{"id":69211,"date":"2018-04-23T00:17:45","date_gmt":"2018-04-22T22:17:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69211"},"modified":"2018-04-23T00:17:45","modified_gmt":"2018-04-22T22:17:45","slug":"cooperazione-percorsi-calo-aiuti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/cooperazione-percorsi-calo-aiuti\/","title":{"rendered":"Cooperazione: percorsi virtuosi, nonostante calo aiuti"},"content":{"rendered":"<p>Se vogliamo \u00e8 solo uno 0,6% in meno, ma la notizia della diminuzione degli<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/sicurezza-sviluppo-binomio-scintille\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> aiuti<\/strong> allo<strong> sviluppo<\/strong><\/a> globale &#8211; per la prima volta dal 2012 &#8211; introduce una discontinuit\u00e0 con la quale dobbiamo fare i conti. Anche perch\u00e9 il dato di fonte Ocse \u00e8 stato diffuso proprio mentre in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/10\/cooperazione-italiana-e-giunta-lora-della-ribalta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Italia<\/strong><\/a> siamo un po\u2019 tutti in allerta per capire che piega prender\u00e0 il Def e se saranno mantenuti gli impegni presi in materia di <strong>cooperazione<\/strong> dai governi Renzi e Gentiloni. Il rischio che abbiamo di fronte \u00e8 quello di una seppur parziale crisi di disaffezione nei confronti dei finanziamenti per lo sviluppo.<\/p>\n<p>Ma prima di emettere un giudizio cos\u00ec netto dobbiamo scavare nei numeri e capire come la diminuzione documentata dall&#8217;Ocse alla fin fine si spieghi con il calo dei costi dell\u2019assistenza ai<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/migranti-climatici-reata-preparati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong> rifugiati<\/strong><\/a> (-13,6%), che i donatori si ostinano a conteggiare come aiuti allo sviluppo. L\u2019Italia a un primo esame appare in controtendenza, visto che si \u00e8 passati dallo 0,27 allo 0,29%, raggiungendo l\u2019obiettivo fissato dal governo Renzi nel 2015. Ma la promessa di aumentare gli investimenti \u00e8 stata mantenuta grazie al cosiddetto \u201caiuto gonfiato\u201d: il nostro Paese, con Germania e Grecia, infatti ha speso pi\u00f9 di un quinto del budget del suo Aps per pagare i costi dell\u2019assistenza ai rifugiati e richiedenti asilo nel territorio nazionale.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;equivoco tra aiuti allo sviluppo e interventi per la sicurezza<\/strong><br \/>\nSiamo arrivati dunque alla contraddizione che agita il sistema della cooperazione: si definiscono \u201caiuti allo sviluppo\u201d quelli che invece sono a tutti gli effetti interventi per la sicurezza, il controllo delle frontiere e l\u2019accoglienza dei flussi migratori, quindi investimenti che hanno di mira immediatamente un tornaconto di carattere nazionale (e che che guarda pi\u00f9 agli elettorati che alla solidariet\u00e0 internazionale). Una tendenza che, per via della volatilit\u00e0 dei test politici, appare in crescita. Le organizzazioni che per mestiere realizzano progetti di sviluppo hanno dunque ragioni buone per richiamare le autorit\u00e0 a una maggiore coerenza e quindi a tornare ad assumere come criterio selettivo un orientamento che risponda effettivamente ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell\u2019agenda 2030. Specie in prossimit\u00e0 della definizione del bilancio europeo per il prossimo settennato, il Multiannual Financial Framework.<\/p>\n<p>Per evitare di giocare solo sulla difensiva il passo in avanti da fare \u00e8 chiarire quale tipo di aiuto sia da considerarsi \u201cgenuino\u201d, un aggettivo da intendersi in senso tecnico, da affiancare a sostenibile e duraturo. E la via pi\u00f9 diretta \u00e8 andare a conoscere quel che gi\u00e0 avviene sul terreno, le best practices, piuttosto che le elaborazioni dei teorici della cooperazione.<\/p>\n<p><strong>La via delle best practices e l&#8217;esempio dell&#8217;Uganda<\/strong><br \/>\nPrendiamo il caso dell\u2019Uganda, un Paese che, emancipatosi finalmente da situazioni di emergenza continua, si propone come un modello per la capacit\u00e0 di progettare sul lungo periodo e con modalit\u00e0 innovative. Basti citare Score, un progetto di sette anni, appena conclusosi. L\u2019acronimo sta per Sustainable Comprehensive Responses for Vulnerable Children and their Families e comprende l\u2019obiettivo e il senso di quel progetto: cercare risposte sostenibili e globali ai bisogni dei bambini vulnerabili e delle loro famiglie. I numeri aiutano a coglierne la dimensione e l\u2019impatto: 208 mila le persone coinvolte, 34 mila i nuclei famigliari raggiunti, 50 i partner per l\u2019attuazione del progetto, oltre 200 le persone dello staff impegnato.<\/p>\n<p>Finanziato da USAid e realizzato da Avsi Uganda e da un consorzio di Ong che include Care, Tpo e Fhi360, Score ha puntato a sviluppare i rapporti interni alle comunit\u00e0, favorendo le relazioni con le istituzioni locali, piuttosto che concentrarsi sulla mera distribuzione dall&#8217;alto di beni o servizi. Se vogliamo riassumerli quattro sono infatti gli obiettivi strategici di Score: rafforzamento socio-economico, sicurezza alimentare e nutrizione, protezione dell\u2019infanzia e rafforzamento delle famiglie.<\/p>\n<p><strong>Il percorso di Score, per i bambini vulnerabili e le loro famiglie<\/strong><br \/>\nSe a parole pu\u00f2 sembrare un progetto come un altro, il lungo cammino di Score, partito nel 2011 e conclusosi nel 2018, si \u00e8 retto su cinque segna passo, che rivelano un metodo e un contenuto al tempo stesso.<\/p>\n<p><strong>1.<\/strong> Un progetto deve partire sempre dal riconoscimento del valore della persona. Se questa era una bandiera quasi esclusiva delle Ong di sviluppo, oggi \u00e8 diventata materia per la pubblicit\u00e0 del settore profit, dagli occhiali alle assicurazioni. Ma ci\u00f2 non giustifica la rinuncia, anzi: porre al centro la persona e il suo valore si traduce nel mettere sempre a fuoco le domande e i bisogni effettivi dei beneficiari, coinvolgendo in questa ricerca-ascolto e costruzione della risposta i partner e lo stesso staff. Come se tutti fossero chiamati a sedersi al \u201cposto del guidatore\u201d.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> La persona \u00e8 considerata sempre inserita in una trama di relazioni: la famiglia, la sua comunit\u00e0, le istituzioni, le imprese. Mai come un\u2019isola. Perch\u00e9 questo approccio amplia la gamma di possibili punti di forza su cui insistere. Se Score ha lavorato con 208 mila persone singole, incontrate una a una, al tempo stesso era interessato a coinvolgere le loro famiglie con proposte tagliate su misura. Nessuna proposta generica, ma sempre bilanciata. Il progetto non segue un itinerario top down, nasce dalla relazione di scambio che chiama l\u2019io di ciascuno a esporsi.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> Avsi ha raggiunto i risultati previsti perch\u00e9 ha lavorato con il donatore, con i ministeri ugandesi competenti, con 50 organizzazioni partner, istituti di ricerca, agenzie, enti e istituzioni locali. Questo moltiplicarsi e intrecciarsi di collaborazioni ha permesso non solo di aumentare le possibilit\u00e0 di sostegno a vantaggio dei beneficiari, ma anche di tenere presente una molteplicit\u00e0 di fattori che alla singola organizzazione sfuggirebbero e, quindi, di alzare il livello della proposta e il successo dell\u2019azione.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> Coinvolgimento degli gli stakeholder. Score si \u00e8 retto sulla chiamata all&#8217;azione di diversi soggetti della societ\u00e0 civile, dozzine di piccoli partner locali, associazioni, gruppi di famiglie, di risparmio, di genitori. Ha favorito in modo sistematico l\u2019associarsi di persone attorno ad esigenze molto pratiche (il risparmio, per esempio), favorendo indirettamente anche una partecipazione pi\u00f9 attiva alla vita civica e democratica. Per avere un dato concreto: si sono costituiti 1625 gruppi di risparmio e credito di villaggio per un totale di 37 mila membri che hanno risparmiato insieme 3.889.055 milioni di dollari.<\/p>\n<p>Questa serie di attenzioni ha reso praticabile il cosiddetto modello di graduation: ogni beneficiario \u00e8 stato accompagnato, con proposte &#8220;su misura&#8221;, a uscire dalla situazione di non autosufficienza ed esposizione alla povert\u00e0 per diventare autonomo. Di fatto \u00e8 come se fosse stato accompagnato a \u201claurearsi\u201d. I sette anni di Score sono stati cadenzati da migliaia di graduation, celebrate in momenti ufficiali quasi a segnare l\u2019uscita del beneficiario dal progetto e la sua ripartenza.<\/p>\n<p>Chi ha potuto partecipare a questi momenti di festa, balli e testimonianze personali e commoventi di riuscita ha potuto cogliere la soddisfazione (quasi paradossale) di ogni laureato di uscire dalle maglie di protezione del progetto. Se in genere,\u00a0 infatti, il beneficiario tende a chiedere di restare dentro un progetto, in questo caso \u00e8 accaduto il contrario.<\/p>\n<p><strong>5.<\/strong> Imparare dall\u2019esperienza e capitalizzare le lezioni apprese. Da Score, ormai modello di riferimento, \u00e8 gemmato un altro progetto, \u201cGraduating to resilience\u201d, sempre sostenuto da USAid, di sette anni, di sostegno e accompagnamento ai rifugiati e profughi riparati in Uganda dai Paesi vicini.<\/p>\n<p>Non si riparte da zero, ogni volta si compie un passo avanti. Questi cinque sono i tratti distintivi, azzardiamo, di uno sviluppo genuino, sostenibile e duraturo. Chi ha investito in questa direzione, ha generato autonomia e capacit\u00e0 imprenditoriale. Certo non ha risolto il problema della sicurezza a casa nostra, n\u00e9 terr\u00e0 i migranti fuori dai nostri confini. Ma i vantaggi anche per \u201ccasa nostra\u201d, su piani diversi, si misureranno nel lungo periodo. Il nemico \u00e8 anche in questo caso l\u2019autolimitarsi da soli l\u2019orizzonte, opzione che induce per forza a scelte miopi e \u2013 soprattutto &#8211; non in linea con il primato che il nostro Paese in questo ambito pu\u00f2 vantare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se vogliamo \u00e8 solo uno 0,6% in meno, ma la notizia della diminuzione degli aiuti allo sviluppo globale &#8211; per la prima volta dal 2012 &#8211; introduce una discontinuit\u00e0 con la quale dobbiamo fare i conti. 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