{"id":69301,"date":"2018-04-28T07:19:51","date_gmt":"2018-04-28T05:19:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69301"},"modified":"2018-05-06T12:35:58","modified_gmt":"2018-05-06T10:35:58","slug":"siria-armi-chimiche-imbarbarimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-armi-chimiche-imbarbarimento\/","title":{"rendered":"Siria: armi chimiche, un sintomo di imbarbarimento"},"content":{"rendered":"<p>A quasi un secolo dalla prima proibizione dell&#8217;uso delle <strong>armi chimiche<\/strong>, che risale al Protocollo di Ginevra del 1925, \u00e8 sconfortante notare che, nella crisi siriana, si ritorni a parlare dell&#8217;impiego di tali odiose armi di distruzione di massa. Dopo l&#8217;intesa del 1925, le armi chimiche vennero usate sporadicamente , ahim\u00e8\u00a0anche dall&#8217;Italia di Mussolini in Etiopia, ma mai durante la Seconda Guerra Mondiale e mai dopo la stipula nel 1993 della <strong>Convenzione di Parigi<\/strong> che ne proibisce non solo l&#8217;uso, ma anche la produzione e il possesso. Tale Convenzione fu adottata dalla stragrande maggioranza degli Stati ed applicata universalmente grazie anche alla costituzione all&#8217;Aja dell&#8217;Organizzazione internazionale per la Proibizione delle armi chimiche (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-diritto-intervento-missili-armi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Opac<\/strong><\/a>), che \u00e8 il cosiddetto &#8216;cane da guardia&#8217; che veglia sull&#8217;applicazione, finora esemplare, della Convenzione.<\/p>\n<p><strong>La Siria, i precedenti, la Convenzione<\/strong><br \/>\nL&#8217;uso dell&#8217; &#8216;agente arancione&#8217; da parte degli americani durante la guerra del Vietnam &#8211; prima che la Convenzione fosse posta in essere &#8211; non rientra nella fattispecie delle armi chimiche, mentre il ritardo con cui gli Stati uniti stanno distruggendo il loro residuo arsenale chimico, regolarmente dichiarato e comunque non impiegato, non pu\u00f2 essere paragonato a quanto sta attualmente avvenendo in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/siria-attacco-interrogativi-conseguenze\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Siria<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>La crisi chimica siriana sembrava esser stata risolta nel 2013 grazie ad un&#8217;intesa tra i presidenti Obama e Putin che evit\u00f2 un possibile intervento militare americano e condusse all&#8217;adesione della Siria alla Convenzione di Parigi che avrebbe dovuto comportare la totale eliminazione dell&#8217;arsenale chimico siriano.<\/p>\n<p>Cos\u00ec non \u00e8 stato. Bench\u00e9 tutti ricordino la brillante operazione, cui partecip\u00f2 anche l&#8217;Italia, della distruzione in alto mare degli stocks chimici siriani, non si pu\u00f2 che constatare che le armi chimiche hanno continuato a essere impiegate in Siria e che la comunit\u00e0 internazionale non \u00e8 stata in grado n\u00e8 di impedire quanto accaduto e neppure di fare chiarezza sui fatti e sulle responsabilitt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Alcune considerazioni di buon senso<\/strong><br \/>\nDi fronte a notizie false o fuorvianti che giungono attraverso i media e internet, e al diniego sistematico di qualsiasi responsabilit\u00e0 da parte siriana e russa, non ci si pu\u00f2 che affidare ad alcune considerazioni di comune buon senso.Le localit\u00e0 di Khan Shaykhun e di Douma, teatri degli ultimi impieghi di armi chimiche, erano sotto il controllo dei ribelli: \u00e9 difficile credere che questi ultimi siano autolesionisti al punto di usare armi chimiche contro i propri uomini.<\/p>\n<p>Inoltre se si conferma che l&#8217;impiego del gas nervino sarin sia avvenuto attraverso mezzi aerei, l&#8217;azione non pu\u00f2 che essere imputabile a un&#8217;entit\u00e0 statuale. E&#8217; difficile credere che i ribelli dispongano di un&#8217;aviazione militare e della capacit\u00e0 di procurarsi e maneggiare il sarin. Se, come essa pretende, la Siria \u00e8 veramente uno Stato sovrano, essa dovrebbe essere comunque in grado di controllare ci\u00f2 che avviene sul proprio territorio e portarne la responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Gli strumenti politici e giuridici disponibili<\/strong><br \/>\nGli strumenti politici e giuridici internazionali per gestire tale situazione sono, almeno sulla carta, numerosi e articolati. La stessa Organizzazione per le Armi chimiche dispone di tutti i mezzi per effettuare ispezioni capaci di individuare l&#8217;esistenza, la natura e l&#8217;impiego di armi chimiche ed esiste anche l&#8217;opzione di ispezioni speciali &#8220;any place any time&#8221;.<\/p>\n<p>Ma il ricorso a tali strumenti e l&#8217;individuazione dei responsabili diventa assai pi\u00f9 complesso e pericoloso quando avviene nel corso di operazioni militari e nel contesto di un quadro bellico ostile agli ispettori quale quello siriano. Esiste anche la possibilit\u00e0 che l&#8217;Organizzazione stessa ricorra al Consiglio di Sicurezza ovvero all&#8217;Assemblea generale dell&#8217; Onu. Quest&#8217;ultimo strumento, per quanto non risolutivo, avrebbe almeno il merito di una stigmatizzazione da parte della maggioranza dei Paesi di questo impiego delle armi chimiche.<\/p>\n<p>Sul piano della giustizia internazionale la violazione della Convenzione sulle Armi chimiche potrebbe essere sottoposta alla giurisdizione della Corte internazionale di Giustizia, mentre le azioni dei responsabili politici e militari potrebbero essere sottoposte al giudizio della Corte penale internazionale. Ma la giustizia internazionale ha tempi lunghi e pu\u00f2 entrare in azione solo al termine del conflitto.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che si pu\u00f2 fare attualmente \u00e8 solo raccogliere sul terreno le prove in vista di possibili future incriminazioni. La Siria non \u00e8 comunque parte al Trattato di Roma istitutivo della Corte Penale e altre misure di natura politica, giudiziaria, ispettiva o militare devono passare necessariamente attraverso il vaglio del Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p><strong>La credibilit\u00e0 indebolita degli organismi internazionali<\/strong><br \/>\nQuest&#8217;ultimo rimane lo snodo centrale per gestire la crisi siriana, poich\u00e9 essa si configura sicuramente come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale ai sensi del capitolo Vll della Carta dell&#8217;Onu. Ma \u00e8 ben noto che la Russia non ha esitato &#8211; anche a costo di incrinare la propria credibilit\u00e0 &#8211; a frapporre tutti gli ostacoli possibili e ad impiegare ripetutamente il suo diritto di veto al fine di proteggere il proprio cliente siriano, con la conseguente paralisi di qualsiasi azione punitiva del Consiglio di Sicurezza.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 impedisce il corretto funzionamento dell&#8217;apparato internazionale ed offre il pretesto ad altri Paesi per svolgere a loro volta azioni unilaterali non autorizzate. In effetti, di fronte a questo quadro desolante, e persa la speranza di un risultato attraverso l&#8217;Onu, gli Usa, da ultimo sostenuti anche da britannici e francesi, hanno ritenuto di prendere direttamente in mano la situazione. Senza\u00a0\u00a0 attendere i risultati dell&#8217;ispezioni dell&#8217;Opac, che erano ancora in corso, i tre Paesi hanno effettuato una serie di blitz missilistici che hanno colpito in particolare alcuni sospetti siti chimici siriani che ormai non varr\u00e0 pi\u00f9 la pena di ispezionare.<\/p>\n<p>La credibilit\u00e0\u00a0degli organismi internazionali nel gestire questo tipo di situazione esce assai indebolita. La stessa Convenzione chimica, considerata finora come una delle pi\u00f9 importanti &#8216;success stories&#8217; nel campo del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/disarmo-iniziativa-vaticano-roma\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>disarmo<\/strong><\/a> &#8211; il che \u00e8 valso all&#8217;Opac ed al suo direttore generale il conferimento del Premio Nobel per la Pace &#8211; ne rimane scalfita.<\/p>\n<p>Le armi chimiche, che si ritenevano scomparse dagli arsenali del mondo, sono oggi tornate alla ribalta non solo in Siria, ma anche in episodi che, per quanto solo individuali, non sono meno inquietanti: a Kuala Lumpur il fratello del leader nord coreano Kim Jong-un venne assassinato con una sostanza chimica e nel Regno Unito un ex agente dei servizi russi e sua figlia hanno subito un&#8217;analoga aggressione. Si assiste a una paralisi, ormai cronica, dell&#8217;apparato internazionale e del processo di controllo degli di tutte armi di distruzione di massa (nucleari, chimiche e biologiche) che \u00e8 il sintomo di un preoccupante imbarbarimento della comunit\u00e0 internazionale che non si pu\u00f2 ignorare e cui occorre porre rimedio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A quasi un secolo dalla prima proibizione dell&#8217;uso delle armi chimiche, che risale al Protocollo di Ginevra del 1925, \u00e8 sconfortante notare che, nella crisi siriana, si ritorni a parlare dell&#8217;impiego di tali odiose armi di distruzione di massa. 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