{"id":69106,"date":"2018-04-15T09:07:48","date_gmt":"2018-04-15T07:07:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69106"},"modified":"2018-04-18T19:38:01","modified_gmt":"2018-04-18T17:38:01","slug":"siria-attacco-interrogativi-conseguenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-attacco-interrogativi-conseguenze\/","title":{"rendered":"Siria: dopo l&#8217;attacco, interrogativi su strategia e impatto"},"content":{"rendered":"<p class=\"Corpo\" style=\"text-align: right;\"><em>Donald <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/arabia-saudita-trump-ago-bilancia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Trump<\/strong><\/a> aveva &#8216;twittato&#8217; che l&#8217; <strong>attacco<\/strong> americano alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/siria-crisi-nebbia-deserto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Siria<\/strong><\/a> sarebbe arrivato. E cos\u00ec \u00e8 stato. Una sorta di riedizione con varianti di quello condotto nell\u2019aprile 2017, contro la base aerea siriana di Shayrat, distruggendo circa il 20% delle forze aeree di Bashar\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/09\/siria-stivali-russi-per-assad\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>al-Assad<\/strong><\/a>. Questa volta, i missili sparati sono stati oltre cento, contro una sessantina, e Gran Bretagna e Francia hanno partecipato all&#8217;azione americana contro tre obiettivi &#8211; uno a Damasco e due a Homs &#8211; collegati alle capacit\u00e0 chimiche delle forze siriane. Gli interessi russi e iraniani nel Paese non risultano colpiti, l&#8217;impatto dell&#8217; attacco \u00e8 minimizzato dalle fonti siriane.<\/em><\/p>\n<p class=\"Corpo\" style=\"text-align: left;\">Se Trump avesse scelto di non agire, gli Stati Uniti sarebbero stati presto costretti ad abbandonare il Medio Oriente, con pericoli gravissimi per la loro preminenza strategica &#8211; per recuperare il terreno perduto, potrebbero essere obbligati ad una difficilissima guerra contro l\u2019Iran -. Il non intervento sarebbe stato una scelta fallimentare. Un intervento limitato e insufficiente richieder\u00e0 presto nuovi interventi, in una situazione per\u00f2 sempre pi\u00f9 difficile \u00e8 degradata. Un intervento con la necessaria decisione ed ampiezza di mezzi comporta il rischio di una escalation pericolosa. Se per\u00f2 gli Usa riusciranno a chiarire al mondo quali sono i loro obiettivi irrinunciabili, \u00e8 possibile che il mondo li ascolti.<\/p>\n<p class=\"Corpo\"><strong>Il minimo sindacale della reazione annunciata<\/strong><br \/>\nDonald Trump ha scelto la strada dell\u2019attacco mirato, limitato agli arsenali chimici siriani. In tal modo ha anche raggiunto una sorta di tacito accordo con la Russia, impegnandosi a non attaccare direttamente il regime di Bashar al-Assad. Ha cos\u00ec soddisfatto il minimo sindacale della reazione annunciata, senza impegnarsi ad accrescere la presenza americana in Siria. Se poi riuscir\u00e0 anche a ritirare del tutto la presenza militare americana nel Paese lo vedremo nelle prossime puntate.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Molto soddisfatta \u00e8 la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/siria-exit-strategy-guerra-continua\/\"><strong>Russia<\/strong><\/a>, che si vede confermata come l\u2019unico serio baluardo che tiene in vita il regime siriano: un ruolo che viene guardato con grande interesse anche molto al di l\u00e0 della Siria, da regimi che temono interventi di \u201cregime change\u201d. Chi invece non pu\u00f2 essere del tutto soddisfatto sono gli alleati europei, a cominciare naturalmente da Francia e Regno Unito, che hanno contribuito all&#8217;intervento militare.<\/p>\n<p class=\"Corpo\"><strong>Quali opzioni per Trump nel Medio Oriente<br \/>\n<\/strong>Il problema \u00e8 quello di sempre: quale sia la strategia americana in Siria e nel Medio Oriente in genere negli anni di Trump. Apparentemente la preferenza del presidente americano sembra quella di affidarsi ad una coalizione di interessi tattici tra Arabia Saudita, Israele ed altri Stati dell\u2019area del Golfo, pi\u00f9 forse l\u2019Egitto, contro le grandi organizzazioni terroristiche e contro l\u2019Iran.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Questa linea non pu\u00f2 essere condivisa dagli alleati europei, non solo perch\u00e9 fa carta straccia di ogni tentativo di normalizzazione dei rapporti con Teheran, ma perch\u00e9 potrebbe indebolire la politica di non proliferazione nucleare e soprattutto alimentare le tante guerre civili in corso in Iraq, Siria e Libano, accrescendo l\u2019instabilit\u00e0 e probabilmente anche i flussi migratori in direzione dell\u2019Europa. Il fatto che molti di questi profughi verranno intercettati dalla Turchia render\u00e0 l\u2019Europa pi\u00f9 vulnerabile di fronte agli ultimatum di Ankara, in un momento politico tutt&#8217;altro che chiaro.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Il Pentagono \u00e8 chiaramente a disagio, perch\u00e9 sa benissimo che i suoi attacchi, anche se tecnicamente riusciti, non hanno distrutto tutte le capacit\u00e0 chimiche siriane n\u00e9 la volont\u00e0 di Assad di continuare ad usare ogni mezzo per riprendere il controllo del paese, ma non vuole neanche impegnarsi in Siria in un\u2019altra guerra senza fine, che si aggiungerebbe alle tante altre cominciate e mai finite, dall&#8217;Afghanistan all&#8217;Iraq, dalla Somalia all&#8217;Africa sub-sahariana ( per non parlare della Corea), che paralizzano importanti e costose risorse militari americane ai quattro angoli del globo.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Di pi\u00f9, questa volta c\u2019\u00e8 anche il rischio &#8211; evitato, nell&#8217; attacco appena compiuto &#8211; di un confronto diretto con la Russia, che potrebbe aprire molteplici difficili scenari di crisi, non solo nel Mediterraneo.<\/p>\n<p class=\"Corpo\"><strong>Capacit\u00e0 militari e obiettivi strategici<\/strong><br \/>\nGli Stati Uniti hanno le capacit\u00e0 militari, politiche ed economiche per dominare la situazione, ma \u00e8 necessaria una maggiore chiarezza circa gli obiettivi strategici che intendono raggiungere, per evitare che i molteplici e diversissimi interessi degli attori locali finiscano per imbarbarire del tutto la situazione.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Gli europei, d\u2019altra parte, a differenza degli Stati Uniti, non hanno le capacit\u00e0 militari, politiche ed economiche per dominare la situazione, per cui cercano in ogni modo di \u201creclutare\u201d Washington perch\u00e9 faccia la differenza e consenta alle vecchie ex-grandi potenze europee di continuare a difendere i loro interessi. Ma il gioco si fa sempre pi\u00f9 difficile e le preferenze politiche di Trump lo rendono anche sempre pi\u00f9 improbabile.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">In conclusione, se l\u2019intenzione \u00e8 quella di bloccare una volta per tutte l\u2019uso di armi chimiche, e di imporre il rispetto del Trattato che le ha abolite, \u00e8 ormai chiaro che un semplice attacco una tantum, per quanto mirato ed efficace, non baster\u00e0: al contrario, potrebbe convincere definitivamente al-Assad e i suoi alleati che hanno mano libera. E la credibilit\u00e0 degli Stati Uniti e degli alleati europei nel conflitto siriano non potrebbe che ridursi ai minimi termini.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Molte altre opzioni sono ulteriormente possibili, a cominciare da attacchi diretti contro le sedi del governo siriano, le residenze di al-Assad e dei suoi ministri, la distruzione sistematica degli stabilimenti militari eccetera. \u00c8 anche possibile combinare assieme una campagna militare prolungata con sanzioni mirate e altre misure punitive politico-economiche, cos\u00ec da danneggiare pi\u00f9 seriamente il regime. \u00c8 infine possibile, raccogliendo un vasto consenso internazionale, aggirare almeno in parte il veto russo al Consiglio di Sicurezza e puntare direttamente alla incriminazione di al-Assad e dei suoi di fronte alla Corte penale internazionale, quanto meno per la violazione del Trattato sulle armi chimiche.<\/p>\n<p class=\"Corpo\"><strong>Il rischio di uno scontro con Mosca e la ridda di incognite<\/strong><br \/>\nQueste alternative ed altre ancora rimangono sul tavolo, e potrebbero essere riprese in esame una volta che la task force navale della portaerei Truman arriver\u00e0 nel Mediterraneo orientale. Ma il problema \u00e8 che nel percorrere queste strade Washington finirebbe per scontrarsi frontalmente con Mosca, almeno se Vladimir Putin continuer\u00e0 a coprire e garantire il dittatore siriano. In questo caso Trump (e, con lui, anche gli alleati europei) sarebbe costretto a rivedere le sue preferenze politiche, e ad entrare in un nuovo periodo di scontro Est-Ovest.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Non sarebbe il primo presidente degli Stati Uniti costretto ad assumere posizioni pi\u00f9 intransigenti del previsto. Ronald Reagan, ad esempio, si trov\u00f2 di fronte una Unione Sovietica che stava sistematicamente violando buona parte dei Trattati sul controllo degli armamenti, un po\u2019 come sta facendo oggi la Russia, e fin\u00ec con il prendere atto di questa situazione, denunciandola in dettaglio al Congresso e all&#8217;opinione pubblica. In ultima analisi quel chiarimento diede ottimi risultati, portando alla fine della Guerra Fredda. Possiamo sperare che la storia si ripeta?<\/p>\n<p class=\"Corpo\">Oggi purtroppo i governi delle maggiori potenze sembrano tutti infettati dallo stesso virus nazionalista che impazza tra i popoli europei. Questo non \u00e8 un buon segnale. \u00c8 forte il rischio di reazioni esagerate, di letture ideologicamente distorte delle mosse altrui, di scatti di orgoglio mal posti e mal indirizzati.<\/p>\n<p class=\"Corpo\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Donald Trump aveva &#8216;twittato&#8217; che l&#8217; attacco americano alla Siria sarebbe arrivato. E cos\u00ec \u00e8 stato. Una sorta di riedizione con varianti di quello condotto nell\u2019aprile 2017, contro la base aerea siriana di Shayrat, distruggendo circa il 20% delle forze aeree di Bashar\u00a0al-Assad. 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