{"id":68831,"date":"2018-03-22T22:22:03","date_gmt":"2018-03-22T21:22:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68831"},"modified":"2018-04-04T12:22:17","modified_gmt":"2018-04-04T10:22:17","slug":"siria-crisi-nebbia-deserto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/siria-crisi-nebbia-deserto\/","title":{"rendered":"Siria: la crisi si complica fra i miraggi del deserto"},"content":{"rendered":"<p>La crisi siriana fra la fine del 2017 e l\u2019inizio dell\u2019anno in corso si \u00e8 indubbiamente complicata. Mentre il sedicente Stato islamico, l&#8217;Isis, e le opposizioni anti-Assad se ne vanno sul fondo della scena, sul proscenio della <strong>Siria<\/strong> sono emersi nuovi conflitti: (a) quello fra i curdi siriani e la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/siria-iran-russia-turchia-carte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Turchia<\/strong><\/a>, che dalla met\u00e0 di gennaio si \u00e8 tradotto nell\u2019invasione militare dell\u2019Afrin da parte di Ankara; (b) quello fra i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/dilemmi-strategici-washington-siria\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>curdi<\/strong><\/a> siriani e il regime siriano lungo l\u2019Eufrate; (c) quello nella provincia dell\u2019Idlib fra la Turchia e il regime siriano; (d) quello di Teheran e Damasco contro Israele ai confini siro-israeliani.<\/p>\n<p><strong>I risultati conseguiti lo scorso anno<\/strong><br \/>\nNel 2017 l\u2019alleanza fra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/russia-passi-diplomazia-medio-oriente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Russia<\/strong><\/a>, Turchia e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/iran-politica-estera-rohani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Iran<\/strong> <\/a>ha condotto un processo di riduzione delle ostilit\u00e0 in quattro zone della Siria occidentale, che ha preso il suo nome da Astana, la citt\u00e0 dove gli alleati lo hanno lanciato. Questo processo ha prodotto risultati misti: ha funzionato poco nella realizzazione del suo obiettivo di riduzione delle ostilit\u00e0 fra Damasco e le opposizioni, molto invece nel consolidare e allargare il controllo territoriale di Assad.<\/p>\n<p>Nella seconda parte dell\u2019anno Mosca ha lanciato un processo parallelo di dialogo nazionale destinato a dare al conflitto quella soluzione politica che a Ginevra non si \u00e8 ottenuta (e assai probabilmente non si pu\u00f2 ottenere). La conferenza di Soci ha raccolto le opposizioni siriane nazionali il 30 gennaio 2018 (ad eccezione degli jihadisti e pure dei curdi) con l\u2019obiettivo di fissare un consenso costituzionale che per\u00f2 \u00e8 stato mancato. La conferenza di Soci ha approvato una mozione che crea una commissione all\u2019uopo in seno al negoziato di Ginevra che evidentemente si far\u00e0 e funzioner\u00e0 solo se quella reale soluzione politica che non s\u00ec \u00e8 vista a Soci verr\u00e0 fuori da qualche altra parte.<\/p>\n<p><strong>Non riuscita la soluzione politica, la crisi s&#8217;aggrava<\/strong><br \/>\nIl tentativo della Russia e dei suoi alleati di Astana di dare una soluzione politica alla crisi siriana riscuotendo i dividendi della loro predominanza militare non \u00e8 andato in porto. Fra la fine del 2017 e l\u2019inizio del 2018, al posto di un avvio alla soluzione, si \u00e8 assistito a un rapido appesantimento della crisi la crisi con i nuovi conflitti che abbiamo ricordato.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, ha avuto molto successo il titolo di un articolo <a href=\"https:\/\/www.brookings.edu\/blog\/order-from-chaos\/2018\/02\/21\/russia-stumbles-in-the-fog-of-syrian-war\/\">di P.K. Baev<\/a><a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><\/a>, un esperto della Brookings, che evoca \u201cthe fog of the Syrian War\u201d. In effetti, si parla molto della padronanza russa su vecchi e nuovi conflitti, ma in realt\u00e0 l\u2019abile diplomazia moscovita si muove su un terreno alleato troppo incoerente per poterlo mettere al servizio dei suoi obbiettivi strategici e finisce, quindi, con il muoversi nella \u201cnebbia\u201d. L\u2019alleanza di Astana \u00e8 fra compagni di strada.<\/p>\n<p><strong>Contraddizioni e complicazioni della Russia di Putin<\/strong><br \/>\nCos\u00ec, la Russia deve accondiscendere all\u2019offensiva turca nell\u2019Afrin, sacrificando per\u00f2 il suo buon rapporto con i curdi. Ottiene in cambio di accrescere l\u2019imbarazzo della Nato e degli americani, ma non \u00e8 chiaro come riuscir\u00e0 a conciliare Assad con l\u2019autonomia curda nel \u201cmovimento correttivo\u201d della costituzione siriana che desidera attuare.<\/p>\n<p>Ancora, Putin chiama Netanyahu al telefono per interrompere la spirale del 10 febbraio nei cieli di Israele e Siria fra aviazione israeliana e contraerea siro-iraniana, ma questo non chiarisce quale controllo i russi esercitano sugli iraniani e sulla situazione. Un analista dell\u2019International Crisis Group, Joost Hiltermann, ha parlato di una Russia <a href=\"https:\/\/www.crisisgroup.org\/middle-east-north-africa\/eastern-mediterranean\/syria\/russia-reluctant-driver-syrian-war\">\u201criluttante\u201d e tardiva nel suo ruolo di guida (\u201cdriver\u201d) dell\u2019alleanza&#8221;.<\/a><a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><\/a><\/p>\n<p>Ancora, va sottolineata l\u2019ambiguit\u00e0 di Mosca fra la riduzione delle ostilit\u00e0 nell\u2019ambito del processo di Astana e l\u2019appoggio della sua aviazione ai forsennati attacchi di Assad contro le opposizioni nazionali, ora a Ghouta e nell\u2019Idlib, col pretesto della presenza dei jihadisti. Che Teheran punti ad una piena restaurazione di Assad schiacciando opposizioni buone e cattive \u00e8 perfettamente noto; che lo faccia anche la Russia \u00e8 cosa che proietta qualche ombra sul suo progetto di dialogo nazionale e correzione della costituzione in senso inclusivo.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;incidente russo-americano di Deir Ezzor<\/strong><br \/>\nInfine, va anche menzionato l\u2019incidente del 7-8 febbraio che ha visto l\u2019attacco di un folto gruppo di mercenari russi e forze di Damasco ad una base degli Usa e delle Forze democratiche siriane presso Deir Ezzor, in una zona peraltro di chiara \u201cde-confliction\u201d russo-americana. L\u2019aviazione americana ha duramente contrattaccato uccidendo parecchi mercenari. Il ministero degli Esteri russo ha protestato che di russi non ce n\u2019erano affatto. Ma i russi c\u2019erano e anche questo mostra che la Siria \u00e8 una \u201cnebbia\u201d e che la Russia si muove in questa \u201cnebbia\u201d forse senza accorgersene.<\/p>\n<p>L\u2019incidente presso Deir Ezzor ha suscitato qualche preoccupazione perch\u00e9 ad alcuni \u00e8 sembrato accennare ad una rotta di collisione fra russi e americani. Questo sviluppo \u00e8 assai improbabile, ma \u00e8 vero che i rapporti fra Usa e Russia in Siria continuano ad essere poco chiari, contribuendo alla \u201cnebbia\u201d. Occorre dire che questa mancanza di chiarezza \u00e8 dovuta non tanto alle manovre e alle ambiguit\u00e0 dei russi quanto all\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Amministrazione americana di avere una struttura (e una politica) coerente a pi\u00f9 di un anno dal suo insediamento. La Russia vuole senza dubbio che gli Usa se ne stiano alla larga dalla Siria. Che cosa vogliono gli Usa \u00e8 meno chiaro.<\/p>\n<p><strong>Contraddizioni e distrazioni degli Usa di Trump<\/strong><br \/>\nNel 2017 Trump ha dato l\u2019impressione di volersi occupare della Siria ancora meno di Obama e di pi\u00f9 della disfatta dell\u2019Isis e degli altri gruppi terroristici. Negli incontri al vertice con Putin ad Amburgo (7 luglio 2017) e Da Nang (11 novembre), questa impressione si \u00e8 precisata nel senso di una cooperazione con Mosca volta a lasciare ad essa il governo di spazi non pi\u00f9 prioritari per Washington e al contempo atta ad assicurare interessi americani pi\u00f9 centrali. In questo senso \u00e8 parsa andare l\u2019intesa russo-americana &#8211; perfezionata fra Amburgo e Da Nang &#8211; per la creazione di una zona di riduzione delle ostilit\u00e0 nel sud-est siriano, onde prevenire scontri fra l\u2019Iran e Siria, da un lato, e Israele, dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Ma la dottrina sulla Siria esposta allo Hoover Institute il 17 gennaio 2018 dal segretario di Stato Rex Tillerson smentiva questa interpretazione poggiando la politica siriana degli Usa su due pilastri: (1) gli americani sarebbero restati nel nord-est siriano, accanto ai curdi e alla Forze democratiche siriane, fino alla risoluzione della crisi e (2) la crisi si sarebbe dovuta risolvere a Ginevra con l\u2019esclusione di Assad. Oggi che Tillerson \u00e8 stato silurato (nella lunga marcia dell\u2019amministrazione verso la sua vera identit\u00e0), sappiamo che la politica siriana degli Usa \u00e8 quella di Amburgo e Da Nang o, almeno, \u00e8 quella destinata a somigliargli di pi\u00f9. Mike Pompeo, il successore di Tillerson, certamente pi\u00f9 in sintonia con Trump, si occuper\u00e0 della Corea del Nord e, in Medio Oriente, dell\u2019Iran, lasciando fare la Russia e gli altri in Siria. Resta da vedere se si preoccuper\u00e0 della Turchia.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dell&#8217;Europa<\/strong><br \/>\nQuesto chiarimento dirader\u00e0 un po\u2019 la \u201cnebbia\u201d siriana e far\u00e0 senza dubbio piacere a Mosca. Far\u00e0 anche piacere all\u2019Europa? Certamente no, perch\u00e9 la diplomazia di deteriore machiavellismo e la guerra priva di norme che piacciono alla Russia sono troppo lontane dai suoi valori. Ma anche perch\u00e9 la Siria sotto l\u2019influenza russa &#8211; con le basi militari che Mosca ha avuto in concessione da Damasco e i missili antiaerei puntati sul Mediterraneo orientale &#8211; \u00e8 un minaccioso accoppiamento con il Donbass, la Crimea e i missili a Kaliningrad.<\/p>\n<p>Inoltre perch\u00e9 il problema dell\u2019espansionismo iraniano in Medio Oriente non pu\u00f2 essere affrontato affondando il Jpcoa, appoggiando l\u2019Arabia Saudita e suscitando altre guerre regionali. Si profila inoltre una Turchia pi\u00f9 nemica che amica. Insomma un preoccupante arco di rischi dal Baltico alla Turchia e alla Siria, di fronte al quale l\u2019Europa appare sola e disarmata.<\/p>\n<p>Per ora l\u2019Unione europea ha erogato sanzioni ad altri quattro siriani. Federica Mogherini ha fatto una dichiarazione che riassume tutte le preoccupazioni e lo sdegno degli europei per la situazione umanitaria in Siria. Il presidente francese Macron insiste nella stessa direzione per vie diplomatiche. Ma questo non salver\u00e0 gli europei n\u00e9 dalla riluttanza di Washington n\u00e9 dalla determinazione nazionalista di Putin. Occorre che l&#8217;Ue faccia un po\u2019 da s\u00e9 e presto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi siriana fra la fine del 2017 e l\u2019inizio dell\u2019anno in corso si \u00e8 indubbiamente complicata. 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