{"id":68847,"date":"2018-03-22T07:02:17","date_gmt":"2018-03-22T06:02:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68847"},"modified":"2018-03-27T10:42:52","modified_gmt":"2018-03-27T08:42:52","slug":"mediterraneo-rebus-demografia-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/mediterraneo-rebus-demografia-crescita\/","title":{"rendered":"Mediterraneo: quando la demografia insegue la crescita"},"content":{"rendered":"<p><strong>Mediterraneo<\/strong> uguale <strong>migrazioni<\/strong> e instabilit\u00e0. Null\u2019altro. Tra il disinteresse di alcuni e l\u2019interventismo interessato di altri, e\u2019 questa l\u2019istantanea bidimensionale di un\u2019area spesso ridotta &#8211; nella percezione dei pi\u00f9 &#8211; alla sola Sponda Sud, stagnante o addirittura immobile. Ma una prospettiva meno superficiale rivela qualche sorpresa, come si legge nell\u2019ultimo \u2018Rapporto sulle <strong>economie<\/strong> del Mediterraneo\u2019 curato dall\u2019Istituto di Studi sulle Societ\u00e0 del Mediterraneo del <strong>Cnr<\/strong> e presentato in questi giorni. E cos\u00ec si scopre che i mutamenti demografici e sociali vanno pi\u00f9 veloci di quanto si pensi e che il quadro del mercato del lavoro &#8211; analizzato in dettaglio dal direttore dell\u2019Istituto Salvatore Capasso e da Yolanda Pena-Boquete &#8211; presenta analogie insospettate tra le due sponde, con una <strong>disoccupazione<\/strong> che in entrambi i casi colpisce i gruppi pi\u00f9 fragili della popolazione: giovani e donne.<\/p>\n<p><strong>Giovani e lavoro: un&#8217;equazione che non torna<\/strong><br \/>\nIn quattro casi la mancanza di lavoro per la\u00a0 fascia di et\u00e0 compresa tra i 15 e i 24 anni supera il 45%, ma \u00e8 sorprendente vedere in quali Paesi. Il primato negativo spetta alla Bosnia-Erzegovina con il 66% di disoccupati giovani, dietro viene la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/migranti-italia-diritti-libia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Libia<\/strong><\/a> (50%), tallonata dalla Spagna (49,4%) e dalla Grecia (49,2%). Sorprese anche per ci\u00f2 che riguarda il\u00a0 tasso di occupazione che in Italia (42,6%) \u00e8 inferiore a quello dell\u2019 Egitto (43,1%), del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/migranti-flussi-marocchini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Marocco<\/strong> <\/a>(44,4%) e perfino della Libia (43%).<\/p>\n<p>Le ragioni sono per\u00f2 molto diverse. E se nei Paesi pi\u00f9 avanzati vanno ricercate nella stagnazione delle economie o nei complicati sistemi di reclutamento della forza lavoro, nelle economie della Sponda Sud &#8211; tutt\u2019altro che omogenee tra di loro &#8211; \u00e8 la demografia a giocare un ruolo rilevante. Qui la crescita c\u2019\u00e8 stata, e in alcuni casi \u00e8 stata elevata, come pure\u00a0 il declino del tasso di fecondit\u00e0 in Paesi come per esempio la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/migranti-ripresa-flussi-tunisia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Tunisia<\/strong><\/a> e il Marocco, ma non sono bastati a compensare l\u2019aumento della vita media che ha creato una classe di individui in et\u00e0 lavorativa &#8211; tra i 15 e i 64 anni &#8211; sempre pi\u00f9 ampia. In Tunisia \u00e8 il 70% della popolazione, il 67% in Marocco e il 65 % in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/migranti-sbarchi-algerini-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Algeria<\/strong><\/a>. Percentuali che aumenteranno da qui al 2030 con l\u2019ipotesi di un incremento continuo della speranza di vita &#8211; sottolinea Barbara Zagaglia, autrice del capitolo sul tema demografico -.\u00a0 Tanto per fare un esempio, solo per mantenere costanti i gi\u00e0 bassi tassi di occupazione la Tunisia dovr\u00e0 aggiungere ogni anno dai 281mila ai 392mila posti di lavoro. \u201cSe questi obiettivi non saranno soddisfatti, la strada della migrazione sar\u00e0 assicurata\u201d.<\/p>\n<p><strong>Migranti economici e la paura da cancellare<\/strong><br \/>\nEd ecco il punto. La pressione dei migranti\u00a0 \u2018economici\u2019 che viene da quest\u2019area e dall\u2019Africa subsahariana, insieme alla fuga di chi scappa dalla guerra, dalla Siria in primis, si trasforma nel\u00a0 peggiore degli incubi della Sponda Nord e di un\u2019Europa divisa tra incapacit\u00e0 e malafede. Soluzioni? Prima di tutto occorre \u201ccancellare il Mediterraneo dalle paure della nostra gente\u201d, osserva Romano <strong>Prodi<\/strong> nel dibattito al Cnr su \u2018L\u2019area mediterranea tra disoccupazione,\u00a0 emigrazione e nuove opportunit\u00e0 di sviluppo economico\u2019, puntando il dito sulla \u201cmancanza di un progetto politico per il Mediterraneo\u201d da parte dell\u2019Europa che spesso si limita &#8211; e non \u00e8 una semplificazione eccessiva &#8211; a \u201cosservare la lotta sciiti-sunniti o inter-sunnita\u201d. \u201cIl problema dell\u2019immigrazione \u00e8 diventato cos\u00ec dominante da far sorvolare sullo sviluppo\u201d, aggiunge Prodi che vede una via d\u2019uscita in \u201cuna grande politica,\u00a0 come abbiamo fatto a Est\u201d, che comprenda anche \u201cuniversit\u00e0 miste, una banca del Mediterraneo\u201d e, soprattutto un \u201cmercato mediterraneo\u201d che \u201csarebbe il grande salto\u201d anche se, ovviamente,\u00a0 \u201cnessun Paese del Sud sar\u00e0 membro dell\u2019Ue\u201d.<\/p>\n<p><strong>Punti di vista consonanti e contraddittori<\/strong><br \/>\nUna visione condivisa dall\u2019ambasciatore del Marocco in Italia Hassan <strong>Abouyoub,<\/strong>\u00a0 che parla di \u201cinadeguatezza e fallimento\u201d dell\u2019approccio utilizzato finora, nel quale \u201cl\u2019unico parametro \u00e8 stato l\u2019immigrazione\u201d, quando invece serve un \u201cmodello che ci faccia entrare in una fase comune di governance\u201d. La spinta pu\u00f2 anche venire dal\u2019 \u201cintegrazione dei Paesi dell\u2019area\u201d che per l\u2019Algeria \u00e8\u00a0 una \u201cpriorit\u00e0 \u201c e il settore energetico \u201cpu\u00f2 esserne il motore\u201d, secondo l\u2019ambasciatore algerino Abdelhamid <strong>Senouci Bereksi<\/strong>. \u00c8 necessario \u201ccontinuare le politiche di vicinato per costruire un\u2019economia integrata\u201d, \u00e8 l\u2019idea di Sen\u00e9n Florensa i Palau, console di Spagna a Roma.<\/p>\n<p>Difficile spiegarlo a quei membri dell\u2019Unione arroccati in trincea, come il gruppo di Visegrad, e a leader come il premier ungherese Viktor Orban che in piena campagna elettorale, in vista del voto dell\u20198 aprile, ha colto l\u2019occasione della festa nazionale il 15 marzo per ribadire che \u201cla posta \u00e8 di conservare la patria o di perdere tutto\u201d, spiegando ai sostenitori la sua visione del confronto elettorale.I candidati del partito di governo (l\u2019Unione civica ungherese Fidesz) dovranno affrontare in ogni collegio \u201cun candidato appoggiato da George Soros ( il filantropo americano \u00e8 accusato di voler far invadere l\u2019Europa dai migranti musulmani), candidati apolidi, nemici della nazione\u201d.<\/p>\n<p><strong>Le iniziative dell&#8217;Ue e le decisioni in prospettiva<\/strong><br \/>\nIn un quadro di questo tipo, il Rapporto sulle economie del Mediterraneo riconosce che le nuove strategie di policy, fra cui il Migration Compact lanciato dall\u2019Ue, \u201ccostituiscono uno sforzo importante per una migliore gestione\u00a0 dei processi migratori indotti dalla mancanza d\u00ec opportunit\u00e0 di lavoro\u201d.\u00a0 Ma il problema \u00e8 che, nella migliore delle ipotesi,\u00a0 per vederne i risultati bisogner\u00e0 aspettare qualche generazione. E nel frattempo i Paesi pi\u00f9 direttamente interessati perch\u00e9 pi\u00f9 vicini &#8211; come l\u2019Italia &#8211; continuano a cercare una sponda vera nella distratta Europa.<\/p>\n<p>Qualche giorno fa a Bruxelles la Rappresentanza permanente d\u2019Italia presso l\u2019Unione europea ha organizzato il,primo di una serie di incontri su come rafforzare la risposta dell\u2019Ue nella gestione dei flussi lungo il Mediterraneo centrale e nello sviluppo di alternative economiche nei Paesi di origine e di transito. Per l\u2019ambasciatore Maurizio Massari \u00e8 necessario un \u201csalto politico\u201d che superi \u201cl\u2019approccio emergenziale\u201d e va tenuto ben presente che il rifinanziamento dell\u2019accordo Ue-Turchia e del fondo fiduciario per l\u2019Africa sono \u201cprofondamente interconnessi\u201d.\u00a0 Segnali di un nuovo corso sembrano arrivare dal presidente francese Emmanuel Macron, convinto che entro giugno bisogna &#8220;assolutamente arrivare a una soluzione per la politica europea sull\u2019asilo\u201d, come ha sottolineato dopo l\u2019incontro con\u00a0 la cancelliera tedesca Angela Merkel. Bisogner\u00e0 ora vedere se sul rinnovato asse franco-tedesco peseranno di pi\u00f9 le proposte italiane o le barricate ungheresi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mediterraneo uguale migrazioni e instabilit\u00e0. Null\u2019altro. 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