{"id":69186,"date":"2018-04-19T17:54:18","date_gmt":"2018-04-19T15:54:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69186"},"modified":"2018-04-21T17:06:55","modified_gmt":"2018-04-21T15:06:55","slug":"usa-ryan-esce-scena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/usa-ryan-esce-scena\/","title":{"rendered":"Usa: Ryan esce di scena (per preparare il ritorno?)"},"content":{"rendered":"<div dir=\"auto\">Paul <strong>Ryan<\/strong> esce di scena. Qualche giorno fa, l\u2019attuale speaker della Camera ha annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi alle elezioni di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/usa-midterm-elezioni-repubblicani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>midterm<\/strong><\/a> del 6 novembre e che \u2013 quindi \u2013 lascer\u00e0 definitivamente l\u2019incarico il prossimo gennaio. La notizia \u00e8 esplosa con una certa virulenza in seno a un partito, quello <strong>repubblicano<\/strong>, che si sta preparando \u2013 non senza affanno \u2013 alle elezioni di met\u00e0 mandato (quando si rinnover\u00e0, per l\u2019appunto, la totalit\u00e0 della Camera e un terzo del Senato).<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Nonostante le motivazioni fornite da Ryan per la sua scelta facciano principalmente riferimento a questioni di carattere famigliare, le conseguenze politiche di questo annuncio potrebbero rivelarsi piuttosto rilevanti. E nell&#8217;elefantino si respira un certo nervosismo. Secondo alcuni, l\u2019addio di Ryan risulterebbe un pessimo segnale per il partito: un duro colpo al morale dei repubblicani, che si ritroverebbero senza una chiara guida parlamentare e che potrebbero in particolare avviarsi verso una sconfitta alla Camera. Per altri, non si tratterebbe di una catastrofe, ma tutto ci\u00f2 evidenzierebbe comunque una situazione preoccupante per il Grand Old Party.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><strong>Motivazioni famigliari e percorsi politici<\/strong><br \/>\nD\u2019altronde, questa uscita di scena sembrerebbe segnare l\u2019ultimo atto della carriera parlamentare di Ryan. Una carriera difficile, a tratti tortuosa e ricca di notevoli contraddizioni. Entrato giovanissimo alla Camera nel 1998, il cattolico deputato del Wisconsin era un conservatore di ferro. Proponeva difatti un\u2019energica detassazione, una riduzione del peso dello Stato e un taglio all&#8217;assistenzialismo pubblico: in particolare era solito contrapporre i \u201cmakers\u201d (gli imprenditori coraggiosi) ai \u201ctakers\u201d (gli assistenzialisti parassiti). Una linea netta, che lo differenziava da altri cattolici del suo partito (tendenzialmente collocati pi\u00f9 al centro sui temi sociali ed economici).<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">D\u2019altronde, fu proprio per il suo conservatorismo che, nel 2012, venne scelto dall\u2019allora candidato repubblicano, Mitt <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2012\/08\/romney-sceglie-un-giovane-falco\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Romney<\/strong><\/a>, come suo vice nella corsa elettorale verso la Casa Bianca. Considerato infatti come troppo moderato, Romney vide non a caso in Ryan il nome ideale per cercare di accattivarsi le simpatie degli ultraconservatori. La d\u00e9bacle elettorale che ne segu\u00ec segn\u00f2 profondamente Ryan, che \u2013 rimasto alla Camera \u2013 mostr\u00f2 quasi una conversione politica: non solo moder\u00f2 molte delle sue posizioni ma inizi\u00f2 anche a tentare di rivolgersi a nuove aree elettorali, in barba alla ferrea ortodossia repubblicana. L\u2019idea era difatti probabilmente quella di reinventarsi politicamente per cercare, prima o poi, di puntare alla Casa Bianca. Il destino tuttavia decise diversamente.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><strong>Le dimissioni di Boehner e l&#8217;ascesa di Ryan<\/strong><br \/>\nNel 2015, i repubblicani alla Camera si spaccarono a causa dell\u2019ennesima crisi interna, che vedeva contrapposto il fronte moderato a quello radicale del Tea Party. Lo scontro, durissimo, port\u00f2 alle dimissioni dell\u2019allora speaker, John Boehner, che veniva additato dai conservatori come un ignobile centrista, costantemente pronto all&#8217; &#8216;inciucio&#8217; con il nemico democratico. Per uscire dallo stallo, le alte sfere dell\u2019elefantino pensarono di puntare proprio su Ryan, considerato come l\u2019uomo ideale per cercare di trovare una sintesi adeguata tra le varie correnti che dilaniavano il partito.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">La prospettiva non lo allettava particolarmente. Non a caso, cerc\u00f2 di evitare in ogni modo di assumere questo incarico. E ci\u00f2 essenzialmente per due ragioni. Innanzitutto perch\u00e9 l\u2019ultimo speaker della Camera a diventare presidente degli Stati Uniti fu James Polk, nel 1845. In secondo luogo perch\u00e9 \u2013 soprattutto in quel momento \u2013 le faide tra i repubblicani alla Camera risultavano particolarmente numerose. Ryan temeva per questo di rimanere invischiato in un pantano, finendo con l\u2019acquisire null&#8217;altro che impopolarit\u00e0 (soprattutto tra le frange pi\u00f9 destrorse dell\u2019elefantino). Alla fine accett\u00f2 per disciplina di partito. E ha cercato di guidare i repubblicani nella tempesta. Con qualche risultato e non pochi grattacapi.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><strong>I rapporti con Trump, dalla contrapposizione alla collaborazione<\/strong><br \/>\nGrattacapi che si intensificarono particolarmente pochi mesi dopo, in occasione delle primarie repubblicane. Quando, a febbraio del 2016, Donald<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/usa-trump-tillerson-tempesta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> Trump<\/strong><\/a> vinse le primarie del New Hampshire e inizi\u00f2 cos\u00ec la propria cavalcata, Ryan si mise di fatto alla testa dei suoi oppositori interni. Le polemiche con l\u2019allora battistrada si sprecavano, mentre qualcuno addirittura ipotizz\u00f2 una sua possibile (per quanto tardiva) discesa in campo, qualora nessun candidato fosse riuscito a ottenere abbastanza delegati per conquistare la nomination. Per questo, insieme ad altri nomi di peso come Mitt Romney e il giornalista neoconservatore Bill Kristol, inizi\u00f2 a ripetere una serie di tiritere sui valori traditi del partito che fu di Lincoln e Reagan. Strategia invero poco efficace, che gli attir\u00f2 le ire della base e non sbarr\u00f2 comunque la strada a Trump, che \u2013 a novembre di quell&#8217;anno \u2013 si ritrov\u00f2 alla fine presidente degli Stati Uniti.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Preso atto dell\u2019accaduto, allo speaker non rest\u00f2 che far buon viso a cattivo gioco. E iniziare una, seppur tormentata, collaborazione con il nuovo inquilino della Casa Bianca. In particolare, i due hanno stretto un\u2019alleanza sulla riforma fiscale, definitivamente approvata lo scorso dicembre. Una riforma che lo stesso Ryan considera uno dei risultati pi\u00f9 rilevanti della propria presidenza. Una presidenza che, sotto altri aspetti, ha deluso non poco le aspettative dell\u2019elettorato repubblicano: sia perch\u00e9, in barba ai suoi principi, lo speaker si \u00e8 trovato a dovere sostenere provvedimenti di aumento della spesa pubblica; sia perch\u00e9 in due anni di attivit\u00e0 non \u00e8 riuscito ad abolire la tanto odiata riforma sanitaria di Barack Obama.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><strong>Interrogativi e inquietudini nel Partito repubblicano<\/strong><br \/>\nOra, la dipartita politica di Ryan rischia di mettere seriamente nei guai il Partito repubblicano. Gi\u00e0 le faide interne sono all&#8217;ordine del giorno. Adesso poi, prevedibilmente, scatter\u00e0 la lotta per la successione, che aggiunger\u00e0 ulteriore confusione. In tutto questo, l\u2019elefantino rischia la paralisi interna. E il Partito <strong>democratico<\/strong> (che pure di beghe interne ne ha a bizzeffe) potrebbe approfittarne. E, qualora l\u2019asinello riuscisse a riprendere il controllo della Camera, potrebbero addensarsi nere nubi sul destino politico di Donald Trump. Non solo perch\u00e9 rischierebbe di diventare la proverbiale &#8216;anitra zoppa&#8217;. Ma anche perch\u00e9 aumenterebbero le probabilit\u00e0 (invero non eccessive) di un impeachment sul caso Russiagate. Non dimentichiamo infatti che, secondo la Costituzione, il processo di messa in stato d\u2019accusa viene istruito dalla Camera e \u2013 solo in un secondo momento \u2013 \u00a0giudicato dal Senato. Ragion per cui un capovolgimento dei rapporti di forza in seno al Campidoglio potrebbe rivelarsi particolarmente indigesto per il presidente.<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">Senza poi dimenticare che, secondo qualche malfidato, Ryan avrebbe studiato questa uscita di scena, nutrendo delle ambizioni presidenziali. L\u2019idea potrebbe in sostanza essere quella di ritirarsi temporaneamente dalla ribalta, per attuare poi un comeback (stile Nixon 1968 o McCain 2008). Un ritorno gagliardo, insomma. Forse gi\u00e0 per il 2020. Fantapolitica? Forse. Per quanto non sia affatto un mistero che pi\u00f9 di un repubblicano stia puntando molto su una sconfitta di Trump alle elezioni di met\u00e0 mandato, cos\u00ec da potergli contendere la nomination tra due anni.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Una possibilit\u00e0 che il Partito Repubblicano, del resto, gi\u00e0 conosce. Nel 1976, per esempio, Ronald Reagan sfid\u00f2 alle primarie \u2013 pur senza successo \u2013 l\u2019allora presidente uscente Gerald Ford. E\u2019 probabilmente a questo precedente cui qualcuno sta guardando oggi nell\u2019elefantino: Marco Rubio, Ted Cruz, Ben Sasse. E forse, da oggi, lo stesso Paul Ryan. Purch\u00e9 ne sia capace. Perch\u00e9 alla fine \u00e8 questo il suo problema: il rischio di rimanere un Reagan amletico, che non \u00e8 n\u00e9 carne n\u00e9 pesce.<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Paul Ryan esce di scena. Qualche giorno fa, l\u2019attuale speaker della Camera ha annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi alle elezioni di midterm del 6 novembre e che \u2013 quindi \u2013 lascer\u00e0 definitivamente l\u2019incarico il prossimo gennaio. 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