{"id":69163,"date":"2018-04-18T23:52:45","date_gmt":"2018-04-18T21:52:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69163"},"modified":"2018-04-23T14:40:54","modified_gmt":"2018-04-23T12:40:54","slug":"migranti-climatici-reata-preparati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/migranti-climatici-reata-preparati\/","title":{"rendered":"Migranti climatici: una realt\u00e0 a cui non siamo preparati"},"content":{"rendered":"<p>143 milioni di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/migranti-fattore-rischi-impatto\/\"><strong>migranti climatici<\/strong><\/a> entro il 2050. Questo il numero stimato dalla Banca Mondiale nel rapporto <em>Groundswell, Preparing for Internal Climate Migration <\/em>pubblicato lo scorso mese<em>. <\/em><\/p>\n<p>Considerando i dati\u00a0dell\u2019organismo intergovernativo sul clima delle Nazioni Unite (<a href=\"http:\/\/www.climatechange2013.org\/\">IPCC 2013<\/a>) &#8211; che prevede un innalzamento della temperatura media globale fra 0,3 e 2,5 \u00b0C entro met\u00e0 secolo-, e le stime di crescita della popolazione mondiale &#8211; indicata sopra la soglia dei 10 miliardi nei prossimi trenta anni-, c&#8217;\u00e8 da aspettarsi che il numero delle persone costrette a lasciare la propria casa per <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/cambiamento-climatico-costi-italia\/\">questioni\u00a0ambientali<\/a> aumenti sempre pi\u00f9. La cifra di 143 milioni rappresenta solo lo scenario pi\u00f9 allarmante.<\/p>\n<p>Ma chi sono i migranti climatici? Il quadro normativo vigente\u00a0consente\u00a0di\u00a0\u201caccoglierli\u201d? E molto pi\u00f9 importante: come si inseriscono nel complesso quadro politico e sociale nazionale e internazionale?<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia, una societ\u00e0 impreparata ad accettare i migranti<\/strong><br \/>\nPartiamo dall&#8217;ultima domanda. E&#8217; opinione di molti che i migranti siano state le vittime ultime della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/campagna-elettorale-migranti-tema\/\"><strong>campagna elettorale italiana<\/strong><\/a>, durante la quale le parole pi\u00f9 usate sono state invasione, criminalit\u00e0, terrorismo, instabilit\u00e0. Come mostra il rapporto annuale di Amnesty International,\u00a0la realt\u00e0\u00a0italiana \u00e8 in perfetta linea con la tendenza, sempre pi\u00f9 diffusa tra i leader del mondo, di prospettare\u00a0scenari &#8220;da incubo&#8221; per ottenere risultati a breve termine, basati quindi sulle sensazioni molto pi\u00f9 che sui dati.<\/p>\n<p>A confermare quanto questo sia vero per il Belpaese c&#8217;\u00e8 anche il rapporto Ipsos 2017, secondo cui l\u2019Italia risulta ai primi posti della classifica mondiale per percezione negativa degli immigrati, con il 66% degli italiani che ritiene che siano troppi e una larga maggioranza che si dice favorevole alla chiusura netta delle frontiere.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi intanto necessaria una riflessione sull\u2019uso improprio di parole e concetti, partendo da due premesse: la prima, che l\u2019Italia non pu\u00f2 e non deve chiudere le sue porte sul fronte Mediterraneo, poich\u00e9 esso costituisce il prolungamento fisiologico ed economico del Paese; la seconda, che i migranti che arrivano sulle nostre sponde rappresentano una percentuale marginale rispetto\u00a0quella dei migranti dei flussi intra-africani, sviluppati sull\u2019asse Sud-Sud.<\/p>\n<p>Bisogna poi superare la visione, diffusa, del continente nero come mera fonte di materie prime, e arrivare a riconoscere il capitale umano costituito dalle persone che vi abitano. Innanzitutto chiedendosi quali sono le cause degli spostamenti, poich\u00e9 chi lascia la propria casa lo fa nella maggior parte dei casi perch\u00e9 costretto, quasi mai per scelta.<\/p>\n<p><strong>Migranti climatici, un esempio per capire: il Lago Ciad<\/strong><br \/>\nNel solo 2016 risulterebbero 22,5 milioni di profughi ambientali, spinti ad andarsene dai propri Paesi d&#8217;origine per fenomeni legati al clima, quali inondazioni, uragani, siccit\u00e0. Il Lago Ciad \u00e8 un esempio significativo per il quadro che si sta qui delineando, con una riduzione della sua portata dell\u201980% negli ultimi 40 anni. Un dato interessante se si tiene conto che nove migranti su dieci che affrontano il disperato tentativo di attraversare il Mediterraneo provengono dalla fascia del Sahel, di cui il Lago Ciad rappresenta il cardine geografico.<\/p>\n<p>La difficolt\u00e0 a riconoscere il nesso tra cambiamento climatico e migrazione si deve ai cosiddetti \u201cslow-on-set events\u201d, cio\u00e8 gli eventi a &#8220;lenta insorgenza&#8221;. Si tratta di quei cambiamenti che testimoniano un progressivo, ma lento, peggioramento del clima, come lo scioglimento dei ghiacciai o la desertificazione del suolo: l&#8217;impatto di questi cambiamenti \u00e8 appena percepibile nell\u2019immediatezza, ma prelude a trasformazioni epocali negli ecosistemi naturali e sociali.<\/p>\n<p>Come messo in luce dall\u2019avvocato e attivista Eugenio Alfano, l&#8217;incertezza provocata dai cambiamenti\u00a0climatici ha inevitabili ricadute di natura conflittuale, contribuendo a creare le dinamiche tipiche del terrorismo e della guerra\u00a0(non \u00e8 un caso che i primi settori ad essere preoccupati per il clima siano quelli militari, a partire dal dipartimento di Difesa americano che ha definito il cambiamento climatico un \u201c<i>moltiplicatore di minacce<\/i>\u201d).<\/p>\n<p>La concatenazione di questi fenomeni con altri di natura sociale, culturale e religiosa \u00e8 proprio ci\u00f2 che rende difficile definire in maniera netta l\u2019identit\u00e0 del \u201cmigrante climatico\u201d, oggi pi\u00f9 che mai intrappolato nel clima di paura alimentato dalla classe politica.<\/p>\n<p><strong>Un fenomeno non regolato dal diritto internazionale<\/strong><br \/>\nDal punto di vista giuridico, la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei rifugiati non contempla la tutela dei migranti climatici: la definizione limitata\u00a0di profugo in essa contenuta ha fatto s\u00ec che il dibattito si sclerotizzasse attorno alla rigida distinzione tra Paesi &#8220;sicuri&#8221; e &#8220;non sicuri\u201d\u00a0da cui accettare i\u00a0richiedenti asilo, escludendo ampie fasce di profughi che lasciano il proprio Paese per ragioni complesse, tra cui i fattori ambientali.<\/p>\n<p>A impedire una revisione dei trattati vigenti concorrono le critiche che ruotano attorno l&#8217;intero fenomeno migratorio: il rischio di un ipotetico calo della sicurezza, la necessit\u00e0 di salvaguardare le identit\u00e0 nazionali, la mancanza di risorse economiche per soddisfare il fabbisogno di tutta la popolazione.<\/p>\n<p>A proposito di\u00a0quest\u2019ultima, uno studio di Antonello Pasini, climatologo del Cnr e autore del recentesaggio <em>Effetto serra effetto guerra<\/em>,\u00a0conferma che invece, al di l\u00e0 delle dispute etiche o morali, la costruzione di muri sarebbe molto pi\u00f9 costosa di una politica improntata all\u2019integrazione e alla cooperazione allo sviluppo. Lo stesso rapporto della Banca Mondiale riporta l\u2019impatto positivo delle migrazioni sui Paesi riceventi, in termini di forza lavoro, apporto di innovazione e alleviamento degli oneri\u00a0pensionistici.<\/p>\n<p>Risulta quindi inevitabile\u00a0rivedere\u00a0certi principi, spingendo per un&#8217;applicazione estensiva della Convenzione di Ginevra o per la stipula di un nuovo trattato che tenga conto delle dinamiche attuali. L\u2019Italia ha di recente mosso il primo passo in questa direzione, con il riconoscimento da parte del Tribunale dell\u2019Aquila del rifugiato bengalese Milon quale \u201cmigrante climatico\u201d. Ma il solco da colmare \u00e8 notevole e\u00a0mancano\u00a0sufficienti motivazioni plausibili con cui controbattere ai dati scientifici. Recita un\u00a0proverbio: \u201cil miglior momento per piantare un albero era vent\u2019anni fa. Il secondo miglior momento \u00e8 adesso\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>143 milioni di migranti climatici entro il 2050. Questo il numero stimato dalla Banca Mondiale nel rapporto Groundswell, Preparing for Internal Climate Migration pubblicato lo scorso mese. 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