenzone tra filo-russi e nemici del Cremlino, l\u2019escamotage della risoluzione 2186 ha il vantaggio di bypassare una difficile negoziazione di natura politica attraverso una modifica regolamentare. Da un lato, un Comitato dei ministri compatto \u00e8 necessario per l\u2019implementazione delle sentenze della Cedu. Dall\u2019altro, un\u2019Assemblea parlamentare composta da 47 delegazioni avrebbe il merito di aprire un ulteriore canale di dialogo politico tra russi e ucraini, oggi limitato agli sporadici incontri del Formato Normandia con Germania e Francia (l\u2019ultimo dei quali in origine previsto a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, ma poi rinviato) e del sistema <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/presidenza-italiana-dellosce\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Osce<\/strong><\/a>. Oltre al fatto che potrebbe risultare utile una pressione esercitata da Mosca per far tornare Ankara sui propri passi in termini di impegno economico nei confronti dell\u2019organizzazione di Strasburgo.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>La Russia, gi\u00e0 messa in minoranza alle Nazioni Unite sull\u2019annessione della Crimea, costretta a giustificarsi quotidianamente in ambito Osce, fuori dal G8 dei Paesi economicamente pi\u00f9 sviluppati, in perenne tensione con la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-futuro-incerto-nato\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Nato<\/strong><\/a>, non vuole perdere un\u2019ulteriore membership nelle organizzazioni internazionali. Il problema \u00e8 che Vladimir <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/la-russia-putin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Putin<\/strong><\/a>, cos\u00ec come il suo establishment, non accettano neanche di perder la faccia, a maggior ragione alla vigilia delle elezioni presidenziali che lo vedranno riconfermato al Cremlino per la quarta volta.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Consiglio d&#8217;Europa<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scenario peggiore sembra scongiurato. Dopo 22 anni di adesione, la Federazione russa continuer\u00e0 ad essere membro del Consiglio d\u2019Europa. 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