{"id":68891,"date":"2018-03-26T23:55:35","date_gmt":"2018-03-26T21:55:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68891"},"modified":"2018-04-03T11:01:55","modified_gmt":"2018-04-03T09:01:55","slug":"politica-estera-appello-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/politica-estera-appello-governo\/","title":{"rendered":"Politica estera italiana: appello al prossimo governo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Siamo convinti che il prossimo <strong>Governo<\/strong> abbia interesse a garantire continuit\u00e0 nel rapporto con l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/ue-male-oscuro-tenuta-democrazia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Europa<\/strong><\/a> e pi\u00f9 in generale in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/politica-estera-italia-banchi-prova\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>politica estera<\/strong><\/a> e che l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/italia-ue-def-scadenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> debba continuare a collocarsi dalla parte dei difensori della democrazia, della legalit\u00e0, dei diritti e del sistema multilaterale. Altrimenti, il rischio \u00e8 quello di essere tagliati fuori dai giochi.<\/p>\n<p>Nella prospettiva della formazione del nuovo Esecutivo, ci sembra doveroso richiamare l\u2019attenzione delle forze politiche che potrebbero essere chiamate a responsabilit\u00e0 di Governo sul tema della collocazione e delle responsabilit\u00e0 internazionali del Paese. La questione \u00e8 stata quasi del tutto assente dalla campagna elettorale e poco evocata anche nelle settimane successive al voto del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-al-voto\/\"><strong>4 marzo<\/strong><\/a>. Ma l\u2019Italia nei prossimi mesi dovr\u00e0 fare i conti con un quadro internazionale caratterizzato da vari fattori di incertezza ed instabilit\u00e0, l\u2019America di Trump, la Russia di Putin la Cina di Xi Jinping, un\u2019Europa, divisa tra pulsioni nazionaliste e ricerca di un protagonismo sulla scena internazionale.<\/p>\n<p>La politica estera \u00e8 destinata pi\u00f9 che mai a contare e a condizionare le nostre scelte e le nostre vite quotidiane. Anche perch\u00e9 sarebbe ingenuo e velleitario illudersi di affrontare da soli le sfide epocali di una globalizzazione incontrollata, del cambiamento climatico, della gestione dei flussi migratori, della lotta al terrorismo o della sicurezza energetica. Nel mondo multipolare ed interconnesso in cui viviamo, solamente potenze di dimensioni continentali riusciranno a promuovere e proteggere efficacemente i loro valori ed interessi. Nel 21 secolo, ogni Paese europeo, Italia inclusa, \u00e8 un pigmeo su scala globale: \u00e8 possibile promuovere gli interessi italiani solamente all\u2019interno di una cornice europea.<\/p>\n<p>La continuit\u00e0 nel rapporto con l\u2019Europa, e pi\u00f9 in generale in politica estera \u00e8 stato, malgrado i numerosi cambi di Governo e di maggioranza, il dato caratterizzante della nostra storia repubblicana e ha garantito la nostra credibilit\u00e0 e affidabilit\u00e0 sul piano internazionale. E l\u2019essere parte di un sistema multilaterale con regole e istituzioni corrisponde all\u2019evidente interesse nazionale di una media potenza regionale come \u00e8 l\u2019Italia, che, per il suo status e per la sua collocazione geografica, avrebbe tutto da perdere dal riemergere di un mondo fatto di nazionalismi in precario equilibrio e in costante rischio di conflitto.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con l\u2019Unione: rispetto delle regole<\/strong><br \/>\nIl nuovo Governo sar\u00e0 chiamato alla prova soprattutto sul tema del rapporto con l\u2019Europa. La nostra appartenenza e partecipazione al comune progetto europeo sono state finora il quadro di riferimento della nostra collocazione internazionale. Ma al tempo stesso il rapporto con l\u2019Europa, con le Istituzioni europee, \u00e8 talmente intenso da permeare le stesse scelte di politica interna. Ed \u00e8 proprio sul rapporto con l\u2019Europa che si attendono dal nuovo Esecutivo messaggi chiari e scelte conseguenti, al netto delle polemiche strumentali che hanno caratterizzato la campagna elettorale.<\/p>\n<p>Il nuovo Governo si trover\u00e0 rapidamente confrontato con varie questioni aperte, nella consapevolezza che l\u2019Europa non star\u00e0 ad aspettare l\u2019Italia. E che posizioni massimaliste o tentazioni di critica frontale all\u2019Unione europea provocheranno, pi\u00f9 che un presunto rischio sistemico per l\u2019Europa, un molto pi\u00f9 probabile rischio di marginalizzazione e irrilevanza per l\u2019Italia. Il motore europeo ripartir\u00e0 a breve con o senza l\u2019Italia al volante: dipender\u00e0 dall\u2019abilit\u00e0 del prossimo Governo assicurarsi che la direzione di marcia del progetto europeo rispecchi gli interessi fondamentali italiani.<\/p>\n<p>Le regole in materia di disciplina fiscale e di bilancio potranno apparire astruse e troppo vincolanti. Ma sono state condivise da noi e dai nostri partners, che temono il rischio di un Italia incapace di ridurre il proprio debito pubblico, che dovrebbe essere una fonte di preoccupazione nostra, ancor prima che dell\u2019Eurozona. Piuttosto che insistere per ottenere revisioni radicali di queste regole, o ancor pi\u00f9 flessibilit\u00e0 di quanta non ce n\u2019\u00e8 gi\u00e0 stata riconosciuta, si deve puntare a politiche europee pi\u00f9 mirate a sostenere crescita e inclusione sociale e ad un maggiore impegno dell\u2019Ue a sostegno di un ambizioso programma di investimenti pubblici, magari con la prosecuzione del Piano Juncker.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con l\u2019Unione: partecipare al rilancio<\/strong><br \/>\nSulla base di una ripresa di iniziativa da parte di Francia e Germania, potrebbe rapidamente rimettersi in moto il tema della riforma della governance dell\u2019Euro e del completamento dell\u2019unione bancaria. Si tratta di un processo necessario per garantire la resilienza dell\u2019Euro e la stabilit\u00e0 del sistema finanziario. Ma alcune delle proposte in discussione potrebbero rivelarsi incompatibili con nostri interessi nazionali.<\/p>\n<p>Non si tratta pi\u00f9 dell\u2019imposizione dell\u2019ordoliberalismo tedesco sul resto dell\u2019Eurozona: oggi in prima linea contro la condivisione del rischio \u00e8 proprio la Francia cos\u00ec come quegli Stati \u2013 i cosiddetti Pigs \u2013 vittime della crisi economica che, avendo digerito dure politiche di austerit\u00e0, oggi godono di una solida crescita economica. Accantonati gli slogan contro il Fiscal Compact o le polemiche sull\u2019Europa delle banche, ci si dovr\u00e0 quindi confrontare sulla base di proposte concrete che tengano conto anche delle nostre debolezze strutturali.<\/p>\n<p>Nei prossimi mesi poi si dovranno definire le priorit\u00e0 del bilancio della Ue per il prossimo ciclo di programmazione finanziaria, e la ripartizione delle (limitate) risorse disponibili fra le varie voci di spesa. Anche in questo caso dovremo avere le idee chiare su che tipo di bilancio comune abbiamo in mente, su quanto vogliamo che l\u2019Europa investa su innovazione, ricerca, sicurezza, gestione dei flussi migratori, su quali politiche comuni vogliamo che la UE si impegni prioritariamente, e dove invece \u2013 a partire dall\u2019agricoltura \u2013 dovrebbe esserci un ridimensionamento dei finanziamenti europei.<\/p>\n<p>Nel 2019 le elezioni del Parlamento europeo saranno l\u2019occasione di un grande confronto sul futuro dell\u2019Europa. E nel 2019 si rinnoveranno pure i vertici della Commissione, del Consiglio europeo e della Bce. Dovremo gestire questi delicati passaggi tenendo conto dei nostri interessi ed avviando per tempo le necessarie consultazioni per evitare di restare ai margini delle decisioni.<\/p>\n<p><strong>Il rapporto con l\u2019Unione: sicurezza, difesa, migranti<\/strong><br \/>\nSul fronte della sicurezza e della difesa si sta procedendo nella direzione di una maggiore assunzione di responsabilit\u00e0 da parte dell\u2019Europa. Non perch\u00e9 l\u2019Ue si debba sostituire alla Nato come garante della nostra sicurezza, ma per rafforzare le capacit\u00e0 dell\u2019Europa di proteggere i propri cittadini e per dotarla degli strumenti per rispondere alle crisi in un rapporto di collaborazione con l\u2019Alleanza atlantica e con le Nazioni Unite. Se vorremo continuare ad essere protagonisti di questa iniziativa dovremo essere in grado di fare scelte coerenti, pronti a sostenerne i costi condivisi con i nostri partner europei.<\/p>\n<p>Si dovr\u00e0 definire una politica migratoria comune a livello europeo pi\u00f9 efficace di quella realizzata finora, nella consapevolezza che il fenomeno \u00e8 di tale portata da richiedere necessariamente una gestione comune. Per ottenere dall\u2019Europa maggiore sostegno per una gestione ordinata dei flussi migratori e maggiori impegni nei confronti dei Paesi di origine e di transito, dovremo essere capaci di garantire un pi\u00f9 efficace controllo delle nostre frontiere esterne, e un sistema di accoglienza in linea con standards europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Nato, Usa, Russia<\/strong><br \/>\nIl secondo banco di prova sar\u00e0 la nostra partecipazione alla Nato e il tema del rapporto transatlantico. Nessuno si aspetta che il nuovo Governo possa nel breve termine rispettare l\u2019obiettivo del 2% del Pil da destinare alle spese per la difesa. Ma sicuramente ci si attende che l\u2019Italia continui a investire in sicurezza e difesa. E non riduca sostanzialmente la partecipazione in missioni militari impegnate in operazioni di mantenimento della pace o di gestione dei conflitti.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Anche in questo caso il prossimo Esecutivo dovr\u00e0 essere consapevole che la partecipazione a queste missioni contribuisce in maniera rilevante a definire il nostro profilo internazionale, e che eventuali decisioni (peraltro legittime) di revocare anche parzialmente il nostro impegno in queste missioni, dovr\u00e0 essere adottata in un quadro di concertazione con i nostri partner e alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nel rapporto con Washington il prossimo esecutivo dovr\u00e0 essere capace di conciliare le ragioni di una alleanza irrinunciabile con una chiara presa di distanza da quegli aspetti della politica di Trump che rischiano di pregiudicare nostri interessi vitali (dal commercio internazionale, al clima, al riarmo nucleare).<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Altro tema complesso rischia di essere quello dei rapporti con la Russia di Putin. Si dovr\u00e0 essere consapevoli che la maggioranza dei nostri partners ed alleati considera la Russia di Putin soprattutto come una minaccia; e non condivide l\u2019idea di una rapida e incondizionata normalizzazione della difficile relazione con Mosca. Sar\u00e0 sicuramente legittimo impegnarsi per la ripresa di un dialogo e per maggiore cooperazione con la Russia. Ma sarebbe velleitario pensare di assumere iniziative autonome o in controtendenza rispetto a quelle dei nostri alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>Mediterraneo, Medio Oriente, Africa<\/strong><br \/>\nInfine l\u2019Italia dovr\u00e0 continuare ad assicurare una propria presenza autorevole nel Mediterraneo allargato al Medio Oriente e all\u2019Africa. La stabilit\u00e0 di questa regione \u00e8 una priorit\u00e0 che va oltre le legittime preoccupazioni collegate all\u2019esigenza di garantire une gestione ordinata del fenomeno migratorio. Un Mediterraneo e un Medio Oriente stabili, con governi legittimati e in grado di esercitare un controllo effettivo sui loro territori, sono una condizione essenziale per la nostra sicurezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Senza contare il nostro interesse a promuovere nella regione uno sviluppo economico sostenibile, democrazie funzionanti, rispetto della legalit\u00e0 e dei diritti fondamentali. Da qui la necessit\u00e0 di sostenere processi di stabilizzazione e riconciliazione nazionale (in Libia) o la risoluzione di conflitti e guerre civili (in Siria). Ma anche in questo caso occorrer\u00e0 saper conciliare le nostre responsabilit\u00e0 nazionali con la capacit\u00e0 di coinvolgere i nostri partners. L\u2019Italia da sola non ha le forze e le dimensioni per affrontare le sfide del Mediterraneo allargato. Pu\u00f2 farlo solamente attraverso un pieno coinvolgimento dell\u2019Unione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">In sintesi anche sul fronte internazionale le sfide per il prossimo esecutivo sono numerose e complesse. E sarebbe inconcepibile illudersi di potere separare le scelte di politica interna dalla nostra collocazione internazionale. Ma il prossimo Governo dovr\u00e0 soprattutto evitare la tentazione di proporre soluzioni facili per problemi complessi. Il rischio, come abbiamo indicato fin dalla prima riga, \u00e8 quello di essere tagliati fuori dai giochi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo convinti che il prossimo Governo abbia interesse a garantire continuit\u00e0 nel rapporto con l\u2019Europa e pi\u00f9 in generale in politica estera e che l\u2019Italia debba continuare a collocarsi dalla parte dei difensori della democrazia, della legalit\u00e0, dei diritti e del sistema multilaterale. 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