{"id":68985,"date":"2018-04-04T16:32:00","date_gmt":"2018-04-04T14:32:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=68985"},"modified":"2018-04-04T16:32:57","modified_gmt":"2018-04-04T14:32:57","slug":"siria-speranza-cultura-simboli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-speranza-cultura-simboli\/","title":{"rendered":"Siria: la speranza attraverso la cultura con nuovi simboli"},"content":{"rendered":"<p>Quali le prospettive siriane in un\u2019epoca post-califfale? Raqqa \u2013 la &#8216;capitale&#8217; del sedicente Stato islamico &#8211;\u00a0 \u00e8 stata liberata nell&#8217;ottobre 2017, eppure le cronache giornaliere evidenziano in questo inizio 2018 le urgenze e le tragicit\u00e0 correnti che tuttora attraversano la <strong>Siria<\/strong>.<\/p>\n<p>Due le direttrici sotto specifica osservazione. A Nord, la tensione strategica e permanente tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/siria-iran-russia-turchia-carte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Turchia<\/strong><\/a> e galassia curda, come testimoniato dalle vicende dell\u2019enclave di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/siria-crisi-nebbia-deserto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Afrin<\/strong> <\/a>e dallo &#8216;scontro&#8217; tra Francia e Turchia circa il ruolo delle forze democratiche siriane (Sdf), curdo-arabe. A Sud, la situazione del distretto di Ghouta, alla periferia della capitale Damasco, dove l\u2019esercito di Bashar <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/siria-exit-strategy-guerra-continua\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Al-Assad<\/strong> <\/a>ha proseguito nei giorni scorsi nella sua avanzata territoriale sulle citt\u00e0 &#8216;ribelli&#8217;, sfruttando anche le divisioni interne ai diversi gruppi opponenti (da Ahrar al Sham sino al gruppo Jaysh al Islam).<\/p>\n<p>In mezzo a tutto ci\u00f2, emergono le gravissime situazioni umanitarie, caratterizzate da una sommatoria di <em>internally <\/em>ed<em> externally displaced persons \/refugees <\/em>(segnatamente verso Giordania e Libano) e da una diffusa insicurezza alimentare. Dall\u2019esterno, le narrative dialettiche tra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/siria-punto-lintesa-trumpputin\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Stati Uniti<\/strong> <\/a>(in dichiarato attuale disimpegno) e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/russia-putin-rielezione-conservazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Federazione russa<\/strong><\/a>. La complessit\u00e0 siriana si arricchisce poi con il settarismo alauita e la proiezione extra-territoriale di <strong>Hezbollah<\/strong>, al punto che le rappresentazioni e le distorsioni di lettura sembrano non conoscere pi\u00f9 confini.<\/p>\n<p><strong>Numeri, percezioni, narrazioni: le metriche dell\u2019iper-conflitto siriano<br \/>\n<\/strong>Sette anni di conflitto in Siria hanno causato \u2013 secondo alcune stime \u2013 la morte di oltre 300.000 persone, mentre il conflitto \u00e8 ormai entrato nel suo ottavo anno, dopo essere esploso nel marzo del 2011. Una magnitudine impressionante, eppure relativamente silente, non avendo avuto la spettacolarit\u00e0 visiva dell\u201911\/9\/2001. Un evento puntuale ad altissimo impatto emotivo, che agli occhi dell\u2019<em>homo videns <\/em>contemporaneo \u00e8 ancora vivido. Pur essendo, dimensionalmente, 100 volte inferiore in termini di morte e distruzione prodotta.<\/p>\n<p>Tra linee rosse varcate, accennate, superate, fiumi di colloqui tra Ginevra, Losanna e Astana, editoriali presidenziali russi scritti sul <em>New York Times<\/em> (editoriale di Putin nel settembre 2013), disinformazione e difficolt\u00e0 di verifiche indipendenti sulle fonti primarie di notizie, foto, video e tweet, le vicende siriane di questi ultimi anni inoltre hanno prodotto una incredibile contaminazione di visioni e contro-narrazioni.<\/p>\n<p><strong>Tra caratterizzazioni umane, identit\u00e0 multiple e tecnologie belliche<br \/>\n<\/strong>Il professor Olivier Durand \u2013 associato di dialettologia araba all\u2019Universit\u00e0 Sapienza di Roma \u2013 nel testo a pi\u00f9 mani del 2010 <em>Corso di Arabo Contemporaneo <\/em>per Hoepli evidenziava le differenze culturali, attitudinali e antropologiche tra gli abitanti della citt\u00e0 di Damasco e quelli di Aleppo. Dopo otto anni di conflitti, migrazioni e diffusione di nuove geografie umane, quanto questa caratterizzazione \u00e8 ancora attuale ed esplicativa dell\u2019essere dei due grandi centri urbani siriani?<\/p>\n<p>Passando alle relazioni extra-areali, secondo fonti stampa di Sarajevo altri <em>foreign fighters<\/em> bosniaci avrebbero perso la vita nel mese di marzo in terra siriana, combattendo nelle file dell&#8217;organizzazione terroristica del sedicente Stato islamico. In base ai dati delle autorit\u00e0 bosniache fino al dicembre scorso si sarebbero uniti all&#8217;Isis ben 280 cittadini bosniaci.<\/p>\n<p>Muovendo dall&#8217;uomo alla tecnologia bellica, a febbraio la Russia ha schierato in Siria quattro velivoli di quinta generazione Su-57 in una continua e assertiva &#8216;<em>fighter-jet diplomacy&#8217;<\/em>. Nel contempo, con &#8216;l\u2019altra mano&#8217; della diplomazia in &#8216;giacca e cravatta&#8217;, Turchia, Iran e la stessa Russia continuano i loro negoziati diplomatici sulla Siria, come dimostra l\u2019 incontro di Ankara di mercoled\u00ec 4 aprile. Un vero e proprio caleidoscopio di approcci a prisma.<\/p>\n<p><strong>Dalla storia al futuro<br \/>\n<\/strong>Cosa aspettarsi per il futuro meno prossimo? Per provare a rispondere a questa domanda, partiamo dal passato. Il sistema di potere siriano negli anni di Hafez Al-Assad (1970-2000) \u00e8 stato caratterizzato, secondo alcuni studiosi, da un coacervo di poteri differenti e diffusi, tra dimensione visibile (Partito Baath) e invisibile (servizi di sicurezza), formale (amministrazione) e informale (clan). Era (anche) la Siria di Alois Brunner, il criminale nazista rifugiatosi all&#8217;ombra di Damasco.<\/p>\n<p>Per provare a superare le multiple linee di frattura odierne, bisogner\u00e0 completamente cambiare paradigma. In una visione &#8216;neo-costruttivista&#8217; \u2013 secondo l\u2019insegnamento del politologo Alexander Wendt &#8211; delle relazioni internazionali e delle relazioni umane sul terreno. La Siria sar\u00e0 cosa decider\u00e0 di essere prima di tutto nelle proprie rappresentazioni di s\u00e9 e dell\u2019altro, in modo socialmente costruito. Ci\u00f2 al netto, ovviamente, delle pur pesantissime influenze esterne di vari attori regionali e globali.<\/p>\n<p>In questa auspicata tensione ideale, valori positivi e unificatori interni potrebbero essere dati da eccellenze della cultura siriana, come quella del poeta Adonis (pseudonimo di Al\u012b Ahmad Sa&#8217;\u012bd Isbir)<strong>, <\/strong>gi\u00e0 Premio Goethe nel 2011 e pi\u00f9 volte candidato al Nobel per la letteratura. O dai professionisti impegnati nei settori dell\u2019economia e dello sviluppo, come Abdullah Dardari, ex-vice primo ministro siriano per gli Affari economici, ora operante quale <em>consigliere<\/em> per la ricostruzione dell\u2019area Mena (<em>Middle East North Africa<\/em>) con la Banca Mondiale. Ricordando anche che il compianto genio di Apple Steve Jobs (1955-2011) ha avuto un padre biologico siriano &#8211; Abdul Fattah Jandali &#8211; \u00a0nato nel 1931 a Homs, in Siria.<\/p>\n<p>Questo cambio di prospettiva, oltre le categorie divisive, dovrebbe in definitiva prevedere l\u2019adozione di nuovi e pi\u00f9 estesi concetti di lealt\u00e0 e appartenenza. Per dirla con le parole espresse dal presidente statunitense John F. Kennedy alle Nazioni Unite nel 1963: \u201c<em>an higher sense of loyalty to the concept of a mankind living on a small planet, in a way which put us closer and closer together\u201d.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quali le prospettive siriane in un\u2019epoca post-califfale? Raqqa \u2013 la &#8216;capitale&#8217; del sedicente Stato islamico &#8211;\u00a0 \u00e8 stata liberata nell&#8217;ottobre 2017, eppure le cronache giornaliere evidenziano in questo inizio 2018 le urgenze e le tragicit\u00e0 correnti che tuttora attraversano la Siria. Due le direttrici sotto specifica osservazione. 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