{"id":6880,"date":"2007-12-18T00:00:00","date_gmt":"2007-12-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-motore-europeo-spinge-la-macchina-italia\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:07","slug":"il-motore-europeo-spinge-la-macchina-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/il-motore-europeo-spinge-la-macchina-italia\/","title":{"rendered":"Il motore europeo spinge la \u201cmacchina Italia\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Il 5 dicembre la Commissione Europea ha adottato il cosiddetto Defence Package, formato da due proposte di Direttiva sulle procedure di acquisto di beni e servizi nel campo della difesa e della sicurezza e sulla semplificazione dei controlli sui trasferimenti intra-comunitari di prodotti militari e da una Comunicazione sul settore della difesa. <\/p>\n<p>La prima Direttiva \u00e8 stata oggetto di un lungo confronto con gli Stati membri e ha portato ad un ragionevole compromesso fra l\u2019esigenza di aprire alla competizione i mercati nazionali della difesa e quella di salvaguardare le attivit\u00e0 strategiche tecnologiche e industriali dei maggiori paesi europei. Alla base di questa soluzione vi \u00e8 stato, da parte della Commissione, il riconoscimento della specificit\u00e0 del mercato della difesa e una gestione specialistica dell\u2019intero processo che ha evitato inutili incomprensioni. L\u2019iniziativa \u00e8 stata, quindi, accolta con una generale soddisfazione e il percorso della sua approvazione da parte del Parlamento Europeo e del Consiglio non dovrebbe incontrare eccessivi ostacoli. <\/p>\n<p>La seconda Direttiva ha conosciuto, invece, un cammino travagliato. Gestita dalla Commissione in modo spesso approssimativo e sulla base di una limitata comprensione delle caratteristiche dell\u2019interscambio dei prodotti militari, ha visto via via prospettare soluzioni diverse che non hanno consentito un\u2019evoluzione condivisa delle proposte fra la Commissione e i principali paesi europei produttori di equipaggiamenti militari. Il culmine si \u00e8 avuto con la decisione presa solo un mese fa, dopo pi\u00f9 di tre anni di discussioni, di predisporre una Direttiva anzich\u00e9 un Regolamento. Il tutto senza informare n\u00e9 formalmente n\u00e9 informalmente gli Stati membri ai quali era, invece, stata sempre prospettata l\u2019ipotesi di un Regolamento.<\/p>\n<p><b>Una nuova Torre di Babele<\/b><br \/>La differenza non \u00e8 di poco conto: mentre un Regolamento si sarebbe sovrapposto alle normative nazionali unificando le procedure, la Direttiva dovr\u00e0 essere recepita negli ordinamenti nazionali e potr\u00e0 convivere con norme e procedure degli Stati membri a condizione che non ne contraddicano l\u2019impostazione e i contenuti. Il risultato sar\u00e0 l\u2019ennesima Torre di Babele europea che sicuramente ne ridurr\u00e0 gli effetti sul processo di integrazione del mercato europeo della difesa. Basti pensare alle difficolt\u00e0 che incontreranno le Tdc-Transnational Defence Companies che sono presenti in pi\u00f9 paesi e che rischieranno di dover sottostare a procedure e normative nazionali simili, ma non identiche.  Questa impostazione potrebbe, per altro, rendere pi\u00f9 problematica la sua approvazione definitiva.<\/p>\n<p>Una volta che le due Direttive entreranno in vigore &#8211; fra circa un anno a meno che Parlamento e Consiglio non cedano alle sirene degli egoismi nazionali &#8211; per l\u2019Italia l\u2019impegno sar\u00e0 triplice e richieder\u00e0 un forte impegno del Governo e dell\u2019Amministrazione: anche noi dovremo \u201ceuropeizzare\u201d la normativa nazionale, ma, in pi\u00f9, dovremo adottare un\u2019impostazione molto lontana dalle nostre tradizioni (anche perch\u00e9 in parte stiamo utilizzando regole vecchie che non sono state adeguate ai cambiamenti intervenuti) e dovremo farle applicare da un apparato statale che non \u00e8 stato n\u00e9 selezionato n\u00e9 preparato per operare su queste nuove basi.<\/p>\n<p>Nel campo degli acquisti la nuova Direttiva europea imporr\u00e0 di introdurre un po\u2019 di competizione per lo meno a livello europeo. Fermo restando che i grandi sistemi di difesa sviluppati attraverso la collaborazione intergovernativa (come l\u2019Eurofighter) potranno continuare a essere decisi e supportati dai Governi, negli acquisti ordinari si ridurranno le possibilit\u00e0 di favorire l\u2019industria nazionale. Se fino ad ora il grado di libert\u00e0 negli acquisti militari \u00e8 stato molto alto, da adesso in poi i vincoli diventeranno sempre pi\u00f9 stringenti. E se si vorr\u00e0 davvero acquisire un certo prodotto le motivazioni dovranno essere valide e trasparenti, cos\u00ec come l\u2019iter procedurale. Quello che in passato avveniva dietro le quinte \u201cnazionali\u201d, dovr\u00e0 avvenire sotto gli occhi di tutti sul palcoscenico \u201ceuropeo\u201d. <\/p>\n<p>Potranno essere salvaguardate le attivit\u00e0 strategiche chiave (col relativo onere della prova), ma gi\u00e0 qui il nostro sistema politico e amministrativo rischia di andare in crisi perch\u00e9 non \u00e8 attualmente definito sul piano istituzionale e procedurale chi, quando e come dovr\u00e0 prendere simili decisioni. Il rischio \u00e8, quindi, che la competizione entri nel nostro mercato non come un salutare ricambio di acque un po\u2019 stantie, ma come un\u2019onda di piena che pu\u00f2 travolgere tutto.<\/p>\n<p><b>Mercato integrato<\/b><br \/>Per quanto riguarda l\u2019interscambio, la nuova Direttiva europea punta a integrare i 27 mercati nazionali in un unico mercato continentale. Di fatto verranno finalmente alleggerite, se non proprio abolite, le frontiere interne intra-comunitarie. Col tempo si potr\u00e0 trasferire un componente militare da un paese all\u2019altro sottoponendolo a controlli analoghi a quelli esercitati a livello nazionale per ragioni di sicurezza. Va, per\u00f2, sottolineato che questo cambiamento non coinvolger\u00e0 le esportazioni a paesi non europei, perch\u00e9 queste rientrano nella politica europea di sicurezza e difesa (il cui sviluppo richieder\u00e0 una coesione politica oggi ancora lontana). <\/p>\n<p>Il quadro regolamentare europeo si basa su alcuni principi per noi innovativi: la \u201ccertificazione\u201d delle imprese autorizzate a operare sulla base di licenze di carattere generale e il controllo operativo delle attivit\u00e0 svolte. Fino ad ora le nostre procedure mettono pi\u00f9 o meno tutti i paesi sullo stesso piano e le autorizzazioni vengono rilasciate caso per caso, con una forte attenzione per i controlli formali preventivi e molto meno per quelli sostanziali successivi. Come in tutta la nostra attivit\u00e0 burocratica, l\u2019importante \u00e8 che le \u201ccarte siano in regola\u201d (anche a tutela dei responsabili dei procedimenti)! In futuro bisogner\u00e0 valutare l\u2019affidabilit\u00e0 delle imprese e della loro organizzazione e bisogner\u00e0 verificarne i comportamenti tramite ispezioni fatte in una logica collaborativa (per migliorare il funzionamento del nuovo sistema) e non repressiva (unico e poco utilizzabile strumento oggi disponibile).<\/p>\n<p>Un\u2019ulteriore difficolt\u00e0 italiana \u00e8 legata al personale civile e militare che dovr\u00e0 gestire le nuove regole. Su di esso si \u00e8 colpevolmente investito molto poco: una selezione poco adeguata, una ancora meno adeguata politica della formazione e, infine, una politica retributiva poco attenta ai risultati e alle responsabilit\u00e0. Tutto questo ha pesato sull\u2019efficienza del nostro sistema delle acquisizioni e degli stessi controlli sull\u2019interscambio, ma fino ad ora il grado di rigidit\u00e0 delle norme poteva, forse, contribuire a mascherare le carenze.<\/p>\n<p>Il nuovo quadro regolamentare europeo si caratterizza per un\u2019ampia flessibilit\u00e0 messa nelle mani degli apparati statali e una loro forte responsabilizzazione decisionale. Dovranno essere compiute delle scelte e non ci sar\u00e0 pi\u00f9 un rigido manuale di riferimento. Ma per non arenarsi o soccombere di fronte ai soggetti pi\u00f9 organizzati servir\u00e0 un apparato pubblico all\u2019altezza dei nuovi compiti.<\/p>\n<p>Per il nostro mercato della difesa si prospetta una rivoluzione decisionale, amministrativa e culturale. Dovremo, quindi, ridisegnare l\u2019intera macchina se vogliamo evitare che, a causa del nuovo motore europeo, cominci a perdere pezzi e ci porti fuori strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 dicembre la Commissione Europea ha adottato il cosiddetto Defence Package, formato da due proposte di Direttiva sulle procedure di acquisto di beni e servizi nel campo della difesa e della sicurezza e sulla semplificazione dei controlli sui trasferimenti intra-comunitari di prodotti militari e da una Comunicazione sul settore della difesa. 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