{"id":69348,"date":"2018-05-04T00:25:41","date_gmt":"2018-05-03T22:25:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=69348"},"modified":"2018-05-04T17:39:02","modified_gmt":"2018-05-04T15:39:02","slug":"armenia-piazza-svolta-protesta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/armenia-piazza-svolta-protesta\/","title":{"rendered":"Armenia: dalla piazza alla svolta, la vittoria della protesta"},"content":{"rendered":"<p>Torna la calma a Yerevan dopo due settimane di inarrestabili proteste, fra atti di disobbedienza civile, scioperi e manifestazioni di piazza di un\u2019entit\u00e0 numerica senza precedenti nella pur giovane storia della terza Repubblica armena, nata con la dissoluzione dell&#8217;Unione sovietica.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 solo una calma apparente, e la crisi\u00a0in\u00a0<strong>Armenia<\/strong> \u00e8 con ogni probabilit\u00e0 ancora lontana da una soluzione.\u00a0La protesta ha radici lontane, che affondano nel diffuso malcontento nei confronti di una classe politica corrotta e adusa a una gestione grettamente familistica e personalistica del potere, il cui esito appare incerto. Questo nonostante lo stallo verificatosi il\u00a01\u00b0 maggio con la mancata elezione del leader della protesta, Nikol <strong>Pashinyan,<\/strong> come nuovo premier ad interim,\u00a0sembri\u00a0essere vicino a una soluzione, dopo l&#8217;annuncio che il Partito repubblicano &#8211; maggioranza in parlamento &#8211; dovrebbe sostenerlo nella nuova votazione, prevista per l\u00b48 maggio.<\/p>\n<p><strong>Un Gattopardo a Yerevan?<\/strong><br \/>\nI toni trionfalistici, gli entusiasmi forse troppo affrettati utilizzati in Armenia (e non solo) dopo le dimissioni del primo ministro e gi\u00e0 ex-presidente Serj <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/armenia-elezioni-scelta-continuita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Sargsyan<\/strong><\/a> appaiono oggi in parte ridimensionati, e se la protesta sembra crescere anzich\u00e9 scemare, la tensione appare sempre pi\u00f9 palpabile a Yerevan. Se mai ci sar\u00e0 una vittoria dell\u2019opposizione, questa \u00e8 ancora lontana.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 che dietro quella che \u00e8 stata chiamata una <strong>\u201crivoluzione di velluto\u201d<\/strong> aleggi lo spirito del Gattopardo: \u00abSe vogliamo che tutto rimanga com\u2019\u00e8, bisogna che tutto cambi\u00bb, sembrano quasi voler auspicare, almeno a vedere le mosse compiute in questi ultimi giorni, gli esponenti dell\u2019establishment politico ed economico armeno. Certo \u00e8 che la strada per giungere ad un cambiamento effettivo degli equilibri sociali ed economici, oltre che naturalmente politici, sui quali si sorregge la piccola e fragile Armenia, \u00e8 ancora molto lunga.<\/p>\n<p>Troppo capillare la corruzione, che investe dai gradi pi\u00f9 alti a quelli pi\u00f9 bassi la macchina statale, troppo diffuso il malaffare, in un Paese in cui il confine fra criminalit\u00e0 e business pare spesso decisamente impalpabile.<\/p>\n<p><strong>Il risveglio dei manifestanti<\/strong><br \/>\nEd \u00e8 cos\u00ec che, anno dopo anno, prima nell\u2019indifferenza generale della comunit\u00e0 internazionale e poi, almeno a partire dalle proteste del 2015, in modo sempre pi\u00f9 visibile anche all\u2019estero, la rivolta armena ha assunto dimensioni sempre pi\u00f9 imponenti, fino a giungere allo zenit di partecipazione sociale e di impegno cui stiamo assistendo oggi.<\/p>\n<p>Protesta dopo protesta, la piazza armena \u00e8 stata in grado di creare i suoi leader, di elaborare strategie, simboli e una nuova coscienza politica. Certo, anche ammesso che questa nuova generazione di politici e attivisti riesca a prendere il potere, rimangono molte incertezze relative alla loro inesperienza e ai possibili esiti del loro operato.<\/p>\n<p>Ma non mancano i segnali positivi che denotano una maturit\u00e0 in parte gi\u00e0 raggiunta, come il ricorso sistematico alla pratica della disobbedienza civile, che ha impedito alla frustrazione popolare di trovare sbocchi potenzialmente violenti, come era gi\u00e0 capitato nel 2016 con la presa di una stazione di polizia a Yerevan da parte di un gruppo armato che si opponeva al governo.<\/p>\n<p>Va comunque riconosciuto come anche le forze dell\u2019ordine e l\u2019attuale leadership politica abbiano questa volta almeno in parte contribuito, contrariamente al passato (si ricordino in particolare i morti nelle proteste del 2008) a non far esplodere la tensione. Difficile per\u00f2 immaginare se si tratti solo di una strategia momentanea o di una pratica che proseguir\u00e0 immutata anche nei prossimi giorni. Perch\u00e9 quanto \u00e8 oggi in ballo \u00e8 davvero molto, almeno per la piccola Armenia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che chiede la piazza non \u00e8 solo un cambiamento di facciata, ma un mutamento profondo e radicale che metta in discussione lo strapotere dell\u2019esigua classe degli oligarchi, che dall\u2019indipendenza ad oggi hanno stritolato l\u2019economia armena a suon di monopoli, impedendo a una classe media di emergere, in un Paese sempre pi\u00f9 polarizzato fra pochissimi ricchi e una larga di maggioranza di poveri, spesso in condizioni critiche. E sono in particolare i giovani, non a caso, a spingere per un cambiamento che possa dare dignit\u00e0 al loro impegno, agli studi e al lavoro, in un contesto in cui l\u2019unico modo per affermarsi socialmente rimane ancora oggi la rete di conoscenze personali o familiari che si possa vantare, anzich\u00e9 i meriti.<\/p>\n<p><strong>Lo strapotere della Russia<\/strong><br \/>\nQuesta la chiave di lettura fondamentale per interpretare quanto sta avvenendo oggi in Armenia, in attesa del secondo passaggio parlamentare di Pashinyan,\u00a0per cui ha nel frattempo\u00a0assicurato che voter\u00e0 anche il Partito repubblicano, forza di maggioranza di cui \u00e8 espressione il &#8220;deposto&#8221; Sargsyan.<\/p>\n<p>In secondo piano invece, almeno fino a questo momento, sono le possibili ripercussioni geopolitiche degli eventi in corso. Se da un lato \u00e8 importante registrare le parole ampiamente distensive del leader della protesta (e premier in pectore) Pashinyan nei confronti di Mosca e della sua egemonia indiscussa nel Paese, da parte sua il Cremlino si \u00e8 mantenuto equidistante, pur se interessato, nei confronti di quella che ha definito una questione interna armena.<\/p>\n<p>Certo \u00e8 che se un cambiamento effettivo, e non solo un ricambio ai vertici di potere, dovesse davvero avere luogo, l\u2019intero assetto sociale e politico potrebbe essere rimesso in discussione, incluso lo strapotere russo in Armenia, alleato sempre rimasto fedele a Putin nella sfera post-sovietica.<\/p>\n<p>Ma ancora molta acqua deve passare sotto i ponti di Yerevan, nella speranza che i flutti del suo fiume non si tingano di sangue.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Ani Djaferian via ZUMA Wire\u00a0<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torna la calma a Yerevan dopo due settimane di inarrestabili proteste, fra atti di disobbedienza civile, scioperi e manifestazioni di piazza di un\u2019entit\u00e0 numerica senza precedenti nella pur giovane storia della terza Repubblica armena, nata con la dissoluzione dell&#8217;Unione sovietica. 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