{"id":69133,"date":"2018-04-16T13:34:56","date_gmt":"2018-04-16T11:34:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69133"},"modified":"2018-04-16T17:15:41","modified_gmt":"2018-04-16T15:15:41","slug":"siria-attacco-paralisi-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-attacco-paralisi-usa\/","title":{"rendered":"Siria: attacco aggrava paralisi strategica Usa"},"content":{"rendered":"<p>A un primo esame del bilancio militare e delle reazioni internazionali, si pu\u00f2 affermare che l\u2019 <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-attacco-interrogativi-conseguenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>attacco<\/strong> <\/a>missilistico condotto in<strong> Siria<\/strong> dagli americani, in collaborazione con forze francesi e britanniche, ha avuto un solo effetto: quello di inasprire le tensioni con Mosca, oltre che ovviamente con il regime siriano e con Teheran. Tale episodio conferma la propensione dell\u2019attuale Amministrazione statunitense a prendere decisioni precipitose e la sua tendenza a reiterare gli errori.<\/p>\n<p>L\u2019azione \u00e8 stata infatti una versione leggermente &#8216;rinforzata&#8217; dell\u2019attacco pressoch\u00e9 inutile compiuto l\u2019aprile scorso sulla base militare di Shayrat, dopo un altro presunto impiego di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-armi-chimiche-arsenale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>armi chimiche<\/strong><\/a> da parte del regime a Khan Sheikhoun.<\/p>\n<p>Nella stessa dichiarazione ufficiale con cui annunciava la nuova azione, il presidente <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/usa-trump-tillerson-tempesta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Trump<\/a><\/strong> ha inoltre ribadito la propria volont\u00e0 di ritirarsi dalla Siria, gi\u00e0 espressa dieci giorni prima contro il parere del Pentagono, che invece prevede una permanenza militare americana di lungo periodo nel nordest del paese.<\/p>\n<p><strong>Le radici della paralisi<br \/>\n<\/strong>Gli attacchi \u201cuna tantum\u201d e la tensione interna all\u2019Amministrazione fra chi, come il presidente, sostiene il disimpegno dalla Siria e chi appoggia le posizioni del Pentagono o addirittura promuove tesi pi\u00f9 interventiste, sono solo alcuni esempi della confusione strategica che attualmente regna a Washington.<\/p>\n<p>L\u2019origine di tale paralisi risale in effetti alla prima presidenza di Barack Obama, quando si decise di intervenire in Siria essenzialmente per compiere un\u2019operazione di &#8216;cambiamento di regime&#8217; sull&#8217;onda delle proteste che avevano interessato il Paese nel contesto pi\u00f9 ampio delle rivolte arabe scoppiate a partire dalla fine del 2010.<\/p>\n<p>A differenza di George W. Bush, che aveva invaso l\u2019Iraq con forze americane per rovesciare il regime di Saddam Hussein, gli <strong>Stati Uniti<\/strong> di Obama, indeboliti proprio da quella disastrosa esperienza e dalla devastante crisi finanziaria del 2008, optarono per un intervento \u201cper procura\u201d, imperniato sulla scelta di addestrare e armare i ribelli siriani con l\u2019aiuto di alleati regionali come Arabia Saudita, Qatar e Turchia.<\/p>\n<p>Ma questo tentativo si rivel\u00f2 a sua volta fallimentare, favorendo la comparsa o il rafforzamento di gruppi jihadisti, come al-Nusra e l\u2019Isis, e provocando la reazione degli alleati di Damasco \u2013 Iran, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/siria-iran-russia-turchia-carte\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Russia<\/strong><\/a> e Hezbollah \u2013 che intervennero nel conflitto.<\/p>\n<p><strong>Un piano irrealistico<br \/>\n<\/strong>L\u2019establishment politico americano, tuttavia, non ha ancora pienamente preso atto di questo fallimento e della necessit\u00e0 di un ripensamento strategico e continua a escogitare aggiustamenti meramente tattici. Questa impasse \u00e8 ulteriormente aggravata dall&#8217;incoerenza e impulsivit\u00e0 del presidente, e dal durissimo scontro che all&#8217;interno degli Stati Uniti ruota attorno alla sua figura.<\/p>\n<p>Il piano del Pentagono, che punta a sostenere un\u2019entit\u00e0 semi-indipendente a guida curda nel nordest della Siria, si scontra con una serie di fattori che rendono politicamente ed economicamente insostenibile questo progetto. Tale entit\u00e0 \u00e8 territorialmente isolata e circondata da vicini ostili, ma soprattutto pone Washington direttamente in rotta di collisione con un paese Nato, la Turchia.<\/p>\n<p>Inoltre i curdi all\u2019interno di questa entit\u00e0 si trovano a coabitare con una maggioranza araba che \u00e8 loro ideologicamente ostile e mal sopporta il predominio curdo. L\u2019avversione di Trump per il nation building fa poi s\u00ec che non vi siano fondi per la ricostruzione di aree devastate come quella di Raqqa, mentre i cambiamenti climatici stanno rendendo questa regione sempre pi\u00f9 inospitale.<\/p>\n<p><strong>Velleitarismo neoconservatore<br \/>\n<\/strong>Se il piano del Pentagono \u00e8 irrealistico, malgrado il relativo pragmatismo cui tradizionalmente s&#8217;ispirano i vertici militari americani, una schiera ancor pi\u00f9 velleitaria \u00e8 quella costituita da personaggi come l\u2019ambasciatore all\u2019Onu Nikki Haley e il nuovo consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, affiancati da esponenti neocon e da alcuni &#8216;falchi&#8217; nel Congresso.<\/p>\n<p>Costoro puntano ancora al &#8216;cambiamento di regime&#8217;, per quanto irragionevole possa sembrare, e intendevano sfruttare l\u2019attacco missilistico dello scorso sabato per indebolire il presidente siriano Assad colpendo basi militari e altri obiettivi nevralgici del regime.<\/p>\n<p>Tuttavia, a questo stadio del conflitto, una strategia di tal genere non solo avrebbe come effetto principale quello di ridare fiato all\u2019Isis e ad altri gruppi jihadisti, ma rischierebbe di provocare una pericolosissima escalation con Mosca. La Russia ha investito troppo nel suo progetto di stabilizzazione siriana per lasciare che esso venga distrutto senza reagire.<\/p>\n<p><strong>Il confronto con Mosca<br \/>\n<\/strong>In generale negli Stati Uniti, ma anche in Europa, si tende a sottolineare molto la cosiddetta \u201cassertivit\u00e0\u201d russa e a trascurare il senso di vulnerabilit\u00e0 percepito da Mosca. La prospettiva di ritrovarsi la Nato ai propri confini al termine di una pluridecennale espansione verso est, l\u2019accumularsi delle sanzioni che mettono a rischio la stabilit\u00e0 economica del Paese, la possibilit\u00e0 di un diretto coinvolgimento americano nel conflitto in Siria, stanno alimentando un clima di guerra in Russia. Qualora dovesse sentirsi messa con le spalle al muro, Mosca risponder\u00e0.<\/p>\n<p>Questo fatto sembra essere stato parzialmente compreso almeno dal segretario alla difesa James Mattis.\u00a0 L\u2019attacco missilistico di sabato ha avuto un carattere molto limitato innanzitutto per sua decisione, allo scopo di scongiurare una risposta militare russa. Ci\u00f2 \u00e8 avvenuto al termine di febbrili negoziati con i vertici militari di Mosca, allorch\u00e9 Mattis \u00e8 riuscito a imporre il proprio volere sugli ambienti americani pi\u00f9 intransigenti e sullo stesso presidente Trump, che aveva chiesto un\u2019azione pi\u00f9 incisiva.<\/p>\n<p>Tuttavia, questo nuovo raid missilistico apre potenzialmente la strada a nuovi interventi ogniqualvolta si verificheranno presunti attacchi chimici (siano essi compiuti dal regime, come afferma l\u2019occidente, o dai ribelli proprio per provocare un intervento occidentale, come sostiene la Russia). Se alla Casa Bianca dovesse prevalere la logica per cui anche episodi chimici di piccola entit\u00e0, corroborati da scarse informazioni di intelligence, comportano un\u2019automatica risposta militare americana, un futuro scontro armato con la Russia potrebbe diventare pericolosamente plausibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A un primo esame del bilancio militare e delle reazioni internazionali, si pu\u00f2 affermare che l\u2019 attacco missilistico condotto in Siria dagli americani, in collaborazione con forze francesi e britanniche, ha avuto un solo effetto: quello di inasprire le tensioni con Mosca, oltre che ovviamente con il regime siriano e con Teheran. 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