{"id":69142,"date":"2018-04-17T07:14:53","date_gmt":"2018-04-17T05:14:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69142"},"modified":"2018-04-20T00:22:57","modified_gmt":"2018-04-19T22:22:57","slug":"ue-match-prossimo-bilancio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/ue-match-prossimo-bilancio\/","title":{"rendered":"Ue: match fra riformatori e conservatori sul bilancio comune"},"content":{"rendered":"<p>Tra poche settimane, la Commissione europea presenter\u00e0 le sue proposte e ricomincer\u00e0, come ogni sette anni, il tormentato negoziato sul <a href=\"http:\/\/media.mimesi.com\/cacheServer\/servlet\/CropServer?date=20180417&amp;idArticle=371884323&amp;idFolder=11654&amp;authCookie=1242547166&amp;trc=pDelivery-t20180417-a371884323-h32390-c3536-d10046-f11654-n17\"><strong>Quadro finanziario pluriennale<\/strong><\/a> (Qfp) per il prossimo ciclo di programmazione finanziaria (<strong>2021-2027<\/strong>). Una trattativa complicata, nel cui contesto si dovranno ridefinire le priorit\u00e0 di azione dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong>, decidere sulle risorse da destinare alle varie voci di spesa e individuare nuove forme di finanziamento per il bilancio comune.<\/p>\n<p>Malgrado l\u2019esiguit\u00e0 delle risorse a disposizione (una cifra attorno all\u20191% del Pil dell\u2019Unione, che equivale a circa il 2% della spesa pubblica dell\u2019Unione), e malgrado una tendenza consolidata a non scostarsi da quanto concordato in passato (la <em>path dependency<\/em> che ha tradizionalmente caratterizzato questo esercizio), la partita del bilancio Ue \u00e8 stata e sar\u00e0 il teatro di un confronto non solo fra contributori netti e beneficiari netti ma, sempre pi\u00f9, fra riformatori e conservatori.<\/p>\n<p><strong>Brexit e nuovi beni pubblici<\/strong><br \/>\nLa definizione della struttura e delle articolazioni del bilancio \u00e8 complicata da alcuni fattori nuovi rispetto al passato. Con la <strong>Brexit<\/strong> verr\u00e0 meno la partecipazione al bilancio dell\u2019Unione del Regno Unito, un importante contributore netto, malgrado il famigerato rimborso (<em>rebate<\/em>). Tradotto in cifre, questo comporter\u00e0 un &#8216;buco&#8217; di circa 12\/13 miliardi di euro per anno. Si dovr\u00e0 decidere quanto questa riduzione di risorse verr\u00e0 compensata da riduzioni di spesa o da aumento dei contributi nazionali, o eventualmente da nuove risorse.<\/p>\n<p>Si va consolidando l\u2019idea che si debba partire dall&#8217;individuazione delle nuove priorit\u00e0 dell\u2019Ue e che per queste nuove voci di spesa si debbano trovare adeguati finanziamenti. Si tratta delle spese per i \u201cnuovi beni pubblici europei\u201d: ricerca, innovazione, competitivit\u00e0, lotta ai cambiamenti climatici, ma anche gestione dei flussi migratori, controllo delle frontiere, sicurezza, difesa. In un bilancio con risorse limitate, queste nuove spese dovranno essere compensate da riduzioni di spesa sulle politiche comuni pi\u00f9 tradizionali, a partire da agricoltura e coesione (che oggi assorbono circa i due terzi del bilancio comune). Sappiamo per\u00f2 quanto queste politiche siano presidiate da forti interessi costituiti.<\/p>\n<p>La Commissione ha gi\u00e0 anticipato (senza quantificarle) riduzioni sulle risorse a disposizione per l\u2019<strong>agricoltura<\/strong> (che nel presente ciclo \u00e8 finanziata con circa 400 miliardi di euro, pari al 37% del bilancio) e per la <strong>coesione<\/strong> (oggi finanziata con circa 370 miliardi di euro, pari a circa il 35% del bilancio). Ma la vera sfida sar\u00e0 quella di riformare la Politica agricola comune (Pac) per farne un efficace strumento di modernizzazione dell\u2019agricoltura europea e un incentivo allo sviluppo di un comparto agricolo coerente con i principi e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Per la coesione la sfida sar\u00e0 quella di utilizzare quei fondi, originariamente concepiti quale strumento di solidariet\u00e0 verso regioni meno sviluppate, come investimenti per migliorare la competitivit\u00e0 dei territori.<\/p>\n<p>Nel dibattito sulle lezioni da trarre dalla recente crisi economica e finanziaria \u00e8 emersa con insistenza l\u2019idea che il bilancio dell\u2019Unione (o un autonomo bilancio dell\u2019Eurozona) debba assolvere anche a una funzione di stabilizzazione, per assorbire shock asimmetrici che possano colpire singoli Stati membri. Vi \u00e8 certo un problema di adeguatezza di un bilancio con risorse limitate rispetto a una tale funzione. Va tuttavia esplorata \u2013 pur mettendo in conto forti resistenze di Stati membri &#8216;conservatori&#8217; \u2013 la via indicata dal presidente della Commissione Jean-Claude <strong>Juncker<\/strong>, per \u201cuna forte linea di bilancio\u201d destinata all\u2019Eurozona all&#8217;interno del bilancio dell\u2019Ue.<\/p>\n<p><strong>Se gli Stati membri fanno i ragionieri<\/strong><br \/>\nSul fronte delle fonti di finanziamento del bilancio va tenuto presente che la quota pi\u00f9 significativa delle entrate dipende da contributi nazionali: ci\u00f2 \u00e8 vero sia per la risorsa Iva (che viene versata al bilancio comune dai singoli bilanci nazionali), che a maggior ragione per la risorsa calcolata come quota parte del Pil nazionale (una volta considerata residuale, oggi di gran lunga la maggiore fonte di finanziamento del bilancio comune).<\/p>\n<p>Questo ha prodotto la prevedibile conseguenza che i governi nazionali siano portati a negoziare il bilancio dell\u2019Unione europea soprattutto in funzione di un calcolo ragionieristico tra il dare e l\u2019avere: la logica miope dei \u201csaldi netti\u201d e del cosiddetto \u201cgiusto ritorno\u201d, che oscura il \u201cvalore aggiunto europeo\u201d che \u00e8 alla base del bilancio dell\u2019Ue. Di conseguenza, i maggiori contributori (che sono anche contributori netti) sono interessati soprattutto a limitare la dimensione del contributo netto; i beneficiari netti sono interessati ad aumentare i tetti di spesa, con l\u2019obiettivo di massimizzare la spesa europea nei rispettivi Paesi.<\/p>\n<p>Per spezzare questo circolo vizioso, da tempo si ipotizza l\u2019adozione di una nuova autentica \u201c<strong>risorsa propria<\/strong>\u201d europea, sotto forma di una tassa europea che vada direttamente a finanziare il bilancio dell\u2019Unione. Varie proposte sono state avanzate a questo proposito: da una imposta sulle emissioni di biossido di carbonio (<em>carbon tax<\/em>), a una tassa sui colossi del web, fino a un prelievo sulle transazioni finanziarie. Ci auguriamo che la Commissione proponga una nuova autentica risorsa propria ed apra cos\u00ec un confronto su una misura necessaria per rendere il meccanismo di finanziamento del bilancio comune meno dipendente da interessi e contributi nazionali.<\/p>\n<p>Infine, con la Brexit &#8211; e quindi con il venir meno del rimborso al Regno Unito &#8211; dovrebbe essere finalmente possibile eliminare ogni forma di rimborso, cancellando un sistema che aveva contribuito a rendere poco trasparente e poco comprensibile, anzitutto per i cittadini europei, il meccanismo di finanziamento del bilancio.<\/p>\n<p><strong>Flessibilit\u00e0 e ancoraggio ai valori<\/strong><br \/>\nSi dovr\u00e0 poi trovare il modo di semplificare e modernizzare il bilancio aumentandone la flessibilit\u00e0. Un obiettivo da realizzare prevedendo la possibilit\u00e0 di spostare risorse da una voce di spesa ad un\u2019altra per far fronte ad esigenze non programmate, di creare una riserva dove possano confluire fondi impegnati ma non spesi, di combinare i fondi del bilancio con altri strumenti finanziari. E infine si dovr\u00e0 affrontare la questione, particolarmente rilevante per l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/italia-politica-estera-governo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a>, del collegamento da stabilire tra uso dei fondi del bilancio comune e rispetto dei principi e valori fondanti dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Si preannuncia una partita complessa, che dovr\u00e0 dirci se e quanto si \u00e8 disponibili a investire sull\u2019Europa. Molto dipender\u00e0 dalle proposte che far\u00e0 il mese prossimo la Commissione. Su quelle proposte partir\u00e0 il negoziato in sede di Consiglio e al Parlamento europeo. In uno scenario ideale, l\u2019accordo dovrebbe essere raggiunto prima della fine della legislatura \u2013 a met\u00e0 2019 &#8211; e prima dell\u2019insediamento della nuova Commissione. Ma sulla base dei precedenti sembra alquanto improbabile riuscire a rispettare questa scadenza.<\/p>\n<p>Nel frattempo, salutiamo con favore le posizioni assunte dal Parlamento europeo rispetto sia a un aumento delle risorse del bilancio Ue sia a un futuro adeguamento del ciclo del bilancio, oggi settennale, a quello della legislatura europea, con il passaggio a un bilancio su 5+5 anni, con una sua revisione tra una legislatura e l\u2019altra.<\/p>\n<p>Su tutto questo, l\u2019<strong>Istituto Affari Internazionali <\/strong>(IAI) e il <strong>Centro Studi sul Federalismo<\/strong> (CSF), con il sostegno del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e della Compagnia di San Paolo, hanno condotto un articolato progetto di ricerca, i cui risultati sono presentati a Roma il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/segnalazioni\/ue-bilancio-iai-padoan\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">17 aprile<\/a>. Ci auguriamo che possa contribuire alla definizione di una autorevole e lungimirante posizione nazionale in vista del negoziato che inizier\u00e0 fra qualche settimana.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina\u00a0\u00a9 Wiktor Dabkowski\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra poche settimane, la Commissione europea presenter\u00e0 le sue proposte e ricomincer\u00e0, come ogni sette anni, il tormentato negoziato sul Quadro finanziario pluriennale (Qfp) per il prossimo ciclo di programmazione finanziaria (2021-2027). Una trattativa complicata, nel cui contesto si dovranno ridefinire le priorit\u00e0 di azione dell\u2019Unione europea, decidere sulle risorse da destinare alle varie voci [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":69143,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[459,1037,432],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69142"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=69142"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69142\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":69155,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/69142\/revisions\/69155"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/69143"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=69142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=69142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=69142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}