{"id":69169,"date":"2018-04-19T19:06:17","date_gmt":"2018-04-19T17:06:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69169"},"modified":"2018-04-19T23:07:21","modified_gmt":"2018-04-19T21:07:21","slug":"mlk-apostolo-non-violenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/mlk-apostolo-non-violenza\/","title":{"rendered":"MLK: da apostolo della non violenza a icona del business"},"content":{"rendered":"<p>A 50 anni dal suo assassinio, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/09\/blitz-di-francesco-nella-politica-usa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Martin Luther King<\/strong><\/a> non pu\u00f2 rischiare di essere inquadrato come un&#8217;icona senza tempo e letto a senso unico come un buonista della <strong>non violenza<\/strong>. Al Campus dell\u2019Universit\u00e0 di Torino, l\u2019americanista Massimo Rubboli,\u00a0 con Paolo Naso, docente a La Sapienza e uno tra i maggiori studiosi di <strong>MLK<\/strong>, e Kerhinde Andrews della Birmingham City University, \u00a0ha ricordato il recente spot pubblicitario di Fca con le parole di King a sostegno della vendita del pick up Ram 1500. Nel claim\u00a0 \u201cBuilt to serve\u201d il succo di un sermone in cui il pastore battista diceva che \u201cse vuoi essere riconosciuto come il pi\u00f9 grande, devi servire gli altri\u201d.<\/p>\n<p>Era il 4 febbraio 1968 ad Atlanta, in Georgia. Due mesi dopo, MLK sarebbe stato ucciso, a Memphis, nel Tennessee. Eppure nel tritatutto del business \u00e8 finito anche lui. \u00a0Un processo di canonizzazione da mercato \u00a0prodotto dai media, attirati dal suo suggestivo linguaggio biblico. Oggi la riflessione attorno al suo pensiero religioso-politico richiede meno emotivit\u00e0 e pi\u00f9 la necessit\u00e0 di rileggere la parabola umana di questo pastore battista alla luce della sua eredit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>La strategia della non violenza una rivoluzione negli Usa<\/strong><br \/>\n\u201cE\u2019 stato un grande soggetto politico negli Anni \u201960 &#8211; \u00a0dice Naso \u2013. Nessun leader oggi pu\u00f2 essere paragonato a lui. La strategia della non violenza fu una rivoluzione negli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/usa-midterm-elezioni-repubblicani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Usa<\/strong><\/a>. Per la prima volte si sperimentano forme di protesta gi\u00e0 attuate in Sud Africa, in India\u201d. Una strategia che come uno tsunami moltiplic\u00f2 gli atti di disobbedienza civile, uno fra tutti quello, tutt\u2019altro che improvvisato, di Rosa Parks il 1 dicembre del 1955.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un&#8217;ampia bibliografia sull\u2019argomento e su come il giovane King, pastore a Montgomery, nell\u2019Alabama, studioso di Hegel e Kant, intriso della tradizione puritana da un lato e radicato nella tradizione delle chiese battiste nere, abbia coniugato il gandhismo con il cristianesimo, ma abbia anche saputo rivolgere il suo sguardo oltre la questione etnica.<\/p>\n<p><strong>Una figura che resta un punto di riferimento forte<\/strong><br \/>\nKing resta il rappresentante del pi\u00f9 grande movimento di popolo contro la discriminazione razziale e per le libert\u00e0 civili e, a riprova di quanto il problema sia ancora vivo negli States, la sua figura \u00e8 tuttora un punto di riferimento forte. Se si pensa ai fatti di cronaca che negli ultimi anni hanno registrato un\u2019 escalation di vittime di colore durante gli interventi della polizia (secondo la Mapping Police Violence la possibilit\u00e0 per i neri di venir uccisi, sebbene disarmati, dagli agenti \u00e8 tre volte superiore a quella dei bianchi e secondo il Guardian nel 2017 sono stati 136 le vittime afroamericane), risuonano nella mente le parole di King: \u201cOggi sappiamo con certezza che la segregazione \u00e8 morta. L\u2019unica domanda che rimane \u00e8 quanto costoso sar\u00e0 il funerale\u201d.<\/p>\n<p>La somma di quel conto \u00e8 ancora aperta. Tuttavia il lascito di King non si esaurisce nella lotta antirazziale, la non violenza, l\u2019impegno per la pace che gli \u00e8 valso il Nobel e neppure nelle rivendicazioni sui diritti civili. Kerhinde Andrews dice bene quando si sofferma su come la visione politica di King sia mutata e con essa il suo rapporto con Malcom X.<\/p>\n<p><strong>Il peso della guerra nel Vietnam sul pensiero di MLK<\/strong><br \/>\nSe rest\u00f2 differente la rispettiva connotazione religiosa e la posizione sul ricorso alla violenza, la guerra in Vietnam\u00a0 fu traumatica e \u201cradicalizz\u00f2 l\u2019impostazione di King\u201d. \u00a0Se all\u2019inizio \u2013 ha osservato Kerhinde Andrews \u2013 i due approcci erano ben distinti, quello decisamente rivoluzionario di Malcom X che puntava a scardinare il sistema di potere, e quello che credeva nella legislazione americana come grimaldello per realizzare l\u2019uguaglianza delle libert\u00e0, con il tempo s\u2019incontrano. Com\u2019\u00e8 \u2013 si chiese King &#8211; che ragazzi bianchi e neri, mandati a ottomila miglia di distanza, uccidono e muoiono insieme per \u201cuna nazione che non \u00e8 stata capace di metterli a sedere nelle stesse scuole\u201d?<\/p>\n<p>Veniva incrinata un\u2019intera visione dell\u2019America come terra promessa. La stessa visione che oggi appare del tutto cancellata dalla politica di Trump. Eppure qui \u00e8 il nocciolo della auto-rappresentazione americana. King intendeva dare attualit\u00e0 a quella promessa: il popolo afro-americano come il popolo uscito dall\u2019Egitto che trova la libert\u00e0 nel nuovo Paese. Come il leader puritano John Winthrop, che sbarcato nel 1630 in America disse: \u201cNoi saremo come una citt\u00e0 sulla collina\u201d. E\u2019 il mito fondativo .<\/p>\n<p><strong>Dall&#8217;integrazione razziale a quella economico-sociale-politica<\/strong><br \/>\nL\u2019 integrazione razziale era parte del sogno americano perch\u00e9 dentro la Dichiarazione d\u2019indipendenza. Una narrazione che, fino a un certo punto, accomuna tutti. Naso, Rubboli, Andrews cos\u00ec come, nel dibattito, Daniel Bender dell\u2019Universit\u00e0 di Toronto e molti altri, hanno rimarcato \u201cfino a un certo punto\u201d. Fino a quando il discorso passa dalla lotta contro la segregazione, quella s\u00ec vinta, al sistema economico-sociale-politico.<\/p>\n<p>Il discorso nella chiesa di Riverside Drive a New York, luogo del protestantesimo liberal, nel 1967 \u00e8 tanto importante quanto I have a dream nel \u201963. Dopo due anni dal diritto di voto, il razzismo non era ancora stato debellato. E non lo \u00e8 tuttora. Non bastano le leggi. L\u2019invettiva di King contro il militarismo, il colonialismo, s\u2019associava alla richiesta di cambiamenti pi\u00f9 radicali e all\u2019appello al coraggio rivolto alla componente liberal della politica e delle chiese. \u00a0Coraggio che non ci fu.<\/p>\n<p>Il New York Times parl\u00f2 di \u201cerrore del dottor King\u201d e lui torn\u00f2 ad essere sorvegliato speciale dell\u2019Fbi. Le chiese stesse si spaccarono e quello che lui aveva chiamato \u201cil fronte della coscienza\u201d, bianchi e neri insieme, era ormai lontano. King, il \u201cnuovo Mos\u00e8\u201d inizi\u00f2 a parlare sempre di pi\u00f9 di equa distribuzione delle ricchezza. Ormai la parola d\u2019ordine era la lotta alla povert\u00e0. Il 4 aprile del 1968, a Memphis, per sostenere lo sciopero dei netturbini sottopagati, il sogno ritorn\u00f2 nel cassetto. Due mesi esatti dopo, il 5 giugno di quell&#8217;anno fra i pi\u00f9 violenti d&#8217;America, veniva ammazzato a Los Angeles Robert Kennedy.<\/p>\n<p>Oggi gli Stati Uniti, di fatto multietnici e multireligiosi, con una netta prevalenza di cristiani e le loro oltre 50 denominazioni battiste, faticano a ritrovare quel sogno americano \u201cche \u2013 predic\u00f2 King \u2013 non diverr\u00e0 realt\u00e0 se privo del pi\u00f9 ampio sogno di un mondo di fraternit\u00e0, di pace e di buona volont\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A 50 anni dal suo assassinio, Martin Luther King non pu\u00f2 rischiare di essere inquadrato come un&#8217;icona senza tempo e letto a senso unico come un buonista della non violenza. 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