{"id":68898,"date":"2018-03-26T10:41:14","date_gmt":"2018-03-26T08:41:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68898"},"modified":"2018-03-30T00:21:15","modified_gmt":"2018-03-29T22:21:15","slug":"myanmar-dimissioni-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/myanmar-dimissioni-presidente\/","title":{"rendered":"Myanmar: via il presidente, ma la democratizzazione continua"},"content":{"rendered":"<p>Nel marzo 2016 era stato eletto in <strong>Myanmar<\/strong> il primo presidente non imposto da un regime dopo il colpo di stato del 1962: l\u2019economista <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/lex-autista-di-aung-san-suu-kyi-e-presidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Htin Kyaw<\/a><\/strong>. Due anni dopo, il 21 marzo scorso, l\u2019intellettuale birmano ha rassegnato le dimissioni anticipate dalla carica.<\/p>\n<p>Si affaccia cos\u00ec subito l\u2019ipotesi di una crisi ci governo che potrebbe inficiare il faticoso processo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/myanmar-la-pace-non-piu-un-gioco-somma-zero\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">democratizzazione<\/a> del Paese; anche se \u00e8 pi\u00f9 probabile che questa fase di passaggio innescata dalle dimissioni di Htin, non interamente dipendenti da cause politiche, dia un impulso positivo al cammino del Myanmar verso la democrazia. Seppure il gesto del presidente si leghi naturalmente alla crisi che ha portato al sanguinoso intervento birmano sull\u2019etnia <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/rohingya-racconto-croce-rossa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Rohingya<\/a><\/strong>, la minoranza di fede musulmana nella regione del Rakhine, questa sembrerebbe non essere l\u2019unica causa, accompagnandosi quantomeno ad alcuni problemi di salute che hanno costretto Htin a lasciare il Paese anche per affrontare delle cure all\u2019estero.<\/p>\n<p><strong>Il dramma\u00a0dei Rohingya<\/strong><br \/>\nNella strada per la democratizzazione sembrano tendenzialmente ricorrere varie fasi. In uno degli studi pi\u00f9 rilevanti e recenti, Pietro Grilli di Cortona ha sottolineato che all\u2019abbattimento del regime non democratico (rappresentato in questo caso dal governo militare instaurato nel 1962) segue l\u2019instaurazione del primo embrione di forma di Stato democratico ed una successiva fase di stabilizzazione. La fase di stabilizzazione pu\u00f2, in taluni casi, anche subire degli arresti che inficiano negativamente l\u2019intero processo.<\/p>\n<p>Quanto sta avvenendo al presidente uscente di Naypyidaw potrebbe essere null\u2019altro che il frutto dell\u2019impasse di tale processo e portare ad un definitivo arresto del cammino verso l\u2019opzione della democrazia o essere il segnale del tentativo di rinnovamento della classe politica democratica. \u00c8 chiaro che, se gli obiettivi principali del governo eletto erano un armonico perseguimento dello sviluppo economico, una politica internazionale di apertura verso l\u2019Occidente ma capace di mantenere i profondi legami con il panorama asiatico e il superamento dei conflitti etnici, i risultati sono stati mediocri.<\/p>\n<p>Il caso pi\u00f9 eclatante fra i fallimenti del governo della Lega nazionale per la democrazia (Lnd) \u00e8 stato il quello del Rakhine, dove, a seguito di un attacco dei ribelli perpetrato contro le forze governative il 25 agosto, si \u00e8 scatenata una sproporzionata e incontrollata repressione contro la popolazione di etnia Rohingya. Il caso internazionale originatosi, al di l\u00e0 dei numeri impressionanti di decessi e rifugiati causati dalle operazioni di controguerriglia e vera e propria rappresaglia dell\u2019esercito birmano, ha pi\u00f9 volte portato ala ribalta, con connotazioni negative, il Myanmar ed il suo caldeggiato processo di democratizzazione.<\/p>\n<p>Per dare la misura dell\u2019enorme stigma che il governo birmano sta attirando su di s\u00e9 nello scenario internazionale basti pensare che se la versione ufficiale delle Nazioni Unite \u00e8 quella di gravi violazioni dei diritti umani, c\u2019\u00e8 per\u00f2 il sospetto di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/myanmar-rohingya-aung-san-suu-kyi\/\">\u201cpulizia etnica\u201d<\/a> ai danni dei Rohingya, mentre l\u2019Alto Commissario per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein ha apertamente parlato di genocidio, data la sistematicit\u00e0 e l\u2019ampiezza dei crimini commessi. Le risposte del governo di Myanmar in questi ultimi mesi sono state di una sconcertante ambiguit\u00e0 e, a seguito di incomprensibili silenzi e chiare azioni di ostruzionismo, come l\u2019impedimento alla rappresentante speciale delle Nazioni Unite Yanghee Lee di entrare nel Paese.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019orbita cinese<\/strong><br \/>\nL\u2019immagine negativa addensatasi attorno al governo di Myanmar ha finito per incrinare i rapporti con l\u2019Occidente, in particolare con l\u2019Unione europea, che ha in mente procedimenti sanzionatori che vadano a colpire selettivamente i membri del governo. In una tale situazione internazionale, Naypyidaw sta andando a legarsi a doppio filo alla <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/cina-myanmar-nuovo-corso-feudale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Cina<\/a><\/strong> che ha appoggiato il governo del Myanmar in seno al Consiglio di Sicurezza rispetto alla crisi in atto nel Rakhine.<\/p>\n<p>Questo meccanismo, oltre ad essere fallimentare nella visione di una differenziazione delle alleanze, porter\u00e0 Myanmar ad entrare sempre pi\u00f9 nell\u2019orbita della Cina, dipendendo maggiormente da Pechino.<\/p>\n<p>Infine, il terzo dato negativo per il Paese \u00e8 stato in campo economico: il Pil del Myanmar ha subito un decremento nel 2015 ed un leggero recupero nel 2016 (primo anno del governo della Lnd). Come andamento generale, la lentezza dell\u2019esecutivo nell\u2019intraprendere iniziative di supporto all\u2019economia ed al commercio, oltre che l\u2019inconcludenza di una struttura burocratica sclerotizzata (come evidenziato in un recente intervento dell\u2019<em>Economist<\/em>) restano comunque il dato principale.<\/p>\n<p><strong>L\u2019ombra di Aung San Suu Kyi<\/strong><br \/>\nLa presidenza di Htin Kyaw era stata concepita, sin dall\u2019inizio, come una reggenza in favore della reale dirigente della Lega: <strong>Aung San Suu Kyi<\/strong>, impossibilitata a ricoprire ufficialmente il ruolo istituzionale di presidente per essere stata sposata e aver avuto figli con un cittadino straniero.<\/p>\n<p>Come una sorta di eminenza grigia che ha retto le fila della nuova classe dirigente del Paese, Aung San Suu Kyi ha forse finito per oscurare la nuova \u00e9lite e rallentarne i passi. D\u2019altronde, l\u2019esecutivo del Myanmar ha forse peccato di incertezza, non interferendo in maniera adeguata con l\u2019apparato statale ereditato dal precedente regime ed ancora forte e radicato (che ha poi sostanzialmente diretto la repressione militare dei Rohingya).<\/p>\n<p>La leader della Lnd aveva sempre cercato di evitare il confronto internazionale sulla situazione di sicurezza interna nel suo Paese in questi ultimi due anni, ma proprio in questo mese ha dato un forte segnale di apertura alla cooperazione chiedendo l\u2019aiuto dei Paesi dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/asean-incompiute-integrazione-regionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Asean<\/a> (l\u2019associazione delle nazioni del sud-est asiatico) e della comunit\u00e0 internazionale per risolvere in maniera costruttiva la crisi nel Rakhine.<\/p>\n<p>La richiesta \u00e8 stata formalizzata al termine di un vertice Asean in Australia, ma coinvolge tutta la comunit\u00e0 internazionale e lascia pensare ad un tentativo di risollevare la situazione politica del Paese partendo dalla ricostruzione di una governabilit\u00e0 che non prescinde (date le dimissioni del presidente) dalla ricostruzione di una classe politica.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 U Aung\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel marzo 2016 era stato eletto in Myanmar il primo presidente non imposto da un regime dopo il colpo di stato del 1962: l\u2019economista Htin Kyaw. 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