{"id":6940,"date":"2007-12-19T00:00:00","date_gmt":"2007-12-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/il-futuro-delleuropa-e-nella-flessibilita\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:07","slug":"il-futuro-delleuropa-e-nella-flessibilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2007\/12\/il-futuro-delleuropa-e-nella-flessibilita\/","title":{"rendered":"Il futuro dell\u2019Europa \u00e8 nella flessibilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Per alcuni, documento deludente e poco ambizioso, per altri, portatore di cambiamenti potenzialmente pericolosi per gli Stati nazionali: il Trattato di Lisbona ha finora suscitato valutazioni diverse, talora contrapposte, da parte di politici ed analisti.  Eccone una breve rassegna con alcune riflessioni conclusive sul tema dell\u2019integrazione flessibile.<\/p>\n<p><b>Trattato di Lisbona e Trattato Costituzionale<\/b><br \/>In un <a href= \"http:\/\/www.fedtrust.co.uk\/uploads\/Commentary1_October_07.pdf \" target= \"blank\"><b><u> commento<\/u><\/b><\/a>, Brendan Donnelly, direttore del <i>Federal Trust<\/i> sostiene che il Trattato di Lisbona si colloca in linea con i precedenti trattati e non sancisce affatto la fine della visione federalista dell\u2019Unione Europea, come ha invece affermato il Ministro degli Esteri britannico David Miliband nel palese tentativo di minimizzare la portata delle riforme contenute nel trattato. Al contrario,  il nuovo trattato rafforza, secondo Donnelly, gli elementi federali dell\u2019Europa unita, come il Parlamento europeo direttamente eletto, la supremazia del diritto comunitario sulla legge nazionale, il sistema di votazione a maggioranza qualificata, la Commissione europea indipendente e il bilancio unitario. Parafrasando il Presidente americano Dwight Eisenhower, il direttore del Federal Trust  osserva che questo trattato rende in realt\u00e0 l\u2019Unione Europea pi\u00f9 uguale a come \u00e8 ora di quanto non lo sia mai stata prima. <\/p>\n<p>Per rimanere in Gran Bretagna, si segnala ancora una volta l\u2019atteggiamento polemico del settimanale <i>The Economist<\/i>, che gi\u00e0 aveva suggerito a suo tempo di cestinare il trattato costituzionale varato dalla Convenzione Europea. Secondo un <a href= \"http:\/\/www.economist.com\/daily\/news\/displaystory.cfm?story_id=10006760&#038;top_story=1\" target= \"blank\"><b><u>editoriale<\/u><\/b><\/a> dell\u2019<i>Economist <\/i>la vera ragion d\u2019essere del trattato \u00e8 stata di consentire l\u2019adozione della sostanza delle riforme contenute nella Costituzione europea senza ricorrere a imprevedibili e potenzialmente dolorosi passaggi referendari. Particolarmente pungente \u00e8 la metafora utilizzata da John Berkley in un <a href= \"http:\/\/www.economist.com\/opinion\/displaystory.cfm?story_id=10024446\" target= \"blank\"><b><u> commento<\/u><\/b><\/a> sul settimanale britannico: se il surrealista Magritte ebbe una trovata divertente quando dipinse una pipa e scrisse sotto \u201cCeci n\u2019est pas une pipe\u201d, non altrettanto divertenti sono stati i leader europei quando hanno preso la Costituzione Europea respinta nel 2005, l\u2019hanno privata dei suoi \u201cstrani concetti\u201d e della sua \u201cstrana\u201d fraseologia ed hanno presentato al mondo il Trattato di Riforma dichiarando \u201c Ceci n\u2019est pas une constitution\u201d. Anche Florence Deloche-Gaudez, del Centro di Studi Europei di Sciences-po, ha osservato in un <a href= \"http:\/\/www.eurosduvillage.com\/938-Traite-reformateur-le-veto-les \" target= \"blank\"><b><u> policy paper<\/u><\/b><\/a> che le numerose denominazioni coniate per questo trattato (trattato di riforma, trattato semplificativo, trattato emendativo, mini-trattato) sono indicative della volont\u00e0 di dissociare ad ogni costo il trattato di Lisbona dalla precedente costituzione, nel tentativo di evitare i referendum. <\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 oggetto di critica per <i>The Economist <\/i>\u00e8 invece fonte di compiacimento per Val\u00e9ry Giscard d&#8217;Estaing, presidente della Convenzione Europea che nel 2003 approv\u00f2 la prima bozza del Trattato Costituzionale. In un <a href= \"http:\/\/www.lemonde.fr\/web\/article\/0,1-0@2-3232,36-971616,0.html\" target= \"blank\"><b><u> articolo<\/u><\/b><\/a>su <i>Le Monde<\/i>  d\u2019Estaing nota che nella forma  il trattato di Lisbona si presenta come un catalogo di emendamenti ai trattati anteriori, ma nel contenuto ricalca da vicino quanto elaborato dalla Convenzione: le disposizioni istituzionali del trattato costituzionale si ritrovano infatti integralmente nella \u201cboite \u00e0 outils\u201d (cassetta degli attrezzi) del Trattato di Lisbona, anche se in un ordine differente ed inserite nei trattati anteriori.<\/p>\n<p><b>Trattato di Lisbona e deficit democratico<\/b><br \/>Un quesito su cui si concentrano diversi commentatori \u00e8 se le riforme previste dal trattato offrano meccanismi e strumenti in grado di ridurre il deficit democratico dell\u2019Unione e quel distacco dei cittadini europei dalle istituzioni comunitarie che si \u00e8 espresso in maniera clamorosa nei referendum della primavera del 2005.<\/p>\n<p>Thierry Chopin e Luk\u00e1\u0161 Macek della Fondazione Robert Schuman sostengono in un <a href= \"http:\/\/www.robert-schuman.eu\/question_europe.php?num=qe-78\" target= \"blank\"><b><u>policy paper<\/u><\/b><\/a> che il Trattato di Lisbona offre delle significative opportunit\u00e0 di politicizzazione dell\u2019UE: si \u00e8 aperta la prospettiva di un\u2019Unione pi\u00f9 democratica, basata su processi politici che nascano da un dibattito tra scelte ideologiche diverse, piuttosto che su una gestione tecnocratica affidata agli esperti. Non solo l\u2019accrescimento dei poteri legislativi, di bilancio e di controllo del Parlamento Europeo garantir\u00e0 un maggior coinvolgimento dei cittadini nelle scelte e nell\u2019azione dell\u2019Unione Europea, ma, sottolineano Chopin e Macek, la nuova disposizione che prevede che il Parlamento Europeo elegga a maggioranza dei suoi membri il candidato proposto dal Consiglio Europeo alla presidenza della Commissione consentir\u00e0 al Parlamento, ed indirettamente agli elettori, di esercitare un\u2019influenza concreta sulla linea politica della Commissione. Si potr\u00e0 cos\u00ec attribuire finalmente una dimensione autenticamente europea alle elezioni per il Parlamento di Strasburgo. <\/p>\n<p>Altre riforme previste dal trattato vanno nella stessa direzione: la riduzione del numero dei membri della Commissione, la pubblicit\u00e0 delle sedute del Consiglio dei Ministri, l\u2019introduzione di un diritto di iniziativa popolare e la creazione di nuove figure istituzionali che danno finalmente un volto riconoscibile all\u2019Ue sia nei confronti dei suoi cittadini che nei confronti del mondo. Anche Jean-Dominique Giuliani, presidente della Fondazione Schuman, sottolinea in un <a href= \"http:\/\/www.europesworld.org\/EWSettings\/Article\/tabid\/78\/Default.aspx?Id=5f44724b-cffe-469c-a14e-bdec87e392fa\" target= \"blank\"><b><u> articolo<\/u><\/b><\/a> che grazie a questo nuovo trattato la dimensione politica dell\u2019Ue sar\u00e0 rafforzata. Per acquisire la legittimit\u00e0 di cui sono ancora principalmente investiti gli Stati nazionali, l\u2019Ue deve adottare, secondo Giuliani, regole democratiche di pi\u00f9 ampio livello, una sfida che richieder\u00e0 alle future generazioni di leaders europei grande abilit\u00e0 politica, ma anche una certa dose di audacia. L\u2019importanza di questa sfida \u00e8 riconosciuta anche da John Palmer dell\u2019European Policy Centre di Bruxelles in un <a href= \"http:\/\/www.fedtrust.co.uk\/uploads\/Commentary2_October_07.pdf\" target= \"blank\"><b><u> commento<\/u><\/b><\/a> sul Consiglio Europeo di Lisbona. E\u2019 essenziale, secondo Palmer, che l\u2019Europa colmi il divario tra le \u00e9lites politiche ed i cittadini: un obiettivo che \u00e8 ancora pi\u00f9 importante dell\u2019affermazione dell\u2019Ue come attore sulla scena globale.<\/p>\n<p><b>Trattato di Lisbona, e poi?<\/b><br \/>Il Trattato di Lisbona non contiene alcuna clausola di rendez-vous che preveda di riaprire la questione della riforma istituzionale entro un determinato periodo di tempo. Il Trattato di Lisbona potrebbe cos\u00ec segnare la fine di un\u2019intera fase del processo di integrazione europea scandita da successive tappe di riforma dei trattati e dalla fissazione di obiettivi sempre pi\u00f9 ambiziosi. E\u2019 quanto sostiene l\u2019European Policy Centre (EPC) in uno <a href= \"http:\/\/www.epc.eu\/en\/pub.asp?TYP=TEWN&#038;LV=187&#038;see=y&#038;t=&#038;PG=TEWN\/EN\/detailpub&#038;l=12&#038;AI=907\" target= \"blank\"><b><u> studio<\/u><\/b><\/a> in cui si sottolinea come la crisi del Trattato Costituzionale e i travagliati negoziati per la conclusione del Trattato di Lisbona abbiano dimostrato non solo che \u00e8 difficile raggiungere un consenso tra un cos\u00ec elevato numero di Stati membri su riforme istituzionali di ampia portata, ma anche che riaprire nuovi negoziati sull\u2019architettura dell\u2019Ue potrebbe far riemergere spinte populiste e nazionaliste non facili da contrastare. Ci\u00f2 suggerisce di concentrarsi piuttosto sulla concreta attuazione delle politiche e dei programmi dell\u2019Unione. \u00c8 probabile che in futuro le riforme seguiranno un altro percorso: saranno sperimentate prima da un numero limitato di Stati in una logica di integrazione differenziata, e solo successivamente saranno incorporate nel quadro dei trattati.<\/p>\n<p><b>Verso un\u2019Europa ad integrazione flessibile<\/b><br \/>Ci\u00f2 ripropone una questione che appare cruciale per il futuro dell\u2019Unione: quella della flessibilit\u00e0. Al di l\u00e0 delle diverse valutazioni sull\u2019impatto e l\u2019efficacia delle riforme introdotte dal Trattato di Riforma, diffusa \u00e8 la percezione che il processo di integrazione europea difficilmente riuscir\u00e0 a fare grandi passi avanti se si punter\u00e0 a coinvolgervi tutti i 27 Paesi membri in egual misura. Da pi\u00f9 parti viene dunque prospettata l\u2019opportunit\u00e0 di accettare l\u2019idea di un processo di integrazione flessibile, che consenta ai Paesi che pi\u00f9 sostengono l\u2019ideale di un\u2019Europa integrata di acquisire un passo pi\u00f9 veloce nel rafforzamento del disegno europeo, pur nella consapevolezza che tale flessibilit\u00e0 dovr\u00e0 essere attentamente calibrata e svilupparsi secondo delle modalit\u00e0 non discriminatorie, per scongiurare lo scenario di un\u2019Europa sempre pi\u00f9 frammentata.<\/p>\n<p>In generale, \u00e8 preferibile che si ricorra ai meccanismi di integrazione flessibile previsti dai trattati, in particolare alle cooperazioni rafforzate. Un vantaggio delle cooperazioni rafforzate \u00e8 che beneficiano, almeno quando riguardano settori comunitari, del coordinamento e del sostegno della Commissione Europea e delle sue risorse amministrative. Altro vantaggio delle cooperazioni rafforzate \u00e8 che difficilmente vengono modificate al momento della loro estensione ad altri Stati partecipanti, laddove iniziative adottate al di fuori dei trattati possono con pi\u00f9 probabilit\u00e0 suscitare dibattiti e scontri tra campi opposti qualora si decida poi di integrarle nei trattati.<\/p>\n<p>Nelle iniziative di integrazione che nascono al di fuori dei trattati non c\u2019\u00e8 un organo che, come la Commissione, rappresenti l\u2019interesse comune n\u00e9 \u00e8 previsto un controllo democratico come quello esercitato dal Parlamento europeo. Tali iniziative sono quindi utili soprattutto se possono progressivamente allargarsi a nuovi Stati e essere prima o poi integrate nei trattati: se insomma possono funzionare come laboratori dell\u2019integrazione. In definitiva, una flessibilit\u00e0 sapientemente calibrata, che dia priorit\u00e0 alle cooperazioni rafforzate previste dai trattati, potrebbe dare un impulso decisivo all\u2019integrazione, anche se, come pare probabile, si decidesse di non procedere, almeno per alcuni anni, a nuove modifiche dei trattati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per alcuni, documento deludente e poco ambizioso, per altri, portatore di cambiamenti potenzialmente pericolosi per gli Stati nazionali: il Trattato di Lisbona ha finora suscitato valutazioni diverse, talora contrapposte, da parte di politici ed analisti. Eccone una breve rassegna con alcune riflessioni conclusive sul tema dell\u2019integrazione flessibile. 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