{"id":69117,"date":"2018-04-15T08:10:18","date_gmt":"2018-04-15T06:10:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69117"},"modified":"2018-04-16T13:35:29","modified_gmt":"2018-04-16T11:35:29","slug":"siria-armi-chimiche-arsenale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-armi-chimiche-arsenale\/","title":{"rendered":"Siria: armi chimiche, al-Assad non \u00e8 l&#8217;unico ad averne un arsenale"},"content":{"rendered":"<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">\u201cSpero che gli americani non prendano decisioni scellerate: dovessero accorgersi che <strong>Assad<\/strong> \u00e8 all\u2019angolo i russi interverrebbero\u201d, aveva appena dichiarato il generale della Folgore Marco <strong>Bertolini<\/strong> al <a href=\"http:\/\/www.congedatifolgore.com\/it\/il-generale-bertolini-al-mattino-gli-usa-potrebbero-innescare-una-deflagrazione-siriana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mattino <\/a>di Napoli. Era il 10 aprile e ancora si discuteva dell\u2019eventualit\u00e0 di un attacco degli Stati Uniti e dei loro alleati in<strong> Siria, <\/strong>a causa dell&#8217;uso di armi chimiche. La mattina del 14, ecco la notizia: bombe anglo-franco-americane su siti contenenti (secondo indicazioni <strong>Usa<\/strong>) aggressivi chimici, non lontano dalle basi russe di Tartus e Latakia.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">La precisione dei caccia bombardieri e la celerit\u00e0 dell\u2019intervento fanno pensare pi\u00f9 a moventi geopolitici (non \u00e8 una novit\u00e0 che le Amministrazioni statunitensi mal tollerino la presenza di Mosca nel sud del Mediterraneo) che alla reale volont\u00e0 di punire il ricorso ai <strong>gas<\/strong>. Ipotesi, mentre la questione \u201cmostarda\u201d \u00e8 certa: un gas elaborato oltre cento anni fa in Germania e usato in molti conflitti.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\"><strong>Come mai quei materiali circolano ancora e il ruolo della Russia<\/strong><br \/>\nAlla lecita domanda \u201ccosa ci fa quel materiale ancora in circolazione?\u201d, si pu\u00f2 rispondere facendo un salto indietro nel tempo, fino alla <strong>Guerra Fredda<\/strong>, quando gli arsenali del <strong>Patto di Varsavia<\/strong> e della <strong>Nato<\/strong> conservavano armi oggi messe al bando o comunque considerate fuori legge.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">Come noto, il regime della famiglia Assad (prima Hafez, poi Bashar) \u00e8 legato alla <strong>Russia<\/strong> da un trattato di cooperazione stilato nel 1971, anno nel quale l\u2019Unione Sovietica inizia ad inviare tecnologie militari, armi, ma anche capitali e tecnici nel Paese medio orientale. Dai tempi dello Zar Ivan il Terribile, infatti, la Russia guarda alle acque calde del Mediterraneo come ad un importante sbocco per vincere l\u2019isolazionismo geografico e per estendere la sua influenza oltre i Dardanelli.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">L\u2019<strong>Urss<\/strong> recupera dalla tradizione zarista il sogno di un facile sbocco nelle acque del\u00a0<i>Mare Nostrum<\/i>, dapprima facendo pressioni sulla Repubblica di Turchia (Crisi dei Dardanelli, 1945), poi cercando di intercettare e di conquistare il favore dei regimi nati dall&#8217;indipendenza del mondo arabo dagli inglesi e dai francesi: opportunit\u00e0 di poter allestire scali commerciali (e militari), in cambio di denaro e armamenti.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">Homs, Hama, Latakia e Tartus sono basi prima sovietiche e poi russe, la cui importanza strategica \u00e8 talmente elevata che neanche la Caduta del Muro e la dissoluzione dell\u2019Urss riescono a far distogliere la politica estera del Cremlino da quei lontani angoli di Siria.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\"><strong>La storia delle armi chimiche siriane<br \/>\n<\/strong>Torniamo alle armi chimiche. Damasco riceve aiuti militari fino ai primi Anni Novanta; poi, dopo circa un decennio di stop delle forniture, nuovi mezzi e risorse ricominciano ad affluire verso la Repubblica araba. Gli equipaggiamenti, le armi, gli aerei, i tank di Damasco sono tutti rigorosamente made in Russia, parte di ci\u00f2 che Assad ha accumulato nel corso della Guerra Fredda; fra questi, con molta probabilit\u00e0, quelle armi chimiche il cui possesso \u00e8 oggi contestato da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia perch\u00e9 in aperta violazione a quanto disposto dalla Convenzione sulle Armi chimiche del 1993 (entrata in vigore nel 1997) che vieta sviluppo, produzione, stoccaggio e naturalmente impiego di tali aggressivi. Da allora, la maggior parte dei Paesi del Mondo ha provveduto all&#8217;eliminazione dai propri arsenali di quelle armi ormai fuorilegge, ma in fondo largamente usate durante l\u2019intera Guerra Fredda sia dai sovietici e dai loro alleati sia da Paesi della Nato.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">Come dimenticare, ad esempio, l\u2019agente arancione o i deforestanti lanciati sulle aree verdi del Laos e del Vietnam? Strumenti di distruzione e di morte terribili, rimasti poi accatastati per decenni nei depositi perch\u00e9 i costi di smaltimento sono elevati. Ad esempio, a tutto il 2013 gli americani avevano distrutto il 90% dei proiettili chimici ancora conservati, sostenendo una spesa di circa 28 miliardi di dollari.\u00a0\u00a0Il restante 10% \u00e8 tuttora stipato in un complesso che si trova in Colorado, il Pueblo Chemical Depot che, stando a quanto si legge in una nota dello US Army Chemical Materials Activity, consiste in circa 2500 tonnellate di materiale (essenzialmente \u201cmustard gas\u201d) prossimo all&#8217;incenerimento o alla distruzione.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">Non \u00e8 solo Assad, quindi, a detenere ancora pericolose arme di distruzione di massa. Semmai a mancare sono i fondi per sbarazzarsi dell&#8217;ingombrante lascito del passato sovietico.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\"><strong>Un lavoro di eliminazione incompiuto<\/strong><br \/>\nGi\u00e0 nei primi anni del conflitto, le organizzazioni internazionali avevano vagliato la possibilit\u00e0 di un controllo dei siti in territorio siriano, ma la guerra, unitamente al cambio degli equilibri internazionali e alle tensioni fra Russia, Usa ed Ue, ha impedito di portare a termine un lavoro di sostegno al governo di Damasco per liberare la Repubblica araba da pericolosi ordigni che, se caduti nelle mani sbagliati (milizie islamiche, organizzazioni criminali) avrebbero potuto essere usati contro la popolazione civile o rivenduti sul mercato nero.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">E invece gran parte delle 1000 tonnellate di gas siriani \u00e8 ancora l\u00ec, in depositi dai quali pu\u00f2 facilmente &#8216;evadere&#8217; se questi sono colpiti da una granata o distrutti da un incendio. In verit\u00e0, per\u00f2, le prove sull&#8217;uso di agenti chimici nei sette anni di guerra civile sono relativamente poche: una &#8216;fuga di gas&#8217; da un deposito non pu\u00f2 essere per forza attribuita ad una strategia premeditata, almeno non in assenza di solide prove che supportino le accuse e che motivino un intervento armato.<\/p>\n<p class=\"ox-a886c1ddd6-MsoNormal\">I raid del 14 aprile, dunque, sembra siano stati mossi pi\u00f9 dal desiderio Occidentale di non lasciare la partita siriana in mano a Putin che non dall&#8217;intento di mettere termine a un conflitto che, sette anni dopo, non vede ancora un vincitore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSpero che gli americani non prendano decisioni scellerate: dovessero accorgersi che Assad \u00e8 all\u2019angolo i russi interverrebbero\u201d, aveva appena dichiarato il generale della Folgore Marco Bertolini al Mattino di Napoli. 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